Come sperimentare la sensitività

Un approfondimento nella ricerca del paranormale

Come sperimentare la sensitività

di Giorgio Cozzi. Le difficoltà di una sperimentazione rigorosa nel campo del paranormale. La relazione tra ricercatore e soggetto e le loro responsabilità

Il mondo della sensitività si è ampiamente diffuso in questi ultimi 50 anni, grazie agli spazi mediatici, allo sviluppo della conoscenza, alla libertà di parola e di espressione. Contemporaneamente si è anche allargata l’autoreferenzialità.

Ma cosa vuol dire sensitività? Di norma si intende per tale termine la facoltà di percepire, al di fuori dell’uso dei sensi, informazioni che sono in possesso di altre persone (telepatia), di nessuno in particolare (chiaroveggenza), relative ad un tempo futuro (precognizione), oppure catturate attraverso il contatto con un oggetto appartenente o appartenuto a persone sconosciute (psicometria).

In generale si usa il termine GESP (Percezione extra sensoriale generale), mentre si usa l’espressione PK (Psicocinesi) per le abilità di influire sulla materia senza l’applicazione di una energia nota (famosa è l’esperienza di piegatura dei metalli con la forza del pensiero). Fenomeni che una grande parte di scienziati rifiuta di accettare e spesso anche di sperimentare, tant’è che ci sono miriadi di conferme empiriche e un ridotto materiale di protocollo scientifico.

E c’è anche un Quoziente Paranormale
In questo contesto all’AISM (Associazione Italiana Scientifica di Metapsichica) pervengono frequenti richieste di spiegare eventi strani o anomali e racconti di esperienze vissute che possono essere annoverate tra quelle chiamate paranormali.

Proprio per questo - per dare una risposta a chi se lo chiede o a chi lo chiede - ho personalmente coniato il termine Q.P., Quoziente Paranormale (che è anche il titolo di un mio libro ed CSI Parapsicologia) per identificare un terzo tipo di Intelligenza da affiancare a quelle note (Intelligenza Razionale e Intelligenza Emotiva), indicando appunto il termine di Intelligenza Paranormale, come una sorta di abilità mentale presente in tutti gli esseri umani, ma con pochi soggetti altamente dotati, Super -sensitivi, paralleli ai Super-intelligenti.

Non c’è ancora un valore scientifico
Il dramma è che non esiste ad oggi un protocollo specifico per misurare sistematicamente il Q.P. personale, anche se ho tentato in varie occasione di indicare un metodo possibile. Quindi lo sperimentatore rischia di essere quasi un osservatore dei fenomeni su cui si concentra e finisce per disporre di una ricca casistica di prove che sono valide più come racconto spontaneo che come valore scientifico.

Il ruolo difficile dello sperimentatore
Questo per tre fattori importanti:
1) pochissime persone hanno tempo materiale da dedicare alla sperimentazione, che è frutto di impegno individuale più che oggetto di una ricerca specifica.
2) numerose persone sostengono di essere dotate di capacità paranormali e spesso ne fanno un uso commerciale (cioè si fanno pagare per prestazioni cosiddette professionali senza controllo sul servizio fornito). Questo rende difficile il ruolo dello sperimentatore, perché se avvalora le facoltà è come se ne promuovesse il business, se non le avvalora viene contestato dalla sensitiva di turno.
3) L’accertamento dovrebbe essere frutto di una metodologia sperimentata e avere efficacia pubblica sugli esiti ottenuti, fatto che allontana molti personaggi autoreferenziati.

Una ricerca
Insomma manca una definizione del rapporto tra sensitivi e sperimentatori e un chiarimento su ruoli e responsabilità.
Infatti, per ora ci si accontenta di dedicare del tempo di ricerca a quelle persone che non operano commercialmente e che sono disponibili, vorrei dire senza pretese, ad accettare le procedure della sperimentazione.

Sia chiaro che esse sono rigorose per essere attendibili, almeno così è per noi dell’AISM. Il successo o il fallimento di una sperimentazione non sono così importanti quanto l’adozione di una metodologia accurata e garantista della genuinità delle prove.

La storia di Viktoria
Faccio qualche esempio positivo. Recentemente mi ha chiamato Viktoria, una sensitiva russa (lo è russa, mentre il padre è greco) che vive da 10 anni a Eboli. Una donna spiritosa, che ride spesso trasmettendo allegria - che si è sottoposta di buon grado a effettuare esperimenti a distanza.

Mi racconta che è “nata così”: fin da piccola aveva percezioni istintive su fatti che poi accadevano o che erano come diceva lei. A volte, solo come inizio del responso, usa le carte per concentrarsi, ma poi si lascia andare alle sensazioni che prova e che successivamente vengono riscontrate come pertinenti e veritiere. «Io leggo nell'anima della persona. Guando guardo una persona o la sua foto», dice «soprattutto se la guardo negli occhi mi arrivano percezioni, sia della sua personalità sia di quanto è nel profondo della sua anima».

Talvolta le persone vanno da lei per richieste particolari o per saggiare le sue capacità e ricevere richieste anche dall’estero. Sentendola una persona aperta, anche ironica su se stessa, decido di fare delle prove basate sull’invio di una foto recente con il nome della persona. L’intento è di tastare il terreno per vedere se indica davvero informazioni che non possono esserle note.

Visto che non mi conosce, ho preferito sottopormi per primo come soggetto e ho avuto responsi interessanti. Poi ho provato con un’amica alla quale ha fornito indicazioni ancora più precise, anche sul futuro, che si stanno verificando. Quindi ho allargato la sperimentazione a persone che conoscevo e ad altre che non conoscevo affatto.

Ho raccolto i dati e li ho fatti verificare, riscontrando notevoli congruenze. Considerato che i risultati si presentano positivi e che la disponibilità personale della sensitiva è senza remore, abbiamo deciso di continuare la collaborazione.
A questo punto il test di base è fatto e posso già dire che la sensitiva è in grado di dire o predire cose che riguardano o riguarderanno la vita dell’interessato.

Ora è il momento di passare ad una metodologia più rigorosa e ad un controllo statistico che possa verificare in maniera più precisa l’ESP della signora in questione. È un salto di qualità che richiede una definizione del rapporto tra le parti.

Dalle prove empiriche alla sperimentazione scientifica

Russel Targ ha sperimentato la sensitività nella facoltà di psicologia che ha diretto alla Stanford University

Senza una buona base di indizi positivi diventa difficile investire tempo su una sperimentazione, tuttavia quando le evidenze sono chiare, diventa necessario impostare un protocollo sperimentale solido e valido, metodologicamente affidabile.

Peraltro, al di là dell’interesse scientifico, ci sono altri aspetti che vanno curati e presidiati e ciò richiede di disporre a livello pubblico di una formalizzazione del responso.

Qual è il suo valore? Come si deve comportare per essere accettabile un sensitivo? Cosa deve garantire lo sperimentatore, anche in termini di privacy? Come cambia il rapporto interpersonale tra l’uno e l’altro?

Le domande sono tante e richiederanno presto una sorta di regolamento o di statuto della sperimentazione, sia per avvicinare e tutelare i sensitivi, sia per valorizzare il ruolo dello sperimentatore e anche per definirne la competenza.

Solo così si potrà attenuare o annullare l’autoreferenzialità, spesso perniciosa, perché si saprebbe chi, quando e come può rendere certe affermazioni accettabili e cosa esattamente si deve accertare per sostenere abilità che spesso sono false e diventano solo una realtà di business.