La cerimonia del Darmasuya Mahayaga

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Palakkad (Kerala, India). Sri Tathata.

Come ogni quinquennio, dal 6 al 12 febbraio Sri Tathata, un Saggio della tradizione vedica, ha celebrato a Palakkad (Kerala, India) il rito del Dharmasuya Mahayaga, una settimana di cerimonie religiose, spiritualità e ricerca, al fine di costituire le energie positive indispensabili al cambiamento verso una nuova società più equa, in modo che i valori etici dei Veda – i testi sacri trasmessi dai Rishi e custoditi dalla millenaria tradizione indiana – vengano vissuti in un modo concreto dalla maggior parte dell’umanità.

Durante la celebrazione Sri Tathata ha invocato e fissato l’energia del Dharma della Nuova Era, con l’aiuto spirituale di un migliaio di iniziati (sadhaka) e il sostegno di oltre diecimila persone scelte con il compito di portare questa energia a tutta l’umanità, per un cambiamento verso una vita vissuta nel pieno rispetto di tutti gli esseri viventi, in pace, in cui la reciproca considerazione positiva possa garantire lo sviluppo secondo le proprie potenzialità naturali il progresso e il benessere generale.

La cerimonia del Mahayaga
E’ un grande rituale di offerta al Fuoco Sacro codificato nei Veda. Nel precedente Mahayaga del 2009, Sri Tathata aveva acceso il Fuoco Sacro per aiutare il mondo nella sua trasformazione e nel superamento di tutta la decadenza, la corruzione, l’iniquità e la negatività esistente. Madre Terra è avvolta nelle tenebre, il male nel mondo si mostra in tutte le forme delle attività umane e la distruzione sistematica della Terra viene portata avanti senza pietà.

La cerimonia del Fuoco Sacro.
La cerimonia del Fuoco Sacro.

Certo, siamo alla fine del Kali Yuga, l’Era del Ferro, dell’ignoranza. E proprio per sostenere un cambiamento positivo e creare le predisposizioni energetiche e spirituali per il Dharmasuya Mahayaga, Sri Tathata ha custodito nel suo ashram di Varistaputi il Fuoco Sacro dal 2009 al 2014 seguendo quotidianamente il rituale che fin dai tempi antichi, quando nel mondo si avvicinavano grandi calamità, i Re indiani incaricavano di officiare, per produrre energie benevole, allontanare i pericoli e ristabilire l’equilibrio nella natura e nell’uomo. Con questo evento spirituale Sri Tathata, ha dato vita all’epoca che avvia il Dharma Yuga, l’età del compimento divino della Creazione, una fase in cui tutte le creature dell’universo sono protese verso il raggiungimento di una condizione più elevata, uno stadio divino.

La mia esperienza in India
Dopo aver seguitoper più di quattro anni la pratica spirituale del Dharma Snana (cioè il primo grado di iniziazione nel percorso di crescita spirituale guidato dal Maestro Sri Tathata), volevo prendere la seconda iniziazione all’Agni Snana: perciò questo viaggio per me era molto importante. Ma la parte di me che ne sa più della mia mente, ventun giorni prima della partenza ha incominciato a crearmi disturbi fisici, che si acuivano ogni volta che tentavo di condurre la mia vita normale, costringendomi ad un ritiro forzato dal cibo e dalla mondanità. Questo “rito di purificazione” obbligato mi ha fatto percorrere una sorta di revisione della mia vita portandomi a prendere delle decisioni molto importanti che da tempo attendevano la loro manifestazione e si è concluso solo due giorni prima della partenza, non credo per caso.

Adakkad (Kerala). Ingresso al Mahayaga.
Palakkad (Kerala). Ingresso al Mahayaga.
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La partecipazione al rito del fuoco.

Finalmente, domenica 2 febbraio sono partito da Roma, arrivando a Kochi (Kerala) alle 2 del mattino, dove ci aspettava un autobus dell’organizzazione indiana del Mahayaga per portarci negli alberghi di Palakkad. Fiaccato, indebolito e ormai da quasi quattro settimane senza “pratica”, il mio livello di concentrazione e presenza nel mondo era veramente basso. Il clima subtropicale, la levata alle 4.30 di mattina con doccia fredda per arrivare alle ore 6 ogni giorno puri e con vestiti puliti, nel pieno rispetto delle cerimonie religiose praticate dai bramini e da Sri Tathata, hanno fatto il resto. Forse tutto questo è stato utile per abbandonarmi alle Energie del Mahayaga e lasciare che fossero le Forze Celesti ad agire su di me senza che la mia volontà e razionalità potessero opporre troppe resistenze.
L’organizzazione indiana è stata impeccabile. Nel capannone in cui sedevano circa 7-8000 persone per assistere dalle sei di mattina fino a tarda sera a tutte le manifestazioni programmate per il Mahaya; credo che in quei sette giorni almeno 50.000 visitatori abbiano reso omaggio al Fuoco Sacro ospitato in una grande capanna di legno, tipica struttura locale dell’India del Sud, coperto con un tetto di foglie di palma, con i pali legati da corde senza l’utilizzo di chiodi, adeguatamente attrezzato per ospitare trentasei monaci che recitavano mantra e canti sacri per officiare i vari rituali.
La sorveglianza durante il Malayaga è stata molto discreta e le varie Forze dell’Ordine permanentemente presenti durante la manifestazione hanno semplicemente agito senza agire; certo l’energia del Maestro e le Forze Celesti in campo hanno fatto svolgere tutto in un clima di serenità e di grande armonia.
Sul terreno che ha ospitato il Dharmasuya Mahayaga, che misurava diversi ettari, erano state erette molte strutture: un capannone centrale più grande per gli ospiti, tutti a sedere, da cui si è potuto assistere a tutte le manifestazioni, tre capanne in legno in testa alla prima struttura – di cui una ospitava un Fuoco Sacro dove i partecipanti potevano praticare il rito – un’altra, adiacente, dov’erano ospitati i “sacerdoti del Fuoco” e, in fine, la grande capanna centrale che ospitava gli officianti e il grande Fuoco Sacro per i riti eseguiti dai bramini.

5. invocazione
Sri Tathata durante la purificazione.

A destra dell’altare centrale vi era una piccola stanza con pareti di foglie di palma, dove spesso Sri Tathata parlava alla gente, seguito da un palco che ospitava i relatori o il coro che cantava i bajans (canti sacri) e i musicisti. Tutto era molto bello, armonioso e suggestivo. Tutte le strutture che si affacciavano alla grandissima sala dove erano seduti i partecipanti erano decorati con ghirlande, vasi di piante e di fiori. Le ghirlande cambiavano colore e forme tutti i giorni, le pareti di tutte le strutture aperte erano di foglie di palma e gli architravi e pali di legno della struttura centrale, che ospitava l’altare principale, erano rivestiti di carta dorata.
A sinistra della struttura centrale si trovava un altro grande capannone adibito a mensa per gli occidentali e vari desk d’informazione per gli stranieri. A destra, altre strutture e una costruzione, grande ma più bassa, che ospitava attività commerciali legate alla vendita di oggetti vari, libri e cibi. Infine, un altro grande capannone ospitava altre attività previste per gli autoctoni.
Interessante è stato anche osservare l’accesso a queste cinque grandi strutture. Dal parcheggio si accedeva attraverso un portone, con lo stile tipico dei templi indù, dal quale iniziava un camminamento coperto di circa un chilometro di lunghezza, abbellito con piante e fiori e delimitato da due fossi artificiali. Vedere migliaia di persone muoversi serenamente, in reverente silenzio e con una calma straordinaria e in pace, portava a pensare che l’Energia del posto e le Forze Celesti in azione possono creare condizioni umane veramente straordinarie.

Il programma giornaliero del Dharmasuya Mahayaga
Dalle 6 fino alle ore 13 circa, ogni mattina si susseguivano la recita dei mantra eseguita da bramini, la cerimonia del fuoco, le varie letture con le intenzioni del giorno, le “prediche” di Sri Tatuata, il quale, tra le 10 e le 11, andava ad accomodarsi su un altro altare pieno di fiori e di decorazioni, posto al centro del corridoio centrale della sala e in mezzo al pubblico, da dove invocava le Energie Celesti, pregava, predicava e canalizzava le Forze necessarie per il cambiamento. Durante i sette giorni questi rituali particolari hanno creato momenti di commozione fortissimi.

Sri Tathata durante l'invocazione.
Sri Tathata durante l’invocazione.

Poi, dalle ore 13 circa fino alle ore 17, si svolgevano i convegni relativi ai temi della giornata, con relatori di fama internazionale provenienti da tutto il mondo, che esponevano in un modo critico i problemi attuali offrendo visioni alternative per il superamento dei tanti disagi in cui verte l’umanità attuale. Scienza, cultura, concetti politici e religiosi si sono affiancati a tutte le celebrazioni religiose: una straordinaria combinazione di sacro e profano.
Dalle 17 alle 20 era il momento per altri riti religiosi, arricchiti con canti e musica e, dopo le ore 20, si poteva assistere a concerti di musica tradizionale indiana.

Tra questi, due eventi in particolare hanno suscitato in me emozioni potentissime: il secondo giorno del Mahayaga si sono presentati a sorpresa, non stati invitati da nessuno, venti sannyasin shivaiti del Himalaya (seguaci rinunciatari di Shiva, vestiti di arancione, con pettinature molto particolari) quelli che aprono il Kumbh Mela (manifestazione spirituale che si ripete ogni tre anni) e il grande Kumbh Mela ogni dodici; sono anche i primi che fanno il bagno nel Gange e dirigono tutte le cerimonie. A molti di noi occidentali ci hanno ricordato i “tre Re Magi”. Uno di questi personaggi, tutti in odore di santità, portava con sé un grande “tridente” (simbolo di Shiva). Una volta in sala, sono stati invitati da Sri Tathata a sedersi sul palco dove di solito si sedevano i relatori o le autorità; lì Sri Tathata ha lavato loro i piedi, anche se alcuni opponevano resistenza. Uno di loro, commosso, si è alzato ed è andato via e Sri Tathata ha baciato le sue orme. Questo gesto ha fatto alzare tutti i sannyasin che subito hanno sollevato Tathata e lo hanno fatto sedere ricoprendolo con le loro ghirlande ricevute in omaggio dallo stesso Tathata che, ricoperto di fiori, sembrava una scultura divina. Successivamente Sri Tathata ci ha spiegato il gesto dei lavaggi dei piedi è un rito di umiltà per chiedere scusa a coloro che hanno subito cattiverie di ogni genere nello svolgimento della loro missione divina in Terra; e, inoltre, simbolicamente chiedere perdono a Madre Terra per gli abusi e i soprusi fatti dall’uomo contro di lei.

Un altro momento della cerimonia del Fuoco sacro.
Un altro momento della cerimonia del Fuoco sacro.

Un altro episodio che mi ha molto coinvolto emotivamente è stato alla fine dell’ultimo giorno, a fine cerimonia, quando Tathata, ha invitato una decina di bambini sul palco, per mostrarci che saranno loro a vivere la Nuova Era, che prepariamo noi come “generazione della transizione”.

La celebrazione: il programma spirituale
Ognuno dei sette giorni di svolgimento del rito era dedicato ad uno scopo specifico.
Il primo giorno l’intento, i rituali, i mantra e le preghiere offerte al Sacro Fuoco sono servite per ripristinare l’equilibrio nel mondo. L’obiettivo del programma spirituale è stato di acquietare e riequilibrare la Natura, ripristinando il giusto ritmo delle cose, portando pace sia sul piano individuale che su quello collettivo. L’uomo e la Natura si influenzano reciprocamente: se lo spirito e la mente dell’uomo saranno in pace, lo sarà anche il mondo e viceversa.
Il secondo giorno del Mahayaga l’accento delle celebrazioni è stato posto sullo sviluppo e l’educazione dei ragazzi, affinché nasca una generazione capace di assorbire la Conoscenza vedica incentrata sui valori della “non violenza”, della pace, del rispetto e dell’amore per il prossimo.
Il terzo giorno è stato dedicato alla vita del nucleo famigliare, cioè al Dharma della famiglia (che in sanscrito viene definito grhastha asrama). Quindi le preghiere, i mantra e le visualizzazioni sono state offerte affinché si possa sviluppare una buona e giusta morale in famiglia.
Il quarto giorno si è focalizzato sull’operato degli stati e dei governi, affinché la vita delle nazioni sia diretta, in avvenire, da persone che sentano l’amore per i cittadini e far nascere governi capaci di garantire ai popoli tutto ciò che occorre: sostentamento, tranquillità, protezione dai nemici, pace, giusto cibo e giusta educazione.
Sri-Tathata-Mahayaga-2014Il quinto giorno è servito per prepararsi a ricevere e ad accettare il Dharma, per seguirlo poi nella vita in maniera solenne. Lo scopo era renderci consapevole e scegliere la giusta direzione da percorrere per realizzare le intenzioni positive. Ovviamente ciò comporta lasciare ed abbandonare consapevolmente abitudini e consuetudini avverse alla nuova umanità e società.
Il sesto giorno, in cui abbiamo dovuto indossare panni mai usati prima, siamo stati pronti per ricevere la “Luce Divina”. Attualmente il mondo è avvolto nell’oscurità dell’ignoranza, che consente l’accesso alle forze negative, che possono così schermare il mondo dalle Energie divine. Dunque, i riti e le varie celebrazioni sono servite per rimuovere il velo di tenebre che hanno impedito di ricevere Luce, Energia e saggezza divine.
Nel settimo giorno è stata celebrata la nascita della nuova natura umana in tutte le sue espressioni, individuale, familiare, della nazione, della società, per vedere la realtà sotto una nuova luce, quella divina e percepire così il mondo come un Paradiso universale ove fioriranno tutte le nostre capacità, tutte le facoltà umane. Finalmente vedremo quelli che ci circondano e ogni altra cosa con occhi che sanno vedere, in modo immediato, spontaneo, la bellezza e la gioia del Creato. Ecco, questa è la vita divina sulla Terra, la nuova vita che ci aspetta.

Raffaele Cavaliere
Il Dr. Raffaele Cavaliere, Psicologo – Psicoterapeuta, esercita la libera professione a Ladispoli (Roma). La sua attività professionale si articola su tre livelli: il lavoro clinico, l’insegnamento e la formazione di adulti. Tiene conferenze e seminari in Italia e all'estero, e ha pubblicato numerosi articoli scientifici, sociali e politici, e sette libri, tra cui "Iniziazione alle Costellazioni familiari" (ed. Mediterraee). Da sempre è impegnato come volontario nei settori della cultura e del sociale.