Blu: dal cielo alla terra

Il significato simbolico del colore più amato in Occidente

Blu: dal cielo alla terra

di Renata Pompas. Un viaggo alla scoperta di un colore rassicurante e molto amato, presente in ogni manifestazione della cultura occidentale

Il blu è uno dei colori più popolari e diffusi in tutte le parti del pianeta, in ogni epoca, ancor oggi il suo uso caratterizza molte popolazioni: dall’Africa, alla Cina, dall’India allo Yemen, ai popoli nomadi. Il suo significato simbolico ha percorso dall’antichità a oggi un lungo e mutevole cammino: ha visti rappresentato il divino, il potere, la ricchezza, la rivoluzione, l’impero, l’anti-potere. In una circolarità ricca e complessa che oggi mostra più aspetti.

Un colore per rappresentare il divino
Colore del cielo e delle acque profonde il blu divenne nelle antiche civiltà l’immagine della sede celeste degli dèi.

La creazione
I testi delle Piramidi descrivono la nascita dell’universo a partire dall’unità da cui si generano il cielo, raffigurato dalla dea Nut con il corpo cosparso di stelle e la terra, raffigurata dal dio Geb con cui era strettamente abbracciata. Nelle tombe dei faraoni sono stati trovati numerosi gioielli in blu, immagine preziosa del cielo.

Il cielo in terra
I diversi racconti della creazione assegnarono al blu uno spazio geografico e metaforico ultraterreno, dimore delle divinità, che venne replicato in terra nelle costruzioni reali. L’architettura religiosa e regale adoperò il blu per conferire spiritualità ai templi e alle regge, come ancora possiamo ammirare nei cieli astrologici dipinti nelle tombe dei Faraoni egiziani, nelle piastrelle smaltate che rivestivano le mura, i templi, i palazzi e la reggia dell’antica Babilonia, o nelle tracce ancora visibili dei templi greci ed etruschi.

Nel Cristianesimo
Nella sua connotazione spirituale e divina il blu fu assorbito nell’iconografia cristiana, che si affermò in area mediterranea a partire dal IV secolo d.C., sostituendosi alle precedenti forme cultuali e colorò i cieli, la veste di Cristo, così come l’aureola degli angeli. Progressivamente poi si affermò come il colore dedicato alla Madonna.

Negli affreschi fu impiegato a gloria della Chiesa il lapislazzuli macinato, il cui costo era pari a quello dell’oro, capace di infondere sensazioni mistiche ed estatiche nei fedeli per la bellezza, l’intensità e la luminosità della sua tonalità.

Mondano
Le forme di potere terreno hanno sempre cercato la loro legittimazione nell’investitura divina, il blu ha svolto un importante ruolo visivo: è stato un blu monarchico entrato negli stemmi delle case regnanti del centro e nord Europa e un blu repubblicano che ha connotato le bandiere della Rivoluzione Americana e Francese.

Monarchico
Nell’area settentrionale e centrale d’Europa il blu era un colore che conosceva un diffuso gradimento, derivato anche dall’abbondante presenza del guado, con cui venivano tinte le stoffe; lo stesso Carlo Magno con il “Capitulare de villis” (793 c.a.) aveva imposto ai sudditi di impiantare una coltivazione di questa pianta in ogni appezzamento. Quando i Capetingi succedettero ai Carolingi il blu divenne colore araldico franco. La circolarità delle qualità divine e mondane del blu è visibile nelle rappresentazioni ufficiali del potere monarchico raffigurato nelle vesti cerimoniali, adottato da Napoleone Bonaparte nella sua incoronazione a imperatore.

Aristocratico
Progressivamente il blu si affermò nell’abbigliamento come colore prezioso e lussuoso e, grazie anche alle tinture con indaco, entrò a far parte del guardaroba più esclusivo dell’aristocrazia. In seguito, durante il Regno di Luigi XV, diventò il colore prediletto dalla favorita del re - Madame De Pompadour - imitata da tutte le dame di corte.

Repubblicano
Ma tra i significati mondani non si può scordare il blu repubblicano che, con un lungo viaggio, si trasferì dagli stemmi delle case regnanti alle bandiere della Rivoluzione Americana e Francese, come simbolo della raggiunta indipendenza e libertà.
Nel 1606 Giacomo VI di Scozia ereditò il trono inglese e unificò le bandiere dei due regni, creando l’antenato dell’attuale Union Flag basata sulla triade bianco-blu-rosso, che da allora sventolò nei mari e nei territori dell’Impero Britannico. Quando nel 1783 i tredici Stati Nord Americani uscirono vittoriosi dalla battaglia per l’indipendenza e si federarono dotandosi di una propria bandiera, mantennero i colori dell’Union Flag, pur nella disposizione di un altro disegno.

Poi la triade bianco-rosso-blu riprese il suo viaggio e riattraversò l’oceano al seguito del corpo militare francese d’élite dell’ordine dei Cincinnati che aveva combattuto a fianco dei nordisti e che, tornato in Patria, nel 1789 fraternizzò con gli insorti partecipando con la divisa blu alla presa della Bastiglia.

Rivoluzionario
Con la Rivoluzione Francese il bianco monarchico e militare dei Borboni, il blu e il rosso della municipalità di Parigi e il blu delle divise della guardia nazionale scesa al fianco della lotta insurrezionale costituirono la triade cromatica adottata dai sostenitori della Rivoluzione, che la indossarono nelle fusciacche e nelle coccarde, come patriottico segno distintivo di appartenenza politica. Colori che si disposero nel tricolore repubblicano rappresentativo dell’intera nazione, assumendo il valore di un programma politico e ideologico basato sui valori di: libertà, eguaglianza e fratellanza.

Penitente

Il blu si spense nelle tonalità morali e severe di alcuni movimenti religiosi. Presso gli Amish, i Mennoniti, i Mormoni, gli Anabattisti e gli Hasadic Jews, dove l’abbigliamento provvede alla protezione spirituale tramite la soppressione degli elementi di individualismo e vanità, tra i colori sobri e scuri domina infatti il blu, con i suoi significati di serietà, modestia e morigeratezza. Ma anche nelle divise militari e carcerarie.

Popolare
Il blu è stato anche il colore più utilizzato per tingere i tessuti dell’abbigliamento da lavoro degli operai europei, cinesi, giapponesi e di molti altri paesi, da cui deriva il termine “Blue collar” o “Blue workers. Anche in Cina il blu, riservato alla classe aristocratica, dopo la rivoluzione connotò l’abbigliamento del popolo con la famosa “Mao suit”. Blu era il tessuto sbieco in lino e cotone tinto con indaco che Levi Strauss commercializzò negli Stati Uniti nei famosi pantaloni da lavoro che dopo la Seconda Guerra Mondiale si trasformarono nell’icona del tempo libero, della giovinezza, della protesta anticapitalista: i jeans, oggi trasformati in costosi status symbol.

Trascendente
Gli schermi luminosi dei computer hanno illuminato l’era digitale con un blu fosforescente e antinaturale che ha arricchito il colore di nuovi contenuti simbolici.

Alieno
Il cinema lo ha utilizzato per marcare una diversità dall’umano, nella direzione di un’esistenza cyborg. Come nel film Nirvana, di Gabriele Salvatores (1997) dove Naima è una hacker il cui volto pallido e spettrale è contornato da capelli turchini.
O in Quinto Elemento, di Luc Besson (1997), dove Diva è una creatura dello spazio interstellare con il corpo gommoso azzurro, collegato al capo da una protuberanza e al dorso da una serie di tubi. Con significato simile Steven Spielberg in Minory Report, (2002) interviene sulla fotografia virando le immagini con la luminescenza artificiale del blu, per simboleggiare l’alta tecnologia del futuro prossimo.
Un futuro che il cinema di fantascienza prevede asettico e privo di sentimenti, raffreddandone le immagini con il blu.
Infine non si possono dimenticare in Avatar (2010) gli umanoidi del pianeta Pandora, con cui il film di James Cameron vinse tre oscar.

Ipnotico
Uno schermo luminescente blu, immobile e ipnotico - ispirato a Yves Klein - è utilizzato da Derek Jarman in Blue (1993), lo straziante video in cui riflette metaforicamente sulla cecità causata dalla sua malattia e si accomiata dalla vita con un lungo monologo-testamento intellettuale. Oggi il lungo cammino dei significati del blu è tornato, in alcuni artisti contemporanei, ai quei valori di spiritualità e trascendenza da cui ha derivato i significati simbolici legati alla sua prossimità con il cielo.

Estatico
Il pittore francese Yves Klein - che dedicò la sua breve vita a coniugare la sua ricerca spirituale all’arte - brevettò nel 1960 IBK (International Klein Blue), la formula chimica di una tonalità luminosa, satura, intensa e immateriale di blu oltremare, la cui sottilissima polverizzazione gli consentì di negare la profondità e di smaterializzare la superficie, trasformando la materia in luce. Klein annunciò la nascita dell’era pneumatica e dell’epoca blu, portatrici di un’arte che “aspira all’immaterialità”. Dichiarò che il blu non ha dimensione e che nell’Eden biblico l’uomo era probabilmente in uno stato di trance estatica come un sogno, mentre nell’avvenire vivrà in uno stato di concordanza assoluta con l’invisibile e la natura non percepibile con i sensi.

Molti artisti hanno lavorato con l’irradiazione smaterializzante del blu. Tra questi Bill Viola sembra rispondere a Klein con una versione digitale del colore, portatrice di un potere ipnotico. Come in Ascension, un video al limite dell’astrazione che mostra il movimento lento di qualcosa di impreciso e non riconoscibile, accompagnato da una pulsazione sorda e da un gorgoglio sommesso, su uno schermo gigantesco trasformato in vuoto metafisico.