Greta: eroina o strumento del potere economico?

Analisi di un personaggio alla ribalta dell'interesse mondiale

Greta: eroina o strumento del potere economico?

di Franco Bianchi. Greta Thunberg è una moderna Giovanna d'Arco o lo strumento occulto dei poteri economici mondiali? Sentiamo un parere "contro"

Greta Thunberg.

Cosa c’è di sbagliato in Greta? Nulla, apparentemente: propone un mondo pulito, teorizza sulla necessità di un futuro migliore per tutti, sensibilizza gli abitanti del pianeta sull’ecologia, si presta a parlare con i potenti senza risparmiarsi ed a nome di tutti.

Inoltre pare affetta da una malattia rara che la rende ancora più simpatica e grande ai nostri occhi. Il tutto senza che alcuno le abbia chiesto nulla, tantomeno di rappresentarci in qualche modo: una vera eroina moderna, una Giovanna d’Arco cocciuta e determinata che si è incatenata davanti al parlamento svedese per iniziare la sua battaglia.

Dunque non possiamo che elevare un peana in suo onore. Di più, chi mettesse in dubbio il suo operato o la ponesse in cattiva luce sarebbe egli stesso relegato ad ignorante, insensibile, persino complottista della peggior specie.

Tutto fantastico: eppure qualcosa non torna
È vero che non si può fare tutto perfettamente e che qualche sfasatura nel programma è ammissibile, ma ci sono molte domande rilevanti senza risposta.

Perché parla solo ed esclusivamente di riscaldamento climatico ed il nemico è l’anidride carbonica? Come se la co2 fosse il male assoluto, peraltro da noi prodotta in grande quantità, dimenticando che questa sostanza serve alle piante per produrre la fotosintesi clorofilliana.

Foto di Gerd Altman da Pixabay.

Nessun accenno alle sanguinose guerre in atto che creano molto inquinamento e calore in abbondanza, nessuna sottolineatura sull’uso ed abuso della plastica, sulle isole di rifiuti che riempiono gli oceani.

Posso capire che parlare delle scie chimiche (chemtrails) possa essere sconveniente, tuttavia agiscono eccome sulla qualità dell’aria che respiriamo e molto probabilmente sull’effetto serra.

E le nuove tecnologie per produrre energia pulita?
Nessun accenno ai cambiamenti climatici naturali che sono avvenuti nel passato, senza intervento diretto dell’uomo. Attorno all’anno mille, ad esempio, le temperature erano decisamente miti: in Scozia si produceva vino e sappiamo che l’uva necessita di una certa quantità di caldo per maturare. Nel 1600 invece, faceva un gran freddo in Europa, un’ondata glaciale che è durata decine d’anni.

Nessun accenno alla necessità di utilizzare nuove tecnologie per produrre fonti di energia realmente pulita ed efficace come le meravigliose scoperte di Tesla fanno intuire, invenzioni sparite misteriosamente nel nulla, neppure le applicazioni sulla fusione fredda stranamente scomparse all’orizzonte seppure molto promettenti come le loro evoluzioni di cui non si parla abbastanza.

Nikola Tesla.

Insomma le grandi industrie inquinanti: armamenti, petrolifera, chimica ne escono tranquilli dalla porta di servizio mentre il dito è puntato esclusivamente sulla singola persona, ciascuno di noi e su alcuni politici che sarebbero disinteressati a combattere il riscaldamento globale, politici che però hanno aperto le loro porte e fatto da cassa di risonanza agli eventi di Greta.

Quali le conseguenze fino ad ora? Certamente una maggiore sensibilizzazione all’argomento, ma anche qualcos’altro. Sono già attive nuove tasse sulla plastica senza che venissero fatte proposte più organiche e ad ampio spettro.
Improvvisamente, come per magia, ecco apparire uno dei fondi pensione americano tra i più ricchi e potenti: Black Rock. Dichiara che il futuro sia l’ambiente, cioè le opportunità di business. Tale fondo è pronto ad investire sette mila miliardi di dollari, mentre una rete di banche nel mondo ha già dichiarato essere pronti ad investire undicimila miliardi di dollari.

Le decisioni di banche e multinazionali
Contemporaneamente alcuni ambiti economici sono stati già dismessi ed abbandonati a favore di altri nascenti tanto che si prevede una perdita notevole nel settore petrolifero entro il 2030. Il Corriere della Sera ha dedicato a questo argomento una pagina intera (Corriere della sera – Black Rock, climate change).

La forza economica delle banche e dei fondi è tale da coinvolgere anche numerosi manager delle più importanti multinazionali che dovranno seguire le direttive imposte. La cosa più inquietante è che le decisioni sono prese da banche e non da politici, per cui dietro queste manovre già si sa ci saranno affari molto lucrativi con risvolti non necessariamente ambientali.

Francoforte. La sede della Banca Centrale Europea.

Già si parla di dazi pesanti per gli stati che faranno leva sull’energia fossile con prevedibili guerre commerciali tra Stati Uniti, Cina ed Europa: un gigantesco braccio di ferro travestito da necessità ecologica.
È evidente che non possono essere i soldi il criterio decisionale di un benessere planetario e che la politica deve riprendersi la funzione che ha abbandonato da tempo, quella di proporre e guidare verso un modello di vita migliore per i suoi abitanti senza farsi consigliare, né tantomeno obbligare, da presunti mercati, ovvero dalla potenza economica.

E Greta? Possibile che questa giovinetta abbia mosso tutta questa energia mediatica da sola? Facile pensarla come una pedina manovrata da potenze infinitamente più grandi. Inconsapevole? Difficile crederlo. Il compianto giudice Falcone diceva: “Segui i soldi”. Essi ci portano da altre parti e Greta ci appare, alla fine, come una vittima di questa macchinazione, una paladina forse inconsapevole dei Fondi e dei banchieri, ma con una potenza mediatica impressionante. Noi tutti diventiamo solo gli ufficiali pagatori di una realtà ben preparata: la tavola è apparecchiata.

È tempo che ognuno si faccia carico delle proprie idee, che sviluppi sempre più un dimenticato spirito critico perché un tema così importante e delicato possa essere al centro di iniziative, dibattiti, decisioni finalizzate ad un miglioramento delle condizioni planetarie avulso da imposizioni economiche.
L’inquinamento più profondo e pericoloso risiede nella nostra testa e nei nostri pensieri. Iniziamo l’opera di pulizia ecologica da lì.