Trent’anni di inossidabile jazz

Siamo nel 1983 quando, durante una jam session in un club di Bergamo, il quartetto di Paolo Fresu si trasforma in quintetto con l’arrivo di Tino Tracanna al sax. Nell’ottobre dello stesso anno apparirà sulla copertina di un demo registrato a Berchidda il Paolo Fresu Quintet, la cui formazione definitiva vedrà affiancare il pianista Roberto Cipelli a Ettore Fioravanti e Attilio Zanchi, subentrati a Roberto Sechi e Roberto Bonati.cover-300x274
Dal primo ingaggio al Music Inn di Roma e dall’uscita del primo album Ostinato per la Splasc(h) Records nel 1985, il quintetto ha fatto un viaggio lungo trent’anni. E il senso del nuovo progetto di Paolo Fresu credo sia proprio questo: l’esperienza di un viaggio all’interno di universi sonori comuni a tutti i membri dello storico quintetto e, allo stesso tempo, diversi tra loro, in quanto imbevuti delle personalità ed esperienze dei singoli musicisti. Ognuno con il bagaglio del proprio viaggio nella Musica, nel corso di sei anni di attività separate, prima di rincontrarsi e decidere di dedicarsi a questo nuovo interessante lavoro.
Come dice lo stesso Fresu parlando del quintetto: “C’è un leader, però ciascuno porta la sua musica e prende le sue decisioni”. Ed è proprio questa la caratteristica dei tredici brani di questo album: due a nome di ogni membro del gruppo, quattro di Fresu e uno, magistralmente interpretato, tratto dalla tradizione operistica inglese a nome di Henry Purcell (il cui titolo originale è When I’m Laid In Earth).
Quattro i brani scritti da Fresu: garbato interplay nel dialogo tra tromba e sax in Chiaro; invito a lasciarsi sedurre da suoni che conducono verso mete inaspettate in Trasparente; magia evocativa di quelle note così riconoscibili e familiari del fraseggio di Fresu in Giallefoglie (stupendo brano la cui atmosfera si assapora con ancor maggiore intensità se ascoltato dal vivo); equilibrate sonorità in Scuro.
Till The End, in cui gli strumenti sembrano dialogare sul tappeto sonoro della batteria, e Perspective From The Train, che evoca vagamente alcuni paesaggi sonori del In a Silent Way di Miles Davis, i brani di Roberto Cipelli.
Gufo e Trenta Giorni i brani di Tino Tracanna, il secondo dei due Paolo Fresu bordocaratterizzato da una sapiente distribuzione dei ruoli e degli spazi tra i singoli strumenti.
Attilio Zanchi scrive Go Go B. e Words Of Wisdom, quest’ultimo vicino ad alcune atmosfere del trio Allen/Haden/Motian ma arricchite dalla presenza dei fiati. Bellissimi i brani di Ettore Fioravanti, Colibrì e Aquile.
Non ultima in ¡30! la cura del cartonato, che si presenta con le eleganti ed originali illustrazioni di Alessandro Sanna e le foto di Roberto Cifarelli.
Il ritorno di Fresu e del suo quintetto sotto l’egida della sua nuova etichetta Tǔk Music sembra davvero un invito a cercare nella meraviglia della Musica ciò che più ci è familiare e caro. Come dice lui stesso: “Nel jazz ognuno può trovarci dentro ciò che ama”.

Personnel:
Paolo Fresu: tromba, flicorno, multieffetti, claps (in Trasparente).
Tino Tracanna: sax tenore e soprano, paparella (in Scuro).
Roberto Cipelli: pianoforte Fazioli e Fender Rhodes, tastiera (in Chiaro).
Attilio Zanchi: contrabbasso.
Ettore Fioravanti: batteria e percussioni
featuring Bonnot in Chiaro.

E per sentire il Paolo Fresu Quintet:
Mortara, 2010: https://www.youtube.com/watch?v=zMIWzY1j9go
Blu Note Milano, 2014: https://www.youtube.com/watch?v=FzUz8PmaoD4