Martin Eden

Coppa Volpi al protagonista Luca Martinelli

Martin Eden

di Manuela Pompas. Tratto dal romanzo di Jack London. La storia del marinaio che diventa uno scrittore famoso, conquistando una coscienza socio-politica

Regia: Pietro Marcello
Autore: libero adattamento del romazo di Jack London, sceneggiato da Pietro Marcello e Maurizio Braucci.
Protagonisti: Luca Marinelli, Jessica Cressy, Carlo Cecchi.
Anno: Drammatico, 2019
Da vedere

Luca Marinelli è "Martin Eden".

Martin Eden è stato per molti giovani degli anni '60-70, un idolo, un modello. L’uomo che si è fatto da solo partendo dal basso – diventando da marinaio rozzo e incolto qual era uno scrittore di fama - e che poi, deluso dalla superficialità che lo circondava, si uccide gettandosi in mare da una nave e nuotando verso il fondo a larghe bracciate, finché si sente scoppiare le tempie. Il suicidio viene visto qui non come un atto di vigliaccheria fuga dalla realtà, ma un gesto di coraggio, di forza e determinazione. Così pensavo anch'io allora (ma quante cose sono cambiate!): la vita è mia e ne faccio quello che voglio. Secondo la leggenda anche Jack London si uccise: in realtà finì avvelenato forse dall’eccesso di morfina che si iniettava.

Una trasposizione poetica del romanzo, da San Francisco a Napoli
Il film è una trasposizione abbastanza fedele del romanzo, con qualche licenza poetica: per esempio si svolge a Napoli e non in California e leggermente diverso è il rapporto tra il marinaio, bello forte e muscoloso, ma soprattutto assetato di conoscenza, e la bella ragazza di buona famiglia, che all’inizio gli sembra irraggiungibile, rivelandosi poi una piccola borghese.

Jessica Cressy (Elena).

La storia inizia quando Martin Eden (Luca Marinelli, perfetto interprete del personaggio, premio Volpi a Venezia) salva Arturo Orsini, un giovane di una famiglia aristocratica, da un pestaggio al porto il quale per riconoscenza lo introduce in casa sua, che inizia a frequentare innamorandosi della sorella Elena (Jessica Cressy, qui non molto convincente).

Grazie a lei - o forse per sentirsene degno - inizia a studiare, anzi a divorare libri filosofici (il più citato è Spencer) e poi a scrivere saggi, poesie, novelle, puntualmente rifiutati. Il suo mentore è lo scrittore e poeta Russ Brissenden (Carlo Cecchi), che lo introduce nei circoli politici e che morirà suicida. La sua mancanza inserimento e di lavoro è un problema per la ragazza e la sua famiglia, che lo allontanano, tanto che a un certo punto, deluso e amareggiato, va a vivere in campagna.

Un film d'autore, per molti aspetti originale
Quando finalmente trova il successo, Elena ritorna. Ma non è quello che lui vuole, adesso, dopo aver ritrovato una coscienza personale, politica e sociale, leggi socialista e anticapitalista. Ecco che qui il film ricostruire una parte della nostra storia passata, recuperando valori, battaglie e contraddizioni.
Ma ora Martin, superato il suo percorso doloroso,  Elena non è più la donna ideale, ma una piccola borghese, legata alle convenzioni, cui lui si ribella, scegliendo la morte.

Il regista campano Pietro Marcello ha fatto di Martin Eden un film d’autore che è, insieme, sperimentale e neoclassico e se  per certi versi ricorda il fotoromanzo, i film popolari o d'appendice degli anni 50, per contro è un film poetico, libero dalle convenzioni, che porta un messaggio forte e un rinnovamento nel cinema italiano. Da sottolineare la regia, che ha usato colori pastellizzati e immagini di repertorio, ben amalgamate tra loro.