I progetti della Fondazione Butterfly

I progetti della Fondazione Butterfly

di Manuela Pompas. Dopo la morte della figlia, Claudio Maneri ha deciso di aiutare i bambini di vari Paesi nel mondo, creando scuole attraverso la sua Fondazione

Claudio Maneri, Presidente della Fondazione Butterfly.

Claudio Maneri, milanese e laureato in architettura, trapiantato da oltre 10 anni in Romagna, ha lavorato per alcuni anni in Egitto, per conto di una impresa che costruiva alberghi in medio Oriente. Successivamente ha operato per molti anni, quale consulente di imprese tedesche che si occupavano di ambiente (smaltimento corretto di rifiuti tossici ed elettronici).

Ci conosciamo da molti anni e la prima volta l’ho incontrato in un convegno dove presentava il suo libro Ciao Papi e l’ho anche invitato in Mondadori quando ha scritto Il patto dell’anima (entrambi Hermes ed., come Scintille di vita e Ri-nascita).

“La Fondazione ha aperto tante scuole nel mondo”
«Sì, nel 2004 abbiamo aperto una scuola in Nepal per oltre 150 bambini orfani tibetani che continuiamo a sostenere con un programma di sostegno a distanza. A Kaung-To, in Myanmar vicino al lago Inle, abbiamo realizzato una scuola per 300 bambini, e successivamente almeno una trentina di scuole primarie e secondarie tra Etiopia e Madagascar.

In Etiopia, ci siamo accorti che era primario sopravvivere rispetto ad andare a scuola, per cui, davanti alla situazione drammatica di accesso all’acqua potabile che abbiamo riscontrato nella regione del Tigray ed Afar, abbiamo iniziato a cercare fondi per realizzare pozzi d’acqua.

Etiopia. I bambini seduti per terra in una classica scuola all'aperto.

Etiopia. La nuova scuola aperta dalla Fondazione Butterfly.

Molte persone, da quelle parti, sono ancora costrette a bere acqua sporca infestata da parassiti e molti bambini si ammalano seriamente e spesso irrimediabilmente.
Devo confessare che molte aule di scuola e molti pozzi sono stati realizzati grazie all’aiuto di genitori che avevano perso i propri figli; questo loro coinvolgimento, visto che molti di loro mi hanno seguito in Africa, credo sia stato molto importante per tutti loro che in qualche modo hanno avuto l’opportunità di provare a ricominciare a vivere.

Oggi i pozzi d’acqua realizzati in Etiopia sono oltre 350 e danno da bere acqua potabile ad oltre 100.000 persone!!

Un vero banco di legno!
Recentemente è nato un progetto, tutt’ora in corso, anche grazie al contributo di Sonia Benassi che, da ex insegnate è rimasta colpita dall’idea di regalare banchi di scuola a bambini costretti a seguire le lezioni seduti per terra.

Etiopia. Sorridenti sui banchi nuovi.

Là, e in particolar modo in Tigrai e Afar, regioni particolarmente aride ai confini con l’Eritrea, le scuole rurali costituiscono purtroppo una realtà molto amara.
I bambini, fin dalla prima infanzia, sono costretti a camminare per ore ed ore per raggiungere classi fatiscenti, costruite con pietre e prive del minimo arredo: spesso ci è capitato di vedere molti di loro,  seduti su sassi o direttamente su un pavimento di terra e ci  siamo  domandati come potessero imparare qualcosa in quelle estreme condizioni di disagio.

Il mese di Febbraio 2020 consegniamo i primi 140 banchi alle scuole rurali che ne hanno fatto richiesta! 400 bambini potranno sedersi finalmente su di un banco vero!
Un grazie di cuore a tutti coloro che ci hanno aiutato ed alla nostra cara amica Sonia».

Ci occupiamo di ragazzi disagiati
Ma questa volta lo incontro anche per un altro motivo. Tra le tante cose che fa con la Fondazione Butterfly è anche Presidente della Cooperativa Butterfly onlus che si occupa di minori affidati ai servizi sociali, italiani o anche molti arrivati con gli sbarchi.

Alcuni ragazzi della Cooperativa di Forlì.

«Che cosa ti ha spinto a occuparti di ragazzi disagiati?»
«Costituita nel 2002 la Fondazione Butterfly, mi sono trasferito in Romagna dove, nel 2008, ho creato la Cooperativa Butterfly con l’obiettivo di accogliere in due strutture educative e residenziali, per accogliere un totale di 25 minori, gestite da équipe di educatori e psicologi.

Recentemente abbiamo anche ingressi importanti di ragazzi inviati dai Centri di Giustizia Minorile.

Resta nostro l’impegno di riuscire a garantire un futuro a tutti questi ragazzi che, compiuti i 18 anni, anche se ufficialmente maggiorenni, hanno ancora bisogno di sostegno, per trovare un alloggio, un lavoro ed un po’ di attenzione.

E adesso, grazie ad una raccolta fondi sostenuta da una banca locale, stiamo cercando di avviare un progetto per una ciclo officina a Forlì: forse un possibile mestiere per alcuni di loro».

Foto di Coralie Maneri

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