Parliamo ancora e ancora di clima

Ancora attuali le conferenze degli esperti di Bergamo-scienza 2019

Parliamo ancora e ancora di clima

di Sergio Ragaini. A causa del riscaldamento globale, siamo quasi a un punto di non ritorno: cosa può fare il singolo individuo? Il parere degli esperti.

salvare il pianetaCosa possiamo fare per salvare il pianeta? A questo proposito riprendo un tema a me caro, che avevo approfondito grazie a Bergamo Scienza 2019, in cui erano intervenuti diversi studiosi di prestigio, come Massimo Tavoni (docente di economia dei cambiamenti climatici presso il Politecnico di Milano) e Serena Giacomin (divulgatrice ed esperta di meteorologia).

Ciò che è stato sottolineato - valido ieri come adesso - è che l’aumento termico non ha come conseguenza solo il fatto di avere più caldo, il che è grave, dato che molte zone del Pianeta potrebbero presto diventare invivibili. Ma c’è di peggio.
Il riscaldamento sta già causando lo scioglimento dei ghiacciai, il che a sua volta provoca un innalzamento del livello dei mari, in particolare degli oceani. Questo, entro un tempo non così lungo, potrebbe fare sì che diverse città costiere, quali la stessa Los Angeles, finiscano letteralmente sommerse.

Lo scioglimento dei ghiacciai
Un'altra con seguenza è legata al potere riflettente dei ghiacciai, dovuto anche al fatto che sono di colore bianco. Il loro scioglimento, quindi, provoca una diminuzione della riflessione del calore, che viene quindi maggiormente trattenuto dalla superficie terrestre.

È il tipico fenomeno del "gatto che si morde la coda": più sale la temperatura, più ghiacciai si sciolgono, e come conseguenza sale ulteriormente la temperatura.

L'aumento dei gas serra

La meteorologa Serena Giacomin.

Ma, oltre che dai combustibili fossili, l’aumento di gas serra nell’atmosfera - e di conseguenza l’aumento termico -  è provocato dall’agricoltura e dagli allevamenti intensivi, che incidono su questo aumento per il 25% circa.
Questi ultimi, poi, ne sono fortemente responsabili, a tal punto che Serena Giacomin suggeriva di ridurre il consumo di carne.

Le conferenze hanno sfatato completamente il mito che queste cose avvengano per cause naturali: infatti, l’incremento più sostanziale di anidride carbonica nell’atmosfera è stato negli ultimi 50 anni, dove si è registrata una vera e propria “impennata”.

L'anidride carbonica non si dissolve per migliaia di anni
Un altro dato interessante presentato da Massimo Tavoni riguarda l’anidride carbonica, che non è “volatile”, marimane nell’atmosfera migliaia di anni. Quella che c’è non si dissolverà: quello che possiamo fare è solo cercare di far sì che non aumenti.

La sua produzione è enorme: la sola città di New York, per fare un esempio, ne produce ogni anno 40 miliardi di tonnellate. Di questo quantitativo, la terra e gli oceani ne riprendono circa la metà: i restanti 20 miliardi di tonnellate rimangono per migliaia di anni nell’atmosfera.

Immaginiamo quale potrebbe essere il dato mondiale, visto che un italiano medio, da solo, produce circa 7 tonnellate di anidride carbonica, mentre uno statunitense 16, anche a causa dell’alto numero di centrali a carbone presenti sul territorio statunitense. Nei Paesi in via di sviluppo si scende: ad esempio, un indiano ne produce mediamente 2 tonnellate.

Una situazione drammatica: la vita è a rischio

salvare il pianeta

Massimo Tavoni, direttore dell'Istituto europeo per l'economia e l'ambiente (EIEE).

La situazione è apparsa sotto molti aspetti drammatica: con l’aumento termico, la popolazione a rischio, per mancanza di risorse, aumenterà sempre di più.

E se la temperatura aumenterà di un altro grado, le persone a rischio saranno circa 6 miliardi, un numero enorme, tenendo conto che, oggi, la popolazione mondiale è di circa 7.740.000.000 di persone.

E, comunque, cresce di circa 220.000 persone al giorno. Questo vorrà dire ancora più emissioni.

Preoccupante è che le emissioni di anidride carbonica non solo non diminuiscono, ma crescono mediamente del 3% all’anno. E questo presto renderà difficile la vita sul Pianeta.

Cosa può fare il singolo individuo?
Cosa possiamo fare noi nel nostro piccolo? Sicuramente ridurre la produzione personale di anidride carbonica. L’automobile ne è responsabile, visto che 6000 chilometri in auto producono circa una tonnellata di anidride carbonica. Tuttavia essendo spesso necessaria, non sempre si può decidere di non utilizzarla.

Quello che possiamo fare, come ricordava anche Serena Giacomin, è cambiare, almeno in parte, l'alimentazione. Infatti, un anno di dieta vegetariana potrebbe far “risparmiare”, usando le parole di Massimo Tavoni, una tonnellata di anidride carbonica.

Ancora, una tonnellata di CO2 potrebbe essere risparmiata utilizzando, ad esempio, un frigorifero di classe energetica A+++ invece che semplicemente A+. O facendo sì, dove possibile, che la classe energetica del proprio appartamento sia in categoria migliore, anche se questo è possibile soprattutto per le nuove case costruite, che dovranno essere necessariamente di classe A.

Una dieta vegetariana abbassa la produzione di anidride carbonica.

Certo, dovremo essere disposti a spendere qualcosa di più per avere prodotti a minor impatto ambientale. Questo vorrà dire che le fasce più deboli andranno protette.

E questo, soprattutto ricordando l’aumento della popolazione mondiale, potrebbe diventare sempre più difficile. Ma comunque possibile, se si coopererà tutti assieme in tal senso.

Come Greta insegna, le nostre azioni e il “far sentire la nostra voce” mostrerebbero una sensibilità acquisita e quindi potrebbero influenzare anche le grandi scelte.

Da subito interventi radicali
Occorrono comunque interventi radicali, che devono avvenire sin da subito: infatti, come visto, non si può fare praticamente nulla per la CO2 già presente nell’atmosfera, ma si può fare qualcosa per non peggiorare la situazione, in tempi brevi.

Tra 20 anni potrebbe essere troppo tardi. Se non faremo nulla, il nostro pianeta sarà di fatto incompatibile con la sopravvivenza dell'uomo. Molti potrebbero pensare che la cosa non ci riguarderà: questo potrebbe essere vero almeno in parte, visto che le conseguenze più gravi avverranno, verosimilmente, più avanti, e fuori dalla portata della vita di diversi che leggono: tuttavia riguarderà la future generazioni, già oggi tra noi. Pensiamo ad esempio che chi nasce ora: nel 2060 avrà solo 41 anni! E che vita potrebbe avere, in un pianeta invivibile?

Di fatto, come la stessa Serena Giacomin ricordava, occorre una “crescita zero” di anidride carbonica. Un obiettivo difficilissimo da raggiungere, ma occorre provarci, per la stessa sopravvivenza della nostra specie.

Un passo direi importante è stato l’accordo di Parigi del 2014. Nel suo Articolo 2 si legge l’impegno a mantenere l’aumento medio di temperatura sul Pianeta al disotto dei 2 gradi. Accordi comunque difficili da poter portare avanti in quanto manca un organismo “sovranazionale”, e spesso i singoli Stati hanno posizioni divergenti, e di poca sensibilità al problema (come nel citato caso di Trump e Bolsonaro, ad esempio).
Una soluzione, e forse “la” soluzione in tal senso, è quella di convertire l'energia fossile in energie più pulite e rinnovabili. In tal modo, si ridurrebbero tantissimo le emissioni.
(2a puntata - continua)

Per saperne di più:

Un sito di riferimento di valore sui cambiamenti climatici, coordinato da Stefano Caserini:

Tra i video di Serena Giacomin

L'articolo di Massimo Tavoni in inglese

In questo testo si possono trovare alcune azioni da parte dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA):