E vissero single, felici e contenti

di Cristina Penco. Le persone più soddisfatte? Secondo alcuni sondaggi, quelle che non hanno vincoli. Perché sentirsi realizzati non ha a che vedere con ciò che si ha, ma con ciò che si è e si vuole diventare. Da soli e con gli altri.

E vissero per sempre felici e contenti… da soli. Come? Non recita proprio così il lieto fine delle fiabe, che ci hanno insegnato da bambine. Per essere appagati e contenti bisogna per forza essere in coppia?
A creare una piccola crepa in un granitico sistema di certezze sull’argomento, almeno stando al senso comune cristallizzato da secoli nella società, ci ha pensato una ricerca targata Mintel e diffusa in tempi recenti: nell’analisi di mercato condotta dall’istituto inglese, il 61% delle intervistate si sono dichiarate, per l’appunto, sole e felici.

E, udite udite, la percentuale al femminile superava di oltre dieci punti quella dei single uomini felici (49%). Un sondaggio che ha fatto notizia e ha creato scalpore contro i luoghi comuni secondo cui “gli spaiati sentimentali”, soprattutto se “con il nastro rosa”, sarebbero tristi e insoddisfatti.

Un’indicibile storia di successi… da single

Bella DePaulo.

Fior di esperti come la dottoressa Bella DePaulo, che da anni studia la vita dei single over 40 dal punto di vista della psicologia, hanno dedicato diversi approfondimenti in materia.

La De Paulo, in particolare, è l’autrice del volume dal titolo significativo Singled Out: How Singles Are Stereotyped, Stigmatized, and Ignored, and Still Live Happily Ever After (Single Out: come i single sono stereotipati, stigmatizzati, ignorati, e ciononostante vivano felicemente più che mai).

Un testo che – si avverte il lettore – «parla di resilienza: è l’indicibile storia di successo delle persone che sono single».

Soli, non solitari
Una volta non avere un partner fisso era considerata una condizione temporanea, legata a un periodo di transizione, o almeno tale era reputata dalla maggior parte delle persone finché non si sposavano o non convolavano a nozze una seconda volta.
Non sarebbe più così, come spiega la dottoressa DePaulo: «Gli americani, adesso, trascorrono più anni delle loro vite adulte da single, più che da sposati.

 Nel 1970, il 40% delle famiglie statunitensi era costituito da genitori sposati e da loro bambini, mentre solo il 17% era costituito da single che vivevano da soli.
Ora, all’inizio del 21esimo secolo, ci sono più famiglie di una sola persona (circa il 26%) di quelle formate da mamma, papà e figli (circa il 24%)». In base alle ultime statistiche, anche nel nostro Paese ci staremmo avviando verso un certo trend: quasi una famiglia su 3 è composta da una sola persona.

Dunque la singletudine, sempre di più, sarebbe una scelta, non una forzatura, tantomeno un atteggiamento rinunciatario. Forse, sottolinea l’esperta, stare da soli consente talvolta di investire in modo proficuo su se stessi provando a realizzare le proprie aspirazioni e, al contempo, permette di aprirsi a una rosa di “prescelti”, come reti di amici, parenti, mentori, anziché a un’unica persona che diventi il centro dell’esistenza, traendone grande beneficio e parecchio godimento.
Tanto che, sempre dall’indagine Mintel citata in precedenza, nel corso di dodici mesi, il 75% delle donne single ha dichiarato di non aver fatto nulla per attirare un partner nell’ultimo anno, contro il 70% degli uomini. Single at heart, commenterebbe la DePaulo, “single fino al midollo”.

Fai quello che hai sempre voluto fare

Faticoso vivere senza un partner? A coloro che ne avvertono il peso l’autrice suggerisce di «investire il tempo da single – che sia lungo o breve – vivendo pienamente, con gioia e senza dispiaceri». E fa un invito: «Pensate a tutte le cose che avete sempre voluto fare e fatele adesso! Dedicate attenzione alle persone a cui tenete e rendete questo periodo il migliore possibile».

Elyakim Kislev (credits Amazon).

Pochi mesi fa è stato pubblicato anche uno studio del sociologo Elyakim Kislev, ricercatore e professore a contratto presso l’Università ebraica di Gerusalemme. Kislev ha esaminato le ragioni che hanno contribuito a rendere i single la categoria in più rapida crescita in molti Paesi del mondo. E ha dimostrato che chi non ha un partner trasmette maggiori segnali e messaggi di felicità, è più soddisfatto del lavoro che svolge ed è anche meno egoista. Altro che persone rassegnate, impacciate e “perdenti”: stando a certi saggi come Happy Singlehood: The Rising Acceptance e Celebration of Solo Living del sociologo citato, la “singletudine” sarebbe addirittura la soluzione più efficace per raggiungere la felicità e sentirsi realizzati.

Ci si sposa sempre più tardi
Un simile quadro – ha fatto notare in alcune interviste Kislev – va comunque contestualizzato nell’ambito di una società in cui si è sempre più individualisti e, contemporaneamente, cittadini del mondo, dove le donne continuano la loro scalata nella società e, mai come ora, sono indipendenti, autonome e consapevoli.
Il matrimonio diventa una decisione magari presa in età adulta, non più una necessità a cui trovare una soluzione entro i tassativi venticinque-trent’anni, come accadeva solo pochi decenni fa.

Secondo il rapporto dell’ufficio del censimento statunitense, il numero di adulti non sposati, nell’ultimo anno, ha raggiunto livelli mai osservati prima d’ora: più del 45% dei residenti – circa 110 milioni di persone di età superiore ai 18 anni – sono divorziati, vedovi o sono sempre stati single. E l’età durante la quale si pronuncia il famoso “sì” continua a innalzarsi: negli anni Settanta, 8 persone su 10 si sposavano entro i 30 anni di età. Oggi, invece, per osservare lo stesso rapporto numerico si devono aspettare i 45 anni: l’età media del primo matrimonio è salita a 29,5 anni negli uomini e a 27,4 anni nelle donne ed è probabile che quando i giovani di oggi raggiungeranno i 50 anni, più o meno un individuo su quattro sarà stato single per tutta la vita.

Il matrimonio non è più un traguardo indispensabile
Il report rivela, inoltre, che più della metà del campione analizzato non ritiene il matrimonio o il concepimento di un figlio un traguardo imprescindibile da raggiungere a tutti i costi nell’età adulta. Terminata l’adolescenza, le energie sono maggiormente indirizzate sull’istruzione e sulla ricerca di un lavoro stabile. Poi c’è il discorso legato al sesso: le persone single lo farebbero di più rispetto alle persone sposate o divorziate, sebbene si stia facendo strada anche la tendenza all’asessualità – una scelta, non dovuta a disfunzioni o disturbi sessuali, né tanto meno a quelli psichiatrici – che riguarda il 3% della popolazione mondiale.

Ancora tanti pregiudizi da abbattere
Allora, come mai chi non ha un partner è guardato ancora con diffidenza? Probabilmente serve ancora del tempo per abituarsi a livello culturale, dove sono sedimentati stereotipi e credenze, a certi cambiamenti avvenuti molto rapidamente.
Uno dei pregiudizi da abbattere, per esempio, è che una persona single non sia affidabile e non sappia assumersi delle responsabilità. Eppure, come emerge anche dalle considerazioni di Kislev, ci sarebbe pure da imparare dagli spiriti liberi, per non rischiare di cadere in certe trappole della coppia tradizionale.
Per esempio? Coltivare una propria rete di amicizie. Quanti si sentono soli – e magari si sono isolati, senza rendersene conto – una volta sposati? Spesso chi è single è più consapevole delle proprie scelte e tende a incolpare meno gli altri di quello che, nella vita, non è andato e non va per il verso giusto.

È tempo di prendere atto che essere single non è un fallimento

James Friel.

«Una mia amica che non si è mai sposata è andata a un appuntamento con un uomo reduce da tre divorzi e tre figli con tre donne diverse», racconta lo scrittore inglese James Friel, che ha firmato il recente The posthumous affair. L’ avventura postuma. «La prima domanda di lui a lei è stata: “Come mai la tua vita è stata un fallimento?”».
Scrive l’autore sul sito della BBC: quanta cattiveria nei confronti dei single, spesso proprio da parte di chi è in coppia, come recita il titolo del suo articolo. Come mai? Forse, sostiene il romanziere, i secondi hanno la colpa di ricordare ai primi cos’ è la libertà. «Per questo le coppie cercano di vedersi solo tra coppie».
Sul sito dell’emittente britannica sono piovute centinaia di email da parte di “cuori solitari” di tutti i sessi e orientamenti sessuali, di ogni provenienza, che concordavano con lui.

Le donne single e senza figli sono tra le più felici al mondo

Paul Dolan.

«Siamo l’unica minoranza sessuale che non ha ancora alzato la testa e protestato per rivendicare i suoi diritti, ma è ora di cominciare a farlo», afferma uno dei lettori.
Va persino oltre Paul Dolan, professore di scienze comportamentali alla London School of Economics e autore del libro Happy ever after (Per sempre felici e contenti). «Farò un grosso sgarbo alla scienza accademica e dirò solamente: se sei un uomo, forse dovresti sposarti; se sei una donna, non preoccuparti», ha dichiarato l’intellettuale durante un suo intervento all’Hay Festival delle Arti e Letterature in Galles.
Questo perché, ha spiegato, le donne single e senza figli sono tra le più felici al mondo. Un’affermazione che sicuramente ad alcuni potrebbe rimanere indigesta.

La felicità non dipende dalla coppia
Intendiamoci: non è, o non dovrebbe essere, una gara per vedere chi potenzialmente può essere più o meno felice. Tanto i single quanto le coppie, però, potrebbero raggiungere lo stesso grado di appagamento. Ma c’è ancora chi ritiene impossibile che una donna single, più ancora di uno “scapolone d’oro”, possa essere realmente contente se non ha un partner fisso.

Bridget Jones e Mark Darcy nel film “Che pasticcio, Bridget Jones!”.

Ma, frequentemente, sono anche le stesse donne che non intendono omologarsi alle aspettative sociali, che vogliono affermarsi sul lavoro e rivendicare la propria autonomia e indipendenza, a partire da quella materiale ed economica. E no, sarebbero finiti i tempi del modello “alla Bridget Jones”: non si sentirebbero più in difetto rispetto alle coetanee sposate e con figli, non avvertirebbero più il senso di una mancanza.
Ma, in certi casi, quando poi incontrano un Mark Darcy sono pronte a vivere una relazione con maggiore consapevolezza. Perché fanno una scelta e non la subiscono, decidono di abbracciare il cambiamento. Avete presente quel proverbio africano? “Da soli si va più veloci, in due si va più lontani”. L’importante, in fondo, da soli o mano nella mano con qualcuno, sarebbe continuare a camminare, cercando i propri spazi, assecondando i propri tempi, rimanendo curiosi e aperti alle infinite scoperte che si possono fare nel mondo.

Cristina Penco
Giornalista, genovese di nascita ma milanese di adozione, si occupa di attualità, costume, società, non profit, moda ed entertainment, e anche di teatro e cinema ("grandi fabbriche di sogni", dice, "officine di creatività e cultura"). Anche se si è dedicata prevalentemente alla carta stampata, è presente in rete e ha fatto brevi incursioni in radio e in Tv. Mailto: [email protected]