Anoressia: malate d’amore

una malattia dell'adolescenza

Anoressia: malate d’amore

di Franco Bianchi. L'anoressia è un disturbo alimentare, che spesso trova le sue cause in una difficoltà di rapportarsi con la madre, anche se amorevole

Dal film "The bone" ("Fino all'osso").

L’anoressia consiste nell’evitare di mangiare, oppure nel mangiare per vomitare subito dopo. Per questo motivo è annoverato tra i disturbi legati alla relazione con l’alimentazione. Il risultato è una magrezza significativa che non viene assolutamente riconosciuta dal soggetto che, invece, si vede incredibilmente grasso, oltre ad avere difficoltà nel mangiare in generale: quando si sforza di farlo,  il suo corpo lo rifiuta.

Due i dati che accompagnano questa abitudine: l’estrema giovinezza di chi ne soffre, visto che la concentrazione di questi soggetti è tra i quindici e i vent’anni, e la presenza schiacciante dei soggetti di sesso femminile.
Inoltre l’anoressia si presenta, per ironia della sorte, nei paesi ricchi e sviluppati, laddove il cibo è presente in grande abbondanza. Tutte queste coincidenze hanno in realtà un motivo preciso con un legame stretto di causa/effetto.

In competizione con la madre

Foto di Katerina Hartlova (da Pixabay).

L’assimilazione del cibo ed il concetto di nutrimento portano dritti alla relazione con la mamma, soggetto a cui affibbiamo, all’interno della famiglia, il ruolo di vero dispensatore di nutrimento fisico ed affettivo. La relazione con il genitore omologo, quello dello stesso sesso, è più determinante rispetto all’altro: un disagio in questo ambito potrebbe creare difficoltà importanti.

L’adolescenza, età nella quale si concentra tale disturbo, è un momento difficile nel quale la giovane si mette in competizione con la propria madre: nascono i primi amori, i primi approcci sessuali, le prime ribellioni.
Qualora lei non dovesse sentirsi amata e sorretta dalla propria genitrice, ecco che potrebbe formarsi l’idea di un senso di rivalsa verso la madre, uno scontro duro senza esclusione di colpi con la tendenza a crescere di intensità. Respingere il cibo rappresenta in senso figurato l’evitare di ricevere l’amore materno di cui ne fa sdegnosamente a meno, ma che ricerca disperatamente.

Il cibo, simbolo dell'amore materno
La relazione tra le due è molto difficile, spesso pessima ed a nulla valgono gli sforzi materni per cercare di sorreggere, comprendere ed amare la propria figlia che, al contrario, si sente giudicata, manipolata e a volte perfino abbandonata a se stessa.

Essere più bella, più forte, autosufficiente e, ovviamente, più giovane della mamma è fondamentale rispetto ad avere una buona relazione di cameratismo e di supporto reciproco.

Questa spinta non trova poi concretezza: difficilmente può avere relazioni sentimentali serie e la sua fragilità appare nella quotidiana evidenza spingendola a dimostrare ciò che le è difficile esprimere.
Il ruolo del padre qui assume toni sfumati non essendo in grado di sopperire al disagio manifesto nonostante cerchi di aiutare a raggiungere un equilibrio familiare che appare compromesso.

Una malattia presente nelle fasce più benestanti
Non a caso l’anoressia è presente nei Paesi ricchi ed in particolare nelle frange più benestanti della popolazione: proprio qui la ricchezza si esprime in molte maniere anche nella quantità del cibo ingerito. Una pancia prominente è proprio il sinonimo di abbondanza ed è talmente diffusa da creare un’opposta esigenza per motivi di salute. Pertanto la diffusione delle diete a fronte di un numero crescente di persone in sovrappeso è notevole e con esso il diktat diffuso dai media: per essere cool devi mantenere la linea, magro senza discussione. Questo è la massima esibizione di abbondanza per i paesi ricchi: mettersi a dieta per il troppo benessere, mentre una gran fetta della popolazione del pianeta è magra per necessità.

Un'attenzione morbosa al proprio corpo
L’anoressica coglie al volo questa raccomandazione e sembra facile rimanere in linea evitando il cibo, ma non lo è poiché ne fa una questione personale, un obiettivo vitale che deve essere raggiunto e mantenuto ad ogni costo. La conseguenza è l’attenzione quasi morbosa che questi soggetti dedicano alla propria figura individuando prominenze, grasso e ciccia dove non sono presenti.

Un percorso di accettazione di sé 
Il processo per uscire dall’anoressia deve per forza passare dall’affrontare e risolvere la relazione con la mamma attraverso un percorso di accettazione di se stesse e del mondo in generale.

Quindi di base è certamente una difficoltà alimentare, ma è soprattutto la sfera affettiva che la mette a dura prova arrivando al limite dell’autosoppressione, evidenziando con ciò tutto il disagio e la tensione accumulati in tale ambito.

I casi di persone che ricordo afflitte da questo sintomo sono tutte ragazze giovani, di ottima famiglia e con terrificanti relazioni materne. Nonostante si rendessero conto dell’amore della madre, questa sensazione restava in superficie confinata in un livello mentale che impediva un cambio profondo di percezione.

(nella foto di copertina, Benedetta Gregari nel film Maledimiele)