Roberto Brivio: con i Gufi nel cuore

Roberto Brivio: con i Gufi nel cuore

di Manuela Pompas. Sul palco del Ciù Ciù, il locale di Enzo Iacchetti, Roberto Brivio ha cantato, raccontato storie proverbi, barzellette: oltre due ore di risate

Roberto Brivio - ex Gufo, ma ancora Gufo nel cuore - con la sua verve, la sua simpatia e ovviamente le sue canzoni, mi ha riportato indietro nel tempo, ai miei vent’anni quando, frequentando locali e Festival, mi occupavo di musica leggera come giornalista, poco prima di affrontare il mondo del mistero.

La mia prima intervista in questo mondo, grazie a una loro amica – che guarda caso era una mia “zia” per affetto e anche la mia madrina spirituale (la scrittrice Gici Ganzini Granata) - l’avevo fatta verso la fine degli Anni ’60 proprio ai Gufi: Nanni Svampa e Lino Patruno (che ho rivisto qualche volta anche in seguito), Gianni Magni e lui, Roberto Brivio. Vestiti di nero con la bombetta in testa, cantavano canzoni assurde, macabre, spesso piene di non-sense, molto divertenti, oltre che dialettali (in milanese).

Purtroppo Magni aveva voluto sciogliere il gruppo, per continuare come attore, e ognuno aveva preso la sua strada: Lino Patruno aveva previlegiato il jazz, ma anche gli spettacoli con Svampa, chansonnier innamorato di Georges Brassens ma anche delle canzoni popolari milanesi.

Roberto Brivio (diplomato all’Accademia dei Filodrammatici) ha continuato la sua strada come cantante di cabaret (ne ha fondati sette, forse il più celebre il Refettorio di via Morigi), ma anche come attore, regista, docente di teatro.

Ha al suo attivo 13 libri (l’ultimo: Canzoni popolari milanesi, coautore Luigi Inzagli, ed. Meravigli), sulla musica e anche romanzi.

«Per 15 anni ho lavorato con Carlo Rizzo (spalla di Macario) nell’operetta, anzi, ho avuto una grande compagnia, in cui lavorava anche Grazia Maria Raimondi, sua moglie».
Con cui ha avuto tre figli e tanti nipoti, legati al mondo dello spettacolo. «Anche due nipoti vogliono fare l’attrice», racconta. «Del resto hanno respirato da sempre l’odore del palcoscenico, dato che quando andavo in tournée portavo con me tutta la famiglia».

Una serata al Ciù Ciù, ricordando il Derby

Milano. Brivio con Enzo Iacchetti e Sergio Ferrari. Foto di Giuliano Plorutti (come in home page).

Così sono andata ad ascoltarlo al Ciù Ciù, il cabaret milanese di Enzo Iacchetti, che cerca di far rivivere i fasti del Derby («Il primo Derby naturalmente, molto scomodo, ma più un locale è scomodo e più ha successo», dice Brivio).

Un locale molto semplice: uno stanzone con le tende rosse, un bancone in fondo da una parte e dall’altra il palco col pianoforte, tanti tavolini con la gente seduta, con un bicchiere di vino rosso e la voglia di divertirsi. E un pubblico anche giovane, insieme a qualche nostalgico.

Roberto, 82 anni portati magnificamente, sale sul palco e si esibisce intervistato da Enzo Iacchetti, un’ottima spalla con chitarra, sorriso e battute pronte («Tu per me, quando ero giovane, eri un mito come John Lennon e ora, non posso crederci, ti ho qui sul palco»).

Segue una scaletta concordata tra loro per un’intervista che viene frantumata da canzoni (un paio di numeri con la moglie), barzellette e proverbi in dialetto milanese, ricordi di tutta una vita dedicata allo spettacolo. Con tante risate e tanti applausi.
E in chiusura Porta Romana bella, cantata tutti in coro.

Tanti progetti in cantiere

Brivio con la moglie, Maria Grazia (foto G. Plorutti).

Ma Roberto, instancabile, è pieno di progetti, vicini e lontani. Tra l’altro ha una rubrica sul Giorno, dove scrive in milanese tre volte la settimana.

«Il 28 gennaio ho uno spettacolo sulla Shoah, dove spariamo a zero sul passato ma anche sul presente, con una bella colonna sonora.

Poi andrò due volte al mese all’Atrion Caffè di Carugate, dove questa estate ho fatto uno spettacolo con Flavio Oreglio e Alberto Patrucco.

Con loro e anche Davide Riondino,  stiamo organizzando per la regia di Vito Molinari, uno spettacolo teatrale sui Gufi, non cantando, ma sceneggiando le loro canzoni».