Ipnosi e crimine: solo nei film?

Un'esperta di tecniche ipnotiche ci svela i segreti di questa disciplina

Ipnosi e crimine: solo nei film?

di Ester Patricia Ceresa. Nei film assistiamo ad alcuni delitti commessi sotto ipnosi: ma è davvero possibile indurre un'azione criminale con l'ipnotismo?

Ester Patricia Ceresa, Academy Master Trainer in Ipnosi e Coaching.

L’ipnosi è uno stato naturale della mente che ha solide basi scientifiche e viene praticata dall’uomo fin dall’alba dei tempi, soprattutto in forma di autoipnosi. Si entra in uno stato cosciente ma non vigile, la persona osservata da fuori sembra “esserci senza esserci”.

Questo scatena l’immaginario collettivo, tanto che ancora oggi nella concezione di massa l'ipnosi è sinonimo di "completo controllo della mente", se non addirittura superstizione.

Infatti c’è chi ci crede (come se fosse una fede) e chi no. Quest'ordine di idee circola da secoli nella cultura popolare fino ad arrivare ad insinuarsi nei diversi meandri della cultura pop.

La febbre dell'ipnosi nelle arti
La febbre dell’ipnosi con i suoi richiami oscuri ha contagiato un po’ ogni espressione artistica: film, libri, quadri, sculture. Soprattutto nel periodo d’oro del fumetto, il decennio che va dagli anni ‘40 agli anni ‘50, l'ipnosi era un tema che andava forte e attirava lettori.

Il cliché dell’ipnotizzatore è quello di chi manipola il cervello delle persone per i suoi progetti criminali.  Dotato del potere di prendere totale governo della mente del povero malcapitato o dell’eroe/eroina del momento, in genere si presenta tutt’altro che un figurino, con deformità diffuse e sembianze meschine.

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Gregory Peck e Ingrid Bergman in "Io ti salverò".

Nello stesso periodo, era il 1945, Alfred Hitchcock girò Io ti salverò, una delle sue pellicole più famose, ambientato in una clinica psichiatrica.

Qui una dottoressa cerca di aiutare un giovane sospettato di amnesia e che, ogni volta che tenta di ricordare, perde stranamente i sensi entrando nei meandri dell’inconscio rappresentati dal visionario Salvador Dalì.

Ne La Maledizione dello scorpione di giada, un pezzo da novanta dell’intramontabile Woody Allen uscito nel 2001, sulla scia di voci sempre più incalzanti in quel periodo dell'impiego nascosto da parte delle forze di intelligence di strumenti di Mind Control a distanza, il cinema raggiunge il culmine della rappresentazione ironica della potenza ipnotica.

In una New York degli anni '40, una coppia di colleghi che si detestano, nel corso di una festa viene ipnotizzata per mezzo di uno scorpione di giada e l’impiego di due parole che contengono un comando nascosto: “Costantinopoli” per lui e “Madagascar” per lei. Al sentire pronunciare la parola chiave il soggetto rientra in trance e svaligia i gioielli di famiglia.

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Woody Allen con David Ogden Stiers e Helen Hunt in "La maledizione dello scorpione di giada"

In questo film viene mostrata l’applicazione di una tecnica molto comune nella pratica ipnotica, spesso si usano keywords per approfondire la trance (cd. Deepeners), attivare risposte automatiche o ancorare degli stati positivi o risorse utili alla persona.

Se i fumetti man mano sono andati in declino, la filmografia sul tema dell’ipnosi ha continuato ad essere molto fertile e diverse pellicole si sono susseguite fino al giorno d’oggi. Uno fra gli ultimi film sull’argomento è Trance”, di Danny Boyle, dove viene impiegata l’ipnosi per risolvere un mistero legato ad una rapina.

E dopo i fumetti e i film, i serial tv

Dopo i film sono arrivate anche le serie, oggi vanno per la maggiore. Una fra tutti, The Mentalist (che in questo periodo è in Tv suTop Crime), che ha spopolato per decenni, creata da Bruno Heller e incentrata sul personaggio di un collega (perdonate la debolezza per la categoria, siamo umani), un mentalista esperto di ipnosi, profiling e comunicazione non verbale che collabora con l’FBI e smaschera anche i criminali più astuti.

Si può indurre un'azione criminale in ipnosi?
Ma la domanda sulla bocca di tutti è: “In stato d’ipnosi possono costringermi a subire o fare qualcosa contro la mia volontà?"

ipnosi e crimine solo nei film?

Simon Baker è "The mentalist".

La risposta nelle prime righe di questo articolo: la persona rimane cosciente, ovvero si rende conto di quanto sta accadendo, ma non vigile, ovvero il fattore critico, viene sospeso.

Questo significa che potrei essere disponibile a considerare qualcosa che normalmente rifiuterei. Ma bisogna essere molto veloci, perché a questo punto si instaura un ulteriore processo, che è quello della coscienza ed etica personale.

Se in stato d’ipnosi mi viene chiesto di dare una banconota da 10 euro al primo passante, probabilmente lo farei una prima ed una seconda volta osservandomi farlo, ma in brevissimo tempo ci sarebbe una sorta di autocheck di quanto sia accettabile o meno per la mia integrità e il mio inconscio mi farebbe tornare immediatamente in fase vigile.

A volte in aula per divertirci durante i corsi facciamo un esercizio che impiega diverse tecniche ipnotiche fra le quali la fascinazione impiegata a man bassa dai gitani, una tecnica che induce una temporanea perdite di memoria (dimenticare un numero), o di cambio di identità (cambiare il nome) o che addirittura prevede che la persona fornisca del denaro spontaneamente proprio per studiare le comuni reazioni.

Nessuno può costringerci ad agire...
Nella stragrande maggioranza dei casi gli allievi, una volta rientrati dallo stato, testimoniano che pur essendo perfettamente coscienti di quanto stesse accadendo - ovvero si sentivano rispondere ad esempio di chiamarsi con il nome suggerito dall'ipnotista o si vedevano consegnare le banconote- in quell’istante era come se fosse tutto congelato.

ipnosi e crimine solo nei film?

Ester Patricia Ceresa induce un'ipnosi.

In sostanza in ipnosi nessuno tranne noi stessi può costringerci a fare qualcosa che non faremmo anche in stato vigile. E se ci riesce, deve sbrigarsi perché i tempi di controreazione sono molto rapidi.

Se si osservano con attenzione le riprese delle famigerate rapine ai supermercati impiegando l’ipnosi, anche ai non esperti è possibile notare tutte le diverse fasi sopra descritte: il blocco della vittima, lo stupore, l’azione quasi rallentata e la rapidità del lestofante.

L’ipnosi non può far altro che magari amplificare o evidenziare quanto già presente di fatto nell’inconscio della persona: ovvero non è l’ipnosi a fare il criminale, è il criminale che fa l’ipnosi. Come dire che se sei ladro lo sarai anche in ipnosi, se non lo sei non lo sarai neanche in trance.

In alcuni casi estremi, tuttavia, ci sono state testimonianze di eventi in cui la persona è stata in balia dell’ipnotista, controllata, ad esempio, da una potente e complessa suggestione manipolatoria che richiede, oltre che abilità professionali, anche cattive intenzioni. Per questo si raccomanda sempre di rivolgersi a professionisti abilitati e riconosciuti che possano garantire tutto il bello dell’ipnosi in totale sicurezza.

Per saperne di più:
I video YouTube di Ester Patricia Ceresa