Conto alla rovescia per salvare il pianeta

di Cristina Penco. Entro il ’50 occorre invertire il trend climatico che provoca conseguenze disastrose. Le proteste dei giovani, da Greta all’italiana Federica Gasbarro

Foto di Juraj Varga (da Pixabay).

Nei giorni in cui continua a dilagare il panico da Coronavirus, con mezza Italia paralizzata e con la confusione generale che aleggia nell’aria, è tornato alla ribalta il tema del legame tra epidemie, crisi climatica e inquinamento.

In un report di oltre dieci anni fa, datato 2007, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) lanciava un avvertimento: le infezioni virali, batteriche o da parassiti sono una delle minacce più consistenti in un Pianeta dove il rischio del climate change assume dimensioni sempre più gravi e preoccupanti.

I virus in circolazione, certo, sono miliardi
Come è emerso di recente, inoltre, non conosciamo ancora in maniera approfondita la natura di tutte le particelle infettive diffuse nell’etere.
Allo stesso tempo, però – hanno sottolineato molti esperti – è inevitabile che le continue alterazioni di suolo, oceani, temperature e piogge comportino degli squilibri per il pianeta e per i suoi abitanti.

Lo ha ricordato non molto tempo fa, nel dicembre 2018, l’attuale Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres: «La lotta contro i cambiamenti climatici è una questione di vita o di morte: non agire sarebbe un suicidio».

I danni dell’inquinamento atmosferico: dati e statistiche

Foto di Mohamed Hassan (da Pixabay).

Sempre in base ai risultati di ricerche diffuse dall’OMS, l’esposizione all’inquinamento atmosferico provoca ogni anno almeno 4,2 milioni di morti a livello mondiale; un numero che, secondo uno studio pubblicato a settembre 2018 sulla rivista Pnas, sarebbe lievitato in tempi recenti, arrivando a 8,9 milioni.

Almeno 600 mila bambini sono colpiti da infezioni respiratorie acute, causate dall’aria tossica. Sempre annualmente si registrano 500 mila morti premature in Europa.

L’Agenzia Europea dell’Ambiente ha evidenziato che, nel nostro Paese, in un solo anno hanno perso la vita 76.200 persone per diversi fattori quali l’esposizione al particolato, sostanza inquinante presente nell’area cancerogena, al biossido di azoto e all’ozono troposferico.
Da un’indagine diffusa su Lancet solo pochi mesi fa, risultiamo i primi in Europa per mortalità da smog.

Milioni di bambini a rischio
«L’inquinamento atmosferico sta avvelenando milioni di bambini e rovina le loro vite. È imperdonabile», ha detto il dottor Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’OMS in una nota rilasciata assieme al rapporto Air pollution and child health: prescribing clean air.
«Ogni bambino dovrebbe essere in grado di respirare aria pulita in modo che possa crescere e realizzare il proprio potenziale».
I veleni tossici e spesso intangibili si annidano negli alveoli, nei tessuti, nel sangue e sono i fattori scatenanti non solo di stati infettivi, ma anche di altre problematiche, per disturbi cognitivi.

Danni per la salute da Oriente a Occidente

Foto di Ralf Vetterle (da Pixabay).

Ad essere più colpite sono le aree più povere e quelle in via di sviluppo. Nel Sud-Est asiatico il 99% dei minori di età inferiore ai 5 anni è esposto a pericoli per la salute.

Nel Pacifico occidentale vive quella condizione il 98% dei bambini. In simili regioni i fattori di rischio sono legati soprattutto al consistente uso di legno e combustibili fossili per cucinare, riscaldare e illuminare e al fatto che neonati e bimbi più piccoli trascorrono molto tempo a contatto col terreno, che presenta un’alta percentuale di sostanze inquinanti.

Senza contare che, secondo Oxfam (confederazione internazionale di organizzazioni non profit che si dedicano alla riduzione della povertà globale), 20 milioni di persone, ogni anno, sono costrette ad abbandonare le aree più indigenti a fronte di catastrofi dovute al climate change.

Le principali  cause di malattie e mortalità
Nei Paesi in via di sviluppo, invece, le principali cause di malattie e mortalità infantili connesse a scenari simili sono lo scarso accesso all’energia e l’uso di tecnologie obsolete.
E in Occidente? Non mancano le insidie: oltre la metà dei bambini più piccoli è esposta a livelli preoccupanti di particolato fine e ultrafine, dovuti, per la maggior parte, al traffico di veicoli, alla produzione di energia da combustibili fossili e dal riscaldamento domestico.

E ancora. Annualmente 25 mila neonati vengono alla luce prima del termine per il caldo innaturale (+1 °C rispetto al 1860), in base alla situazione fotografata da Nature Climate Change. Negli Stati Uniti d’America si parla di 150 mila perdite di giorni di gestazione su una scala di dodici mesi.

I Fridays for Future: Greta e gli altri ragazzi della Gen Z
Se continua ad aumentare il tasso corrente, è probabile che il riscaldamento globale raggiunga un aumento di 1,5 gradi fra il 2030 e il 2052. Gli studi dimostrano che, se non si prendono subito provvedimenti concreti, il global warming porterà effetti disastrosi, di cui stiamo già vedendo segnali preoccupanti: inondazioni, siccità, scioglimento dei ghiacciai, inquinamento atmosferico. Andando avanti di questo passo, entro il prossimo ventennio negli oceani ci sarà più plastica che fauna marina.

Movimenti come quello dei Fridays for Future, a cui ha dato vita la svedese Greta Thunberg (foto sopra) con il suo primo sciopero ambientalista nell’estate 2018, intendono far sentire alle istituzioni, in modo forte e chiaro, la legittima preoccupazione delle nuove generazioni per un futuro che appare sempre più oscuro.

I supporter italiani di Greta
Anche in Italia si è costituito un movimento di ragazzi nostri connazionali che da Nord a Sud della Penisola scioperano con Greta promuovendo una rivoluzione culturale, sociale, economica e politica su scala mondiale, puntando a “un cambio di paradigma”.

Scrivono gli attivisti della Penisola: “Dobbiamo smettere di pensare solo a noi stessi e ai nostri bisogni immediati. Dobbiamo pensare che tutto ciò che facciamo ha un impatto, e agire secondo ciò che è bene anche per gli altri e per questo mondo”.

Le loro richieste? “Fuori dal fossile: Raggiungimento dello 0 netto di emissioni a livello globale nel 2050 e in Italia nel 2030, per restare entro i +1.5 gradi di aumento medio globale della temperatura. Tutti uniti, nessuno escluso: la transizione energetica deve essere attuata su scala mondiale, utilizzando come faro il principio della giustizia climatica.
Rompiamo il silenzio, diamo voce alla scienza: valorizziamo la conoscenza scientifica, ascoltando e diffondendo i moniti degli studiosi più autorevoli di tutto il mondo. La scienza ci dice da anni qual è il problema e quali strumenti servono per risolverlo. Ora spetta alla politica il compito di agire”.

Federica Gasbarro: oggi green activist, domani scienzata

Federica Gasbarro.

«Non vorrò dire ai miei figli che la loro mamma è rimasta a guardare quando ancora si poteva fare qualcosa e di aver lasciato loro un mondo invivibile».

È il pensiero che muove Federica Gasbarro, unica italiana presente al Climate Summit dell’Onu a fine settembre 2019, a New York, quando le Nazioni Unite hanno raccolto le proposte di molti Stati, tra cui il nostro, facendo il punto sul cambiamento climatico, sulle azioni da intraprendere e i programmi da sviluppare per contrastare l’impatto dell’uomo sul clima.

Nata da genitori abruzzesi il 3 gennaio 1995, Federica vive a Roma dove studia Scienze Biologiche all’Università “Tor Vergata”. Green influencer e attivista contro i cambiamenti climatici, quando è nato il movimento Fridays For Future (“FFF”) ispirato da Greta Thunberg, insieme a migliaia di coetanei ha sentito l’urgenza di scendere in piazza per protestare contro l’inerzia delle istituzioni davanti al climate change.

All’ONU insieme a Greta
Da febbraio 2019, ha organizzato con “FFF” gli scioperi globali dei “venerdì per il futuro”. Ha conosciuto personalmente Greta, l’ha accompagnata in piazza per lo strike che si è tenuto ad aprile 2019 a Roma e ha condiviso con lei l’esperienza del summit ONU per il clima tenutosi nella Grande Mela a settembre 2019.
In quell’occasione, la giovane Gasbarro ha avanzato una proposta legata al fotobioreattore anulare, un grande acquario con microalghe che assorbono l’anidride carbonica dell’atmosfera e rilasciano ossigeno.

Più efficienti degli alberi in un’operazione del genere, tali microrganismi fotosintetici unicellulari possono ridurre il principale gas climalterante in zone particolarmente inquinate, occupano poco spazio e non disturbano l’occhio dal punto di vista estetico. In futuro Federica vorrebbe dare il proprio contributo come scienziata per trovare nuove soluzioni e arrivare a un pianeta a emissioni zero. Il 15 ottobre 2019, a Montecarlo, la giovae è stata premiata con una borsa di studio dalla Fondazione Mike Bongiorno.

I consigli nel “Diario di una striker”
A inizio 2020, infine, è uscito Diario di una striker (Piemme Edizioni), nel quale Gasbarro racconta le origini, i progetti e le speranze del movimento Fridays For Future in cui lei stessa milita e rivive la sua personale esperienza. Allo stesso tempo la studentessa e attivista offre anche dei semplici consigli per diminuire ogni giorno la nostra impronta di carbonio e contribuire a lasciare alle nuove generazioni un mondo sostenibile.

Un esempio? All’interno del libro è contenuta una cartolina prodotta da iGreen che, se piantata nel terreno e innaffiata con cura, darà origine a colorati fiori di campo.
«Vorrei assegnare una piccola challenge social ai lettori, nella speranza che diventi virale: armati di paletta, pianta la cartolina dove preferisci – sul balcone, sul davanzale di una finestra o in un giardino – e mantienila ben umida ed esposta al sole», si raccomanda Federica.

E spiega: «Nel farlo, segui i seguenti passi: scatta una foto con il libro in mano mentre sei in azione; postala su Instagram e tagga @federica_gasbarro con l’hashtag #seedsForClimate; le foto più belle saranno ripostate sul mio profilo e, se i partecipanti saranno abbastanza, potremo organizzarci… e andare a piantare altri alberi insieme». Un piccolo gesto che nasconde un grande significato.

Secondo quanto risulta alla Società Italiana Sementi, citata dall’autrice, “un campo da calcio in erba naturale della dimensione di 7.000/8.000 m² è capace di catturare e assorbire 12 tonnellate di CO2 all’anno, oltre a ridurre maggiormente il calore rispetto al terreno nudo o ai materiali sintetici, grazie al processo di evapotraspirazione. In una giornata estiva un tappeto erboso dell’ampiezza di un ettaro è in grado di rilasciare 20.000 litri di acqua nell’atmosfera”.

Cristina Penco
Giornalista, genovese di nascita ma milanese di adozione, si occupa di attualità, costume, società, non profit, moda ed entertainment, e anche di teatro e cinema ("grandi fabbriche di sogni", dice, "officine di creatività e cultura"). Anche se si è dedicata prevalentemente alla carta stampata, è presente in rete e ha fatto brevi incursioni in radio e in Tv. Mailto: cristina_penco@yahoo.it