Il buco nero del paranormale

A CAVALLO TRA SCIENZA E SPIRITUALITÀ

Il buco nero del paranormale

di Giorgio Cozzi. Cambia la ricerca psichica? Oggi l'interesse per il paranormale è legato più che ai poteri mentali alla sopravvivenza e alla spiritualità

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Il Journal of Parapsychology, che compie 80 anni, è sopravvissuto a queste epoche che sembrano aver smorzato la spinta alla dimostrazione dell’esistenza dei fenomeni cosiddetti paranormali.

Una terminologia che non appare più adeguata alla realtà odierna dove le conoscenze scientifiche hanno fatto passi da giganti e appaiono sempre più frutto di interdisciplinarietà, a fronte di una realtà che oggi si concepisce molto più complessa e articolata di quanto non si pensasse in passato in materia di fenomeni inspiegabili legati a (ipotetiche) qualità extra sensoriali.

Recentemente si è avuta una prova fotografica dell’esistenza di un “buco nero”, confermando teorie scientifiche da Einstein in poi che richiedevano una prova ancora più salda rispetto alle elaborazioni matematiche che ne decretavano l’esistenza.

Buchi neri anche nel microcosmo?
Se nel macrocosmo il buco nero rappresenta in questo momento una conquista della ricerca, nel microcosmo, a livello dell’uomo e del suo piano di esistenza, il buco nero è ancora da fotografare.
Intendo dire che abbiamo un’enormità di indicazioni sul fatto che accanto alla materia di cui siamo fatti e che percepiamo sensorialmente, esistano altri livelli di conoscenza che non possono essere addebitati alle convenzioni scientifiche tradizionali.
Nella vita pratica di molte persone appare sempre più frequentemente l’esperienza di situazioni che non sottostanno alla regola causa-effetto e non sono vincolabili alle percezioni attraverso i 5 sensi.

Fenomeni Psi e Pk sempre più frequenti
Solo per chiarire: la telepatia quotidiana è oggi molto più diffusa di quanto non lo fosse in passato e sempre più persone raccontano vissuti in cui la comunicazione fra persone non può essere spiegata sensorialmente; la premonizione o precognizione spontanee sono oggi sperimentate da molti che avvertono sensazioni od anche informazioni concrete circa eventi che stanno per accadere o che avverranno di lì a poco tempo.

Le cosiddette “case infestate” o i casi di poltergeist si susseguono mostrando un lato della realtà che non ha spiegazioni materiali, qualche energia si scatena e non si sa da chi o da cosa.

In NDE e OOBE la coscienza non è localizzata
Su un piano diverso le esperienze perimortali (NDE, Near Death Experiences) sono oggi molto documentate e appaiono provate da una serie di indicatori individuati da ricercatori attendibili, con vissuti analoghi in diverse aree del pianeta, indipendentemente dalla cultura e dal contesto.

Anche le OOBE (Out of the body experiences), esperienze fuori dal corpo, sono attualmente descritte in modo incontestabile, facendo emergere l’idea che la “coscienza non sia localizzata”, esattamente come sostiene la Fisica delle particelle, diversamente dalla Fisica Classica, con le sue nuove teorie e soprattutto con le sperimentazioni.

I campi di ricerca del paranormale
Proprio questi aspetti ci inducono a riflettere sulla diversità del “paranormale” come campo di indagine e di scoperta, dalla sperimentazione convenzionale che sui fenomeni ordinari regola la nostra conoscenza del mondo materiale.

Allora dovremmo indicare quali iniziative hanno modificato il campo della Ricerca Psichica, iniziato con il lavoro di grandi scienziati per spiegare i fenomeni medianici (la SPR), e proseguito poi da singoli ricercatori e alcune istituzioni.
La Parapsicologia, branca della scienza che studia sensitivi e fenomeni paranormali, ha virato da alcuni anni verso altri approcci scientifici, perdendo i connotati storici ed entrando sempre di più nei laboratori di ricerca classici.

Studio delle onde cerebrali per riscontrare la telepatia

William Giroldini, studiodo delle onde EEG.

La punta di diamante sembra essere rappresentata dalle sperimentazioni neurofisiologiche dove gli italiani si sono ben distinti, allontanandosi dai tipici e ricorrenti esperimenti di indovinamento di bersagli (carte Zener o immagini o oggetti), bensì rilevando le onde EEG (elettroencefalografiche) di un soggetto e contemporaneamente di un altro, affettivamente legato.
Il primo riceve stimoli luminosi e auditivi in modo casuale, l’altro, in una stanza separata, anche a distanza notevole, non deve fare nulla, rimane tranquillo e rilassato.

Entanglement tra la mente di due soggetti
Mentre nel primo soggetto la stimolazione provoca un cambiamento di andamento delle onde elettroencefalografiche, all’altro non dovrebbe succedere nulla. Invece appaiono anche nel secondo soggetto spostamenti minuti, ma analoghi, nelle proprie onde EEG al di là di qualsiasi previsione casuale. Dunque avviene un fenomeno rilevato fisiologicamente e inspiegabile se non ricorrendo a ipotesi di telepatia inconscia che richiamano i concetti di entanglement (due particelle che sono state a contatto fra di loro, agiscono in sincrono anche a grande distanza, una perturbazione dell’una è accompagnata da una perturbazione nell’altra).

Studi sulla telepatia inconscia

Luciano Pederzoli.

Gli studi italiani sono stati realizzati in particolare da Pederzoli, Giroldini e dal professor Tressoldi con varie modalità, sempre ripetendo risultati probanti.
Recentemente lo staff di Evan Lab, guidato da Pederzoli, ha rianalizzato gli esperimenti realizzati cercando di rilevare non solo la congruenza tra i momenti di stimolazione bensì anche l’andamento delle onde EEG nei momenti di non stimolazione, sia ai fini di evidenziare la validità delle statistiche sincroniche, sia per individuare a quali frequenze si manifestano meglio i fenomeni di “telepatia inconscia” o quale frequenza accompagna comunque la sensibilità rispetto allo stato ordinario.

Siamo evidentemente in un mondo ben diverso da quello storicamente conosciuto, in parte perché i classici esperimenti possono portare ulteriori prove, se ben condotti con rigore e serietà, dell’esistenza di capacità mentali extrasensoriali, in parte perché le tecnologie più evolute di oggi stimolano a cercare vie nuove per indagare fenomeni che non vengono più etichettati come paranormali inspiegabili, bensì come aree di comportamento neurofisiologico umano di cui accertare scientificamente cosa avviene, come avviene e prima o poi da cosa dipende.

Le nuove frontiere della ricerca

Il prof. Patrizio Tressoldi.

La Parapsicologia come cerniera fra i due mondi, della esperienza pratica e della ricerca scientifica in senso stretto, svolge ancora un ruolo importante di mediatore di istanze diverse.
Infatti, il crescente ricorso a eventi medianici e l’altrettanto enorme sviluppo di pratiche tese a elevarsi spiritualmente hanno spostato l’asse degli interessi individuali dai fenomeni classici (ESP) alle modalità connesse o alla sopravvivenza o alla consapevolezza interiore. Aree che talvolta si legano fra loro.

I ricercatori della Parapsicologia si trovano così in un buco nero che attira dentro di sé eventi di natura spirituale e medianico, mentre enfatizza le capacità umane extra sensoriali, tirata quindi da due energie opposte, le une interessate a capire l’essere, universalmente, l’altra a dimostrare che il campo di indagine ha un senso reale che può essere misurato e spiegato.
Forse è un dilemma irrisolvibile o forse, più semplicemente, la missione del Parapsicologo è di fare da ponte tra due mondi apparentemente inconciliabili verso una sintesi che prima o poi occorrerà trovare.