Krishnamurti: Riflessioni sul pensiero

Krishnamurti: Riflessioni sul pensiero

Filippo Falzoni. Krishnamurti si interroga sul pensiero, che è condizionato da circostanze,  cultura, cibo, clima... E allora, se siamo in una gabbia mentale, come possiamo essere davvero  liberi?

Jiddu Krishnamurti.

Perché non siamo capaci di riflettere? Perché si fa fatica a pensare, si turbano delle abitudini, s’incontrano delle resistenze, si può essere spinti ad agire contro modelli ormai istituzionalizzati. Pensare è sentire sul serio, scoprire una consapevolezza senza scelta, può condurre a profondità sconosciute: e la mente, posta di fronte all’ignoto, si ribella.

Così si rifugia nel campo del conosciuto e qui passa da una cosa nota ad un’altra cosa nota, da un’abitudine ad un’altra abitudine, da uno schema di pensiero ad un altro schema di pensiero. La mente che si aggrappa al conosciuto non lo abbandonerà mai per scoprire l’ignoto. Rendendosi conto che si fa fatica a pensare sul serio, il pensatore si rifugia nell’abitudine, nella copiatura di vecchi schemi; ha paura di pensare e quindi crea modelli che giustifichino la sua indolenza.

Siccome il pensatore ha paura, anche le sue azioni nascono dalla paura; e quando il pensatore vede che le sue azioni sono scadenti, vorrebbe modificarle.
Il pensatore teme le sue stesse creazioni; ma siccome egli non è diverso da queste, in realtà teme se stesso. Il pensatore è paura, è la causa dell’ignoranza e del dolore. Il pensatore può suddividersi in infinite categorie di pensiero, ma il pensiero rimane comunque una cosa sola col pensatore. Gli sforzi che il pensatore compie per essere o per diventare sono la vera causa del conflitto e della confusione.

Il pensatore e il pensiero
Non è necessario capire il pensatore? Non è necessario capire l’attore? Il pensiero non è separato dal pensatore, l’azione non può essere separata dall’attore. Il pensatore è pensiero, l’attore è azione. È nel suo pensiero che il pensatore si rivela. Con le sue azioni il pensatore crea la sua infelicità, la sua ignoranza, la sua lotta quotidiana.

Nel suo quadro il pittore dipinge una momentanea felicità, dolore e disordine. Perché crea un quadro così penoso? È questo il problema che va studiato, capito a fondo e risolto. Perché il pensatore agisce basandosi sui suoi pensieri?

È questo il muro contro il quale continuate a sbattere la testa, vero? Se il pensatore potesse trascendere se stesso, qualsiasi conflitto finirebbe; ma per trascendere se stesso, egli deve conoscersi. Quello che viene conosciuto e capito, quello che viene realizzato nella sua completezza non si ripeterà più. È la ripetizione continua che da continuità al pensatore.

Non esiste libertà di pensiero
Non so se è chiaro a ciascuno di noi che viviamo in uno stato di contraddizione. Parliamo di pace e prepariamo la guerra. Parliamo di non violenza e siamo profondamente violenti. Parliamo di bontà e non sappiamo cosa sia. Parliamo d’amore e siamo pieni di ambizione, di aggressività, pronti a competere per uno spietato efficientismo. Così viviamo nella contraddizione. E l’azione che scaturisce da uno stato di contraddizione genera frustrazione e altra contraddizione...

Vedete, signori, il pensiero è sempre parziale, non potrà mai essere completo in se stesso. Il pensiero proviene dalla memoria e la memoria è sempre parziale, limitata perché è il prodotto dell’esperienza; quindi il pensiero è la reazione di una mente condizionata dall’esperienza. Qualsiasi pensiero, qualsiasi esperienza, qualsiasi conoscenza sono inevitabilmente incompleti; quindi il pensiero non potrà mai risolvere gli infiniti problemi che abbiamo.

Potrete cercare di riflettere con logica, di ragionare con equilibrio affrontando i moltissimi problemi che abbiamo, ma se osservate come funziona la vostra mente, vedrete che il vostro modo di pensare è condizionato dalle circostanze in cui vi trovate, dalla cultura in cui siete nati, dal cibo che mangiate, dal clima in cui vivete, dai giornali che leggete, dalle pressioni e dalle influenze che subite costantemente nella vostra vita quotidiana...

L’assenza del pensatore
Quindi dobbiamo capire con estrema chiarezza che il nostro pensiero proviene dalla memoria è la memoria è una cosa meccanica. La conoscenza non sarà mai completa e quindi il pensiero che nasce dalla conoscenza non sarà mai libero, sarà sempre parziale e limitato. Non esiste libertà di pensiero. Ma possiamo cominciare a scoprire una libertà che non ha nulla a che fare col processo del pensiero, una libertà nella quale la mente e semplicemente consapevole di tutti i suoi conflitti e di tutte le influenze che l’affliggono.

La scimmia sull’albero ha fame ed è spinta a prendere un frutto o una noce per nutrirsi. Prima viene l’azione, poi segue l’idea che sarebbe meglio anche mettere da parte un po’ di cibo. Per dirla con parole diverse, viene prima l’azione o l’attore? Esiste un attore senza che ci sia un’azione?
C’è una domanda che poniamo costantemente a noi stessi: chi è che vede? Chi è l’osservatore? Il pensatore è separato dai suoi pensieri? L’osservatore è separato da quello che egli sta osservando? Lo sperimentatore è separato dalla sua esperienza? L’attore è diviso dalla sua azione?

L'attore crea l'azione o viceversa?
Se osservate con estrema attenzione e intelligenza come stanno le cose, vedrete che l’azione viene sempre prima e l’azione, quando ha in vista uno scopo da raggiungere, crea l’attore. Capite? Se l’azione implica il raggiungimento di uno scopo genera inevitabilmente l’attore che deve conseguirlo.
Quando pensate con estrema chiarezza, senza pregiudizi, senza adeguarvi ad altri modi di pensare, senza cercare di convincere qualcuno, senza pretendere di raggiungere uno scopo, non si crea alcun pensatore; c’è soltanto pensiero.

Solo quando pensate prefiggendovi uno scopo, allora voi diventate importanti, più importanti dell’atto di pensare. Forse alcuni di voi se ne saranno accorti. È estremamente importante scoprire tutto questo, perché allora sapremo anche come agire. Se il pensatore viene prima, allora diventa più importante del pensiero.
Tutte le filosofie, le usanze, le attività della civiltà in cui viviamo, danno per scontato che il pensatore sia più importante del pensiero; ma se ci accorgiamo che il pensiero viene prima del pensatore, allora l’atto di pensare diventa la cosa più importante.

La percezione immediata
Secondo me esiste soltanto l’atto di percepire, esiste soltanto la percezione immediata di quello che è vero e di quello che è falso. La percezione immediata di quello che è vero e di quello che è falso è un atto essenziale che non c’entra coi ragionamenti dell’intelletto, che richiedono abilità, conoscenza, concentrazione.

Deve esservi capitato qualche volta di aver visto immediatamente la verità di qualcosa, come per esempio la verità che voi non appartenete a nulla e a nessuno. È questa che io chiamo percezione: vedere immediatamente la verità di qualcosa, senza dover ricorrere all’analisi, al ragionamento, ai tanti pensieri che l’intelletto tira in ballo per impedire l’immediatezza della percezione.

La percezione non c’entra con l’intuizione, una parola, questa, che usiamo con troppa superficialità... Questa percezione diretta, immediata, non ha niente a che fare col ragionamento, con la capacità di calcolare, di analizzare. Non è che non dobbiate avere la capacità di analizzare o che non dobbiate avere una mente capace di ragionare con acutezza e precisione; ma una mente che si limiti a ragionare, ad analizzare, non è in grado di percepire la verità...

Capire di momento in momento
Se entrate in contatto diretto con voi stessi, non potete fare a meno di scoprire come mai appartenete a qualcosa, come mai vi siete dedicati a qualcosa; e capirete che tutto questo implica schiavitù, implica la perdita della libertà e la distruzione della dignità umana. Nell’attimo in cui percepite istantaneamente tutto questo, siete liberi, senza che dobbiate fare il minimo sforzo per esserlo. Per questa ragione la percezione è essenziale.

Non serve la conoscenza o l’esperienza per capire noi stessi. Conoscenza ed esperienza non fanno altro che espandere la memoria. La comprensione di noi stessi avviene di momento in momento; accumulare conoscenza su noi stessi ci impedirà di capire quello che siamo, perché questo accumulo diventa il centro che alimenta e dà consistenza al pensiero.

La funzione dell’intelletto
Non so se avete mai preso in esame la natura dell’intelletto. L’intelletto va bene fino a un certo punto; ma quando interferisce con la purezza del sentimento, quello che ne risulta è soltanto mediocrità. Ci vuole una consapevolezza estremamente chiara ed acuta per conoscere la funzione dell’intelletto e per rendersi conto della purezza del sentimento, senza permettere a queste due funzioni di mescolarsi e di distruggersi reciprocamente...

La funzione dell’intelletto è quella di indagare, analizzare, considerare. Siccome, però, interiormente, psicologicamente, vogliamo provare un senso di sicurezza, mentre la vita ci rende ansiosi e ci spaventa, arriviamo a determinate conclusioni, dalle quali non intendiamo muoverci. Passiamo da una conclusione all’altra e poi le difendiamo tutte quante. Ora io affermo che un intelletto, divenuto schiavo delle conclusioni a cui è giunto, ha smesso di pensare, di indagare.

tratto da  “Il libro della vita”. Ed. Punto d'Incontro

Per saperne di più:
Vedi anche.
Krishnamurti. Il volo dell'aquila
Juddu Krishnamurti. "La semplicità"
Krishnamurti. La ricerca di Dio
La verità è una terra senza sentieri
La vera religione