Luigi Veronesi, un maestro del colore

Un'interessante retrospettiva alla Galleria 10 A.M.ART di Milano

Luigi Veronesi, un maestro del colore

di Renata Pompas. Un omaggio a un artista di grande levatura, sottovalutato rispetto a molti suoi contemporanei internazionali.

Ricordare un importante protagonista italiano dell'arte astratta del Novecento, in contatto con i più importanti protagonisti della sua epoca – da Fernand Léger a Georges Vantongerlo, da Josef Albers a László Moholy-Nagy, da Max Bill a Robert e Sonia Delaunay – è un dovere e un piacere. Ci ha pensato la galleria 10 A.M.ART ed è stato per me un'emozione rivedere alcune opere di un professore dell'Accademia di Belle Arti di Brera che mi ha aperto la strada al colore.

Dal tessile all'arte
Luigi Veronesi (1908-1998) nasce a Milano nel 1908, studia all'istituto tecnico frequentando un corso per disegnatori di tessuti e privatamente studia pittura con il pittore Carmelo Violante, professore presso l'Accademia Carrara di Bergamo e approfondisce da autodidatta la conoscenza della matematica della geometria e della fisica, oltre ad essere appassionato di musica.

96 metricubi d'arte

Lavora nel settore tessile, progettando modernissime tovaglie e foulard di geometriche e ritmiche composizioni tutt'ora di rande modernità. Negli anni Trenta entra in contatto a Parigi con l'avanguardia artistica e successivamente con il gruppo Abstraction-Création che promuove l'arte astratta non-figurativa, “attraverso una concezione di ordine puramente geometrico o l'impiego di elementi comunemente definiti astratti, come cerchi, superfici, aste, linee”, come si legge nel primo numero dei quaderni pubblicati dal gruppo. Nel 1948 aderisce in Italia al MAC (Movimento Arte Concreta), i cui principi non-figurativi simili a quelli del movimento francese si fondano su un ordine geometrico, a cui Veronesi che ne diventa presidente negli anni 1956-57 collega il colore.

Luce, sali d'argento e film

Fotogramma cinetico, 1937,

Artista poliedrico si dedica alla fotografia, al cinema, alla pittura, alla scenografia, alla grafica e all'incisione in una sperimentazione costante.

Nel 1928 iniziano i suoi esperimenti in campo fotografico, e nel 1947 entra nel gruppo fotografico “La Bussola”, firmandone il manifesto programmatico che promuoveva la fotografia come arte, dichiarando “la necessità di allontanare la fotografia dal binario morto della cronaca documentaria”.

Tra gli anni '30 e '40 Veronesi crea dei fotogrammi in bianco e nero su carta trattata con un'emulsione fotosensibile ai sali d’argento su cui appoggia degli oggetti che poi illumina, ottenendo giochi di luce e ombra, positivo e negativo, trasparenze, riflessi e profondità, in una ricca gamma di variazioni. Quando vuole sperimentare il movimento dei fotogrammi, realizza dei film astratti, colorando a mano le pellicole.

Burattini e scenografie

Veronesi si è occupato anche di marionette e di scenografie e regie teatrali: nella retrospettiva della galleria 10 A.M.ART si sono potuti ammirare i bozzetti e due delle marionette originali create per la Histoire du soldat del musicista russo Igor Stravinskij, riallestita nel 1981 alla Piccola Scala di Milano con la compagnia di Gianni e Cosetta Colla. Scrisse Veronesi, che aveva conosciuto conosciuto Stravinskij a Parigi: “Per me la marionetta è la macchina teatrale perfetta, perché può fare, nei dovuti limiti, tutto quello che un attore non potrà fare mai. È, insomma, lo strumento teatrale per eccellenza. Libera la fantasia. È il mezzo attraverso il quale si può inventare all’infinito”. E a proposito di scenografie e regie ricordo le emozionanti scene astratte del balletto Lieb und Leid (Amore e Dolore) al Teatro alla Scala nel 1984, e i magnifici luminosi colori in cui riconoscevo i suoi insegnamenti.

Partiture cromo-musicali
Appassionato di musica Veronesi - realizza una serie (190) di visualizzazioni e variazioni cromatiche di famosi pezzi di musica classica e contemporanea, traducendo in una varietà di colori le note delle partiture musicali, in base alle loro variazioni di su altezze e timbri, volumi, in un dinamismo ritmico e armonico. In galleria una tra le tantissime composizioni realizzate con rettangoli di inchiostri colorati disposti su una doppia fascia orizzontale – a fondo bianco o nero - come fossero note musicali sul rigo.

Visualizzazione cromatica delle musiche dalla 0 alla 44 della variazione II dalle variazioni per pianoforte op.27 di Anton Webern, 1972

In un'intervista citata da L. Marcucci dichiara“Io considero il lavoro del pittore uguale a quello del musicista che ha a disposizione pochi elementi: le note, le pause, i tempi, i ritmi e nient’altro. Il pittore ha i colori, le forme e i ritmi. infatti, negli studi che ho fatto e che continuo a fare c’è un enorme parallelismo tra la teoria armonico-musicale e la teoria dei colori”.

Maestro del colore

Composizione, 1950

Nella sua prolifica attività artistica riveste una grande importanza la geometria collegata alle qualità tonali dei colori, con cui ha creato armoniche, dinamiche e luminose composizioni.

Le sue composizioni sono basate su figure geometriche piane – triangolo, cerchio, rettangolo, parabola, ellisse, spirale, chiocciola,  sezione aurea – disposte in proporzione al valore cromatico, alla sua luminosità e intensità, che è steso in campiture piatte, spesso su un fondo grigio-chiaro acromatico che ne accentua la luminosità, e generano un campo di forze in tensione.

Spesso le figure astratte sono poste in sovrapposizioni che creano trasparenze e profondità secondo le regole gestaltiche della percezione cromatica, di cui nelle diverse opere si

Composizione C71, 1971

possono studiare le variazioni.

Riconoscibili gli studi di teoria del colore della Bauhaus, da Johannes Itten a Paul Klee, Vassily Kandinsky, ma anche Mario Ballocco, Josef Albers e agli studi coevi.

I punti di tangenza con oblique e ortogonali producono un dinamismo accentuato dagli effetti di torsione, curvatura, ondulazione e movimento delle superfici, generando  figure del tutto singolari e complesse” in opere che spesso hanno il titolo “Costruzione”. (Alessandra  Corna Pellegrini).

Indimenticabile docente
All'attività artistica Veronesi affianca con passione e allegria quella formativa.

Composizione A71, 1971

Dal 1965 al 1971 insegna grafica in un corso di disegno industriale a Venezia, dal 1972 al 1977 è professore di “Cromatologia” all'Accademia di Brera di Milano, dove ho avuto il privilegio di frequentare il suo corso, di cui conservo gelosamente le dispense pubblicate nel 1973.

Obbligato con il dispiacere degli studenti e del senato accademico a ritirarsi in pensione per il raggiungimento dell'età dal 1980 al 1987 si trasferisce a insegnare alla NABA (Nuova Accademia di Milano), dove purtroppo mi chiameranno nel 1989, quando Veronesi era appena mancato.