Degas: passione per la perfezione

Degas: passione per la perfezione

di Sergio Ragaini. Un interessante documentario ispirato alla mostra di Cambridge dedicata a Edgar Degas nel centenario della sua morte

Titolo originale: Degas: passion for perfection
Regista: David Bickerstaff
Anno: 2018
Genere: Documentario

Edgar Degas "Autoritratto" , 1863.

“Perché dipingo la danza? È il movimento della gente e delle cose che ci consola. Se le foglie degli alberi non si muovessero, gli alberi sarebbero infinitamente tristi e la loro tristezza sarebbe la nostra”. Questa frase di Edgar Degas, uno dei più grandi pittori francesi, esprime chiaramente la sua arte pittorica, relativamente alla raffigurazione di momenti di danza, che l'artista amava molto. Anche perché, come qualcuno ha affermato, per alcuni rappresentava un'opportunità, per “volare”, forse, fuori da una situazione di miseria in cui si trovava.
Anche nelle sue sculture la danza ha trovato posto, in particolare in una ballerina di cera, un'opera quasi “intima”, non destinata al grande pubblico, ma a se stesso.

Il movimento dentro la staticità
Il movimento, per un pittore, può apparire quasi un paradosso: infatti, un quadro rappresenta una realtà statica, fissa, immota. Tuttavia, la sua grande abilità è quella di definire, denotare movimento dentro questa staticità. Lasciando, quindi, immaginare quel movimento che il quadro deve rappresentare, magari con giochi di luce.
E questo contrasto trastaticità e movimento, solo apparente, emerge in questo lavoro cinematografico. Il titolo è quello di una mostra dedicata a Degas che si è tenuta a Cambridge, nel Regno Unito, presso il Fitzwilliam Museum, dal 3 ottobre 2107 al 14 gennaio 2018. La data di inaugurazione della mostra era molto vicina al centenario della morte dell'artista, avvenuta il 27 settembre 1917.

La perfezione, una tensione ideale verso l'infinito
Il titolo originale della mostra, che è anche quello del film, è ancora più esplicativo: Degas, passion for perfection, vale a dire “passione per la perfezione”. La perfezione è, sicuramente, quella a cui questo artista tendeva. Quella perfezione che non si raggiunge mai, ma che rappresenta una tensione ideale verso qualcosa verso cui andare, una sorta di “punto all'infinito” che, pur nella coscienza del suo essere all'infinito, e di non poterlo mai raggiungere, ci permette di avere una strada per migliorare sempre di più.

L'attimo della creazione artistica
Il lavoro cinematografico è di tipo documentaristico: tuttavia, non è una semplice “visita alla mostra”, ma è un connubio ben fatto tra osservazione esterna e osservazione introspettiva. Le carrellate sui quadri, infatti, ci portano a considerare la vita stessa del pittore, il suo passato, quello che è stato. E che in quell'istante ritroviamo lì e lo possiamo metaforicamente abbracciare, almeno col pensiero.
E così, in un momento, da un quadro si passa allo sguardo del pittore, a quel “nucleo dell'ispirazione” (per dirla con le parole del De Sanctis, traslate qui nella pittura), che coincide con l'attimo della creazione artistica, con quella scintilla che ha fatto sì che quel lavoro scaturisse. Compresi quei conflitti interiori che hanno permesso quell'opera, e forse la sua grandezza.

Un Degas inedito al "piccolo Louvre"
Alla voce del passato, si somma quella del presente. Con interventi di artisti e studiosi, tra i quali forse spicca quello del Direttore del Museo Tim Knox, che ha ricoperto l'incarico sino alla fine del 2018 (dall'inizio del 2019 il direttore è Luke Syson), e quella di Jane Munro, che in qualche modo è stata la responsabile della mostra stessa. Un'occasione anche per riscoprire questo piccolo museo, che il suo direttore ha definito “un piccolo Louvre”.
Anche se le sue dimensioni hanno fatto sì che le opere più grandi venissero escluse, ha però aperto la strada alla possibilità di ospitare anche un Degas inedito, poco conosciuto. Quello cioè degli schizzi, dei disegni, di quei lavori che faceva soprattutto per sé, di cui molti non hanno mai visto ufficialmente la luce. Quei lavori in cui l'artista, forse perché libero da commissioni (e conseguenti restrizioni) da parte di altri, è più libero di esprimere se stesso, per il puro piacere e forse per il bisogno di fare arte.

Saper disegnare le righe...
E qui emerge davvero la passione per quella ricerca di perfezione che ha caratterizzato questo artista, una perfezione che lo porterà a dire che, solo dopo avere copiato molti e molti lavori, l'artista è autorizzato a dipingere un ravanello.
Proprio per questo, l'artista si colloca tra innovazione e tradizione. Infatti, prima di trasfigurare la realtà, secondo Degas, questa andava riprodotta ed esplorata. Jean Auguste Ingres, suo grande modello ed esponente del Neoclassicismo Pittorico, sosteneva che per imparare a dipingere occorre  disegnare molte linee.
E Degas, di linee, ne ha disegnate tante. Sapendo sempre mettere, nei suoi lavori, quel qualcosa di suo che, dopo avere riprodotto la realtà, la trasfigura, giungendo a quell'equilibrio tra realtà esteriore e interiore che fa grande l'arte, di qualsiasi tipo essa sia.

Immerso nella solitudine... e nell'impressionismo
Nel film, la vita dell'artista appare in tutta la sua drammaticità, ma anche in tutta la sua bellezza. Così come emerge la sua idea dell'artista come persona sola, che non è fatta per legami duraturi. E forse la grandezza di questa espressione artistica sta proprio nella solitudine, nel decidere che solo in questa immersione nella solitudine, usando le parole di Degas, ci si troverà capaci di realizzare capolavori.
Ed infatti, Degas è stato solo anche nella sua arte pittorica. Come dicevo, a cavallo tra mondi, tra espressioni. Tra un mondo realista, portato a rappresentare la realtà in maniera diretta, e quell'impressionismo che l'artista ha respirato e nel quale si è verosimilmente anche inserito, mantenendo però sempre una forte indipendenza.

Dipingere ciò ch si vede e ciò che si ricorda

In particolare, come verrà sottolineato nel film, gli impressionisti lavoravano molto en plen air, dipingendo integralmente all'aperto, mentre per Degas un quadro ”non era mai finito”. Non a caso, alcuni suoi lavori rimarranno incompiuti.
Inoltre, mentre per gli impressionisti era la realtà il modello principale e l'osservazione, seppur trasfigurata, per Degas l'elemento fondamentale sarà il ricordo. Infatti, l'artista insisterà sul fatto del dipingere non solo quello che si vede, ma i particolari che si ricordano, insieme a quelli che la mente ha elaborato, anche se non corrispondenti alla realtà.

Il richiamo alla tradizione
Per questo pittore è stato importante il richiamo alla tradizione: Degas è stato tra i pochi pittori studiare accuratamente i classici, per scoprirne la perfezione delle forme, quella perfezione che vorrà caratterizzare tutta la sua opera, che diventerà, come dice anche il titolo della mostra, una grandissima passione, una ricerca continua, che non ha mai fine, così come non ha mai fine il lavoro su un quadro.
Il suo sperimentalismo appariva invece nella sua capacità di provare tecniche nuove: ad esempio quella di diluire l'olio con acquaragia, in modo da sembrare un acquerello, steso su un foglio di carta.
Ancora, il film ha mostrato un Degas “disegnatore”, dove il tratto del pastello era in grado di generare capolavori, solo con pochissimi mezzi e grandissime idee.

Un artista diviso tra mondi culturali
Un artista diviso tra mondi culturali, compreso quello tra oltralpe e zona mediterranea. Suo nonno, fuggito alla Rivoluzione Francese, si era rifugiato a Napoli, dove aveva fatto fortuna, arrivando ad acquistare il prestigioso Palazzo Pignatelli di Monteleone. E dove aveva sposato Giovanna Teresa Frappa, che divenne quindi sua nonna.
Degas si recò in Italia, dove rimase quasi tre anni (dal 17 luglio 1856, quando giunse a Napoli, alla primavera del 1859), ricevendo impulso da quel caldo mondo mediterraneo, che segnò in qualche modo il suo divenire. Degas, comunque, viaggerà anche negli Stati Uniti, dei quali ammirerà la tecnologia e lo slancio verso il nuovo.

Paul Durand-Ruel, mercante e mecenate
Il documentario, tuttavia, mostra anche le difficoltà di questo artista nel ritagliarsi un posto nel panorama artistico. Importante fu il suo incontro con il mercante d'arte Paul Durand-Ruel - di cui esiste un ritratto -  che fu il suo mecenate, il quale quando si interessava ad un artista, lo voleva davvero tutto per sé e gli comprava l'intera produzione. E così accadde anche in questo caso. Questo, forse, permise però a Degas di essere autonomo nel suo agire. Ricevendo da Durand-Ruel uno stipendio, infatti, non doveva più preoccuparsi di vendere i suoi quadri per vivere e poteva lavorare in libertà.

Dal dramma della cecità a un sesto senso

Paul Durand-Ruel, il mercante che sostenne gli impressionisti.

Il film, comunque, mette anche l'accento sulla grave malattia di Degas, i suoi disturbi alla vista, accusati per la prima volta negli anni 90 del 1800. Una malattia che l'avrebbe praticamente condotto a quella che per un pittore può essere considerata una delle cose più terribili che possano accadere: la cecità. Degas stesso descrive questo suo sprofondare nella cecità in maniera molto diretta.

Qualcuno però dirà che questa sua menomazione progressiva sarà forse quella spinta per acquisire altre sensazioni. Non a caso, quando si perde un senso, gli altri spesso si acuiscono. Ci sono dei ciechi che sostengono di avere, in qualche modo, “gli occhi sulla punta delle dita”, e questa sensazione tattile emerge nei suoi lavori. È come se Degas, in alcuni casi, rappresentasse non più una realtà visiva, ma una realtà davvero “toccata con mano”. È come se, questa sua menomazione, lo portasse a voler rappresentare una realtà davvero globale, dove nell'opera emergono tutte le percezioni sensoriali.

Ed è bello, per chi osserva, poterne venire in contatto, con quadri che non hanno solo una dimensione visiva, ma permettono anche attraverso l'immaginazione di entrare in contatto con tutte le percezioni che vogliono raffigurare.
In questo, la capacità di copiare, il suo tratto solido, derivante anche da un grandissimo studio, hanno giocato una parte davvero importante. Quello studio che, forse, ha negato all'artista una “vera” vita sociale, come verrà evidenziato, ma che, sicuramente, ha permesso alla sua arte di sbocciare con meraviglia.
Forse, è proprio questa sua capacità di percepire oltre la percezione che ha fatto dei suoi quadri dei “volteggi di danza”. Studiando un quadro di danza di ballerine in vestito viola, proprio al Fitzwilliam Museum di Cambridge, si è arrivati a capire la particolarità della tecnica utilizzata, che ne fornisce una sorta di unicità. Anche questa è solitudine, senza l'immersione nella quale, l'unicità diviene impossibile.

E alla fine, che corrisponde anche alla fine dell'artista, ecco altre opere non firmate, che non sono mai ufficialmente venite alla luce, ritrovate dallo stesso Durand-Ruel. Come dicevo, un Degas sconosciuto, che metteva la firma ai quadri solo quando erano finiti.
Una produzione nascosta, che la mostra di Cambridge ha avuto il merito di rivelare, portando alla luce qualcosa di unico, irripetibile. Come è unico è irripetibile l'afflato della creazione artistica, che, attraverso l'intuizione, permette, dalle mani di una grande autore, di vedere scaturire meraviglia.

Tra puro estro e studio meticoloso
Il documentario permette davvero un viaggio multidimensionale, perché attraversa lo spazio della mostra, quello dell'arte e quello  interiore dell'artista e di chi osserva, che ci fa capire che la grandezza dell'arte è data dal connubio tra lasciarsi andare e sapere bene ciò che si fa. Tra puro estro e studio meticoloso. Facendoci capire che questi non sono poli opposti e che dalla loro unione nasce davvero qualcosa di sublime.
Il regista David Bickerstaff è un noto documentarista. Suoi i documentari su Van Gogh, su Canaletto, su Bosch. Il suo stile si caratterizza proprio per questo misto tra narrazione e documentario, cercando sempre di dare una visione fedele di quanto appare nelle opere,.
Anche in questo caso non è stato da meno. E la sua capacità di fondere piani di realtà senza mai farli stridere, coniugando la capacità narrativa con la descrizione è stato secondo me un elemento vincente. Per un lavoro che è stato bello vedere. E che consiglio a tutti.

Per saperne di più:

Scheda del film su “my movies”
http://www.mymovies.it/filmografia/?r=38349

Scheda del film su “Film Tv”:
https://www.filmtv.it/film/166027/degas-passione-e-perfezione/

Il sito del “Fitzwilliam Museum” di Cambridge e le indicazioni sulla mostra:
https://www.fitzmuseum.cam.ac.uk
https://www.fitzmuseum.cam.ac.uk/degas

Una biografia di Degas:
https://it.wikipedia.org/wiki/Edgar_Degas

Alcune celebri frasi di Degas:
https://www.frasicelebri.it/frasi-di/edgar-degas/

Filmografia di David Bickerstaff da “Internet Movie Data Base” (IMDB):
https://www.imdb.com/name/nm3302806/