Per zio Federico ridivento Fellinette

A colloquio con Francesca Fabbri Fellini

Per zio Federico ridivento Fellinette

Di Manuela Pompas. Francesca Fabbri Fellini, nipote del grande regista, per omaggiare lo zio sta realizzando "Fellinette", un corto che girerà il mondo

Dallo zio ha ereditato l’arte del sognare, del credere e forse anche di percepire l’invisibile, uno zio – Federico Fellini - che ha visto poco ma che ha molto amato.

«Lo zio era un illuminato», mi dice Francesca Fabbri Fellini, figlia della sorella del grande regista, che ho incontrato a Rimini. «Lui viveva in un'altra dimensione, nel mondo dell’invisibile, che registrava attraverso le sue visioni, per poi riportarle nei suoi film.

Il mondo normale lo annoiava, spesso quando gli si parlava non ascoltava, si astraeva come se se ne andasse altrove. Forse già pensava alla scena di un prossimo film».

Grazie allo zio sono diventata Fellinette
«Tra noi ci sono delle coincidenze curiose: ad esempio l'anno in cui io sono nata, è uscito Giulietta degli spiriti e lui ha incontrato Gustavo Rol.
Per la verità lo vedevo poco, solo quando tornava a Rimini quasi di nascosto per trovare i parenti. Era affettuoso, piacevole, ma anche ironico: invidio le persone che vivevano nel suo entourage.

Un giorno, nell’inverno del ’71, quando avevo sei anni, arrivò da Roma con un regalo, una mantellina azzurra, che mi mise sulle spalle; e insieme andammo a fare una passeggiata sulla spiaggia, di fronte al Grand Hotel.

E poi, perché non dimenticassi, mi regalò un suo schizzo di me bambina sulla spiaggia, con una lunga treccia, gli stivali rossi e una specie di palandrana blu, mentre cammino con aria felice e stupita. Da allora in casa mi chiamarono Fellinette».

Gli ho ubbidito: ho imparato a seguire i miei sogni
«Ogni tanto vai a fare le capriole sulla spiaggia o sull’erba», mi diceva lo zio. «Devi conservare lo stupore e l’ingenuità della fanciulla. Anche se non sappiamo niente possiamo conoscere tutto attraverso l’immaginazione».

E io ho seguito i miei sogni. A 19 anni sono andata a Roma, ospite dello zio Riccardo, per lavorare in Rai. Lo zio Federico lo vedevo poco, era sempre impegnato. Lo volevano incontrare tutti, grandi attori, registi, italiani e stranieri, reporter delle più grande testate giornalistiche.
Però qualche volta mi aveva parlato dei suoi incontri con Rol, di cui era molto amico, che io non ho mai incontrato».

Rol mi ha inviato un sogno, che ora diventerà un corto

Gustavo Adolfo Rol.

Le chiedo come è nato il suo corto. «Desideravo realizzare qualcosa per omaggiare lo zio Federico. Intanto, con Alessandro Nicosia e Vincenzo Mollica sono curatrice di una mostra dedicata allo zio, Verso il centenario. Federico Fellini, 1920-2020, che come prima tappa è stata ospitata a Padova ai Musei Civici Eremitani, che ora andrà in giro per il mondo.

Ma volevo fare qualcosa di più, all’altezza dello zio. Così una sera mi sono concentrata intensamente, chiedendo a Rol di mandarmi nel sonno un’idea. E lui mi ha accontentata. Quella notte ho fatto un sogno straordinario e il mattino ho subito chiesto al mio amico Federico Perricone di disegnarmi lo story board, che ora diventerà una fiaba, un corto dal titolo Fellinette».

La voce del silenzio
«Per questo lavoro mi stanno aiutando le persone che hanno amato lo zio, come Milena Vukotic, Ivano Marescotti, l’illusionista Sergio Bini (in arte Bustric), Carlo Truzzi, con le ombre cinesi, ma anche il maestro Blasco Giurato, direttore della fotografia, il musicista Andrea Guerra. Inoltre userò i costumi di Danilo Donati (scomparso anni fa).

Ricordando una frase del film La voce della luna che mi aveva colpito - “se tutti facessimo silenzio, potremmo ascoltare di più” – ho deciso di fare un film muto, che parla al cuore. In questo modo posso attirare l’attenzione anche dei più giovani sulle emozioni, in modo che il messaggio arrivi a tutti, lasciando a bocca aperta».

Il mio cagnolino vede il mio papà

Giorgio, padre di Francesca, con il  cane Alfie.

«Mi hai detto che ti senti l’erede dello zio per la tua sensibilità», le dico, quasi una domanda.
«In casa nessuno amava palare di certi argomenti», mi risponde. «Invece il mondo dell’invisibile mi ha sempre affascinato. So che bambini e animali spesso vedono coloro che non sono più nella dimensione materiale.

E io l’ho verificato di persona. In aprile se ne è andato mio padre, che era molto affezionato al mio cagnolino, Alfie; e lui per un mese ha continuato a vederlo in casa, a un certo punto fissava un punto e dava segni di gioia. E una volta che l’ho portato al cimitero, davanti alla tomba di famiglia ha iniziato a ululare. Io non ho mai aperto queste doti, ma parlo con mio padre e ho delle percezioni.

Ora però devo finire il mio lavoro. Mi piace pensare a questo corto che vola come il barone di Münchhausen in giro per il mondo».