Gauguin a Tahiti. Il Paradiso Perduto

Gauguin a Tahiti. Il Paradiso Perduto

di Sergio Ragaini. Il documentario di Claudio Poli indaga sulla vita e sulle opere di questo inquieto pittore che, sempre alla ricerca di se stesso, lasciò la Francia per Tahiti, cambiando il suo stile pittorico e passando dall'Impressionismo al Cloisonnisme

Documentario: "Gauguin a Tahiti. Il Paradiso Perduto"
Regia: Claudio Poli
Soggetto: Matteo Moneta, Claudio Goldin
Sceneggiatura: Matteo Moneta
Voce narrante: Adriano Giannini
Musiche: Remo Anzovino
Anno: 2019

Oltre il Positivismo
«Gauguin fa capire che il flusso della coscienza è più importante dell'occhio fisico». Questa frase, con cui mi piace iniziare, è di Marco Goldin, co-autore del soggetto e critico d'arte. Infatti, non soltanto esprime lo stile di questo pittore, ma anche il senso della filosofia del 1900, il periodo storico dell'incertezza.
Infatti l'800, ereditando in buona parte la cultura del secolo precedente, è stato il secolo delle certezze. La scienza ha visto un'impennata di sviluppo, e la realtà pareva solo quella sensibile. La cultura del Positivismo dominava la visione del mondo. Una visione in cui la vera realtà, e l'unica esistente, era quella sensibile.

Il 1900, secolo in cui nasce la Psicanalisi, e dove, in qualche modo, viene codificato l'inconscio, ha invece minato le certezze, affermando inequivocabilmente che la realtà non è quella che appare, e portando in tutti i campi della conoscenza una dissoluzione delle forme passate per trovare nuove forme, che superano la realtà sensibile. Per generare qualcosa di completamente nuovo.

Gauguin, la realtà al di là delle forme sensibili

Paul Gauguin. "Autoritratto". 1889.

Come spesso accade, alcuni anticipano il futuro anche prima che questo giunga. L'arte di Gauguin rientra, credo, in questa categoria, dove la vera realtà non è quella che appare, ma quella che va al di là delle forme sensibili e per questo trasfigurata. È una realtà interiore, che prende le mosse da quella esteriore e ne fa una rappresentazione.

Un processo sotto certi versi simile, ma anche molto diverso, da quello matematico moderno, che porta invece a considerare la realtà tangibile un caso particolare della realtà nella sua globalità. Mentre, nell'arte, la realtà stessa non viene generalizzata, ma modificata secondo la percezione interiore della stessa. Diventando, in ogni caso, tante realtà possibili.

Il travaglio interiore di questo grande artista
In Gauguin questo connubio tra immersione nella realtà e suo superamento è sicuramente presente. Nei suoi quadri, infatti, appare una forte comprensione del mondo attorno, una forte capacità di capirlo e farlo proprio, per poi andare oltre, trasfigurandolo o, meglio sublimandolo.
Il film di Claudio Poli è sicuramente in grado di mostrare tutto questo, dando del pittore un'immagine che ne fa capire la grandezza, ma anche il travaglio interiore, la voglia di andare oltre e soprattutto di scoprire nuovi mondi interiori ed esteriori, e nuovi modi di essere.

Il pittore che dipinge l'inconscio

Gauguin. "The Invocation". 1903.

Forse, in quello che è stato anche definito un pittore che dipinge l'inconscio, il parallelo tra interiore ed esteriore appare molto evidente. Infatti, quello che nell'interiorità è l'inconscio, nella realtà esteriore può essere l'inesplorato, il selvaggio, il vergine. E anche il primitivo: in fondo, la parte più interna, più nascosta della nostra mente è quella comune ad altri animali, quella legata all'istinto, alle pulsioni.

Forse Gauguin nella sua voglia di esplorare voleva essere vicino a questa parte, quella più selvaggia dell'uomo stesso. Quella parte dove l'impulso domina sull'elaborazione logica e dove l'immediatezza regna sovrana. Questo è, sotto molti aspetti, l'inconscio, che esprime sia l'immediato che l'inesplorato. Il suo slancio verso il nuovo mondo, quindi, appare anche nel senso di un andare verso la conoscenza di sé.

Viaggiare per riscoprire le tradizioni
Forse, in Gauguin, il viaggio era la voglia di “rompere” con una realtà,e nello stesso tempo di trovare altro. E forse di ritornare: ritornare a sé stesso, per scoprire quello che davvero l'uomo è. Nel suo viaggiare, voleva in un certo senso scoprire quello che siamo davvero, in modo da sublimarlo nello slancio artistico. Voleva riscoprire quelle tradizioni passate che, nello stesso tempo, volevano dire divenire, e ritorno alla parte più profonda di sé: quella oscura, ma anche quella meravigliosa.

Il film, un connubio tra luci e ombre
Il film evidenzia molto bene questi aspetti, questo connubio tra luci e ombre, tra nascosto manifesto, tra parte oscura e parte luminosa. Osservando le inquadrature, si vede un alternarsi di inquadrature dall'alto e dal basso, inquadrature molto ravvicinate e invece panoramiche globali e comunque più lontane.

Nel linguaggio cinematografico, le inquadrature dal basso indicano dominio sulla realtà, mentre quelle dall'alto indicano l'essere dominati dalla realtà stessa. E qui possiamo vedere il connubio tra lo slancio della scoperta e lo scoprire che la realtà può essere in agguato, per rivelarci le sue sorprese, non sempre piacevoli.

Nell'alternanza, invece, tra inquadrature ravvicinate e più distanti possiamo forse vedere il connubio tra visione interiore e visione esteriore, tra il puntare alla persona e alla realtà che porta dentro, e a quella invece esterna, più rappresentativa di quello che la realtà stessa è, anche nella sua apparenza.

Gauguin e la sua fuga dal mondo
Il film segue la vita dell'artista, nelle sue tappe fondamentali. Con ovvie ellissi temporali, che concentrano l'attenzione su alcuni dei momenti essenziali della vita di Gauguin. In particolare la sua fuga dal mondo, dall'usuale, per rivolgersi all'inusuale, l'inesplorato, il remoto.

Gauguin. "Fatata te Miti" (By the Sea), 1892.

Questo contrasterà, sotto determinati aspetti, con la sua vita, che spesso era improntata alla carnalità, alla passionalità.

Le due cose, però, non sono in contrasto: infatti, la ricerca di qualcosa che vada oltre non esclude l'immersione nella materia per realizzarlo.
In fondo, lo stesso Buddhismo Zen sostiene che, per sublimare la realtà, non occorre fuggirla, ma penetrarla senza filtri, per vederla davvero per quella che è.

Ecco, per questo pittore, forse, la realtà oltre le forme e le apparenze, era proprio quella primitiva, dove le sovrastrutture umane non potevano essere giunte. Era quella la realtà da ricercare, quella dove le cose apparivano davvero per quelle che erano. E in questo, anche la ricerca del mito e delle tradizioni locali giocava un'importanza cruciale, decisiva.

Due righe biografiche
I viaggi di questo artista, comunque, cominciano molto prima. Nascendo in una famiglia agiata, ha potuto non essere coinvolto nei problemi del quotidiano e “volare” con il pensiero, senza essere troppo “tenuto sulla terra” dalle necessità di sbarcare il lunario.

Gauguin con la moglie, la bambinaia danese Mette Gad.

I suoi studi furono interrotti, per così dire, dalla voglia di viaggiare. Poi, ecco un Gauguin perfettamente calato nel mondo: diviene infatti agente di cambio e si lancia nel Mercato Libero, il che gli permette una condizione molto agiata. I suoi guadagni erano di circa 30-40.000 franchi al mese, mentre la paga di un operaio, all'epoca, si aggirava mediamente attorno ai 1000 franchi.

Le nozze con la bambinaia danese Mette Gad, che gli diede cinque figli, sembravano averlo portato lontano dall'arte, da quel mondo spesso effimero e aleatorio, almeno per chi cerca una sicurezza economica.

Ma l'arte è qualcosa che si ha dentro, che non svanisce. E l'arte bussò alla porta di Gauguin, in una Francia dove, in quegli anni, dominava l'Impressionismo e dove il clima culturale era ancora legato al Positivismo, che proprio in quel Paese ebbe l'apogeo culturale con Saint Simon e Comte.

I pittori dell'Impressionismo
E fu proprio l'Impressionismo che guidò il pittore all'inizio. In particolare con la figura di Camille Pissarro, che vendette a Gauguin diverse sue opere, conoscendone la passione per la pittura. Ma anche i contatti con Cezanne e Degas furono importanti nella sua opera. In un'inquadratura, appare chiaramente la nota Ballerina di Degas, forse a segnare questo legame tra le opere dei due artisti.

Una veduta di Tahiti.

Il film, nella parte successiva, omette diversi elementi della vita del pittore, quali il crollo della Società di Cambio per la quale Gauguin lavorava e il suo conseguente licenziamento, e il suo trasferimento a Rouen, dove conobbe il suo tracollo finanziario.
Viene invece evidenziata la sua separazione dalla moglie, che tornò con i figli a Copenaghen. Non viene detto che il pittore, comunque, la seguì anche in Danimarca, sperando di trovare qui maggior successo, che però non giunse.

Una nuova epoca della sua vita
E qui comincia il viaggio, il nucleo del film. Se si dà un'occhiata alla biografia di Gauguin, il viaggio appare davvero come generato da una rottura, tra il mondo di prima, che ormai appare svanito, e la ricerca di qualcosa di completamente nuovo. Un viaggio, però, che iniziò per l'artista una nuova epoca della sua vita.
Un viaggio che lo porta, prima, in Bretagna, terra dove all'epoca la lingua più utilizzata era il Bretone, e dove le tradizioni celtiche andavano per la maggiore.

Lì si stabilisce a Pont Aven. Lo spostamento in Bretagna, in un certo senso, segnò anche il superamento dell'Impressionismo e la ricerca di qualcosa di diverso. Compresa la ricerca di una visione più interiore dell'arte. Infatti, Gauguin abbandonò anche l'idea della pittura tutta En Plain Air (all'aperto), per portare invece il suo lavoro in studio.

Cloisonnisme, una nuova tecnica pittorica

Paul Gauguin "Te Pape Nave Nave" (Delectable Waters). 1898

A Pont Aven approcciò quella tecnica pittorica detta Cloisonnisme, che consiste nel dividere le zone cromatiche all'interno di un contorno. In questo sostituendo l'impressione (realtà esteriore) con l'ideazione.
Proprio di questo periodo è il celeberrimo Visione dopo il sermone, dove questo stile emerge in maniera netta.

Il film mostra paesaggi, visioni, dipinti, alternando immagini raffigurate anche nei quadri dell'artista a realtà visive, dove immagini del passato, talvolta originali, si fondono con quelle attuali. Forse per segnare continuità con il flusso del tempo, che trova nell'arte la sua più piena raffigurazione. E, forse, per mostrare il connubio tra realtà e suo superamento. Dopo averla, come dicevo, interiorizzata. E questa interiorizzazione appare nel soffermarsi su aspetti naturalistici, che qui sono sempre presenti.

Il viaggio a Tahiti e l'amore per le donne...
Il primo viaggio a Tahiti iniziò, ultra quarantenne,  quindi nella prima maturità espressiva, il 4 aprile 1891. Un viaggio durato 65 giorni, al termine dei quali Gauguin giunse a Papeete, capoluogo della Polinesia. Successivamente si trasferì a Mataiea, un villaggio dove le tradizioni locali erano ancora, sotto molti aspetti, inalterate.

Il film descrive in modo esaustivo la realtà tahitiana per paesaggi, per impressioni, attraverso i suoi dipinti, la sua ricerca di carnalità, che viene però sempre sublimata, e nella sua ricerca del bello. Mostrando una continuità molto forte tra la Tahiti di ieri e quella di oggi, come se si viaggiasse in un tempo sospeso.

... anche giovanissime, poco più che adolescenti

In questo fantastico e selvaggio mondo emerge anche l'amore del pittore per le donne, che spesso sono giovanissime, talvolta nemmeno adolescenti.

Come accadde con la sua compagna tahitiana Tehura, appena tredicenne, un amore che rivela la ricerca della perfezione, del ritorno al grembo materno. Forse si vede un voler fermare il tempo, per consegnarlo all'infinito.

Naturalmente, le mie sono solo supposizioni. Che, tuttavia, in questo atteggiamento dell'artista vogliono indicare il cercare il sublime, e non lo squallido o il perverso. La sua carnalità, infatti, non ha mai rasentato la perversione, e, anche quando appare nei suoi quadri, è sempre superba arte e apertura verso l'assoluto.

I suoi quadri alla National Gallery di New York
Nel lavoro cinematografico, le immagini tranquille di Tahiti si alternano con quelle, frenetiche, di New York, dove in parte si trovano i quadri del pittore. Un'alternanza che, secondo me, mostra quella, ben nota, tra quiete e moto. In fondo, quiete e moto sono solo due polarità possibili. Moto e quiete sono due elementi che coesistono, a livelli diversi: in fondo, la superficie di un lago tranquillo, se osservata al microscopio, rivela movimenti cellulari anche vorticosi. La quiete apparente, quindi, può rivelare movimenti, da un altro punto di vista. E il cinema, nel suo descrivere, mostra proprio l'importanza di questo punto di vista. E come cambiarlo cambi radicalmente la realtà.

Washington. Un'opera esposta al National Gallery.

Tahiti segna però per l'artista anche un periodo ombroso. Una salute spesso cagionevole, che però permette a Gauguin di dipingere, di dedicarsi alla sua arte con la giusta passione e dedizione. E con l'amore che in questo senso l'ha sempre contraddistinto.
Il ritorno in Francia non porterà fortuna l'artista, che, da questo viaggio e da un successivo ritorno in Bretagna, per una banale lite poi degenerata, riporterà danni permanenti alla caviglia ed una cronica menomazione.

Il ritorno a Tahiti, nel 1895, sarà definitivo, e stavolta Gauguin si stabilirà presso il villaggio di Paunaania. Possiamo vedere questo definitivo trasferimento come l'abbandono della coscienza per l'inconscio e il rivolgersi sempre di più verso l'inesplorato.
Dopo avere contratto la sifilide a seguito di un incontro con una prostituta, ebbe una relazione più duratura con la quindicenne Pahura, che gli diede una figlia nel 1896, la quale sopravvisse però solo un anno.

Oltre alle sue condizioni di salute, anche il suo morale però sprofondava. Il cosiddetto “colpo di grazia” fu dato dalla notizia della morte dell'amata figlia Aline, appena ventenne. A seguito di questo, Gauguin tentò il suicidio, ingurgitando un'intera boccetta di arsenico. Cosa che, comunque, gli provocò il rigurgito spontaneo dello stesso, fortissimi dolori per una giornata e un periodo di cure.

Uno slancio verso l'Assoluto

"Parau na te Varua ino" (Words of the Devil). 1892

Nello stesso tempo, però, Gauguin, nella sua pittura, acquista uno stile sempre più netto e deciso. Con uno slancio sempre maggiore verso l'Assoluto, verso lo spirituale. Per cercare anche di rispondere alle sue domande fondamentali: «Chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo». Domande rappresentate anche su un suo quadro, che porterà proprio questo titolo, e questa dicitura come scritta, (nella forma: “Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?”), realizzato dal 1897 al 1898, ed esposto al “Museum of fine Arts” di Boston.

Il definitivo trasferimento di Gauguin (e forse la sua fuga definitiva) è nelle selvagge Isole Marchesi, nell'isola di Hiva Oa, a circa 1500 chilometri dalla Polinesia, e a 14.000 chilometri da Parigi. Qui diventa un paladino degli indigeni, opponendosi in maniera decisa all'azione distruttiva dei missionari cattolici e protestanti ed in particolare quella del vescovo locale.

Contro i missionari e i prelati locali
In qualche modo, questo tema è sempre presente nel film, dove viene mostrato come i missionari abbiano lavorato per cancellare la cultura locale, dove anche la sessualità era vissuta con candore e libertà, portando l'idea di peccato dove non c'era.
Tutto questo fu molto sentito dall'artista, il quale, quasi per scherno, nel suo primo viaggio a Tahiti rappresenterà la sua compagna tahitiana  Tehura con l'abito monastico, in qualche modo imposto dai missionari.

"The bathers" (Le bagnanti). 1897.

Alle Isole Marchesi, comunque, questo suo atteggiamento suscitò le ire del vescovo locale. Nel film non appare, o appare di striscio, una sua denuncia ad un prelato locale, accusato da Gauguin di tratta degli schiavi. A seguito di questa denuncia, e di una sua contro denuncia, Gauguin ebbe una condanna a tre mesi di reclusione che, però, non scontò mai.

Nell'ultima parte della sua vita. Il viaggio diventa sempre più interiore. Con l'abbandono della civiltà, lo sprofondare nell'inconscio emerge con sempre maggior forza. Ed è bello percepire tutto ciò attraverso un linguaggio descrittivo di grande intensità. E attraverso quadri dove l'elemento spirituale è sempre più marcato.

Un divenire che, però, porta l'artista sempre più verso la malattia, che alla fine, minando la vista, causerà grossi problemi anche all'espletamento della sua arte, e la successiva morte, pochissimo prima del suo 55 esimo compleanno. La sua tomba fu trovata solo 20 anni dopo, in quanto il vescovo gli concesse solo una sepoltura senza nome.
Lo stesso vescovo bruciò tutte le sue opere considerate da lui blasfeme. E per contro, quasi in maniera provocatoria, appare l'immagine della tomba dorata e luminosa del Vescovo, tomba di colore bianco. E questo dice molto sull'azione coloniale in questi luoghi!

Due note sul film
Voce narrante del film è stata quella dell'attore Adriano Giannini, figlio di Giancarlo Giannini. La sua voce e la sua figura narratrice hanno enfatizzato il racconto, con il giusto tono, mai eccessivo, e capace di catapultarci nella vicenda in maniera molto bella ed emozionale.

La colonna sonora è stata del pianista e compositore Remo Anzovino, che ha dato, prima del film, un saggio della sua musica, sospesa tra Bach, il Jazz e forse qualche spunto verso altri autori e mondi musicali. Comunque molto bella e coinvolgente. Una colonna sonora che non distoglieva l'attenzione, ma piuttosto la calamitava, e faceva sì che l'emozione del film fosse vissuta con ancora maggiore intensità.

Per saperne di più:

Riferimenti su Gauguin e la sua opera:
https://www.stilearte.it/capire-paul-gauguin-come-dipingeva-che-scelte-fece-le-tecniche-e-perche-lascio-limpressionismo/
Da Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Paul_Gauguin
http://www.francescomorante.it/pag_3/305b.htm

Alcuni riferimenti su Gauguin e sul suo amore per la Polinesia:
https://www.c-lune.com/webpages/1300642104383659/gauguin_e_la_polinesia/
https://www.lastampa.it/2017/12/15/societa/tahiti-ultimo-paradiso-sulle-tracce-di-gauguin-SnebdDO7KQ3JJlETEcVt9M/pagina.html

Riferimenti sulla Polinesia legati a Gauguin e non solo:
https://viaggi.corriere.it/viaggi/vacanze/tahiti-gauguin-isole-arte-native-adv/

Libri sull'argomento:
https://www.giunti.it/libri/arte/gauguin-a-tahiti2/
https://www.amazon.it/angolo-sconosciuto-Laura-Frassetto-ebook/dp/B07582BNM8/ref=sr_1_3?ie=UTF8&qid=1552753375&sr=8-3&keywords=gauguin+e+la+polinesia