Il virus della paura

Il virus della paura

di Vittorio Paola. Un'attenta analisi del virus forse più contagioso del Covid 19, il virus della paura, che ci ha condizionati, bloccati mentalmente ed emotivamente

Il virus della paura

Foto di Juraj Varga da Pixabay.

Il tema della paura e dell’alterazione del network sociale, nei giorni di quarantena, è stato molto sentito.

Ogni volta che succede qualcosa che abbia rilevanza individuale e contemporaneamente sociale, tendiamo inconsapevolmente ad adattare la percezione reale a quelle che sono le nostre convinzioni radicate, la nostra etica e le fondamenta del nostro campo della morale e del giudizio.

Si aggiungono a queste evidenze psicologiche alcune emozioni positive o negative che tendono ad esaltare o minimizzare il campo emotivo connesso alla percezione cognitiva.
Inconsapevolmente tendiamo ad adattare il contenuto reale al nostro status religioso spirituale, ad esempio interpretando una calamità naturale come un segno divino spesso correttivo nei confronti dei comportamenti dell’Umanità; un evento tragico punitivo da cui apprendere una “lezione”.
Oppure, di converso, un evento positivo potrà essere visto e recepito cognitivamente come una sorta di “premio” per una buona azione compiuta o per meriti sociali.

Le droghe emotive che ci condizionano

Il virus della paura

Foto di Hans Kretzmann da Pixabay.

Le “droghe emotive” che modulano positivamente o negativamente (nel senso che amplificano questi campi percettivi) sono ad esempio la paura e la rabbia in senso negativo, oppure l’Amore universale e sempre incondizionato in senso positivo.

La paura ad esempio (il virus della paura!) ci porta ad accettare passivamente e anche con rispetto situazioni che a mente serena sarebbero drasticamente rifiutate o combattute. L’evidenza di un pericolo incombente, reale o virtuale, conduce un’ampia distorsione del campo di percezione cognitiva della realtà e conduce anche ad una grave distorsione morale del giudizio.

La Sindrome di Stoccolma
La vittima che s’innamora del proprio carnefice, chiamata comunemente Sindrome di Stoccolma, in psicologia trova numerosi ambiti di riscontro in varie situazioni individuali e sociali e come in quasi tutte le contaminazione da emozioni paurose, provoca dipendenza e contagio sociale.
Più nel dettaglio e tecnicamente possiamo parlare di Bias Cognitivo che non è altro che un pattern sistematico di deviazione dalla norma o dalla razionalità nel giudizio.

In psicologia indica una tendenza a creare la propria realtà soggettiva, non necessariamente corrispondente all'evidenza, sviluppata sulla base dell'interpretazione delle informazioni in possesso o socialmente rilevate, anche se non logicamente o semanticamente connesse tra loro, che portano dunque a un errore sistemico di valutazione oppure ad un deficit di oggettività di giudizio denominato anche Clustering Illusion.

Schemi di deviazione del giudizio

Il virus della paura

Foto di Elliot Alderson da Pixabay.

Un Bias Cognitivo è uno schema di deviazione del giudizio che si verifica in presenza di certi presupposti.
Ovviamente questi meccanismi sono ben noti a chi fa mestieri sociali, operatori di marketing, influencer, chi elabora strategie di coinvolgimento sociale e chi vuole veicolare falsi messaggi spacciandoli per veri attraverso il contenuto delle fobie sociali che sono, lo ricordo dipendenti e contagiose.

Per eliminare questi malefici condizionamenti che sfruttano comportamenti sistemici della mente umana, esistono alcuni metodi logico – razionali oggettivi, ad esempio, il Rasoio di Occam e in genere i metodi di differenziazione cognitiva e analitica.

I pattern legati alla paura sociale
Altro pattern utilizzati dal Bias Cognitivo che plasma il concetto di paura Sociale sono

  • Effetto Dunning Kruger: questa distorsione cognitiva consiste ne sentirsi qualificati a discutere approfonditamente un argomento quando invece non lo si è per niente e ciò funge da influencer sociale. Si manifesta anche quando chi è qualificato ad affrontare un argomento si tira indietro e non comunica adducendo varie motivazioni.
  • Bandwagon effect (detto anche effetto carrozzone): si tratta di un fenomeno per cui il tasso di assorbimento di credenze, idee, mode e tendenze e paure sociali, aumenta in ragione dell’attecchimento sociale preesistente   e che via via si va incrementando.
    Esiste e si va formando una massa critica sociale di accoglimento del contenuto disfunzionale che diventa In altre parole un contenitore in grado di condizionare sempre più persone. l'effetto carrozzone è caratterizzato dunque, dalla probabilità di adozione individuale e sociale di un determinato pattern informativo che si trova in costante   trend di crescita, rispetto alla proporzione che lo ha all’inizio generato.
    Man mano che sempre più persone credono in qualcosa, anche altri "saltano sul carro" indipendentemente dalle prove e fatti concreti a reale sostegno. La tendenza a seguire le azioni o le credenze degli altri può verificarsi perché gli individui preferiscono direttamente conformarsi o perché gli individui ottengono informazioni dagli altri che ritengono corrette solo perché sono ripetute dalla massa sociale.
  • Choice Supportive Bias: Ovvero la distorsione a supporto della scelta o la razionalizzazione del post-evento. È la tendenza ad attribuire retroattivamente attributi positivi a un'opzione che è stata selezionata e a ridurre le opzioni dimenticate.
  • Framing Effect: ovvero effetto cornice. L'effetto framing è un fenomeno studiato in psicologia che spesso invalida l'assunto che le persone siano razionali nelle proprie preferenze e che il  processo decisionale o di accoglimento di tesi sociali siano razionali. Il framing definisce la "cornice" di un elemento in modo da incoraggiare e condizionare determinati comportamenti attesi: uno dei framing più conosciuti è la paura.
  • L'euristica della disponibilità si verifica quando si tende a stimare la probabilità di un evento sulla base della evidenza e del conseguente impatto emotivo evocato da un ricordo, piuttosto che sulla sua reale probabilità oggettiva di verificarsi.

Il Rasoio di Occam

Il virus della paura

Guglielmo di Occam.

Per verificare con metodo una ipotesi o un comportamento sociale o per determinare se una fobia sociale può essere sostenuta di una evidenza, si utilizza un metodo che va sotto il nome di Rasoio di Occam.

Questo è il nome di un principio metodologico che, nella sua forma più immediata, suggerisce, ai fini della risoluzione di un problema o della verifica di un assunto o di una tesi o comportamento sociale, una soluzione ragionevolmente sicura e contemporaneamente di scartare altre ipotesi concorrenziali.

L’ipotesi ricavata come valida potrebbe essere in contrasto con quella preconcetta supportata per una delle precedenti motivazioni.  Il rasoio di Occam ci suggerisce attraverso semplici ed efficaci valutazioni, di “eliminare con tagli di lama” tutte le strade più complicate e artefatte complicate e imboccare quella più immediata e plausibile e più semplice.

Per approssimazioni successive, eliminiamo tutte le possibili varianti complicate che a volte sfociano nella perversione psicotica che il nostro cervello può inventare in momenti di panico o perfezionismo, e scegliamo la via più logica che, molto spesso, è anche quella più efficace e realista.

Improvvisamente privati della libertà individuale
Il tema della paura e dell’alterazione del network sociale, in questi giorni di quarantena, è molto sentito. Ci siamo ritrovati ad essere privati della libertà individuale e sociale in un tempo molto ristretto secondo un copione del tutto inedito.

Ogni volta che succede qualcosa che abbia rilevanza individuale e contemporaneamente sociale (come il caso della quarantena da coronavirus), tendiamo inconsapevolmente ad adattare la percezione reale a quelle che sono le nostre convinzioni radicate, la nostra etica e le fondamenta del nostro campo della morale e del giudizio.

Si aggiungono a queste evidenze psicologiche alcune emozioni positive o negative che tendono ad esaltare o minimizzare il campo emotivo connesso alla percezione cognitiva. Naturalmente ed inconsapevolmente tendiamo ad adattare il contenuto reale al nostro status culturale e religioso spirituale, ad esempio, interpretando una calamità naturale come un segno divino spesso correttivo nei confronti dei comportamenti del genere umano; un evento tragico punitivo da cui apprendere una “lezione”.

Oppure, di converso, un evento positivo potrà essere visto e recepito cognitivamente come una sorta di “premio” per una buona azione compiuta o per meriti sociali, ecc. ecc.

Cosa possiamo fare per attenuare le sensazioni negative?
Intanto comprendere che la percezione vittima-carnefice è una percezione inconscia  che genera mentalmente paura e angoscia, ma in realtà esiste una situazione oggettiva che riconduce a un pericolo reale.

Poi, coltivare visioni positive idealizzando una fine per tutto questo: bene, faccio dei sacrifici però tra non molto ne saremo fuori. Avere davanti una reale prospettiva futura contribuisce ad abbassare i livelli di angoscia.

Possiamo anche dedicarci a molte cose che per mancanza di tempo non riuscivamo a fare, come studiare, vedere qualche film che ci è sfuggito, creare una socializzazione diversa ma efficace utilizzando la tecnologia a disposizione (videochiamate, chat di gruppo, social).

Ed infine attuare dei programmi di rilassamento per conoscere meglio qualcosa di sé che forse, a causa della vita frenetica, abbiamo lasciato indietro nel cammino del tempo. A tal fine risulta molto efficace la meditazione.

Per saperne di più:
Franco Bianchi: Cosa ci racconta l'influenza?
Donatella Galletti: Covid 19 e carta astrale di Milano