Meraviglie (e danni) della chirurgia estetica

di Manuela Pompas. Raffaele Siniscalco, uno dei più importanti chirurghi di chirurgia estetica, padre della “medical no bisturi”, ci parla della sua disciplina

Ho avuto il piacere di incontrare recentemente a Roma in una cena fra amici il professor Raffaele Siniscalco, uno dei più noti chirurghi estetici e padre del medical no bisturi, ovvero una filosofia di lavoro risultata negli anni vincente.

«In questo momento il mio più grande lavoro è riparare i danni fatti da altri colleghi», mi raccontava, riferendosi probabilmente a certi scempi che si vedono in giro o in Tv, di visi, guance, labbra, occhi (e non solo), rifatti male, che snaturano i volti di donne (e uomini) altrimenti piacenti.

La sua frase mi ha spinto a intervistarlo. Tra l’altro, girando sul web, ho trovato tante foto di persone normali e personaggi dello spettacolo di tutto il mondo (vedi in basso la foto di Meg Ryan) che sono stati danneggiati da interventi… indecenti.

«Il mio obiettivo è dare al paziente un risultato estetico pari e a volte superiore a quello che si ottiene con l’intervento chirurgico», ci spiega «e questo grazie alle  innovazioni tecnologiche nel campo della medicina estetica».

Spinto dalla passione per la sua professione, Siniscalco si prefigge due obiettivi importanti: la ricerca dell’innovazione e l’eccellenza, che applica nell’azienda da lui creata, la Simed – Centri di Medicina Estetica. Grazie al suo impegno, nel 2010 è stato insignito della carica di “Professore Emerito” dal Magnifico Rettore della “Libera Università Leonardo Da Vinci”.

L’immagine distorta del proprio aspetto

Il naso importante indica una personalità riflessiva, capacità critica e analitica: sicuramente Dante non l’avrebbe cambiato!

Mentre iniziamo a parlare, mi viene in mente un interessante libro degli anni ’70, Psicocibernetica, in cui il chirurgo plastico americano Maxwell Maltz aveva scoperto che molti hanno un’immagine di sé che non corrisponde alla realtà.

A volte una donna molto bella si vede brutta e viceversa. Qualcuno ad esempio vuole rifarsi il naso che magari è perfetto, mente chi ne ha uno importante lo vuole tenere perché per lui rappresenta un segno di personalità.

«Sì certo, la visione distorta del proprio aspetto esteriore di chiama dismorfofobia e porta a una non accettazione di sé», sottolinea il professor Siniscalco.

«Ci sono dei casi molto significativi. Ricordo una cinquantenne che venne da me: aveva un naso molto forte e io ero sicuro che volesse intervenire in quel senso; invece voleva togliere due rughettine nel contorno agli occhi. Questo mi ha insegnato ad ascoltare le persone prima di parlare».

Interventi di tipo conservativo e altri più aggressivi
«Nella chirurgia estetica ci sono interventi di tipo conservativo, che servono a migliorare i piccoli difetti, ed altri aggressivi, che vogliono trasformarti», prosegue Siniscalco. «Se una persona viene da me con questo scopo, le spiego che io non sono disposto a intervenire, perché si rovinerebbe.
Per come intendo io, la chirurgia estetica è una medicina e una chirurgia a 360°, votata al benessere psicofisico del paziente.

Meg Ryan prima e dopo un intervento di chirurgia estetica.

Nella stragrande maggioranza dei casi, quando per esempio si affronta un inestetismo di una persona che le creava un cruccio e la faceva chiudere in se stesso, la migliori sì a livello estetico, ma  l’aiuti soprattutto dal punto di vista psicologico.
E quando rimuovi il problema, vedi quella persona rinascere.

Ecco perché sia la medicina che la chirurgia estetica deve essere intesa non fine a se stessa, per risolvere un desiderio momentaneo, ma deve tener conto di un risvolto psicologico più profondo».

Quanto durano i risultati di un intervento
Vediamo insieme quando, come e perchè ricorrere alla chirurgia estetica.
Una domanda che mi sono fatta spesso incontrando persone che dopo essersi sottoposte a un intervento – con un buon risultato che credevano… eterno – scoprivano di dover ripeterlo ogni tot anni. Quindi, quanto dura nel tempo il risultato?

«Dipende dal tipo di intervento», risponde. «Personalmente preferisco adottare le tecnologie più performanti e più all’avanguardia in campo laseristico – o comunque in campo tecnologico – che permettono al paziente un risultato di eccellente qualità paragonabile al risultato ottenibile solo con l’intervento chirurgico, senza però sottoporsi ad alcun intervento».

La rinoplastica (l’intervento chirurgico che permette di rimodellare il naso o di modificarlo per risolvere dei disturbi respiratori) dura tutta la vita.

La blefaroplastica laser (che toglie la pelle in eccesso sulle palpebre o toglie le borse sotto gli occhi) per 10-15 anni. Il raggio laser agisce direttamente su tutte le cellule di tutti gli strati della cute (epidermide e derma), vaporizzandole all’istante e asportando al contempo l’eccesso di cute palpebrale, senza ledere i tessuti circostanti e senza lasciare cicatrici.

Un intervento di lifting.

Il lifting, se è chirurgico dura 10-15 anni, mentre con il laser dura 5-6 anni.

Con l’endolifting si utilizza un Endolaser che presenta come terminale una fibra ottica di soli 400 – 500 micron (0,4-0,5 millimetri).

Senza la necessità di nessuna anestesia (o comunque ai pazienti più emotivi e suscettibili, si fa una piccola anestesia locale) viene introdotta la sottilissima fibra ottica nel tessuto sottocutaneo dell’area da trattare senza effettuare nessun incisione con il bisturi, senza alcun tipo di trauma e senza far avvertire al paziente alcun fastidio o dolore.

Il trapianto dei capelli dura per sempre, i capelli non cadono mai.

I pericoli della liposuzione
Un altro intervento, di cui si è sentito parlare molto in passato, anche per qualche conseguenza negativa, è la liposuzione, la rimozione degli accumuli di tessuto adiposo soprattutto nell’addome, ma anche nelle cosce, fianchi, glutei. Secondo alcuni è pericolosa perché togliendo il grasso vanno in circolo molte tossine; inoltre in passato si sono verificati anche casi di decesso.

«La liposuzione in sè non è pericolosa, ma dipende da come, dove e in che casi è eseguita», sottolinea. «Come tutte gli interventi, va fatta seguendo determinati criteri, in clinica, con l’anestesista, dove si riduce la mortalità.
Ma proprio perché è semplice molti colleghi la fanno in strutture non idonee, in studio, senza anestesia; ma se il paziente ha un minimo problema, può bradicardizza, rallentare il battito cardiaco. Se c’è l’anestesista, gli si fa l’atropina in vena e si recupera immediatamente, altrimenti potrebbe collassare e anche morire.

Oppure se non c’è l’anestesista e in studio non hai sedato il paziente, c’è chi carica troppo con l’anestetico locale che può superare la barriera ematoencefalica e il paziente può andare in coma; in altri casi il troppo anestetico locale è cardiotossico, quindi potrebbe cauresa problemi cardiocircolatori. Se le liposuzioni fossero fatte tutte in clinica si ridurrebbero moltissimo i casi di mortalità.

Il metodo più semplice, sicuro e meno traumatico è con l’endolipo-laser (laser a fibre ottiche)».
Anche in questo caso Siniscaldo propone una tecnologia non invasiva e senza effetti collaterali di ultimissima generazione, l’UltraShape contour 3, che utilizza gli ultrasuoni.

Un comportamento e uno stile di vita corretti
«Certo, i risultati dipendono anche dal comportamento e dallo stile di vita del paziente, che è fondamentale», sottolinea. «Se eseguo una liposuzione per avere una pancia piatta o un’addominoplastica e poi uno mangia a quattro palmenti e recupera il peso, ritorna come prima.
Lo stesso vale nell’intervento globale del viso. Io lo ringiovanisco con l’endolifting laser (che lavora sotto cute e tira la pelle senza trasformare o alterare i lineamenti del viso, che rimane naturale), faccio una pelle stupenda togliendo dieci anni di vita e poi uno si espone al sole senza crema protettiva per quattro mesi all’anno, vanificando il lavoro fatto».

Botulino: pro e contro

Meryl Streep In “La morte ti fa bella”.

Un altro tema scottante è il botulino, che si usa per ridurre la formazione delle rughe. Ce ne può parlare?

«Le fiale di questo farmaco si dividono in due grandi classi: quelle che si usano con finalità neurologiche e quelle per uso estetico.
Le prime si usano ad esempio per curare gli occhi strabici, perché blocca le fasce muscolari con una finalità funzionale.

Le fiale finalizzate all’estetica – che hanno una potenza notevolmente inferiore, perché devono avere una funzione meno aggressiva – possono essere buone e meno buone, provocando danni anche gravi.
A volte, attenzione, c’è un comportamento disonesto da parte dell’operatore, che compra il botulino a scopo neurologico perché costa molto meno e poi lo usa per l’estetica, provocando una paresi, con gravi danni.

Viene anche usato in alcuni istituti estetici da personale non medico, con ovvi rischi. Per questo il Ministero della Salute ne ha autorizzato l’uso solo da parte di medici chirurghi specialisti in chirurgia plastica, dermatologia, neurologia e chirurgia maxillo facciale».

I danni da silicone e da filler

Nella storia della chirurgia ci sono stati tanti danni provocati dal silicone. Ricordo di aver letto di seni che in aereo “scoppiano”. Ci sono donne con labbroni informi, le guance troppo gonfie e visi addirittura deturpati.

«Il silicone (olio di silicone liquido) si è usato fino al ’90, poi dal ’93 è diventato illegale, ma c’è qualcuno che lo usa ancora.

All’inizio dà risultati bellissimi, poi dopo i 30-40 anni – essendo il silicone un corpo estraneo – il corpo reagisce e gli crea intorno una capsula (dentro la quale c’è un granuloma), che diventa enorme.

Il problema è che nel corso degli anni questa capsula s’ispessisce sempre più. Quindi se 20-40 anni fa ti hanno iniettato il silicone, i danni li hai oggi.

Quando il silicone è diventato illegale, alcune aziende hanno messo sul mercato dei prodotti iniettabili permanenti non riassorbili, a base di poliacrillamide, una sostanza neurotossica. Prodotti approvati dalla Comunità Europea, marchio CE (quindi commerciabili all’interno della Comunità Europa). Un vero disastro, peggio del silicone.

Negli ultimi 10 anni mi dedico in particolare alla soluzione di danni da filler (materiale iniettato sotto pelle a scopo riempitivo), che si usa per livellare le rughe, ma se eseguiti malamente provocano situazioni catastrofiche.
I danni da filler (infiltrazioni killer, come le chiamo io) possono essere messi a posto, con un paio di sedute di laser. Non c’è un danno che non si risolve. Ovvio che se è grave e complesso ci vogliono diversi interventi, 10 – 12- 15 sedute, una al mese, per cui il tempo si dilata moltissimo.

I clienti: prima di tutto le donne, poi i gay, gli uomini e i trans

Raffaele Siniscaldo, con la moglie Brigitte Valesch, esperta di estetica.

Tra i miei clienti ci sono molte più donne, poi vengono i gay e gli uomini. E anche trans, che hanno danni da silicone.

Ma da me non vengono solo persone dello spettacolo, più o meno famose, ma anche casalinghe, imprenditrici, magistrati, notai, avvocati, commercialisti.

Se tu vedi in Tv un artista che è venuto da me non ti accorgi che ha subìto un intervento.
D’altronde il mio maestro, Vincenzo Cinicola – che è stato assistente di mio padre (chirurgo dell’apparato respiratorio) e poi uno dei padri della Medicina Estetica – mi disse: «Ricordati. Quando un giorno in ogni canale Tv vedrai qualcuno che è passato dal tuo studio sarai arrivato al top». Beh, in una trasmissione a Porta a Porta quattro ospiti su sei erano passati da me.

L’aspetto psicologico
Un ultimo appunto. Nel mio lavoro c’è da tener sempre conto dell’aspetto psicologico, che è molto importante. Per questo nel primo colloquio parlo molto, per capire e anche tranquillizzare la persona.
Del resto un paziente sano viene per risolvere un reale inestetismo, mentre chi ha un’immagine di sé dismorfofobica continuerà a non accettarsi anche se si rifà per ottenere ciò che vuole.

C’è stato un caso interessante. È venuta da me una ragazza per rifarsi il seno. Molto contenta, torna due mesi dopo per rifare le labbra. Due mesi dopo mi chiede di rifarle gli zigomi. Insomma, non aveva problemi reali, semplicemente non si accettava.Ecco che il rischio è di creare dei mostri. In questi casi sconsiglio interventi inutili che non risolvono niente».

Per saperne di più:
Il web di Raffele Siniscalco e della Simed
Il web di Brigitte Valesch

Manuela Pompas
Giornalista, scrittrice, ipnologa, è considerata un'importante divulgatrice nel campo della medicina olistica, la ricerca psichica, la psicoterapia transpersonale. Ha scritto numerosi libri su questi argomenti e la sua ricerca cardine riguarda la reincarnazione attraverso l'ipnosi regressiva. Spesso ospite nei convegni come relatrice sulle tematiche che riguardano la sopravvivenza, è stata spesso in radio e in Tv e ha condotto anche trasmissioni in una Tv privata.