Le dichiarazioni strabilianti di Grabovoi

di Giulietta Bandiera. Lo scienziato russo Grigori Grabovoi, che ha elaborato un sistema di guarigione con i numeri, afferma di essere la seconda venuta del Messia

Grigori Grabovoi.

Se vivessimo tempi tranquilli, forse la notizia mi sarebbe passata inosservata. Invece quella che stiamo vivendo col Coronavirus è senza dubbio un’apocalisse, laddove con il termine greco apokálypsis si intenda, come vuole l’etimo, una “rivelazione” in grande stile.

In questo contesto, mi ha fatto specie imbattermi, nella mia ricerca di personaggi che concilino il linguaggio scientifico con quello spirituale, nello scienziato e chiaroveggente russo Grigori Grabovoi.
Di costui avevo già sentito parlare qualche anno fa, sbirciando uno dei suoi libri sulle sequenze numeriche, ma mai come ora la sua figura mi era sembrata attuale e degna di considerazione.

«Io sono la seconda venuta del Messia»
La ragione del mio interesse per Grabovoi riguarda soprattutto il fatto che egli ha avuto l’ardine di mandare alle ortiche la propria carriera di accademico e funzionario delle istituzioni governative russe, per dichiarare al mondo, già diversi anni or sono, di essere l’emanazione del Cristo in Terra, ovvero la famosa “Seconda Venuta” del Messia, che tutte le tradizioni del mondo, nessuna esclusa, aspettano da tempo immemorabile, pur chiamandolo con nomi differenti.

Ora, si sa che tutto ciò in cui crediamo, noi tutti abbiamo il potere di crearlo, o quantomeno di “proiettarlo” (per dirla con gli psicologi) sulla nostra realtà e che, quando cerchiamo conferme che avvalorino i nostri punti di vista, novantanove volte su cento li troviamo.

Ciò accade perché, come sappiamo da quasi un secolo, da quando cioè Max Planck, premio Nobel per la fisica lo dichiarò espressamente, non esiste alcuna realtà “oggettiva”, ma piuttosto una realtà derivante dalla nostra coscienza.

Ma chi è questo personaggio?
Forte di questa convinzione, ho cercato pertanto di approcciarmi a Grabovoi in modo il più possibile distaccato, senza sposare alcuna credenza preconfezionata, né alcun pregiudizio negativo sul suo conto e scegliendo invece di osservarlo con la stessa curiosità con cui si osserva una forma di vita sconosciuta in un documentario naturalistico. Da questa osservazione, per ora solo superficiale, ho appreso che:

  • Grigori Grabovoi è uno scienziato, laureato in matematica e in fisica meccanica a Mosca, detentore di master e lauree ad honorem in svariate discipline, che vanno dalla filosofia, alla psicologia, all’economia ecc.
  • Grabovoi è altresì un chiaroveggente, dotato di capacità psichiche superiori alla media, che non solo hanno favorito le sue ricerche, ma di cui si sono avvalse numerose agenzie spaziali nel mondo, fra cui quella russa, americana e spagnola, per individuare e risolvere, da remoto, problemi tecnici e avarie delle stazioni orbitanti intorno alla terra.
  • In tutto ciò che fa, Grabovoi cerca di unificare i campi della conoscenza, partendo dal presupposto che, se la realtà oggettiva non esiste e dipende, come detto, dalla coscienza, allora attraverso la strutturazione della coscienza stessa, l’essere umano è in grado di pilotare la realtà, creando il mondo che desidera, vale a dire un mondo senza più sofferenza, malattia, né morte.
  • Forte del proprio pensiero, il “nostro” persegue da anni l’obiettivo concreto di pilotare la realtà attraverso la coscienza, elaborando tecniche e tecnologie atte a realizzare proprio tale obiettivo.
  • Per via delle sue idee e affermazioni, il governo russo non solo ha negato a Grabovoi i fondi per le sue ricerche ma, all’indomani della sua candidatura alle elezioni politiche in Russia, lo ha screditato, perseguitato e condannato a scontare una lunga pena in Siberia, costringendolo infine all’esilio.

Ebbene, che cosa c’è di tanto diverso fra il copione appena illustrato e quello relativo alle vite di tanti altri geni perseguitati della storia umana? Forse che le teorie di Galileo Galilei, Giordano Bruno o perfino in tempi più recenti del discusso dottor Hamer hanno avuto un’accoglienza migliore, salvo poi rivelarsi profetiche a posteriori?

Le analogie tra lo scienziato russo e il giovane Galileo

Metà viso di Gribovoi e l’altra di un viso che ricorda Gesù.

E che dire, poi, delle analogie fra il pensiero di Grabovoi e quello di un giovane falegname – profeta della Galilea, il quale, già un paio di millenni addietro, sostenne che “siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio” e che “la nostra fede” sia effettivamente in grado di salvarci?

Anche Gesù, ai suoi tempi, sosteneva di poter fare miracoli, guarire infermi e resuscitare morti. Anche lui, per quanto avesse testimoni pronti ad attestare le sue imprese, fu accusato di sedizione, perseguitato, condannato e infine giustiziato per aver osato proclamarsi “figlio del Dio vivente” e per aver promesso resurrezione e vita eterna.
Ma non è forse vero che proprio quella visione avrebbe per sempre modificato il corso della storia umana?

Come possiamo giudicare 
E dunque che vogliamo fare oggi, di fronte a qualcuno che sta proponendo di ripartire proprio da quelle idee, provando ad applicarle alla luce dei progressi scientifici, tecnologici e coscienziali che l’umanità ha fatto nel frattempo? Vogliamo ripetere un’altra volta lo stesso errore? Ed è mai possibile che in questi ultimi duemila anni non abbiamo imparato proprio nulla!?

Io non so bene chi sia Grabovoi, ma vi confesso che vorrei tanto verificarlo e che nemmeno la sua affermazione di essere la “seconda venuta del Cristo” mi appare poi così blasfema alla luce delle considerazioni fatte fin qui. Per superare la tentazione di strapparsi le vesti, d’altronde, penso che basti intendersi su cosa significa la parola Cristo.

Siamo tutti esseri di luce incarnati
La traduzione letterale del termine greco sarebbe “l’Unto del Signore”, ma lo stesso Nazareno vi si riferiva come al “Figlio dell’Uomo” (simbolo di un’umanità chiamata a rinascere nuova da sé stessa). Per usare però un termine comprensibile a tutti, potremmo dire che per Cristo si intende il “Dio che si è fatto carne”, vale a dire l’incarnazione dello spirito nella materia.

Ebbene? Perché mai questa definizione dovrebbe scandalizzarci, se ci troviamo a nostra volta su un percorso di evoluzione della coscienza? Tutti noi, dopotutto, siamo chiamati ad essere ciò che Grabovoi dice di essere, ossia il Cristo, o quantomeno le cellule del suo corpo glorioso.

Chiunque stia generando il “nuovo se stesso” infatti e trasfigurando la materia del proprio corpo attraverso la luce del proprio spirito, può ben dire di stare compiendo in concreto la propria “seconda venuta” al mondo, ma in una versione del tutto nuova, “elevata alla potenza”; in una dimensione del proprio essere in cui la materia si trasfigura nella luce, poiché vibra a un’intensità superiore, ovvero alla frequenza dell’amore.

Uno di Grabovoi.

Grabovoi, un modello di riferimento
Quella stessa frequenza è in grado di “liberare” la materia dal suo peso, rendendola più sottile, luminosa e dunque non più soggetta alle leggi fisiche di spazio e tempo. In altri termini, vibrare all’intensità dell’amore ci trasforma in esseri umano-divini.

Chi è dunque Grabovoi, chi vuole essere, anche simbolicamente, se non un prototipo, un modello di riferimento, rispetto a questa trasformazione dell’umanità intera?
E quand’anche egli non fosse quel che dice, non è meglio cercare di verificarlo in concreto, invece che limitarsi a idolatrarlo come fanno alcuni, o a condannarlo come fanno altri?

Io preferisco di gran lunga osservarlo con attenzione e vagliare le sue teorie attraverso la mia esperienza personale, per vedere se vi trovo per caso una qualche risonanza, poiché è soltanto laddove la fede lascia il passo all’esperienza, che Dio davvero può farsi carne, nella nostra stessa carne.

Di sicuro non sono disposta a sacrificare un altro profeta solo per vedere se sia davvero capace di risorgere, poiché all’idea della croce del sacrifiucium, preferisco di gran lunga la resurrezione del sacrum facere, ossia quell’atto sacro che, se varrà per uno, allora, necessariamente, varrà per tutti.