We shall overcome!

Siamo una società in crisi: come fare per uscirne?

We shall overcome!

di Franco Bianchi. Un lungo sguardo sul passato, su come eravamo, prima e dopo il Sessantotto. E ora siamo ancora in crisi: ma come fare per un mondo migliore?

Dietro Martin Luther King, un cartello con le parole della canzone di Pete Seeger.

We shall overcome (noi trionferemo): così cantava negli anni ‘60 Pete Seeger.
In quegli anni iniziavano i primi accenni di risveglio, i primi sentori di un cambiamento epocale e meraviglioso: una modifica dei valori con i quali il mondo si stava confrontando. L’amore veniva realmente messo al centro della vita umana, così come la pace (Peace and Love), a scapito di un arrivismo sfrenato ed un capitalismo un po’ miope, ottuso e becero.
Come conseguenza, si formarono i primi movimenti ecologisti, certamente confusi ed impregnati di idealismo spesso evanescente, che cominciavano a dettare le prime linee da perseguire. Il movimento hippy ne era un altro esempio, così come i grandi aggregati di persone nei concerti come Woodstock.

Hair, pluripremiata pellicola di Milos Forman, trattava un argomento delicato: la guerra del Vietnam inquadrata in questa nuova ventata di libertà, amore e di compartecipazione, mentre la sua colonna sonora parlava dell’Era dell’Acquario.

Gli anni di piombo e la rivoluzione studentesca

1968. La contestazione giovanile.

Il Movimento degli studenti, sensibile a questi valori, si aggregò e reagì con l’incoscienza giovanile, dapprima con sparute manifestazioni in Canada, quindi con il Maggio francese.

Per approdare poi anche in Italia con una durata di ben dieci anni, con la conseguenza di andare a minare le basi del concetto di autorità, allora molto presente e stratificato nelle modalità di vita quotidiana.

Chi non ha vissuto quegli anni stenta a credere ai racconti dei superstiti, per cui ne traccio alcuni accenni su come si viveva prima del ’68.

Anni '60: come eravamo
A scuola sovente ci si vestiva con pantaloni lunghi, al liceo con cravatta e magari la giacca. Ai professori si dava del lei con deferenza, i capelli erano rigorosamente corti. Nelle università i baroni gestivano la loro corte con potere assoluto, gli studenti erano assoggettati alle regole del nonnismo, chiamato goliardia. In banca tutti i dipendenti vestivano in giacca e cravatta, anche nelle filiali periferiche: per meritare il deposito dei denari dei correntisti occorreva ostentare professionalità e dimostrare sicurezza.
In generale l’autorità era molto presente nella vita di ognuno.

Una scena di "Woodstock" sulla rivoluzione sessuale degli anni '60.

Negli anni ‘50 il ministro dell’interno era Mario Scelba, democristiano di ferro amico di don Sturzo, antifascista e anticomunista, ma non morbido.
Soffocò sul nascere qualunque afflato di contestazione contadina ed operaia usando maniere ruvide senza pensarci due volte.
Famosa una manifestazione stroncata sul nascere da un manipolo di paracadutisti in pieno centro di Milano. Insomma l’autoritarismo era imperante, ma andava superato.

E oggi? Siamo più ricchi, più maturi, più felici?
Sono passati alcuni decenni e molta acqua è passata sotto i ponti. I valori che hanno animato quei giovani, oggi molto cresciuti, hanno certamente trasformato la società. Tuttavia il risultato non sembra essere quello auspicato: invece di essere tutti più felici sembra tutto il contrario. Il lavoro latita e quel poco viene difeso con tutte le energie a disposizione, la disoccupazione è molto alta, il welfare invece che creare un effetto ammortizzante continua ad essere tagliato, di fatto ridotto, la sanità riduce i servizi ai cittadini. C’è un impoverimento generale, perfino la classe media ridotta di dimensioni e di possibilità di sopravvivenza.

Mario Monti.

Difficile essere d’accordo con un atteggiamento alquanto discutibile dei politici di cui si fa fatica a comprendere le intenzioni ed i ragionamenti: pescando nel mazzo, Mario Monti, in un’intervista alla CNN rivendica quasi con orgoglio di aver distrutto la domanda interna, cosa che lascia perplessi nonostante i tentativi di spiegazione e di approfondimento, perché sarebbe un po’ come affermare di voler vincere una gara automobilistica avendo depotenziato il proprio motore (video https://www.youtube.com/watch?v=LyAcSGuC5zc).

Mentre altri politici come Prodi e Ciampi ci hanno fatto entrare nell’euro con tassi di cambio al limite dell’assurdo svalutando la lira del 600%, ben sapendo che un simile intervento non sarebbe stato recuperato con gli automatismi di macroeconomia in quanto bloccati dai meccanismi della moneta unica (https://www.youtube.com/watch?v=lh6A8svCnD4), mentre l’euro stesso era stato sconsigliato nella sua attuazione da premi Nobel dell’economia.

Non mi dilungo volutamente su ulteriori dichiarazioni, scelte o atti in conflitto di interesse poiché l’elenco sarebbe esagerato e deprimente.
In compenso crescono gli obblighi dei cittadini: vaccinazioni in grandi quantità senza un pericolo di epidemie e contro i dettami costituzionali, l’entrata in un’Europa di banchieri che esercitano un potere stratosferico, salari ridotti a vantaggio delle multinazionali, il tutto senza che ci siano stati referendum o consultazioni popolari in merito. Quelle poche volte che ci sono stati sono poi sono andati disattesi, come accadde per il referendum sulla privatizzazione dell’acqua.

Una crisi di cui non si vede la fine
In una realtà di scarso ottimismo verso il futuro, generare pochi figli sembra essere una colpa invece che una normale conseguenza: d’altronde non si è mai vista una crisi di così lungo periodo di cui non si vede realmente una fine. Ma è poi crisi strutturale?

Insomma le speranze dei giovani degli anni ‘60 sembrano siano destinate a svanire, se non addirittura già svanite. Eppure non è così. Mi rifiuto di pensarlo, ed altri sono allineati.
I valori non sono in vendita, la vita e l’amore non sono negoziabili, ieri come oggi. Tante persone vedono la realtà odierna e ne sono schifate, deluse demoralizzate, ma non vinte. Perché una battaglia la si può perdere, ma la guerra la si deve vincere a tuti i costi perché non vi è alternativa.

Lottiamo tutti insieme contro le ingiustizie
Avendo conosciuto tanti individui,  in Italia e all’estero, con piacere testimonio di aver incontrato tantissime belle persone, una più dell’altra. Tutti, ciascuno a modo proprio, stanno combattendo la propria guerra personale contro le ingiustizie, i soprusi, le difficoltà. L’esistenza di un giornale come Karmanews ne è una delle tante testimonianze. Certamente questa guerra la si combatte con armi non convenzionali attraverso una crescita interiore, individuale.

È fatta di energia, riequilibrio, compassione e perdono, soprattutto per se stessi. Così facendo la vibrazione del pianeta cresce e noi con lui, fino a quando ci ritroveremo tutti quanti assieme a scoprire che “siamo tutti uno”, che la vita è nonostante tutto, meravigliosa e che siamo qui per fare esperienza. Poi ci saluteremo per ritrovarci nuovamente, come diceva Terzani, per un altro giro di giostra.

Così potremo cantare tutti assieme We shall overcame, come ci suggeriva Pete Seeger. E sento un sommesso brusio: la canzone già sta sommessamente iniziando e sempre più persone la stanno sussurrando. Perché nessuno si è mai arreso!