Profumi: tutto ciò che volete sapere

Profumi: tutto ciò che volete sapere

di Umberto Borellini. I segreti dei profumi (da Tu chiamale, se vuoi, emulsioni): cosa evocano, cosa esprimono, cosa accade quando li indossiamo

Umberto Borellini, cosmetologo.

A tutti è capitato, nel percepire un profumo, di rivivere una sensazione o di ricordare una persona nascosta nella nebbia del passato.

Merito dell’olfatto e dell’inconscio o, meglio ancora, delle “retroproiezioni olfattive”, che indicano appunto quelle sensazioni inconsce che si provano quando entriamo in contatto con alcuni odori o profumi e il passato riaffiora alla nostra memoria.

Quando, nel 2004, Linda B. Buck e Richard Axel vinsero il premio Nobel per la Medicina per le loro ricerche sui recettori olfattivi, il profumo, con il suo potere evocativo ed emozionale, entrò definitivamente nel mondo scientifico (anche se i primi studi iniziarono negli anni Sessanta).

La magia del profumo
Ecco spiegato quindi perché quando si parla di profumi e di ciò che possono evocare si tende a descriverli come un’aura magica: la nuvola di profumo che si inspira e inebria il cervello è come la ricetta di una pozione incantata in grado di manipolare i pensieri, i ricordi e le sensazioni, misteriosamente.

E tutto questo avviene dove migliaia di recettori olfattivi ricevono stimoli e producono azioni o, meglio, potenziali di azioni, cioè nel sistema limbico, costituito da una serie di strutture cerebrali che comprendono l’ippocampo, l’amigdala, il fornice, il bulbo olfattivo, l’ipotalamo e il giro del cingolo.

Le aree cerebrali coinvolte

L'ippocampo è coinvolto nella formazione di tracce di memoria a lungo termine e nell’orientamento spaziale tramite mappe cognitive; l’amigdala è coinvolta nella segnalazione alla corteccia, di stimoli associati a reazioni di paura e ricompensa e anche nelle reazioni emotive e nell’attrazione sessuale.

Il bulbo olfattivo è implicato nella recezione degli stimoli olfattivi e l’ipotalamo opera un controllo sul sistema nervoso e su quello endocrino tramite la ghiandola dell’ipofisi; è coinvolto anche nell’influenzare i ritmi circadiani.

Non è dunque magia ma biochimica. È l’incontro tra alcoli, chetoni, aldeidi e terpeni a conferire a una rosa il profumo di rosa e alla lavanda il suo classico aroma.

Il senso della bellezza
Il profumo rappresenta forse l’apice di questo nostro viaggio nella bellezza e riassume il senso di tutti quei prodotti che materialmente toccano la pelle dell’individuo ma, in termini più globali, vanno a colpire e a influire sulla sua personalità.

Ogni fragranza è una creazione complessa che racchiude un mondo: è fatta di note studiate ma è anche una vera e propria alchimia. Ciò accade perché ogni volta che la indossiamo, le sue note si uniscono al nostro film idrolipidico, producendo una composizione unica.

Fascino sulla pelle
Ecco perché un determinato profumo non è mai esattamente lo stesso se indossato da persone diverse. Non stravolge e non “nasconde” l’odore della nostra pelle, ma ci dona più fascino e, anzi, lo rafforza perché si imprime nella memoria di chi lo utilizza e di chi lo respira costruendo ricordi particolarmente evocativi e indelebili, rendendoci più facile il compito di diventare “indimenticabili”, perché l’olfatto è il senso che ricorda prima e con maggiore precisione.

Un filtro d’amore?
In un certo senso sì: quando usiamo un profumo che ci piace produciamo endorfine, responsabili di una sensazione di benessere. Senza contare che esistono note specifiche particolarmente seducenti, quasi “afrodisiache” come vaniglia, ylang ylang, verbena (la favorita di Casanova, che di seduzione se ne intendeva), gelsomino, muschio, essenze sensuali che predispongono l’apertura verso l’altro.

Profu-mio: questioni di pelle, di naso e di cuore
L’olfatto è il nostro senso rimasto selvaggio, cioè non civilizzato, razionalizzato, codificato, ma istintivo e individuale.
Come se non bastasse, la chimica del profumo interagisce con la chimica della pelle di chi lo indossa, mutando di conseguenza le sue caratteristiche, anche quelle percettive, e diventando realmente “individuale”, anche dal punto di vista chimico.

Chanel n. 5, il profumo di Marilyn
Quindi non esiste un’essenza, neppure quella del mitico Chanel n. 5 - sicuramente il profumo più famoso del mondo - che, una volta spruzzata sul corpo, non si modifichi.

Allora c’è da chiedersi: perché, quando si mette un profumo, le reazioni cambiano da donna a donna? Ciò è dovuto alla cosiddetta “chimica del corpo”. È una questione di pelle: il profumo che sentiamo aprendo il flacone non sempre è quello che ci ritroviamo addosso, poiché, a seconda del tipo di epidermide, può modificarsi totalmente.

Ogni pelle ha un odore diverso e una delle cause è sicuramente legata al pH epicutaneo, che cambia da persona a persona. Un altro fattore che modifica la percezione di un profumo è la traspirazione. Il sudore è costituito da acqua e altri oligoelementi, come sodio, cloro, potassio, e da acidi deboli come quello lattico, che si assommano alle essenze e all’alcol contenuti nel profumo, dando vita a una fragranza notevolmente diversa.

È una questione di cuore
C’è un altro motivo per cui gli odori mutano: il tasso lipidico della pelle. Se è seborroica, il sottilissimo strato superficiale di sebo si mescola agli ingredienti del profumo e ne modifica anche in modo significativo il bouquet.

Ma vi sono anche altri fattori come la dieta, soprattutto quella povera di grassi o ricca di spezie, che vanno a influenzare l’odore, così come la pillola anticoncezionale, alcuni farmaci, in particolare gli antibiotici, e il fumo.

Ci sono persone che adorano un profumo e mettono solo quello. Perché? È una questione di cuore.

Il legame tra olfatto ed emozioni è molto stretto: abbiamo visto come i fattori che ci fanno apprezzare un profumo siano spesso legati ai ricordi. Ognuno di noi memorizza milioni di odori e li associa a sensazioni piacevoli o spiacevoli.

Per questo un profumo è in grado di richiamare alla memoria immagini piacevoli del passato: si tratta di ricordi che riemergono in modo preciso, ma anche inconscio.

Gli odori, infatti, vengono riconosciuti nell’emisfero destro del cervello, che è quello non legato al linguaggio. Per questo non sempre è possibile identificarli con chiarezza.

Questione di naso
Il bouquet di ogni fragranza è composto da tantissime note, ciascuna con una durata diversa, dai 30 minuti del limone alle 7 o 8 ore delle note boisé legnose. Appena spruzzato, il profumo disperde le essenze più fresche e agrumate (note di testa).

Sono quelle che colpiscono subito l’olfatto e determinano il feeling immediato con la fragranza, ma svaniscono dopo circa mezz’ora, lasciando il posto alle note fiorite o speziate che caratterizzano il bouquet.

Durano fino a 3 o 4 ore e sono, in pratica, il vero profumo (note di cuore). Per ultime, si sentono le essenze ambrate e legnose e i muschi, che danno persistenza e tenacia al profumo.
Sono quelle che rimangono, per esempio, sui vestiti e possono durare anche diversi giorni (note di fondo). Ecco perché quando si sceglie una fragranza, bisognerebbe aspettare almeno un’ora per capire se piace veramente.

Questioni di ormoni
Ci sono donne che un giorno adorano un profumo e un altro non lo tollerano. Perché? È una questione di ormoni. Esistono situazioni che modificano lo stato della pelle.

Durante il ciclo mestruale, per esempio, gli ormoni alterano il pH cutaneo, quindi il profumo si modifica. Durante una gravidanza, invece, a causa della nuova situazione ormonale, l’olfatto è molto più sensibile agli odori.

Questo fa percepire nel profumo abituale note che prima non erano avvertite e che possono non piacere più. Con il sopraggiungere della menopausa, infine, la cute diventa più secca. La mancanza di lipidi sulla superficie cutanea altera il film epicutaneo e, ancora una volta, la nota del bouquet.

Nei riti sacri e divinatori
Nella storia la prima forma di profumo era costituita dalle essenze, impiegate per profumare il corpo, ma ancor più nei luoghi sacri, dove i sacerdoti le bruciavano insieme a resine e legni odorosi per ottenere fumi propiziatori: da qui il significato della parola pro-fumo (per fumum, attraverso il fumo).

Pro-fumi, quindi, come strumento divinatorio: questo potere pontificio tra un Io e un Dio è praticamente scomparso e anche i poteri dei profumi hanno cambiato terreno di applicazione e si sono avvicinati alla sfera individuale e interindividuale.

Un codice di comunicazione
Il profumo è come una carta d’identità che rivela tendenze, carattere e spirito di chi lo usa; è come un’aura che si dilata e che trasmette, insieme alle molecole odorose, messaggi e richiami, attraverso i quali raccontiamo agli altri la nostra interiorità.

Il profumo si fonde con la nostra personalità e la esprime in silenzio, discretamente, suggerendola agli altri. In questo senso possiamo definirlo un vero e proprio “psicocosmetico” dalla duplice funzione: da un lato agisce in senso armonizzante con chi lo porta, amalgamandosi con le sue emozioni in modo affine alla sua interiorità, dall’altro si pone come mezzo che rivela agli altri la personalità e lo spirito di chi lo usa.

Poiché agisce sia sui sensi e sulla psiche dell’individuo sia nelle relazioni interpersonali, si può dunque ritenere il profumo un codice di comunicazione e di identità completo.

Seduzione spray: viva i feromoni!
Qualcuno lo sospettava, ma adesso è arrivata la prova scientifica.
Il profumo maschile prediletto da Steve McQueen, contiene un elemento chimico che stimolerebbe nelle donne la produzione e il rilascio di un ormone sessuale; ecco forse perché Steve aveva una vita spericolata cui anche Vasco Rossi ambiva!

Si tratta di un’aldeide di sintesi, l’hedione (stessa etimologia della parola edonismo) che attira le donne e risveglia i loro sensi perché attiva l’ipotalamo, la zona più ancestrale del cervello, quella dove risiedono anche gli istinti legati alla fame, alla sete e al sonno, e accende o, meglio, libera il feromone VN1R.

A scoprirlo, come riporta il Daily Telegraph nel 2015, è stato un gruppo di ricercatori della Ruhr-Universität Bochum, in Germania. Il loro studio è stato pubblicato dalla rivista scientifica NeuroImage.

3000 cellule nervose
L’olfatto, complice l’atto involontario del respiro, è l’unico senso a non avere ostacoli di trasmissione, poiché agisce senza limiti di distanza (come invece accade con il tatto), di luce (come con la vista) o di frequenza sonora (come con l’udito). L’atto di annusare un profumo attiva 3000 cellule nervose nel cervello.

Ma descrivere un profumo non è facile. È come rappresentare un dipinto a chi non lo ha mai visto, raccontando il soggetto, l’ambientazione, le sfumature e i contrasti, recependo lo stato d’animo dell’artista e, soprattutto, trasmettendo un’emozione. Ma ognuno di noi con la propria sensibilità decodifica i segnali in maniera diversa e in modo soggettivo.

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