Professione: relazione di aiuto

Professione: relazione di aiuto

di Maurizio Falcioni. Sta  prendendo piede anche in Italia la relazione d'aiuto, una "nuova" tecnica psicologica, che in realtà deve i suoi principi a Carl Rogers

Maurizio Falcioni.

Ci sono voluti molti anni prima che la figura dello psicologo venisse caratterizzata da nuove sfumature con funzioni differenti, ma allo stesso tempo di grande efficacia terapeutica. Sfumature che caratterizzano un nuovo approccio terapeutico, il counseling, o relazione di aiuto, che in Italia è stato riconosciuto da pochi anni.

Ed è stato grazie ad una delle menti più evolute del secolo scorso che abbiamo potuto affrontare un tema assai discusso e ancora contrastato da una parte della comunità scientifica: le parole di Carl Rogers sono tutt'oggi dei pilastri che sorreggono un nuovo modo di fare terapia.

Un modello rivoluzionario

Carl Rogers (1902-1987).

Questo modello è al centro di una vera e propria rivoluzione che sta scardinando una serie di rigidità, una fra tutte quella che vuole che il terapeuta sia oltremodo la figura istituzionale al di sopra del paziente.
Nei suoi scritti Rogers ci ricorda che la relazione di aiuto ottimale è la relazione instaurata da una persona psicologicamente matura; è praticamente ovvio che questa maturità non risiede solo in colui che abbia avuto una formazione accademica. È quindi plausibile pensare, come ci dimostra C.G. Jung nella citazione esposta più avanti, che la formazione del “medico” non è completa.

Una terapia che terapia non è
Vorrei quindi prendermi la libertà di esprimere alcune considerazioni riguardo a questa idea di terapia che terapia non è, capace però di ottenere risultati molto interessanti nei margini delle possibilità consentite istituzionalmente e che oggi si presenta a tutti gli effetti con l'appellativo di relazione di aiuto. Una libertà che ha lo scopo di permettere di evolvere verso una visione nuova e innovativa.
Cercherò quindi di far capire al lettore curioso e appassionato come sia possibile ottenere risultati concreti nella relazione di aiuto e come questa sia in costante divenire.

Quando una persona è veramente matura?
La persona psicologicamente matura è prima di tutto una persona che ha sperimentato su di sé il processo di ricostruzione della personalità. Deve quindi aver potuto affrontare una profonda transizione attraverso lo strumento dell'esperienza e ovviamente per mezzo della terapia stessa.

Foto di Barbara Jackson (da Pixabay).

Il cambiamento interiore e la ricostruzione, quindi la riscoperta di sé, passano attraverso uno smottamento interiore come appunto fa un contadino quando deve rendere nuovamente fertile il terreno, lo stravolge per poi seminarlo. Questa immagine ci fa vedere, attraverso una metafora, quello che un bravo psicologo dovrebbe fare prima e durante lo studio accademico. È evidente che le doti necessarie per aiutare gli altri non si possono acquisire attraverso i libri, ma attraverso l'esperienza. Dobbiamo farci travolgere dall'evento per poi risvegliare in noi il gusto di conoscere l'origine e le cause dell'evento che ci ha travolto.

Lo psicologo, la caverna e Leonardo da Vinci

Impossibile non citare le parole di Leonardo da Vinci: "Pervenni all'entrata di una grande caverna, dinanzi alla quale restando alquanto stupefatto e ignorante di tal cosa, piegatomi ad arco e ferma la stanca mano sopra il ginocchio, colla destra feci tenebra alle abbassate e chiuse ciglia". "Per vedere dentro vi discernessi alcuna cosa, questo vietatomi per la grande oscurità che là entro era, e stato alquanto, subito si destarono in me due cose; paura e desiderio. Paura per la minacciosa e buia spelonca, desiderio per vedere se là dentro fussi alcuna misteriosa cosa".

Queste parole, a mio parere, esprimono perfettamente la nascita di un profondo desiderio che insemina in noi la forma ancora nascosta di ciò che diventeremo. Ecco nascere lo spirito di chi vuole ardentemente, per forza maggiore, ascoltare un altro essere umano e facilitarne la crescita come persona distinta. Essere in grado di vedere in lui questa oscura caverna che sappiamo essere inconscio e che attraverso emanazioni diventa proficuo ad entrambi nel momento dell'incontro.

L'incontro nel counseling
Attraverso questo incontro con l'“altro” si delinea la nascita del counseling, un metodo osservato largamente da Rogers e confermato ufficialmente negli ultimi anni anche in Italia. Infatti per Rogers questo incontro non è unilaterale ma coinvolge entrambe le parti (viene in mente l'immagine junghiana del medico ferito).
L'empatia e la leggerezza diventano dominanti, nessun tipo di analisi intellettuale, ma lo scorrere naturale dell'esperienza non ostacolata permette alla forza attualizzante intrinseca di predominare nel cliente e farsi guida interiore. La forza di cui parla Rogers che definisce “tendenza attualizzante” è dentro ognuno di noi, è per così dire la forza di base che da vita al desiderio.

L'importanza dell'empatia
I tre punti esposti da Rogers nel suo articolo dal titolo The necessary and Sufficient Condition of Therapeutic Personality Change, scritto nel 1957, ci descrivono con precisione le sue idee in merito agli atteggiamenti fondamentali del terapeuta.

Al punto tre troviamo scritto: “Empatia: il terapeuta comprende i sentimenti del cliente dal 'di dentro', vede e vive il mondo del cliente come il cliente stesso lo percepisce”.
Siamo di fronte una profonda rivoluzione dei ruoli, qualcosa che ancora oggi trova attrito da parte di molti. La percezione, che è sostanzialmente legata all'inconscio come ci ricorda Jung, diventa per Rogers il punto d'incontro con il cliente, è evidente che siamo in un territorio di confine dove si può senza alcun dubbio parlare di anima e di inconscio collettivo.

L'importanza dell'unità delle parti

"Paracelsus", ritratto di Peter Paul Rubens.

Tale osservazione trova però numerose altre sfaccettature e coinvolge l'intera comunità scientifica proprio perché la mancanza di empatia, così importante per Rogers, determina una predominaza di intelletto e quindi una spontanea retrocessione su modelli di terapia antiquati.
In un testo del 1952 Carl Gustav Jung citando Paracelso, scrive: “Perciò non esistono 4 Arcana, ma uno solo. E tuttavia esso ha i suoi quattro lati, come una torre ai quattro venti. E come essa non può essere privata di un angolo, allo stesso modo un medico non può fare a meno di una parte di queste parti.

Una parte soltanto non produce un medico intero, e neppure due o tre parti, ma soltanto tutte e quattro. Perché esso deve essere intero così come gli Arcana che sono quadruplici. E alla stessa guisa con cui il mondo viene figurato mediante un uovo, dentro il guscio, e un pulcino quivi è nascosto con tutte le sue ali, così tutte le cose che comprendono in sé il mondo e l'uomo devono essere celate nel medico. E come la gallina col suo covare trasforma il mondo preformato nel guscio in un pulcino, così mediante l'alchimia vengono generati gli Arcana, che filosoficamente risiedono nel medico. E come il fuoco le purifica e lava, così vengono le cose sulla terra”. Continua Jung di seguito: “ Si palesa dunque a questo punto il grande errore dovuto al fatto che il medico non abbia ricevuto una completa formazione”.

L'intelligenza non basta per risolvere un conflitto
Nel periodo in cui Rogers lavorò come psicologo a Rochester nel Child Study Department alcuni eventi cambiarono per sempre il suo approccio al metodo psicologico. Egli descrive un intervento terapeutico svolto da un collaboratore in merito ad un'intervista con una madre. Le domande mirate, una condotta perspicace e piena di penetrazione, “tanto da arrivare rapidamente a centrare il nucleo della difficoltà”.

Qualche anno più tardi quando Rogers riprese in mano l'intervista, rivedendo come l'intervistatore accusasse la madre di desiderio inconscio di dominazione e le strappava una confessione della sua colpa, ne fu spaventato: “Ora mi sembrava fosse fatto di domande intelligenti dal punto di vista formale”, scrisse “ma certamente incapaci di aiutare in qualche modo la donna ad avere un rapporto positivo con il figlio”.
Fu così, come lui stesso afferma, che Carl Rogers si allontanò definitivamente da ogni concezione coercitiva del rapporto clinico. Il seme di una nuova visione del metodo era stato gettato, da lì in poi molte cose cominciarono a cambiare.

La Torre della conoscenza, in cui 4 diventa 1
Il periodo storico che stiamo affrontando è sempre più influenzato da una concezione psicologica basata su tre grandi pilastri: Sigmund Freud, C.G. Jung e Jacques Lacan. Non vedo però in questi tre pilastri una reale stabilità, né manca in definitiva uno, come ci ricorda Paracelso quando parla della Torre ai quattro venti. Tu lettore potresti essere il quarto vento nella torre del sapere che sovrasta la tua esistenza. Si tratta della completa formazione di cui parla Paracelso. Una formazione valida per chiunque sia disposto a raggiungere l'ambito traguardo della conoscenza.

Ognuno di noi spinto dalla sua stessa forza attualizzante attraversa una lunga processione di esperienze, si forma per così dire fino al raggiungimento del proprio scopo. La Torre della conoscenza con i suoi 4 Arcana diviene “uno” attraverso il nostro personale sacrifico, il più nobile di tutti, che è il sacrificio della ricerca, ovviamente una ricerca interiore.

La relazione di aiuto coincide con la maturità del terapeuta
Così, in questo modus operandi si forma lo spirito del ricercatore e di colui che comprende di aver raggiunto il suo scopo solo quando l'altro, in questo caso il cliente, viene ascoltato. La relazione di aiuto coincide quindi con la maturità del terapeuta, che diviene uno nella sua interezza con il vento della Torre della conoscenza e una volta forgiata la sua forma originaria si dedica con tutto se stesso al proprio scopo.

"Ho perciò l'impressione", afferma Rogers, "che la relazione “di aiuto” ottimale sia la relazione instaurata da una persona psicologicamente matura. O, per usare altri termini, la misura in cui posso creare una relazione capace di facilitare la “crescita” degli altri come persone distinte è correlata con la crescita che ho raggiunto in me".

Quando si può parlare di maturità psicologica

Lo psicoterapeuta Harold Searles.

Torniamo quindi al concetto di maturità psicologica, che apre e chiude questo breve approfondimento. La maturità di cui parla Rogers è una specifica attitudine che non si può raggiungere soltanto attraverso una formazione accademica, non si può entrare in una relazione di aiuto soltanto perché abbiamo ricevuto un particolare titolo.

Per entrare in tale relazione due persone non devo necessariamente essere in un contatto psicologico, come afferma lo stesso Rogers. Questo ci permette di affermare che l'incontro con l'”altro” diviene terapeutico se uno dei due sia riuscito a percorrere una “formazione completa”, abbia quindi raggiunto la maturità.

Lascio aperto, attraverso una citazione, qualcosa che può ulteriormente far riflettere il lettore e in un certo senso stravolgere in modo costruttivo il contenuto stesso di questo scritto. Attraverso le parole di Harold Searles, uno dei più autorevoli terapeuti nel campo della psicoterapia degli schizofrenici, verrà naturale porsi alcune domande. Scrive Seaeles: “I nostri pazienti più gravi sono prevalentemente in sintonia con la guarigione dei nostri più primitivi - e quindi più importanti - settori danneggiati (in termini strutturali settori di frammentazione e di indifferenziazione) e nulla è più difficile per noi che l'accettare con gratitudine, piuttosto che con umiliazione, il loro aiuto.”

Per saperne di più:
Dello stesso autore: Tra morte e rinascita
Il dolore degli altri
Il medico ferito