Pareidolia: gli inganni del cervello

Un fenomeno paranormale o un'illusione visiva

Pareidolia: gli inganni del cervello

di Daniele Cipriani. Pubblichiamo un estratto rivisitato per noi tratto da "Fenomeni paranormali e medianità" di Cipriani su una tematica curiosa e poco esplorata 

La cover del nuovo libro di Daniele Cipriani.

Impazzano sul web un numero spropositato di gruppi dove ognuno posta una fotografia di una macchia totalmente casuale ed è pronto a giurare di vedere al suo interno un elenco di cose tra cui: volti, figure, sagome, occhi e chi più ne ha più ne metta.

La pareidolia, un fenomeno proiettivo
Ma cosa avviene nel nostro cervello quando ci troviamo di fronte ad un'immagine? Quanto è affidabile la nostra percezione ed il riconoscimento di una forma a partire da un “pattern” casuale? Vediamolo insieme.
Con il termine pareidolia viene indicata la tendenza istintiva e automatica, partendo da stimoli casuali, a trovare strutture ordinate e già conosciute. L’associazione si manifesta in special modo verso le figure e i volti umani.

Classici esempi sono la visione di animali o di volti dalle fattezze antropomorfe nelle nuvole; tutto questo è un fenomeno psicologico sviluppatosi quasi in modo naturale, in quanto per l’essere umano è talmente importante riconoscere i volti da far sì che con l'evoluzione si sia sviluppata un'area che ognuno di noi possiede, dedicata proprio a questa funzione. Diversi studi sono stati effettuati sull’argomento sia in Italia che all’estero.
E colpisce molto come partendo da semplici tratti, anche pochi e vagamente ordinati, il nostro cervello riconosca un volto dove in realtà non esiste.

Il termine è molto noto nell’ambito della ricerca paranormale in quanto tale fenomeno percettivo e subcosciente inganna i meno esperti e provoca moltissimi falsi positivi. Già questo dovrebbe essere sufficiente a chiudere il capitolo; esistono però una moltitudine di varianti di questo effetto che, sfruttate a dovere, ancora oggi ingannano e stupiscono. Il rischio che questo fenomeno possa influenzare la nostra mente è sempre altissimo, ma con dei semplici accorgimenti sarà sicuramente più semplice tutelarci ed allenare il nostro occhio critico. Un qualcosa di natura paranormale, che sia un volto o una figura antropomorfa dovrebbe quantomeno avere delle caratteristiche “extra” rispetto a ciò che lo circonda, in sostanza deve essere qualcosa che non appartiene allo sfondo esistente.

Questo deve necessariamente escludere dalle nostre analisi fotografie di fumo, di macchie su un muro, di formazioni casuali in cielo e simili. Se ad esempio ingrandisco la fotografia fino a rendere i pixel grandi come fossero degli occhi è quasi ovvio che il mio cervello, allenato in questo senso, farà esattamente ciò per cui si è evoluto: riconoscere un volto.
Si pensi che in base a ciò che riconosciamo in una macchia, si può anche capire qualcosa della nostra personalità. È sulla base di questo principio che lo psichiatra svizzero Hermann Rorschach ha definito un test, famoso in tutto il mondo e che porta proprio il suo nome, nel quale l’osservatore deve comunicare quali immagini riconosce in alcune macchie di inchiostro simmetriche.

Bisogna fare molta attenzione alla pareidolia: conoscerla, riconoscerla e rendersi conto del momento in cui si attiva per non essere ingannati. Come sempre, basterebbe un pochino di buon senso. Se mi trovo dinnanzi ad una fotografia con del fumo oppure scattata sulla superficie riflettente di una mattonella o un Cd-Rom, sarà scontato che ciò che troverò al suo interno sarà un numero elevatissimo di volti immaginati e creati dal mio cervello attraverso questo processo.

Nulla di paranormale. Alla base di tutte queste complesse sfumature tra il vero ed il supposto vi è una domanda che susciterà ilarità ma che credo sia doveroso esprimere proprio in questa forma: Perché mai un mio parente defunto dovrebbe comparire nel fumo della mia sigaretta? O nel retro di un cd-rom in disuso? Davvero crediamo a tutto questo?

La letteratura paranormale è costellata di fotografie psichiche interessanti e di “extra” paranormali validi: ma attenzione, come spesso accade, non è tutto oro ciò che luccica. Un esempio famoso è quello degli “orbs”, pulviscolo sospeso in aria (foto a dx), che per molti invece è la manifestazione di spiriti, alieni e quant'altro.
Come se non bastasse la dubbia e curiosa corrispondenza tra polvere illuminata da un flash e spiriti ultraterreni vi è anche chi al loro interno, ingrandendo più o meno la fotografia, ci vede volti di persone. Questo secondo la mia esperienza è il più classico caso di pareidolia.

La metavisione
Ho dedicato un breve capitolo a questa particolare facoltà del cervello umano perché si potrebbe ricondurre ad un elevatissimo numero di fenomeni in seno alla ricerca psichica. Si pensi ad esempio alla metavisione, di cui abbiamo già parlato. Dietro al motivo che portò Klaus Schreiber a sperimentare ci fu la perdita della figlia e dedicò anni della sua vita al contatto con l'oltre.

Vogliamo credere che fotografare cose a caso (seppur con il giusto collegamento dei mezzi strumentali) per poi metterle su Facebook o semplicemente per curiosità porti a dei risultati ? Io personalmente non ci credo. Ho portato questo esempio perché la pareidolia gioca un ruolo fondamentale anche nella metavisione. Parliamo sempre di immagini e bisogna stare particolarmente attenti per evitare di cadere nella rete del risultato fallace.

Negli ultimi anni vedo sempre più spesso invocare l'intervento di chissà quale spirito attraverso le modalità più assurde. Volti nelle pozzanghere, nel fumo dei deodoranti per ambienti, addirittura esiste chi arriva a vedere cuori e forme nelle bruciature delle melanzane grigliate (lo so, anche a me scappa un sorriso).

Dei volti ottenuti da Marco Luzzatto con la metavisione.

Se è vero che il mondo dello spirito si manifesta in molti modi a volte si cade nel ridicolo e nell'assurdo.
La qualità dei volti o di qualunque “extra” sia definibile come paranormale deve essere oggettivamente chiara e quantomeno deve far sorgere qualche sano dubbio sulle cause della sua comparsa.

Non abbiamo ancora elementi sufficienti per poter dire con certezza da dove provengano le immagini paranormali, ma la loro formazione ci fornisce lo spunto necessario per intavolare una discussione di sicuro interesse.

Come si ottengono le fotografie paranormali ? Uno studio sistematico che ho effettuato nel corso degli anni mi ha portato a capire che il più delle volte si tratta di fenomeni spontanei. Un turista, in visita in un castello, scatta una fotografia e trova la figura di un monaco; un ricercatore effettua 300 scatti nello stesso posto e magari non trova nulla. Tutto questo a meno che l'autore degli scatti non abbia delle facoltà sensitive o medianiche più o meno latenti. Ci vuole una buona dose di fortuna e molta costanza. Se siete appassionati di fotografie paranormali allenate il vostro occhio, cercatene nei molti libri in materia. (Non sui social per carità di Dio).

Ora avete uno spunto in più per poter riconoscere cosa potrebbe essere reale da cosa invece è frutto della vostra immaginazione o un'inganno del cervello. Non sempre sensi e percezioni sono nostri alleati in questo campo, è quindi necessario comprendere a pieno il fenomeno della pareidolia per capire come evitarlo o quantomeno come riconoscerlo.
(1a puntata - continua)