I robot domestici

ROBOTICA, SECONDA PUNTATA

I robot domestici

di Sergio Ragaini. Continuando l'inchiesta sul mondo della robotica, vediamo come questo settore può aiutare oggi la vita domestica.

Maria Chiara Carrozza, già Ministro dell'Istruzione.

Secondo Maria Chiara Carrozza, che ho incontrato a Bergamo Scienza 2018, la robotica può essere divisa in molti settori e in molte maniere.

AMBIENTE. Una delle prime divisioni è legata all'ambiente in cui si trova, vale a dire in una casa, in un ufficio oppure in un ospedale. Questa è già una possibile divisione.

FUNZIONE. Un'altra possibile divisione è per funzione: vale a dire, se il robot è per uso industriale, ospedaliero o uso domestico

DIMENSIONI. Un'altra divisione è in base alle dimensioni: infatti, si può parlare di robot “a dimensione umana” o anche superiore, e di robot di dimensioni microscopiche. Ad esempio, quelli che si usano in medicina e che permettono di “portare” un farmaco direttamente in una determinata zona del corpo.

Che sono i robot? Un'occhiata sul futuro

Milano. Teo, il robot che lo scorso anno ha suonato al Conservatorio.

Credo sia importante, però, prima di avventurarci nello studio di queste apparecchiature, cercare di comprendere cosa sono. Noi, infatti, pensando ai robot, pensiamo a qualcosa che ci assomiglia, come il “Teo” o il “Tweecky” della serie Buck Rogers. Quella serie era ambientata in un ipotetico 2490, quindi molto avanti nel tempo.

Per allora, sono convinto che l'umanità avrà robot del tutto antropomorfici, che imiteranno in tutto e per tutto l'uomo, probabilmente anche nei processi mentali (anche se su questo non possiamo essere del tutto sicuri!).

Oggi, quando parliamo di robot, ci riferiamo a una struttura fisica, che non ha un aspetto antropomorfico. Parlando di robot, comunque, si parla di strutture fisiche. Lo faceva notare anche la stessa Maria Chiara Carrozza, a Bergamo Scienza, non includendo in queste apparecchiature eventuali applicazioni software. Infatti, queste sono qualcosa che non ha una connotazione “fisica”, ma sono programmi informatici.

Sì, anche la lavatrice è un robot...

Il pannello dei comando del robot... lavatrice

Un robot quindi è caratterizzato da una struttura fisica. Non è detto che debba necessariamente essere una struttura semovente, comunque. Ci può essere un automa che è fisso, collocato in un luogo stabilito.

E, come visto, può non avere nemmeno una forma umana. Un robot, quindi, è qualsiasi apparecchiatura in grado di svolgere, in modo automatico, delle funzioni che altrimenti sarebbero affidate ad una persona umana.

Una lavatrice, in un certo senso, è già una forma di robot: infatti, svolge un lavoro che, altrimenti, svolgerebbe una persona lavando i panni (come le lavandaie di un passato non troppo lontano!). Anche una lavastoviglie, in qualche modo, è un robot: infatti, lava i piatti, risparmiandoci la fatica di farlo noi. Molti elettrodomestici che noi utilizziamo, quindi, sono oggetti che potrebbero essere definiti “robot”.

... così come gli elettrodomestici multifunzione
Possiamo anche intendere come robot dei semplici oggetti multifunzione. Non è un caso che oggetti di questo tipo, ad esempio, siano i “robot da cucina”, elettrodomestici che fanno molte cose assieme, come tritare, impastare, sminuzzare e talvolta anche cuocere.

Alcune di queste apparecchiature sono in grado anche di scaricare ricette da internet e di prepararle, regolando magari automaticamente la temperatura e il tempo di cottura. In quel modo, noi non dovremmo più preoccuparci di nulla.

L'interazione con la Grande Rete
In questo caso, vediamo l'importanza dell'interazione con la Grande Rete: infatti, grazie a questa, questi prodotti si possono continuamente aggiornare semplicemente tramite aggiornamenti software. Queste strutture “tuttofare” sono considerate dei robot. Tuttavia, in un robot, molte volte, richiediamo qualcosa di più: la capacità di decidere.

Rob Fergus.

Questa discriminante, spesso, è un vero problema. Come affermava anche Rob Fergus, in Bergamo Scienza 2017, la difficoltà è proprio riuscire a far affrontare ad un robot compiti complessi, in modo che in qualche modo possa prendere delle decisioni.

Torniamo a quello che dicevo in partenza, al racconto fantastico prospettato: la persona si alza e trova un robot che gli ha preparato la colazione. Un'operazione di questo tipo, che per noi può essere il massimo della semplicità, per un robot è qualcosa di a dir poco trascendentale. Infatti, chi mi ha seguito nei miei passati articoli, ha potuto vedere che ad una macchina occorre dire davvero proprio “tutto”. Anche quello che per noi è del tutto automatico e scontato.

Cucinare, un compito trascendentale
La nostra mente, però, è in grado di lavorare in parallelo. Quella di un computer, invece, lavora molto velocemente, ma in seriale e non in parallelo. Quindi, per un computer, un'operazione complessa come “vai e prepara la colazione” può essere trascendentale. È un compito che richiede tantissime azioni, anche di grandissima complessità.

Foto di Pete Linforth da Pixabay

Un robot, per fare una cosa di questo tipo, deve essere non solo in grado di muoversi, ma tirare fuori dei barattoli dagli scaffali, comprendendo il loro contenuto. In linea di massima, infatti, mentre per noi distinguere, ad esempio, della cera per pavimenti da dell'olio è cosa banale, per una macchina non lo è.

Poi deve cucinare e preparare tutto. E anche questo è un compito molto complesso. Troppo per ora, come lo stesso Fergus sottolineava. Insomma, cose che per noi sono ovvie, per una macchina sono davvero oltre l'immaginabile!

Per i momento, purtroppo, questi robot appartengono al futuro, e forse nemmeno così vicino. Infatti, il far compiere operazioni così complesse, così “aperte” come queste, potrebbe richiedere davvero moltissimo sforzo e moltissima ricerca. Una ricerca che non è detto che possa dare i suoi frutti prima di qualche decennio.

In casa solo robot domestici
Per il momento, quindi, occorre limitarsi a robot che hanno compiti specifici, non troppo ampi, e che, di conseguenza, non richiedano di dover prendere decisioni troppo complesse, che lasciano troppo spazio a molteplici soluzioni.

Nelle case, comunque, cominciano a vedersi robot che sono in grado, ad esempio, di pulire il pavimento in maniera autonoma. In quel caso, il compito è abbastanza semplice, nel senso che si tratta di un'operazione molto delimitata, che non richiede il dover prendere complesse decisioni e una serie di azioni troppo ampie. La difficoltà, in questo caso, sta nell'attivare un movimento e riuscire a desumere la posizioni di ostacoli. Una cosa che per noi è banale, ma che, per un mezzo robotico, potrebbe non esserlo.

Uno dei modi per poter fare questo era stato descritto dallo stesso Fergus: si tratta di macchine in grado di imparare. In qualche modo, gli vengono forniti dei “set” di immagini e loro riescono a riconoscere gli oggetti. Di conseguenza riescono a riconoscerne uno solido e ad evitarlo prima di andarci contro.

Ma non è finita qui. Ci sono robot che possono insegnare, trasmettere informazioni e forse decidere. Ma per non annoiarvi troppo, continueremo nella prossima puntata.

(Seconda puntata - continua)