Australia: un rogo senza fine

Australia: un rogo senza fine

Un disastro immane che coinvolge migliaia di ettari, di persone, case, animali e per ora sembra non avere soluzioni

Dopo l’Amazzonia (oltre 20.000 ettari carbonizzati e la responsabilità maggiore attribuita a Bolsonaro), ora brucia l’Australia. E anche Kangaroo Island, l'Isola dei canguri, a sud dell'Australia, un magnifico luogo con una fauna endemica, è stata divorata dal fuoco. Per fortuna è intervenuto anche l'esercito e molte zone a rischio sono state evacuate via mare.

È stato impossibile dominare il fuoco. Il calore era talmente alto che l'acqua, sganciata dagli elicotteri, evaporava prima di raggiungere terra.

Purtroppo ogni giorno le notizie cambiano. A tutt'oggi il resoconto è drammatico: sono andati in fumo oltre 800 mila ettari di bosco, oltre 2000 abitazioni distrutte dai roghi, molte zone con migliaia di persone evacuate (e qualcuno non se ne va, non vuole lasciare la casa e una vita intera di ricordi), 25 i morti, per non parlare dei 500 milioni di animali.

Incendi dolosi?
Mentre in Brasile dietro gli incendi è probabile ci fossero grandi interessi e politiche sbagliate, in Australia le cause sono molteplici:  i fulmini e il riscaldamento improvviso, la siccità, si è parlato anche di gesti cretini e incoscienti, di chi non si rende conto del pericolo.

Un koala cerca di salvarsi.

Avevano detto che erano state arrestate 180 persone sospette di roghi dolosi, ma sembra che questa notizia sia una fake. Qualche ragazzo sorpreso mentre bruciava le sterpaglie avrebbe dichiarato: «Volevo vedere che effetto fa il fuoco». Se fosse vero, per loro il titolo del racconto di fantascienza che abbiamo pubblicato: razza di idioti!

E adesso c’è anche il problema dell’acqua che scarseggia, per cui dovranno essere abbattuti 10.000 animali tra cammelli e dromedari, per non togliere l’acqua alle persone.

Purtroppo nei territori colpiti (tra New South Wales, Victoria, Sud Australia e Queensland) gli incendi non si fermano. Anzi - per le alte temperature e i forti venti - potrebbero intensificarsi. E per ora non si vedono soluzioni rassicuranti.
Intanto il sindaco Michael Pengilly ha dichiarato - a differenza di quanto ha affermato invece Obama - che il cambiamento climatico non c'entra con gli incendi.
Ma prima o poi le potenze di tutto il mondo dovranno fare i conti con i disastri che si stanno moltiplicando - scioglimento dei ghiacci, maggiore attività dei vulcani, incendi, desertificazione - e cambiare la politica.
In questo possiamo solo sperare nei giovani, che chiedono a gran voce in tutto il mondo il rispetto per la natura e un cambiamento etico che sembra scomparso.