5G pro e contro: i danni biologici

5G pro e contro: i danni biologici

di Achille de Tommaso. In Italia stanno installando le antenne 5G come se fosse una grande impresa. Eppure non sappiamo ancora con certezza le conseguenze sulla salute

5G pro e contro: i danni biologici

Foto di ADMC da Pixabay

Chi afferma che il 5G non procurerà danni biologici, lo fa su tre assunti.

Prima di tutto vi dirà che le radiazioni saranno di intensità conforme alla normativa; poi che il 5G verrà irradiato con onde di intensità minore di quelle del 4G.

Infine affermerà che non ci sono comunque studi che evidenzino il possibile danno del 5G.
Come vedremo, queste affermazioni non corrispondono a verità.

Le onde millimetriche
Il segmento più avanzato della tecnologia 5G userà le cosiddette onde millimetriche, che operano tra i 25 e i 40 GHz, e che permettono di inviare segnali con “bassa latenza” , ossia con un tempo di reazione terminale-stazione/base brevissimo; sotto gli 0,5 millisecondi. Ciò darà la possibilità di mettere in piedi soluzioni avanzate, ma che richiedono una rapida risposta.

Un buon esempio di queste soluzioni sono le auto a guida autonoma, lo IoT (Internet of Things) e le soluzioni per l’Industry 4.0. Queste ultime riguardano la possibilità di interconnettere tra di loro, in maniera wireless, apparati per produzioni industriali di aziende diverse, dando loro la possibilità di operare senza intervento umano; rapidamente e in maniera precisa.
È intuibile come per queste applicazioni sia necessaria la massima rapidità del segnale radio. Non si vuole infatti che, ad esempio, un’auto a guida autonoma investa un passante o vada a sbattere contro un albero se il segnale di allarme della stazione base che lo pilota non è abbastanza rapido. Stesse considerazioni per le produzioni industriali.

5G pro e contro: i danni biologici

Foto di Ria Sopala da Pixabay.

Edifici e alberi, tutti ostacoli alle frequenze
Il problema delle onde millimetriche, però, è che, essendo ad altissima frequenza possono essere ostacolate da edifici, muri, alberi, ecc.
È necessario quindi distribuirne le antenne in maniera capillare sul territorio, in modo che non vi siano assolutamente aree di non-copertura. Ovviamente l’invio di queste onde dovrà essere permanente, 24 ore su 24.

Il risultato è che, dovunque andremo, ma anche dentro le nostre case, saremo inondati permanentemente da onde millimetriche: non ci sarà modo di sfuggire allontanando il telefonino dall’orecchio. E questo dappertutto nel mondo: per migliorare la copertura mondiale è previsto infatti che vengano lanciati 20.000 satelliti per l’invio di radiazioni 5G. Quindi anche nelle foreste dell’Amazzonia avremo copertura 5G ottimale.

Ma abbiamo proprio bisogno del 5G?
Non si sa ancora bene che cosa sia il 5G (le applicazioni non sono ancora ben definite).
La domanda più importante dovrebbe essere, ovviamente, se abbia impatti sulla salute umana: e su questo non ci sono risposte certe, ma molti dubbi.
Ci si chiede anche se ci saranno abbastanza persone disposte a pagare per avere il 5G. In alternativa, infatti, le fibre ottiche sarebbero più sicure, meno costose, e offrirebbero una velocità maggiore rispetto al 5G. Tuttavia, le fibre ottiche non sono wireless e potrebbero quindi precludere alcune applicazioni; come quella delle auto a guida autonoma.

5G pro e contro: i danni biologici

Un'auto Google a guida autonoma.

E quindi dovremmo chiederci se abbiamo veramente bisogno delle auto a guida autonoma o se non sarebbe più opportuno fare prima una buona copertura del 4G, visto che, coi recenti problemi di pandemia, si sono evidenziate ancora di più le carenze della nostra banda larga, che ci vede ancora tra gli ultimi in Europa.

Comunque, anche se non si sa ancora bene cosa ci darà il 5G, nel frattempo si vuole cominciare a farne le sperimentazioni.

Le obiezioni principali
Chi afferma che queste radiazioni sono conformi alle normative di esposizione non vi dice però che queste normative sono superate, vecchie di più di 20 anni, e presuppongono che le sole radiazioni dannose siano quelle ionizzanti:  secondo studi più recenti, invece, anche le onde non-ionizzanti possono essere dannose (Secondo un'Assemblea UE alcune onde non-ionizzanti appare possano causare danni biologici anche quando l’esposizione è inferiore ai valori raccomandati. È cruciale la trasparenze e indipendenza di coloro i quali emettono direttive sanitarie).

Inoltre non vi dicono che il Comitato UE (SCENIHR) preposto a definire le linee guida per l’esposizione a radiazioni 5G, e che affermava che non sono dannose, è stato destituito perché in “conflitto di interessi” (riceveva finanziamenti dagli operatori) e che il nuovo comitato (SCHEER) appena insediato ha definito tali radiazioni pericolose e meritevoli di più attenti studi.
Non vi dicono neanche che la stessa UE invita ad avere anche medici, biologi, biofisici, nei comitati che devono studiare le linee guida, e non - come è stato finora - quasi solo ingegneri e fisici: se uno teme di avere un tumore, va da un oncologo, non da un ingegnere.

Le onde del 5G possono interferire col DNA
5G pro e contro: i danni biologiciVi dicono che le onde 5G non saranno dannose perché di intensità minore a quelle del 4G. Non vi dicono però che, nel caso delle onde millimetriche, il danno non avviene a causa della loro intensità, ma dal fatto che esse vengano irradiate in maniera pulsata.

Recenti studi, infatti, affermano che le onde elettromagnetiche, anche a bassa intensità, ma pulsate, possano interferire col DNA.
E le onde del 5G vengono proprio inviate in questa maniera. Sono stati fatti vari studi per capire, dal punto di vista biofisico perché un’onda elettromagnetica pulsata, anche a bassa frequenza, interferisca con i sistemi viventi. Ma, anche se gli studi sono ancora in corso, una cosa è certa: le onde pulsate interferiscono con gli organismi viventi e possono danneggiarli.

Molteplici e autorevoli studi biofisici
Non ci sono studi? Ci sono eccome! Gli studi biofisici su questo argomento sono molteplici e autorevoli; e datano fin dal 1977. La data di questi studi travalica ovviamente il 5G, e anche le tecnologie precedenti: essa è motivata dal fatto che le sperimentazioni hanno rivelato che le onde elettromagnetiche interferiscono col corpo umano a qualsiasi frequenza e soprattutto se pulsanti; ma che, ad opportune frequenze, ed opportune pulsazioni, si possono curare patologie; anche di malattie rare. Studi più recenti si sono interessati alle modalità con cui cellule e batteri comunichino tra di loro; e hanno individuato la possibilità che comunichino wireless, con treni d’onda; in maniera, quindi, pulsata.

I bambini sono i più esposti ai danni biologici

Foto di Bessi da Pixabay.

Quanto detto solleva quindi la questione se vi sia un impatto negativo sulla salute umana e sull'ambiente; generato da frequenze elettromagnetiche più alte delle attuali, pulsate, e da miliardi di connessioni aggiuntive che daranno una esposizione costante dei cittadini e in particolar modo dei bambini.

Il tema dei bambini è fondamentale: nessuno scienziato che si rispetti può infatti negare che i soggetti più a rischio di danni biologici da queste onde siano gli organismi più giovani. E, mentre col 4G i bambini possono facilmente sottrarsi ad una esposizione prolungata, col 5G non potranno farlo: anche se non posseggono un cellulare, verranno comunque irradiati.

In conclusione: le normative sono vecchie e fatte per lo più da ingegneri, spesso in conflitto di interessi. Esse tengono in poco conto, i danni da onde non-ionizzanti e pulsate e gli studi biofisici esistenti; e, cosa più importante, che gli organismi più giovani sono ad altissimo rischio.

Trattato di Maastricht: il principio di precauzione

5G pro e contro: i danni biologici

Foto di Jack Sloop da Unspalsh.

Una buona parte della comunità scientifica ritiene oggi che ulteriori ricerche debbano essere fatte sui potenziali effetti biologici negativi dei campi elettromagnetici, in generale, e del 5G in particolare.

E che vengano fatte prima di intraprendere le sperimentazioni. Viene quindi chiesta una moratoria anche per ottemperare al Principio di Precauzione e a quello definito ALARA (As Low As Reasonably Possible).

Infatti ll Trattato di Maastricht ha introdotto il principio di precauzione attualmente enunciato all'art. 191 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, dove si sostiene che “la politica dell'Unione in materia ambientale mira a un elevato livello di tutela ed è fondata sui principi della precauzione e dell'azione preventiva”. Il principio di precauzione viene invocato come una strategia di gestione del rischio nei casi in cui si evidenzino indicazioni di effetti negativi sull'ambiente o sulla salute degli esseri umani, degli animali e delle piante, ma i dati disponibili non consentano una valutazione completa del rischio.

Le pressioni delle lobby industriali
Importante anche il principio ALARA. All'incirca a partire dagli anni 1920 la consapevolezza dei pericoli da radiazioni (ionizzanti e non) è gradualmente aumentata, fino a giungere all'emanazione delle corrispondenti disposizioni di radioprotezione. Come dice l’acronimo, l’osservanza del principio richiede che le radiazioni siano mantenute ai più bassi livelli ragionevolmente possibili.

Ma le pressioni delle lobby industriali sono fortissime e ostacolano fortemente chi chiede la moratoria.. Il 26 maggio 2020, la Corte dell’Aja ha rigettato le richieste di Stop5GNL di bloccare la realizzazione delle nuove infrastrutture paventando pericoli per i cittadini. Intanto però nel mondo aumentano i territori che hanno optato per la moratoria; in Italia i comuni sono oggi circa 400.

Per saperne di più:
Governi e organizzazioni che hanno messo al bando o lanciato allarmi sui danni da radiazioni da telefonia cellulare