Luna, l’orso e la farfalla

Allarme clima

Luna, l’orso e la farfalla

di Silvia Leghissa. Un albero, un orso, una ragazza. Tre storie ci allertano sull'allarme clima, sempre più grave. Ma sembra che nessuno se ne occupi

Sta girando via web l'immagine di un orso bianco in punta di piedi su un cubetto di ghiaccio. In effetti la sua casa si sta sciogliendo e non ha più niente da mangiare. Lui, che è un predatore alfa e non ha avversari da temere, sta morendo di fame. L’orso bianco in natura non avrebbe nemici, tranne uno, l’uomo, che lo sta portando all’estinzione.

La calotta polare artica sta perdendo decine di migliaia di chilometri quadrati di estensione a causa dell’emissione dei gas serra e del conseguente riscaldamento globale. L’orso polare non sa più di che nutrirsi, né ha lo spazio per vivere e riprodursi. E non è l’unico animale a rischiare di scomparire per sempre.

Migliaia di specie animali a rischio di estinzione

La pantera siberiana (Panthera tigris altaica) è una delle specie a rischio di estinzione.

L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), l’organismo che si occupa di catalogare le specie in pericolo, parla di un quarto dei mammiferi e un ottavo degli uccelli a rischio di estinzione. Elefanti, panda, tigri, aquile, pinguini e molti altri ancora non riescono più a sopravvivere sul Pianeta Terra. I cambiamenti planetari sono così repentini ed estremi da impedire loro un nuovo adattamento. Si è rotto l’equilibrio climatico e i loro habitat sono stati stravolti troppo in fretta.
Tra questi animali c’è anche l’uomo, che non è immune dai rischi del global warming che lui stesso ha creato. L’essere umano deve salvare ciò che sta distruggendo.

Il paradosso della "società liquida"
Un paradosso dilatatosi dal secondo dopoguerra in avanti, con la rivoluzione consumistica e un nuovo modello di vita: ogni desiderio è un ordine ed ogni ordine dev’essere soddisfatto. Continuamente, immediatamente. I consumatori sono sedotti da ogni sorta di bene e indotti all’acquisto sfrenato. Hanno a disposizione una iper offerta, quasi infinita, di prodotti nuovi, poco durevoli, alle volte utili, più spesso inutili, per soddisfare all’istante ogni loro capriccio. Lo voglio, allora lo compro. E se si rompe o non mi piace più lo butto e ritorno a comperare, ed ancora a gettare, in un ciclo continuo.

Zygmunt Baumann parla di “società liquida”. Un’espressione adeguata a descrivere ogni aspetto del mondo contemporaneo, dalla cultura al lavoro, al nostro modo di consumare. Si acquista e si getta, e non si salva più niente. La società dei consumi è veloce, disinteressata alla stabilità e alla permanenza delle cose.
È la “cultura dell’adesso”, come dice Stephen Bertman, dove il tempo non è più vissuto come ciclico e lineare, ma come aleatorio: non si fanno progetti per il futuro, si perdono di vista gli effetti a lungo termine delle azioni.

I problemi indotti da un consumismo sfrenato

Uno dei sempre più numerosi centri commerciali, regno del consumismo.

Il mercato tira, la gente compra. Il clima può attendere. Ma non c’è domanda senza inquinamento, né offerta senza rifiuti. E noi non ce ne accorgiamo, o forse, non ce ne curiamo.
Ci piace possedere, senza pensare che ogni oggetto acquistato esce da fabbriche che lavorano a ritmi frenetici.

La produzione comporta l’uso di combustibili inquinanti e scarica sostanze tossiche che scivolano nell’acqua, vengono assorbite dalla terra e riempiono il cielo. Oli di scarto ricoprono il mare e vapori infestanti si disperdono nell’aria, quella che respiriamo.

Siamo un pianeta serra: ma non importa a nessuno
La Terra si sta trasformando nel pianeta serra. E non importa a nessuno: né agli industriali, perché convertire è costoso e troppo rischioso, né alla politica, molto poco lungimirante, e nemmeno a noi, fruitori viziati, con i nostri comportamenti indolenti e le nostre scelte non sempre oculate.

Gli studiosi ce lo dicono da anni: occorre fermare la crescita delle emissioni mondiali di anidride carbonica, rinunciando agli inquinanti maggiori, il carbone ed il petrolio, e puntando sulle fonti rinnovabili. Un obiettivo sottoscritto dai grandi della Terra in occasione del summit tenutosi a Parigi nel 2015. I governi mondiali si sono impegnati a ridurre, in tempi brevissimi, le emissioni dei veleni maggiormente dannosi e a mantenere l’innalzamento delle temperature al di sotto dei 2 gradi centigradi rispetto ai livelli pre-industriali.

L'ultimo rapporto dell'Onu sul clima

Ce lo hanno ripetuto di nuovo 91 scienziati nel rapporto dell’Onu sul clima approvato nell’ottobre scorso in Corea del Sud. Il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc, Intergovernmental panel on climate change) ha affermato che, per abbassare la febbre alla Terra, serve un cambio radicale in tutti i settori della società: industriale, energetico, automobilistico, edilizio, dei trasporti e della pianificazione urbana. In poche parole, un cambio della coscienza collettiva.

Per considerare il nostro pianeta fuori pericolo, le emissioni di CO2 dovrebbero scendere della metà entro il 2030 rispetto ai valori attuali. L’elettricità dovrebbe essere prodotta per l’80% dalle energie rinnovabili entro il 2050 (attualmente siamo leggermente al di sopra del 20%), non bisognerebbe più usare il carbone e le centrali a gas dovrebbero essere chiuse.

Promesse non mantenute
Finora le promesse non sono state mantenute e gli effetti della noncuranza globale si stanno manifestando sempre più evidenti.
Le alte temperature sciolgono i ghiacci dell’Antartide, mettendo a rischio animali ed esseri umani. I livelli delle acque si alzano e le coste dei paesi affacciati sul mare sono a rischio immersione. I coralli della grande barriera australiana stanno perdendo colore. Impallidiscono e muoiono per il troppo calore.
L’impatto del clima sugli ecosistemi è ora visibile a tutti.

Camille Parmesan, una delle massime esperte in materia di clima, ha affermato che, nell’ultimo decennio, è stato registrato un anticipo della primavera a livello globale. Il fenomeno è più marcato a settentrione: la primavera sboccia con un giorno in anticipo alle latitudini basse, fino a 16 giorni prima in quelle più alte. Ciò influisce sulla fioritura degli alberi, sulla migrazione degli uccelli e sul loro intero ciclo di vita. Molte specie si spostano dalle zone tropicali alle terre del nord per riprodursi. Cercano la primavera, ma non la trovano più: è arrivata prima di loro e, quasi finita, lascia spazio all’estate, portandosi via i fiori e gli insetti di cui normalmente si nutrono i migratori. La loro prole non ha più da mangiare e muore. Si estingue una specie.

Calore, siccità, incendi, nubrifragi, alluvioni... non bastano?
I boschi, i polmoni verdi del pianeta, bruciano. Intere regioni del mondo, dal Giappone alla Siberia, vanno a fuoco. Uno dei peggiori incendi scoppiati in California la scorsa estate, ha generato tanto calore da creare un particolare microclima: ne è risultato un nuovo ecosistema.
Gli asfalti delle strade si sciolgono durante le estati sempre più torride. La siccità si alterna a precipitazioni sempre meno frequenti, ma di maggiore intensità. Nubifragi ed alluvioni gonfiano i fiumi e spazzano via le nostre città. Le ondate di calore uccidono migliaia di esseri umani, e noi continuiamo a deforestare e a cementificare.

Fa caldo, ma c’è l’aria condizionata! Non tutti, però, se la possono permettere: l’energia costa e c’è chi non ha il denaro sufficiente per acquistarla, o peggio ancora, non ha una casa dove installarla. Lo stare all’aperto nelle metropoli sempre più torride è una condanna a morte per coloro che per strada ci vivono.

Uno degli effetti del global warming
Uno studio ha dimostrato che, chi abita in zone prive di vegetazione, corre un rischio di morte maggiore per le elevate temperature. Le persone con i redditi più bassi occupano quartieri sovraffollati, ipertrafficati e senza parchi ed isole verdi.
È un altro effetto del global warming: le disparità tra i ricchi e i poveri si fanno più evidenti quando le temperature diventano estreme.
La domanda di carbone e di petrolio, tuttavia, continua a crescere e gli investimenti in energie rinnovabili sono modesti o totalmente inesistenti.
Nei Paesi in via di sviluppo c’è una crescente richiesta di energia e un uso sempre maggiore dei combustibili fossili più inquinanti. In Occidente, c’è addirittura chi nega il problema, considerando il global warming alla stregua di una fake-news.

Greta Thumberg.

Siamo sull’orlo dell’abisso...
Per quanto si possa negare, la verità è una sola: siamo sull’orlo dell’abisso.
Invertire la rotta è ancora possibile, ma bisogna agire immediatamente.
Alcune Nazioni virtuose stanno incentivando l’uso di fonti non inquinanti. Altre hanno introdotto la Carbon tax, una tassa sui prodotti che emettono le maggiori quantità di anidride carbonica nell’atmosfera.

...ma qualcuno sta cambiando rotta
Altre ancora hanno iniziato ad usare in modo massiccio le rinnovabili: la Costa Rica, ad esempio, soddisfa i suoi bisogni energetici utilizzando per la maggior parte l’energia solare, quella idroelettrica e quella eolica. La Danimarca ottiene una buona parte della sua elettricità dal vento.
La Svezia si è posta l’obiettivo di eliminare del tutto l’uso di combustibili fossili entro i suoi confini. Ed è proprio dalla Svezia che arriva Greta Thumberg, la ragazza di 16 anni che ha scosso il mondo con il suo “sciopero della scuola per il clima”. Greta ha fatto vibrare le corde interiori di migliaia di giovani e adulti, e le marce per il clima si stanno moltiplicando in tutto il mondo. Greta ha un messaggio che viene dal cuore: abbiamo un solo Pianeta e lo dobbiamo salvare.

Luna e la farfalla Julia

Julia "Butterfly" Hill vive da due anni sulla sequoia Luna per non farla abbattere.

Lo stesso messaggio di Julia, che alla fine degli anni Novanta ci ha raccontato la storia di Luna. Luna è un’anima antica e silenziosa. Non si lamenta quando soffia il vento. Non esulta di gioia sotto i raggi del sole. Luna è rimasta in silenzio anche davanti ad un verdetto senza appello: una condanna a morte che non le avrebbe lasciato scampo. E quando sembrava non esserci più nessuna speranza, una farfalla si è posata sul suo ramo più alto. Le ha imprestato la sua voce urlando al posto suo, non lasciandola mai sola, né di giorno, né di notte. Ed è riuscita a cambiare la sua sorte. L’ha salvata.

Luna è una sequoia millenaria dei boschi della California del nord e la farfalla si chiama Julia “Butterfly” Hill. È salita in cima all’albero gigante, rimanendo sopra i suoi rami per due lunghi anni, senza mai mettere i piedi a terra. 738 giorni di proteste contro chi la voleva abbattere. Julia ha salvato un’intera foresta di lune da una compagnia interessata al loro legname e allo sfruttamento dell’area su cui si ergevano da centinaia di anni. Non avrebbero risparmiato nemmeno gli alberi più antichi. Il territorio sarebbe stato bruciato e su quel nuovo deserto, chissà cosa sarebbe stato costruito.

La Terra è sacra e va rispettata
«La Terra è sacra e merita il nostro rispetto, la nostra cura e le nostre iniziative positive», ha proferito Julia abbracciando Luna che, rimanendo sempre in silenzio, ha continuato ad inondarci di ossigeno. Da secoli ci regala la vita ed un giorno un essere umano ha salvato la sua.
C’è ancora una speranza anche per quell’orso bianco in punta di piedi su di un cubetto di ghiaccio. Sta aspettando una farfalla, che di sicuro arriverà.