Lasciandoci… sono diventati immortali

RICORDANDO ZEFFIRELLI, VALENTINA CORTESE E...

Lasciandoci… sono diventati immortali

di Manuela Pompas. A colloquio con lo sceneggiatore Filippo Ascione per ricordare Valentina Cortese e Zeffirelli, due grandi dello spettacolo recentemente scomparsi

In Italia abbiamo avuto tanti attori e registi straordinari, mitici, che ci ha invidiato anche il cinema americano. Ne citiamo solo qualcuno, di quelli che non ci sono più: Rossellini, Visconti, Fellini, Pasolini, De Sica, Magnani, Mastroianni, Gassman, Sordi, Manfredi, Totò… Il nostro cinema ha dato ai suoi interpreti più grandi un’aura d’immortalità, come se gli attori non dovessero mai lasciarci, rimanendo eterni come i loro personaggi. Forse per questo alcune star, come Greta Garbo, si sono ritirate, per rimanere nella memoria del pubblico con il loro aspetto migliore.

Franco Zeffirelli e Valentina Cortese, due veri miti

Filippo Ascione (foto Pompas).

Qui mi piace ricordare in particolare due grandi che ci hanno lasciato recentemente, come Franco Zeffirelli e Valentina Cortese, che non potremo mai dimenticare. Ma anche Nino Rota, autore delle colonne sonore dei film di Fellini, e Piero Tosi, costumista per Visconti (suoi ad esempio i costumi del Gattopardo) e per Zeffirelli, con il quale era arrivato a Roma dalla Toscana dopo la guerra. E ora anche Carlo delle Piane, applaudito interprete di un paio di film di Pupi Avati (e non solo, visti i suoi 110 film)
Ne parlo con lo scrittore e sceneggiatore Filippo Ascione, che è stati direttore artistico in Italia e in America del Penta Film e per 15 anni collaboratore di Federico Fellini (e suo assistente alla regia per Ginger e Fred e L’intervista).

Valentina Cortese, l’ultima grande diva
«Tra l’altro Zeffirelli e la Cortese erano molti amici, a Roma lei era sempre ospite in casa di Franco», ci racconta Filippo. «Negli USA Valentina era considerata una grande diva. Io la frequentavo grazie all’amicizia che mi legava a suo figlio Jack Basehart, scomparso quattro anni fa. Lei, che era una madre molto protettiva, molto attenta a seguire gli amici del figlio, mi ha invitato qualche volta nel suo appartamento milanese, al Conventino.

La sua casa era come un grande set teatrale, il suo palcoscenico privato, pieno di foto e di fiori, dove lei si muoveva con meravigliose vestaglie di seta come se fosse sempre in scena, osservando piccoli rituali scaramantici. A volte mi ricordava Gloria Swanson in Viale del tramonto: una divina. Tuttavia quando entrava in confidenza rivelava una grande profondità d’animo e una straordinaria umanità. Valentina ha lavorato con molti grandi registi ed era sempre rispettata da tutti».

Franco Zeffirelli: allievo di Visconti e grande amico della Callas
Un'altra grande perdita è Franco Zeffirelli, 14 nomination agli Oscar, il cui maestro è stato Visconti - da cui aveva ereditato la precisione nelle scene e la ricerca maniacale dei costumi – che aveva iniziato come regista d’Opera. Divenne famoso alla fine degli anni ‘50 dirigendo la Callas, di cui è stato grande amico, nella Traviata e, anni dopo in Tosca e Norma. Dall’Opera è passato al teatro e poi al cinema, dove ha debuttato con La bisbetica domata, con Liz Taylor e Richard Burton. Tanti i film da lui diretti, come Romeo e Giulietta, Fratello Sole, Sorella Luna, Gesù di Nazareth…

Uomo generoso, alla mano, era un grande magnate
«Io ero a Creta mentre lui stava girando l'Otello», racconta Ascione, che frequentava la sua casa. «E aveva fatto ricotruire la fortezza di Otello in modo così fedele che sembrava un monumento dell'isola. E i turisti la fotografavano credendola un vero reperto asrcheologico.
Con lui era facile stabilire un rapporto, era simpatico, alla mano. La sua casa, a Roma come a Positano, era sempre aperta a tutti. Da lui quasi tutte le sere potevi trovare gente del cinema, piccoli e grandi, italiani e stranieri, Valentina Cortese, Barbra Streisand, magari con un parrucchiere, un operatore cinematografico. La sua casa era un punto di ritrovo di artisti di ogni genere, famosi o meno. Era un uomo molto amato, perfino dai suoi detrattori.

Franco era simpatico, generoso e alla mano, un vero magnate, organizzava cene e buffet per tutti nella sua enorme cucina, dove lavoravano dieci persone. Ed era anche un uomo molto passionale, ma non parlava mai della sua vita privata. Ma era anche un cristiano nel vero senso della parola, non l’ho mai sentito parlare male di nessuno.
Anche lui, come Fellini, aveva incontrato più volte Rol. Una volta gli chiesi come conciliava il paranormale con la fede cristiana. “Rol è la prova che Dio esiste”, mi rispose.
Lui aveva paura della morte. Una volta, quando stavo lavorando con il gruppo Cecchi Gori, ci siamo incontrati per parlare del film Amleto, che stava realizzando e che poi ha fatto con Mel Gibson.

Con Cecchi Gori avrebbe voluto girare anche un film sull’Inferno, fedele al testo di Dante. Ho avuto la percezione che Franco l'inferno l’avesse attraversato per davvero e forse per questo aveva paura della morte. «Sai», mi disse «una parte d'inferno è già qui sulla Terra e poi, forse, dovremmo attraversarlo anche di là».
Anche negli Stati Uniti era un'icona culturale, considerato al pari di Andy Warhol e Truman Capote; infatti frequentava i salotti newyorkesi, dove una volta negli anni '80 l'ho incontrato».

«Oggi non abbiamo più figure carismatiche come in passato»
«Io non ho conosciuto gli anni d’oro del cinema, quelli del dopoguerra, ero troppo giovane, sono arrivato a Roma a fine anni '70. Però li ho sentiti raccontare dai grandi protagonisti del cinema che ho frequentato a Roma. E non credo che registi come Fellini, Visconti, Zeffirelli abbiano o possano avere degli eredi, anche se Sorrentino si ispira a Fellini e Scorsese a Visconti… Penso che i grandi artisti nascano in determinati momenti storici, come il dopoguerra, tempi in cui rischiavano la vita per realizzare i loro sogni. A volte sono proprio le situazioni disastrose che creano un humus fertile, in cui crescono artisti di ogni genere, pittori, attori, scrittori, musicisti, ma anche grandi politici, persone che hanno contribuito a importanti cambiamenti storici e culturali, figure che oggi non ci sono più».

Per saperne di più:
Intervista a Ascione su Fellini e Rol