Rosso: vita e morte

IL SIGNIFICATO SIMBOLICO DEL COLORE PIU' IMPORTANTE

Rosso: vita e morte

di Renata Pompas. Un viaggo alla scoperta del primo colore a essere riconosciuto, nominato, assunto come simbolo, indossato come segno di forza in guerra e di potere in pace

Tra i colori il rosso è dal punto di vista simbolico il più ricco: ha una corona simbolica polisemantica che lo trasforma in icona di vita, morte, femminilità, virilità, violenza, guerra e strage, ma anche di salute, felicità, euforia, lusso, nobiltà, prostituzione, volgarità e molto altro. Ne affronterò i simbolismi più antichi, alla base della nostra civiltà.

Archetipo primario
A causa della sua associazione con il sangue e con il fuoco, il rosso ha assunto il significato archetipo primario, universale nel tempo e comune alle diverse società, di essere il colore della vita e della morte, a cui sono stati poi aggiunti localmente ulteriori significati sociali e culturali.

rosso vita e morteTra i pigmenti è il più usato sin dalla preistoria: tutti conoscono le affascinante pitture rupestri, dove tra le ocre il rosso dell'ematite mescolata con sostanze grasse animali era impiegato con profusione per colorare immagini misteriose, secondo alcuni autori come simbolo di vita e strumento magico propiziatorio di una buona caccia.

Simbolo di vita
All'inizio della creazione la vita superiore si è sostanziata nel sangue e l'animalità si è concretizzata il questo fluido vitale presente solo nel regno superiore; il suo colore, il rosso, è stato così il primo colore antropologico a distinguersi dalla gamma cromatica indifferenziata e ad assumere un carattere culturale e linguistico: infatti dopo la luce (bianco) e il buio (nero) il rosso è il primo colore al quale è stato attribuito un nome, in tutte le lingue.

L'Antico Testamento racconta che il primo uomo è stato formato con l'argilla rossa adamah (dám = sangue), da cui trae il suo nome Adamo, che significa "rosso" e "vivente". Rosso dunque come l'immagine della creazione dell'uomo, dell'energia vitale, della salute e del vigore.

Il vigore sessuale
Da queste proprietà deriva l'antico uso di dipingere di rosso le labbra e i capezzoli delle donne e di introdurre del rame rosso nel viso e nel seno delle statue per porre in rilievo il vigore sessuale; usanza che oggi si è laicizzata nel rosso colore della seduzione cosmetica e vestimentaria.

Seduzione ma anche immagine della prostituzione. Babilonia la grande è, nell'Apocalisse la madre delle prostitute e degli abomini della terra, ubriaca del sangue del popolo di Dio; rosso che anticamente segnalava l'ingresso ai postriboli ed era presente nell'abbigliamento delle prostitute (oggi traslato nei quartieri “a luci rosse”).

La fertilità
Tutte le mitologie sottolineano come la vita è data e portata via in mezzo al sangue e dal sangue e poiché si credeva che nel sangue fosse racchiusa la vita, si pensava che il suo spargimento benefico potenziasse e accrescesse oltre alla vita anche il vigore e la fertilità della natura e degli uomini.

rosso vita e morteA questo scopo esso venne utilizzato in molti rituali religiosi e offerto agli dèi come un dono prezioso, colorando di rosso gli altari con il sangue delle vittime umane e animali sacrificate. Nel tempo venne a volte sostituito con diverse altre sostanze rosse: il vino, il minio, il cinabro, l'ematite e persino con alcuni fiori e frutti di questo colore.

La protezione
In tutti i tempi il rosso ha svolto anche un ruolo apotropaico, di allontanamento o di annullamento di ogni influsso magico maligno, a chi ne fosse portatore con oggetti e materiali che ne racchiudevano la forza, come si può vedere negli amuleti di ogni forma e dimensione ancora oggi molto diffusi, fatti di diaspro, corniola, pasta rossa, corallo e di tutto ciò che che può fortificare il portatore con le virtù salutari proprie di questo colore.

Il potere
Il rosso è stato utilizzato per abbellire i principali edifici associati alla religione e al potere, in quanto è il colore per eccellenza della vita, della fortuna e della bellezza.

rosso vita e morteMagnifici esempi della profusione di questo colore nell'antichità sono ancora oggi visibili nell'architettura, nei mobili, negli oggetti, nelle sculture, nei dipinti e nell'abbigliamento. Pensiamo alle colonne rosse listate di nero e alle pareti delle camere reali del Palazzo Reale di Cnosso, sede del re cretese Minosse (XVI secolo a.C.).

rosso vita e morteAgli interni affrescati dei palazzi aristocratici di Pompei, che spiccano ancora in tutto il loro splendore (I secolo d.C.); tra questi il più famoso è senza dubbio il rosso cinabro che fa da sfondo alla Scena della Flagellazione nella Villa dei Misteri, che indica il colore del sangue e del vino dei rituali dionisiaci, un rituale misterico fondato sul superamento della paura della morte tramite la liberazione degli istinti.

I Palazzi reali
Pensiamo anche alla "Domus Aurea" romana in cui l'imperatore Nerone volle mostrare tutta la sua ricchezza, con profusione di oro e mater e dove sono state trovate durante i restauri tracce di sontuosi dipinti murali in stile pompeiano, con un'abbondanza di rosso (I secolo d.C.).

E alla sua presenza nei materiali di rivestimento, come il prezioso porfido rosso del Palazzo Imperiale di Bisanzio (IV secolo), dal quale traevano l'appellativo di Porphyrogenitos (nati nella porpora) gli eredi dell'imperatore, con riferimento sia al colore delle stanze del palazzo, sia il colore che solo l'imperatore poteva indossare. E qui entriamo nel capitolo delle leggi suntuarie che hanno regolato nei secoli l'uso esclusivo di certi colori.

L'abbigliamento esclusivo
Nell'antichità per tingere di rosso i tessuti si estraeva il principio colorante da diversi tipi di vegetali, secondo la località di coltivazione.
Ma la vera rivoluzione avvenne con la scoperta delle tinture ottenute dal colorante estratto dalle conchiglie dei murici, conosciuto come porpora, che a partire dal XI secolo a.C. i Fenici (Phoinikes = popolo rosso) diffusero presso le corti dell'antichità: un colorante preziosissimo che richiedeva una lunga e complessa lavorazione, ma che forniva coloriture brillanti, intense, profonde e sontuose, tali da diventare per il loro altissimo costo di uso esclusivo dei potenti.

Presso i Romani divenne simbolo del potere politico, religioso e militare; colorava i mantelli dei re, degli imperatori e delle statue degli dèi durante le cerimonie e la processione e i regnati vollero limitarne l'uso emanando delle leggi sontuarie; Nerone per esempio stabilì la pena di morte per coloro che osavano indossare la porpora, punizione che divenne in vigore anche a Bisanzio, durante l'Impero.

Nella società civile il rosso ha rappresentato e rappresenta il colore del lusso e del potere, anche quando esaurita la porpora venne sostituito dalla cocciniglia giunta da oltreoceano, colorante ancora oggi orgoglio e identità del Messico. Questo rosso intenso, chiamato carminio, ha caratterizzato gli abiti dei potenti ritratti dai maggiori artisti del loro tempo in tutta la loro magnificenza.

Si pensi nel nostro Rinascimento ai ritratti di papi, cardinali e aristocratici e aristocratiche dipinti da Mantegna, da Raffaello o da Tiziano, fino alla maestosa e trionfante incoronazione di Napoleone, dipinta nella sua espressione di potere assoluto da Jean Auguste Dominique Ingres.

Simbolo di morte e distruzione
Il rosso della vita è subito entrato in dialogo con la morte: alcuni ritrovamenti preistorici nel nord della Francia, pare risalenti al paleolitico (30.000 a.C.), mostrano l'esistenza di una culto dei morti in cui i defunti nivano inumati con il capo e il petto colorati con ocra rossa e in molte altre sepolture successive trovate in Europa, Africa, Australia e America, sono stati trovati recipienti contenenti del pigmento rosso seppelliti accanto ai defunti con una funzione apotropaica: si credeva infatti che ciò avrebbe impedito ai morti di tornare tra i vivi per nutrirsi di quel sangue che la morte aveva loro negato.

La violenza
Il rosso possiede anche un lato negativo, legato all'istinto incontrollato, alla collera, alla crudeltà, allo spargimento di sangue: sigillo di Marte dio della guerra, fu a lungo il colore dell'abbigliamento del campo di battaglia con lo scopo di infondere la forza nei combattenti, eccitare, segnalare, mimetizzare il sangue versato, spaventare e conferire un aspetto maestoso e terribile agli eserciti. Colore dunque anche della violenza, della crudeltà, dell'omicidio, della strage e della devastazione.

L'oltretomba
In questa sua connotazione negativa ha caratterizzato, nella geografia immaginaria dell'oltretomba, il regno dei dannati e i fiumi che lo circondavano, rappresentati come fiumi di fuoco liquido e sotterraneo, come quello che sgorgava dai vulcani seminando morte e rovina. I Demoni rossi che popolavano queste lande terrificanti assetati di sangue, sanguinari e feroci, ardevano ardono nel fuoco.

Se nell'antico Egitto il dio Seth, divinità malefica e perversa assassino del proprio fratello, aveva nel rosso la sua immagine, nell'Apocalisse Satana ha le sembianze di un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna che regna nello stagno di fuoco inestinguibile, ardente di zolfo.

Così il simbolo, che contiene sempre due significati contrapposti che non si escludono reciprocamente, nel rosso si realizza e si conclude nel passaggio dalla vita alla morte e dalla morte alla vita.

Per saperne di più:
Website di Renata Pompas
Renata Pompas- Lia Luzzatto Lezioni di colore ed Il Castello
Renata Pompas - Lia Luzzatto Il significato dei colori - Bompiani