Ken Wilber: “Essenza del Kundalini yoga”

Un brano tratto da "One Taste" tradotto da Filippo Falzoni

Ken Wilber: “Essenza del Kundalini yoga”

di Filippo Falzoni. Un brano di Ken Wilber tratto da One Taste e tradotto da Falzoni che contiene riflessioni sulla natura della coscienza

Filippo Falzoni.

La Psicologia Transpersonale rappresenta il più coerente tentativo di affrontare le dimensioni spirituali e le profondità della psiche umana con un approccio moderno in linea con i nuovi paradigmi scientifici. Scienza e spiritualità possono incontrarsi oggi che le scoperte di laboratorio si avvicinano alle visioni dei mistici delle antiche tradizioni sapienziali.

La Filosofia Perenne trova paralleli nelle dimensioni che trascendono spazio e tempo della fisica quantistica, e la coscienza-consapevolezza è di nuovo oggetto di speculazione dopo essere stata relegata per secoli fuori dal campo della ricerca.
Tra gli importanti fondatori del movimento transpersonale Ken Wilber è una figura di spicco, autore di numerosi volumi di successo e di un’imponente ricerca per integrare diversi modelli di sviluppo, in una visione omnicomprensiva che spazia dalla materia allo spirito attraverso piani e stati di coscienza che fanno parte di un unico Grande Campo dell’Essere.
E ogni livello mostra una diversa realtà alla coscienza nel suo cammino dall’oscurità al risveglio, dal fango al divino sino all’esperienza dell’Unità e alla visione non dualistica caratteristica dell’Advaita Vedanta (la dottrina non dualista che corona il pensiero vedico).

I suoi libri hanno avuto ampia risonanza nel mondo, ma sono tradotti solo in piccola parte in Italia. Qui di seguito una mia libera traduzione di parti di un capitolo tratto da One Taste (the journals of Ken Wilber Shambhala publ. Boston, 1999), un libro scritto in forma di diario, che altresì contiene riflessioni sulla natura della coscienza.

Ken Wilber.

Il punto cruciale del Kundalini Yoga e dei sette chakra è: tutti i sette chakra sono radiose forme della Shakti, l'energia della Dea, in un eterno abbraccio con Shiva, il puro testimone senza forma. Tutte le forme sono una cosa sola con il Vuoto: Shiva e Shakti fanno eternamente l'amore, legati l'uno all'altra in una fiera devozione, che il tempo, il tumulto, la morte e il destino non possono neppure avvicinarsi a toccare.

Nel Buddhismo Tibetano è espressa la stessa idea nel tangka dell'Adi Buddha (il Buddha supremo) Samantabhadra e la sua consorte Samantabhadri.

Samantabhadra è rappresentato di un profondo blu scuro che siede nudo nella posizione del loto. Nel suo grembo di fronte a lui, in un abbraccio sessuale è Samantabhadri. Anche Samantabhadri è nuda, ma di un luminoso bianco brillante.

Samantabhadra rappresenta Dharmakaya, o il voto radicale, che è completamente senza forma e quindi "scuro" (come il sonno profondo senza sogni). Samantabhadri rappresenta Rupakaya, l'intero mondo della forma, e si mostra brillante, bianca e luminosa. Sono il Vuoto e la Forma, Coscienza e Materia, lo Spirito e il Mondo.
E stanno facendo l'amore, uniti nell'unità dell'estatico abbraccio
l'un nell'altra; sono uniti nell'eternità dal legame infallibile dell'Amore invincibile. Sono l’uno per l'altra un solo sentire, la percezione non duale, One Taste.

Questo tangka di Samantabhadra e Samantabhadri (Purusha e Prakrti, Shiva e Shakti, Vuoto e Forma, Saggezza e Compassione, Eros e Agape, Ascendente e Discendente) non è meramente un simbolo. È la rappresentazione di una realizzazione diretta.

Quando entri in te stesso e risiedi nell'"Io - io" (il Sé che osserva l’io, come insegnava Ramana Maharshi) tu sei il testimone senza forma, tu letteralmente sei Samantabhadra, tu sei il grande "Non Nato", il radicalmente inqualificabile Divino. Sei un grande nero Vuoto d'infinito abbandono.

Tuttavia nello spazio di quel vuoto che tu sei, l'intero universo sorge momento per momento, le nuvole galleggiano nella tua consapevolezza, quegli alberi sorgono nella consapevolezza, quegli uccelli che cantano sono una cosa sola con te. Perché tu, come Osservatore senza forma (Samantabhadra), sei una cosa sola con l'intero Mondo della Forma (Samantabhadri), ed è eternamente un'unione erotica.

Samantabhadra.

Tu stai letteralmente facendo l'amore con l'intero mondo mentre esso appare attimo per attimo. Le dolorose e contorte lacune tra soggetto e oggetto sono cadute e tu e il mondo siete entrati in un'unione intima, sensuale ed estatica che è radiosità e abbandono, il tuono ed il lampo di "un solo sentire, (il sentire non duale)". Ed è sempre stato così.

In genere, la gente commette principalmente due errori sulla via di "un solo sentire" (One Taste o sentire non duale). Il primo avviene nel cercare di prendere contatto con il Testimone, il secondo dal muoversi dal Testimone al "sentire non duale".

Il primo errore: cercando di prendere contatto il Testimone (o Io – io), ci si immagina che si "vedrà qualcosa". Ma, non c'è nulla da vedere, semplicemente si risiede come Testimone di tutto ciò che appare, tu sei il puro e vuoto "Osservatore", non qualcosa che possa essere visto.

L'errore è nel cercare di osservare l'Osservatore come fosse una luce speciale, una grande beatitudine, un'improvvisa visione: tutte queste cose sono oggetti, non sono l'Osservatore che è il tuo stesso essere.

Certamente con il "sentire non duale" tu sarai ogni cosa che percepisci, ma non puoi iniziare a farlo cercando con uno sforzo di vedere la Verità, perché è proprio questo che lo impedisce.
Devi iniziare con "Neti, Neti" (Io non sono questo, non sono quello).

Il primo errore è quindi il sabotaggio del Testimone, che si attua cercando di renderlo un oggetto che può essere afferrato, quando è semplicemente l'osservatore di tutti gli oggetti che sorgono, ed è "percepito" soltanto come una sensazione di fondo di Grande Libertà e Distacco da tutti gli oggetti.

Riposando in questa Libertà e Vuoto e imparzialmente osservando tutto ciò che sorge, noterai che il sé separato (o ego) sorge nella consapevolezza semplicemente come qualunque altra cosa. Puoi in realtà sentire la contrazione nell'io, proprio come puoi sentire le tue gambe, o percepire il tavolo, una roccia o il tuo piede. La contrazione nell'io è una sensazione di tensione interiore, spesso localizzata tra gli occhi, e associata ad una sottile tensione muscolare attraverso il corpo-mente. È uno sforzo e una sensazione di contrazione di fronte al mondo.

Semplicemente osserva questa tensione. Quando si è divenuti capaci di essere a proprio agio come vuoto Testimone e una volta che si è notata la tensione della contrazione nell'io, si immagina di potere entrare dal Testimone alla percezione non duale, ma che per farlo prima ci si debba liberare della contrazione nell'io (o liberarsi dell'ego).

E questo diventa il secondo errore perché in realtà blocca la contrazione dell'io fermamente al suo posto. Pensiamo che la contrazione dell'io nasconda o ostruisca lo Spirito, mentre, di fatto, è semplicemente una radiosa manifestazione dello Spirito stesso, come assolutamente ogni altra forma dell'universo.

Tutte le forme non sono altro che vuoto, inclusa la forma dell'ego. Inoltre l'unica cosa che vuole liberarsi dall'ego è l'ego. Lo Spirito abbraccia e ama ogni cosa che sorge proprio così com'è. Il Testimone ama ogni cosa che sorge proprio com'è. Il Testimone ama l'ego, perché il Testimone è la mente-specchio imparziale che ugualmente riflette e perfettamente abbraccia qualunque cosa sorga.

Tuttavia l'ego, convinto di potersi meglio trincerare, decide di giocare il gioco di liberarsi di sé stesso semplicemente perché sino a che gioca il gioco, ovviamente può continuare ad esistere (chi altro sta giocando questo gioco?).

Come affermò Chuang Tzu molto tempo fa: "Il desiderio di liberarsi dall'ego non è, esso stesso, una manifestazione dell'ego?".
L'ego non è una cosa, è una sottile tensione, e non puoi usare lo sforzo per liberarti dallo sforzo, o finiresti con due sforzi invece di uno.

L'ego stesso è una perfetta manifestazione del divino e si può affrontare al meglio riposando nella Libertà, non cercando di liberarsene che semplicemente accresce lo sforzo dell'ego stesso.

*** Il tuo vero essere, il grande Testimone

Quando osservi questa contrazione dell'io, ne sei già libero, stai già osservando, anziché identificati con essa. La stai guardando dalla posizione di Testimone, che è già ora e da sempre, libero da tutti gli oggetti in ogni caso. Così riposa nel Testimone, e percepisci la contrazione dell'io allo stesso modo in cui puoi percepire la sedia sotto di te, la terra, e le nuvole galleggiare nel cielo.

I pensieri fluiscono nella mente, le sensazioni fluiscono nel corpo, la contrazione dell'io appare nella consapevolezza, e tu spontaneamente e senza sforzo osservi tutto, ugualmente ed imparzialmente.

È in questo semplice stato senza sforzo - mentre non stai cercando di liberarti dalla contrazione dell'io, ma semplicemente la osservi, e sei lì nel grande Testimone o Vuoto che è il tuo vero essere, - che la "percezione non duale" può più facilmente manifestarsi. Non ce nulla che tu possa fare per provocarla o causarla, la percezione non duale è già e da sempre completamente presente, non è il risultato di azioni nel tempo, e comunque non l'hai mai persa. 

***

Questo è il mondo della percezione "non duale", senza interno ed esterno, senza soggetto e oggetto, non un "qui dentro" verso un "la fuori", senza inizio né fine, senza sentieri e senza strumenti, senza una via e senza una meta.

Come disse Ramana, questa è la verità finale. …

Per saperne di più
Wilber K., Engler J., Brown Daniel P.: Le Trasformazioni della Coscienza, Edizioni Ubaldini, Roma, 1989
Lo Spettro della Coscienza, Edizioni Crisalide, Spigno Saturnia, (Lt) 1993.
Grazia e Grinta, la malattia mortale come situazione di crescita, Edizioni La Cittadella, Assisi, 1995
Il Progetto Atman, Edizioni Tecniche Nuove, Milano, 1997
Wilber K.: Psicologia Integrale Edizioni Crisalide, Spigno Saturnia, (Lt) 2014.