Stalking: mai sottovalutare

DA VIOLENZA DI GENERE A QUESTIONE DI INTERESSE PUBBLICO

Stalking: mai sottovalutare

di Cristina Penco. Per i sex offender - molestatori e persecutori,  uomini e donne - sono necessarie misure coercitive e preventive, con approcci integrati e multidisciplinari di recupero

Un insieme di comportamenti molesti o minacciosi tra cui pedinare una persona, farle continue improvvisate a casa sua o sul posto di lavoro, bombardarla con telefonate e messaggi, anche offensivi, compiere atti di vandalismo contro le sue proprietà (auto, cassetta della posta) in modo ingiustificato ed insistente.

Trattasi di stalking (da to stalk, “caccia in appostamento”, “fare la posta”), tramite cui la persona che lo commette (stalker) disturba e fa soffrire un’altra (la vittima) attraverso intrusioni o comunicazioni ripetute, aggressive e indesiderate fino a provocarle malessere, disagio, ansia, paura, stati depressivi.
E spesso tutto ciò precede la violenza fisica, l’omicidio o, ancora, lo sfregio permanente (si pensi, per esempio, agli attacchi con l’acido, in cui, negli ultimi anni, sono stati colpiti anche diversi uomini).

Lo stalking è soprattutto maschile, ma non solo
Gli studi condotti in centri specializzati per il sostegno di vittime di questo reato – configurato tale con la legge n. 38 del 2009 – attestano una prevalenza di dinamiche persecutorie a opera di autori di sesso maschile, ma, come viene sottolineato opportunamente da Antonella Pomilla, Alberto D’Argenio e Vincenzo Mastronardi in Stalking: considerazioni clinico-criminologiche tramite i risultati di un contributo di ricerca, Supplemento alla Rivista di psichiatria (2012), lo stalking andrebbe inteso come un comportamento di “sesso neutro”, non identificabile, cioè, con una sola identità sessuale.

La dinamica per cui da respinto si diventa predatore

foto di Tumisu da Pixabay.

Prendendo spunto anche dalle analisi e osservazioni riportate ne Lo Stalking. Caratteristiche del fenomeno e strumenti di tutela, a cura della Consigliera di Parità, Provincia Autonoma di Trento (2011), in base a diversi studi e ricerche, sembrerebbe risultare che il molestatore assillante – sia esso di genere maschile o femminile – abbia almeno due ordini di problemi.

Il primo è inerente il senso di identità: la personalità deficitaria o deviata dello o della stalker presenta lacune e mancanze per diversi motivi, non si struttura con quelle specifiche funzioni psichiche e con quei principi che regolano varie dinamiche, anche a livello interpersonale, venendo meno una lucida percezione della realtà e degli aspetti normativi in vigore.

La seconda criticità ha a che vedere con l’area dell’autostima, e riguarda l’autonoma capacità di garantirsi risorse personali con le quali gestire delusioni, mortificazioni o sconfitte. Lo o la stalker non riesce a riconoscere (razionalizzando, rimuovendo o sublimando) emozioni e sentimenti particolarmente acuti come la gelosia, l’invidia, la rabbia, la ossessività, il controllo, etc. che appartengono comunemente alle esperienze umane.

Il movente dei comportamenti molesti
Quale può essere il movente che spinge qualcuno a mettere in atto comportamenti ossessivi e molesti nei confronti di altri?

Gli impulsi possono essere determinati dal desiderio di ristabilire una relazione terminata o di instaurarne una nuova, dalla ricerca di una gratificazione sessuale, in certi casi atto preliminare di una vera e propria aggressione, ma anche dal desiderio di vendetta.

"Si ha comunque a che fare con soluzioni inefficaci di un narcisismo malato e patologico per il quale il soggetto – incapace di controllarsi e di rifornirsi autonomamente di autostima – precipita, dopo i vari insuccessi o rifiuti, in un sé delusivo e intollerabile che deve allontanare da sé o rimuovere", si legge nella pubblicazione citata.

La maggior parte degli stalker è una persona respinta

La maggior parte degli stalker, è stato notato, rientra nella categoria dei “respinti”, di coloro che si sentono rifiutati e cercano di recuperare un rapporto prima esistente o di entrare in intimità con qualcuno da cui sono ossessionati. Un aspetto, questo, ascrivibile anche al cambiamento dei ruoli culturali maschili e femminili dell’ultimo mezzo secolo nella società contemporanea.

In particolare, considerando i radicali mutamenti che hanno riguardato le donne – l’aumento della scolarità femminile, l’ingresso nel mondo del lavoro, la caduta della fertilità, il nuovo diritto di famiglia, la legalizzazione del divorzio e dell’aborto non hanno intaccato in nulla la struttura patriarcale della società – hanno fatto sì che la loro figura si sottraesse sempre di più alla dominazione esercitata dal cosiddetto “sesso forte”.

La ricerca del "Centro Documentazione Donna" di Modena

Foto di Henryk Niestroj da Pixabay

Un'analisi interessante emerge nella Guida bibliografica ragionata realizzata dal Centro Documentazione Donna di Modena nell’ambito del progetto di ricerca Stalking e rischio di violenza, finanziato dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
In questi ultimi decenni sono avvenute ulteriori profonde trasformazioni, alcune, peraltro, tuttora in atto e soggette a un’ulteriore evoluzione, con effetti impattanti sulla relazionalità: la crisi dell’istituzione matrimoniale, l’attrazione malsana e morbosa per il mondo delle celebrities, la tendenza al voyerismo, il narcisismo esasperato, la rottura dei confini tra sfera pubblica e sfera privata anche con il dilagare del mondo social e dei suoi risvolti più preoccupanti (si pensi, per esempio, al cyberstalking).
Ed è in virtù di questi elementi che molti studiosi considerano il reato di atti persecutori come un “prodotto” della cultura contemporanea.

Reato di atti persecutori e Codice Rosso
Secondo gli ultimi dati del Viminale, i reati ex articolo 612 del Codice penale (atti persecutori) sono stati 13.117 nel 2016, 14.521 nel 2017, 14.871 nel 2018 e 4.927 tra gennaio e maggio 2019 (in calo, dunque, rispetto ai 6.465 dei primi cinque mesi dell’anno scorso). Nel 2018 si sono registrate 6.437 denunce per stalking, 2.295 in meno di quelle presentate nello stesso periodo del 2017.

Il dato, però, va letto con attenzione: potrebbe essere riconducibile, infatti, a una persistente reticenza delle vittime che non procedono con l’atto di accusa. Senza considerare che, spesso, gli esposti vengono archiviati. Anche per far fronte a simili aspetti, nell’estate 2019 è stato approvato in via definitiva il Codice rosso, il disegno di legge in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, varato dal Consiglio dei ministri a fine novembre del 2018.

La novità principale della nuova normativa consiste in una corsia veloce e preferenziale per le denunce e le indagini, al pari di quel che avviene, per esempio, presso le strutture di pronto soccorso per i pazienti più gravi.
Per i reati sessuali, nei quali viene compreso lo stalking, "la comunicazione della notizia di reato è data immediatamente anche in forma orale. Alla comunicazione orale deve seguire senza ritardo quella scritta con le indicazioni e la documentazione previste".

L'iter legislativo in difesa delle donne oggi è più veloce
Il pubblico ministero ha tre giorni, a partire dall’iscrizione della notizia di reato, per assumere informazioni, con eccezioni se la vittima è un minore. Per quanto riguarda la polizia giudiziaria, questa deve agire "senza ritardo" per il compimento di tutti gli atti del pubblico ministero, comunicando al magistrato le notizie di reato di maltrattamenti, violenza sessuale, atti persecutori e lesioni aggravate avvenute in famiglia o tra conviventi. Per sporgere denuncia, la vittima ha a disposizione 12 mesi, non più solo 6, com’era in passato, dal momento della violenza subita.

Sono state inasprite tutte le pene previste attualmente dal codice penale per i reati sessuali; per lo stalking, nello specifico, la pena massima passa da 5 anni di carcere a 6 anni e 6 mesi. È previsto l’ergastolo se i reati sessuali sono commessi da persona legata da una relazione affettiva con la vittima, anche se cessata, o si tratta di ex convivente o ex coniuge.
Nel codice penale è introdotto il reato di sfregio del volto, punito con la reclusione da otto a quattordici anni di carcere. Altro punto importante, la legge prevede l’istituzione di specifici corsi di formazione, a frequenza obbligatoria, per coloro che esercitano funzioni di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria, sia sul fronte della prevenzione che su quello del perseguimento dei reati.

Intervenire subito, non solo con la coercizione
Secondo i dati dell'Osservatorio Nazionale Stalking, almeno un persecutore su tre è recidivo e successivamente alla denuncia o alla condanna, dopo essere stato sottoposto a misure quali l'allontanamento o la detenzione, il molestatore torna a perseguitare la vittima.

Come continuano a mostrare i casi di cronaca all’ordine del giorno, la sola coercizione non è sufficiente a rendere lo stalker consapevole dei suoi errori.

In tutto il mondo ci sono gruppi di aiuto e di difesa contro la violenza sessuale.

Da più parti è richiesta l’introduzione di strumenti che favoriscano l’inserimento tempestivo in percorsi psicoeducativi paralleli a quelli giudiziari, ovvero trattamenti di psicoterapia individualizzati, alternati a momenti di confronto di gruppo.

Questi hanno l’obiettivo di far trovare a donne e uomini “maltrattanti”, come vengono definiti in gergo tecnico, altre modalità di espressione non lesive né distruttive verso l’altro/a e mirate ad armonizzare le parti disfunzionanti di sé stessi.

Spesso l’assenza di questo tipo di interventi vanifica gli altri tesi a proteggere e tutelare le vittime. Sarebbe auspicabile che si creasse un network di azioni sinergiche tra Forze dell’Ordine, operatori sanitari, e centri psico-criminologici per gli autori di molestie e abusi.

Va infine ricordato che la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (più nota come Convenzione di Istanbul), rappresenta, ad oggi, uno dei mezzi più completi per affrontare simili fenomeni, che devono essere affrontati secondo un approccio multidisciplinare e integrato, considerando, infine, tali reati non solo meri fatti privati, ma questioni di interesse collettivo.