Tutto il mio folle amore

IL NUOVO FILM DI GABRIELE SALVATORES

Tutto il mio folle amore

di Manuela Pompas. Una bella storia, un po' vera e un po' inventata, di un ragazzo (autistico, ma non si dice) che parte all'avventura con il padre, cantante di balera

Regia: Gabriele Salvatores.
Interpreti:
Valeria Golino, la madre.
Diego Abatantuono, suo marito.
Claudio Santamaria, cantante, il padre.
Giulio Pranno, Vincent.
Daniel Vivian, Dragan.
Drammatico. Italia 2019.

Il film è la libera trasposizione ispirato alla storia vera di Andrea, raccontata dal padre Franco Antonello (insieme nella foto) in Se ti abbraccio non avere paura, in cui racconta il loro viaggio negli Stati Uniti.

Una storia alla ribalta anche della cronaca per il tragico incidente avuto dal fratello del protagonista, appena uscito dal coma, mentre la fidanzata è morta.

Antonello, un imprenditore di Treviso, ha raccontato come Andrea abbia cambiato completamente la sua esistenza, tanto da spingerlo a lasciare l’azienda in mano ai suoi collaboratori per aiutare le famiglie con giovani disabili.

Così,  nel 2005 ha creato la Fondazione «I bambini delle Fate», che oggi finanzia 48 progetti di inclusione sociale, con 15 dipendenti e collaborazioni con 700 imprese e 2500 privati.


Una storia vera... che sembra inventata

Giulio Pranno, il giovane protagonista.

Ed ecco la storia, il cui titolo si ispira a una canzone di Modugno, portata sullo schermo da Gabriele Salvatores, che finalmente torna al cinema con una pellicola toccante e commovente, ma in certe scene anche divertente. Un film presentato fuori concorso alla 76esima Mostra Internazionale d'Arte cinematografica di Venezia.

Vincent - che porta il nome di un canzone del padre che non ha mai visto - ha un grave deficit cognitivo (è autistico, ma nel film questa parola non viene mai prounciata), che lo spinge a volte a gesti estremi, incontrollati. Ma più spesso corre, ride, cerca di scoprire il mondo, come può.

La madre, che l'ha avuto dopo una notte con un cantante che poi si è dileguato, è tormentata e fa fatica a gestirlo, ma è aiutata dal marito Mario, un editore letterario, che invece ha stabilito un buon rapporto con il ragazzo (un fantastico esordiente), che ha adottato.


Padre e figlio si ritrovano

Ma una notte Willy, il padre naturale torna, vuole sapere, si incontra con il ragazzo che capisce. E quando sua madre lo caccia di casa, Vincent si nasconde nel suo furgone per andare con lui.

Willy, soprannominato "il Modugno della Dalmazia", non può riportarlo a casa, perchè è aspettato per una tournèe nei Balcani.

Claudio Santamaria, detto il "Modugno della Dalmazia".

I genitori chiamano la polizia, accusando il cantante di rapimento e poi lo inseguono per recuperare il ragazzo. Inizia così una grande avventura, che coinvolge tutti i protagonisti, scuotendoli da una routine senza via d'uscita e in qualche modo li cambierà, in meglio.

Willy, dapprima sconcertato, riesce a stabilire un bel rapporto con il figlio, che lo ricambia spesso con gesti affettuosi, anche se ogni tanto si mette nei pasticci.

Il padre gli insegna molte cose, ad esempio a comunicare meglio usando giochi di parole; e lui stesso riscopre la sua sensiblità (non si dice che ogni persona ci fa da speccho?), il suo lato paterno.

Valeria Golino e Diego Abatantuono.

Nel corso di questo viaggio tra Serbia e Croazia, che avviene nei più disparati dei modi, in macchina, in moto, ma anche a piedi o a cavallo, padre e figlio si trovano coinvolti in situazioni a volte drammatiche, altre divertenti, colorite.

Alcuni dei personaggi che incontrano sono picareschi, appartengono ad altre etnie, altre storie, come il guru di una setta che predica in un deserto di pietra o i componenti di un matrimonio gitano.
Il finale, un po' malinconico, non è scontato. Ma tutti sono diventati più adulti.