Musicoterapia: fare ConSonanza

Musicoterapia: fare ConSonanza

di Antonio Ventura. Una terapia che permette di equilibrare lo stato psicofisico con la musica anche nei soggetti portatori di handicap

Antonio Ventura.

Per trasmettere l’idea che ho maturato nel tempo a proposito della Musicoterapia e dare un senso ad una mia definizione, devo spiegare una serie di passaggi.
La musica si può considerare come un linguaggio che utilizza i suoni per trasmettere emozioni e sentimenti. Se siamo energia vibrante, il suono è vibrazione e la musica è suono: ecco perché possiamo affermare che noi siamo suono.

Musicoterapia e comunicazione emozionale
Quando il nostro io risuona armoniosamente, come un’orchestra intonata, noi stiamo bene, sia psicologicamente sia fisicamente. Al contrario, se i nostri organi non risuonano armonicamente, stiamo male.
Altrettanto importante è anche l’ambiente sonoro che ci circonda e nel quale siamo immersi, che è continuamente in relazione con noi. Infatti, quando stiamo in ambienti sonori disarmonici e dissonanti percepiamo un senso di disagio o di malessere.

I suoni della natura che ci armonizzano

Foto di Sven Lachmann da Pixabay.

Se ascoltiamo i rumori caotici dei centri urbani e dei posti di lavoro, ci renderemo conto del caos sonoro che abbiamo intorno, ma ne siamo così assuefatti da farlo passare in secondo piano. Ovviamente questo è l’effetto di una strategia che il nostro cervello mette in atto, come meccanismo di difesa, che comporta un lavoro costante e logorante.
Al contrario avvertiamo un senso di benessere quando siamo immersi in un ambiente incontaminato (per quanto oggi sia difficile trovarlo), dove il rumore di fondo è bassissimo e costituito da suoni della natura.

Lo studio del linguaggio musicale: fonetica e semantica.
La base e fondamento dei vari linguaggi musicali costituisce la fonetica della musica.
Si può indicare come fonetica musicale gli universali della musica, ovvero quegli elementi primordiali e comuni alle musiche dei vari popoli nelle varie parti del mondo.
La semantica, che si riferisce al significato delle parole, nel linguaggio non verbale della musica può essere identificata proprio con le emozioni e sentimenti, veicolati dai suoni.

Oggi le neuroscienze sono in grado di dimostrare gli effetti della musica sul cervello con esami obiettivi. Gli studi documentano l’attivazione e il funzionamento delle varie aree cerebrali attraverso lo studio delle attività neuro-metaboliche in chi crea musica e in chi la ascolta.

Emozioni e sentimenti
La musica mette in contatto le persone che, attraverso i suoni, si scambiano emozioni e sentimenti. La Musicoterapia può considerarsi, di base, come una disciplina olistica che mette l’uomo al centro dell’attenzione, considerandolo come un universo sonoro “interno” e parte integrante di un universo sonoro “esterno”.
Fatte queste premesse si può iniziare a comprendere come gli obiettivi della Musicoterapia sono quelli di perseguire l’armonia all’interno e nell’intorno dell’Essere finalizzandolo al suo Equilibrio e al suo Benessere.

Le condizioni di base per lavorare con la Musicoterapia
Una delle condizioni basilari è quella di predisporre un ambiente (setting), inquinato acusticamente il meno possibile, confortevole, dotato di strumenti musicali adeguati ad un utilizzo semplice ed immediato.

Altri elementi importanti sono le modalità relazionali che il musicoterapeuta mette in atto nell’approccio e nella conduzione delle sedute terapeutiche.
Vi sono tanti modelli di Musicoterapia che si rifanno a diverse scuole di pensiero della psicologia. Alcuni di essi sono riconosciuti dalla Federazione Mondiale di Musicoterapia per il loro impianto scientifico e la loro efficacia.

Perseguire l'equilibrio della persona
Ogni professionista della Musicoterapia adotta uno o più modelli facendo riferimento a quelli più o meno conosciuti, oppure mette a punto un proprio modello totalmente originale o, ancora, integra elementi originali a modelli già esistenti.

L’obiettivo comune a tutti i musicoterapeuti, indipendentemente dal tipo di setting e di modelli utilizzati, è quello di perseguire l’equilibrio della persona (in senso olistico, nella sua interezza) attraverso l’uso dei suoni e della musica.

La mission della musica
Poniamoci mentalmente nella condizione ideale che è quella di un ambiente circostante equilibrato e armonioso e di essere in ascolto di se stessi e dell’altro, allora possiamo utilizzare la musica nella sua forma naturale e godere della sua massima efficacia, anche al di là di una seduta di Musicoterapia.

La musica realizza la sua mission, che è quella di veicolare emozioni e sentimenti attraverso le vibrazioni che si diffondono e permeano le persone. In questo contesto si verifica una circolazione e uno scambio reciproco.

Musicoterapia attraverso canali extra-ordinari
Abbiamo definito la musica come mezzo e linguaggio di comunicazione tra individui.
Per avere la percezione della potenza della musica come strumento comunicativo, e di conseguenza quella del suo uso terapeutico, basta pensare all’utilizzo della musicoterapia in condizioni estreme.

Tento di spiegare questo concetto aiutandomi raccontando una delle mie prime esperienze nel periodo di formazione. Da studente mi trovavo a fare il tirocinio presso la Lega del Filo d’Oro, dove è risaputo che lo standard dei pazienti consiste nell’avere almeno due canali sensoriali (in genere vista e udito) completamente chiusi o gravemente compromessi.

Cieco e sordo: un caso complicato
Il caso a cui mi riferisco è quello di M. che risponde in pieno a questi requisiti, essendo sordo-cieco dalla nascita, e inoltre ha problemi cognitivi e varie altre patologie.
L’esperienza fatta, come osservatore prima e come co-terapeuta dopo, mi è stata di grande insegnamento. L’obiettivo, non proprio semplice, era stabilire un contatto e una comunicazione con M, che non aveva mai avuto la possibilità di avere esperienze visive e/o uditive, per cui era mancante di un imprinting di tipo tradizionale.

Le esperienze sensoriali vissute erano sicuramente insufficienti per una comunicazione di tipo tradizionale. Dietro la spinta del musicoterapeuta che mi seguiva provai a fargli toccare vari strumenti musicali.
Dopo una serie di rifiuti, M. accettò un tamburello calabrese realizzato interamente con materiali naturali. Poteva vederlo con le mani e ascoltarlo attraverso la pelle.

Iniziammo condividendo l’esperienza vibrazionale con il tamburello posizionato tra le mie e le sue gambe e la prima cosa che mi colpì fu che io lo percuotevo, convinto che fosse più efficace e comunicativo, in modo abbastanza deciso, mentre M. lo sfiorava delicatamente.

Un linguaggio primordiale
Era palese che ero io grezzo e grossolano mentre lui era talmente abituato all’esperienza tattile da essere leggero e delicato. Il contatto era avvenuto!
Da quella seduta in poi, passo dopo passo, tentativo dopo tentativo, iniziammo un dialogo sonoro attraverso una comunicazione basica che con la ripetizione tendeva a stabilire dei punti fermi, delle consuetudini. Una sorta di linguaggio primordiale.

Man mano che il rapporto si consolidava, cresceva, i nostri dialoghi prendevano sempre più una forma “musicale” e rispettavano sempre di più i parametri fondamentali di questo tipo di comunicazione (alternanza delle frasi, tempi di attesa, energia). Il dialogo sonoro assumeva sempre più una forma regolare e organizzata.
Questa esperienza estrema avvalora senz’altro la potenza del mezzo sonoro-musicale, sia attraverso un uso convenzionale e abituale, sia in situazioni dove altri tipi di linguaggi espressivi non riescono a trovare le condizioni per instaurare una comunicazione bidirezionale.

La componente umana, elemento fondamentale
Il suono e la musica sono elementi potentissimi ma devono essere usati in modo opportuno, con consapevolezza, con sapienza e soprattutto con amore; solo così consentono di porsi in ascolto empatico, di sintonizzarsi ed infine di comunicare.
Comunicare, come si diceva prima, emozioni e sentimenti attraverso le vibrazioni.

FaRe ConSonanza: ecco cos’è per me la Musicoterapia
La definirei come con queste due/quattro parole: FaRe ConSonanza, ovvero perseguire la condivisione di emozioni e sentimenti con-vibrando alla stessa frequenza, come due o più diapason perfettamente accordati vibrano per effetto simpatico.
Diventare strumenti armoniosamente accordati all’interno di un’orchestra che, con una fluida circolazione crea dei paesaggi/ambienti sonori armonici. L’armonia è bellezza per definizione e la bellezza percepita può far muovere emotivamente verso stati più elevati.