Grazie a Dio

UN BELLISSIMO FILM DI DENUNCIA

Grazie a Dio

di Manuela Pompas. Tratto da una storia vera, il film di Ozon denuncia insieme a un caso accaduto in Francia la grave piaga della pedofilia nella Chiesa

Regia: François Ozon.
Interpreti: Melvil Poupaud (Alexandre Guérin), Denis Ménochet (François Deborde), Swann Arlaud (Emmanuel Thomassin), Francois Marthouret (il cardinale Barbarin), Bernard Verley (padre Bernard Preynat).
Drammatico. Anno 2019.
Orso d’argento all'ultima edizione del festival del cinema di Berlino.

Il film, tratto da una storia vera, si svolge a Lione in tempi recenti e riguarda gli abusi di un sacerdote pedofilo, padre Bernard Preynat, "riconosciuto colpevole di aver commesso atti delittuosi di carattere sessuale su minori di età inferiore ai 16 anni", come recita la condanna del Tribunale ecclesiastico, ancora in attesa di processo civile - che forse non si farà mai. Negli anni '70 -'80 Preynat era responsabile di un gruppo di scout a Sainte-Foy-lès-Lyon, dove aveva iniziato ad abusare di moltissimi bambini, che invitava singolarmente la sera a "pregare con lui".

Pedofilia, una malattia, un delitto
Un film di denuncia di una delle piaghe e delle miserie del mondo e qui del mondo ecclesiastico, non solo perchè questi religiosi sono malati, ma vengono protetti dalle alte sfere per non creare scandalo. A discapito di creature fragili e innocenti,nei quali questa ferita pur rimossa non si rimarginerà mai.

Melvil Poupaud è Alexandre.

La storia prende l'avvio quando Alexandre, un manager bancario con una bella famiglia, moglie e cinque figli, apparentemente realizzato e felice, vede la foto di padre Preynat su un quotidiano attorniato da ragazzini.

Improvvisamente riemergono i ricordi rimossi e dolorosi della sua esperienza dagli scout, che pensava superati. Così ricorda quando ogni sera, dopo aver pregato tutti insieme intorno al fuoco il sacerdote a cui erano stati affidati, ne sceglieva uno per ritirarsi con lui.
Alexandre è sconvolto. Non è possibile che a un simile uomo venga ancora affidata una parrocchia. Così decide di agire.

Dal Cardinale solo promesse ipocrite

Dopo aver scritto al cardinale Barbarin, fa un primo colloquio con una psicologa dell'Arcivescovado (Martine Erhel), che sembra comprenderlo e sostenerlo. Da lei incontra anche Preynat, che confessa di sapere di essere malato (e se ne va senza una parola di scuse o di rammarico). Infine, dopo tante sollecitazioni, viene ricevuto dal Cardinale (François Marthouret, a dx) con la promessa che tutto sarà sistemato.
Ma sono solo parole ipocrite. Allora Alexandre scrive al Papa, che ha dichiarato ufficialmente che questi religiosi vanno allontanati. Ma poiché non succede niente, si decide a sporgere una denuncia in polizia.

Una denuncia con un effetto domino

Denis Menochet è François.

La sua azione ha un effetto domino. Altre vittime lo contattano, come François, dal carattere sanguigno e irruente, che diventerà una voce forte per sostenere Alexandre e la causa. E poi ne arrivano altri, tanti. Alcuni sono casi caduti in prescrizione, qualcuno non vuole parlare.
Ma a Alexandre non basta riscattarsi individualmente, lui vuole andare in alto, far sì che questi religiosi vengono curati e puniti, vuole che il suo caso abbia un senso per la comunità cattolica.

"La parola liberata", un sito per le vittime

Swann Arlaud è Emmanuel.

Così nasce un'associazione e un sito, "La parola liberata", dove tante vittime raccontano la loro storia e molti si uniscono per far sentire la loro voce. Molte storie finiscono sulla stampa e tante persone aderiscono a questa campagna di giustizia.

Il film narra questo caso con l'incalzarsi degli eventi e il ritratto dei protagonisti. Ma il regista vuole mettere soprattutto in luce i drammi individuali, il dolore profondo, le reticenze, le reazioni di alcuni genitori che hanno fatto finta di non capire o minimizzano, per non esporsi, come se fosse una vergogna.
E malgrado certe testimonianze siano esplicite, il linguaggio pur crudo non è mai volgare, rivela solo lo sgomento del bambino che subisce e non sa ribellarsi al mondo adulto malato.

Un film molto scomodo per la Chiesa
In un'intervista al regista del  Sole 24 ore Ozon racconta di aver protetto il film utilizzando un titolo diverso durante le riprese (Alexandre), per non incorrere nella possibilità di non poter girare in alcuni luoghi, come ad esempio le chiese.

Grazie a Dio è la frase pronunciata dal cardinale Barbarin riferita alla prescrizione della pena che fece un enorme scalpore in Francia. Non solo, «quando è stato pubblicato il trailer e si è capito quale fosse effettivamente il soggetto del film, immediatamente gli avvocati delle gerarchie ecclesiastiche si sono mossi cercando di impedirne l’uscita».

Ma i giudici hanno deliberato a fare della libertà creativa, determinando che il film era di pubblica utilità, così come lo è stato, in modo diverso, Il caso Spotlight, che si svolge a Boston e dove il cardinale che ha coperto i preti pedofili, è stato spostato dal Vaticano a Roma. Perchè questo è ciò che è sempre successo finora. Questi religiosi, invece di venire condannati e ovviamente anche curati vengono spostati di parrocchia in parrocchia, dove continuano con le loro attività criminali. Che segnano per sempre la vita delle loro vittime.