La battaglia di Greta per il pianeta

IL SUO GRIDO RISVEGLIERA' LE COSCIENZE?

La battaglia di Greta per il pianeta

di Silvia Leghissa. Greta Thunberg, la giovane svedese che si batte per il clima, seguita da migliaia di giovani, è stata candidata al Nobel per la Pace

L’altro giorno una bambina ha urlato al mondo: “Dite di amare i vostri figli, invece state rubando il loro futuro”. Il suo nome è Greta Thunberg, lunghe trecce e 16 anni, un’adolescente svedese che marina la scuola ogni venerdì per scioperare a favore del clima. Una ragazza non convenzionale, che percepisce il mondo con occhi differenti.

Diversa lo è davvero, Greta. Ha la sindrome di Asperger, un disturbo dello spettro autistico che le fa cogliere la realtà senza filtri, senza sfumature. È proprio il suo essere diversa ad averla portata ad occuparsi, anima e corpo, dell’ambiente. È bastata la visione di un documentario sui rifiuti del mare proiettato in classe e la ragazzina ha capito che non c’era più tempo. La Terra andava protetta e se nessuno lo aveva fatto finora, ci avrebbe pensato lei.

I danni del riscaldamento globale
Ha iniziato a protestare da sola, seduta davanti al Parlamento svedese nell’estate del 2018,
dopo aver sentito le urla di dolore della sua terra, la Svezia, colpita da disastrosi incendi causati, in parte, dal riscaldamento globale. E poi ha continuato, saltando le lezioni autunnali. Accanto a lei, un cartello semplice, scritto di suo pugno col pennarello nero: “Sciopero scolastico per il clima”. E dei volantini rivolti agli adulti: “Voi cagate sul mio futuro, e allora ci cago anch’io”. Perché, come dice, non ha senso studiare per un domani che rischia di non esserci.

La madre di Greta, la cantante lirica Malena Ernman.

Greta, lunghe trecce, la sindrome di Asperger e una logica disarmante. Vede tutto in bianco o nero; e la questione climatica ora è o solo bianco, o solo nero. Lo ha detto così tante volte, che il mondo si è accorto di lei. Ad iniziare dai suoi genitori, che hanno modificato il loro stile di vita, sostenendo in tutto e per tutto la loro bambina. Divenuti vegani, hanno rinunciato a molte comodità quotidiane, all’uso dell’auto e addirittura all’aereo. Così come Greta, che viaggia solo in treno.
E viaggia tanto, la piccola rivoluzionaria, a partire dal dicembre 2018. Invitata in Polonia a partecipare al summit delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, non ha usato giri di parole quando ha accusato i potenti del mondo di inerzia davanti a un’emergenza di tale portata. Non avrebbe potuto utilizzare delle metafore, perché quel suo disturbo dello spettro autistico la rende diretta e spietatamente sincera.

Le promesse dei politici
Ha chiesto di rispettare gli accordi sul clima firmati alla conferenza di Parigi nel 2015 dai grandi della terra, ricordando ai politici le loro promesse: la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e il contenimento del rialzo della temperatura globale al di sotto dei 2 gradi centigradi, cercando di non superare il grado e mezzo rispetto ai livelli pre-industriali.
Il pianeta è sotto attacco, Greta lo ha ricordato anche a fine gennaio al World Economic Forum, l’incontro internazionale che si tiene ogni anno nella cittadina svizzera di Davos e che riunisce esponenti di spicco dell’economia e della politica. Partita in treno, ha viaggiato per più di mille chilometri per chiedere alla platea che la osservava di stare dalla parte giusta della storia. «Non credo che mi ascolterete, ma vi chiedo di provare che mi sto sbagliando».

Non esiste un pianeta di riserva

Polonia. Greta Thunberg durante il discorso che ha tenuto alla conferenza mondiale sul clima.

Non si sbaglia, Greta, lo sanno tutti. Nessuno l’ha accusata di mentire quando ha asserito che la nostra civiltà viene sacrificata per una cerchia ristretta di persone che continuano ad arricchirsi.
«Questa è la crisi più grave che l'umanità abbia mai subito… dobbiamo prenderne coscienza e fare qualcosa il più in fretta possibile per… cercare di salvare quello che possiamo». Scuote gli animi la giovane Thunberg, quando chiede a tutto il mondo di rendersi conto del fatto che non esiste un pianeta di riserva.

Prendere coscienza: una richiesta fatta, in genere, dagli adulti ai ragazzi per far loro desistere dal compiere qualche sciocchezza. I ruoli si sono invertiti e gli adulti sembrano loro: bambine con le trecce e ragazzini con l’apparecchio ai denti che, ispirati da Greta, ne hanno colto il messaggio e l’hanno fatta diventare il loro modello.

L’onda verde è iniziata: Greta non è più da sola
È nato, così, il movimento #FrydayForFuture e studenti da tutto il mondo hanno fatto del venerdì il loro giorno di protesta. Una protesta pacifica e colorata, iniziata a gennaio e che prosegue tuttora. Il 21 febbraio scorso, a Bruxelles, migliaia di adolescenti belgi hanno marciato a ritmo di slogan, chiedendo giustizia per il clima. In testa lei, Greta Thumberg, leader di migliaia di studenti del Belgio, della Svizzera, della Germania, del Regno Unito, dell’Australia ed anche dell’Italia. Continuano a darsi appuntamento e a fare lo sciopero della scuola: vogliono farsi ascoltare da chi comanda, da chi ha il potere di scegliere e di prendere le decisioni.

Generazione Z

Aja. Maja Brouwer, 17 anni.

Nate in sordina, le marce si stanno moltiplicando in tutto l’Occidente. I giovani sanno da che parte stare ed hanno deciso che questo è il momento giusto per cambiare. L’onda verde è iniziata, e Greta non è più da sola.
Maja Brouwer, diciassettenne olandese, portavoce di centomila ragazzini dell’Aja, si è inginocchiata nella sala del consiglio comunale per farsi ascoltare dai politici locali sui problemi dell’ambiente.
Alexandria Villasenor, statunitense di 13 anni, manifesta ogni venerdì davanti alla sede delle Nazioni Unite di New York.
Marianna, italiana di diciassette anni, che ogni venerdì esce prima da scuola per manifestare a Milano, davanti a Palazzo Marino.
E ci sono anche Ludovica, Ivan e molti altri esponenti della Generazione Z. I Post
Millennials sono in fermento per fare di questa protesta un nuovo stile di vita.
L’hanno appena testimoniato il 15 marzo in almeno 40 piazze, in cui gli adolescenti di tutto il mondo si sono riuniti per una protesta globale.

Giovanissimi, idealisti e pragmatici
L’onda verde è un’onda forte, sostenuta dall’energia dei giovanissimi, idealisti e pragmatici allo stesso tempo. Pionieri che non scoprono nuove terre, ma che vogliono salvare quelle esistenti.
Un’onda abbozzata negli anni ‘90, con una causa intentata dall’avvocato filippino Antonio Oposa, rappresentante legale di un gruppo di adolescenti, che è riuscito a fermare il disboscamento del suo Paese. Ha sostenuto la tesi che la distruzione dell’ecosistema avrebbe violato i diritti delle generazioni future, ed ha vinto. I tempi, tuttavia, non erano ancora maturi affinché ne venisse seguito l’esempio.
C’è un’altra causa in corso ed altri querelanti giovanissimi: ventuno ragazzi tra gli undici e i ventidue anni vogliono portare sul banco degli imputati il Presidente statunitense. L’associazione ambientalista che li sostiene, la Our children’s trust, ritiene che il governo stia mettendo a rischio il diritto umano di un pianeta vivibile non limitando l’utilizzo dei combustibili fossili (come il carbone e il petrolio). Il processo si terrà e la sentenza arriverà.

Il loro messaggio non rimarrà inascoltato
Ora i tempi sono maturi. L’onda verde è già in cammino e segue lei, la ragazzina con le lunghe trecce e la sindrome di Asperger, quel disturbo che le impedisce di adattarsi al mondo e di essere come gli altri. E meno male, perché se fosse stata “normale”, sarebbe stata una delle tante. Avrebbe ascoltato la musica sparata dalle cuffie nelle orecchie e non avrebbe percepito l’urlo di dolore delle foreste che andavano a fuoco, né l’affanno del mare soffocato dalla plastica. E non sarebbe stata nominata “donna dell’anno” nel suo Paese.

Greta è una diversa e viene ascoltata. Perché la “normalità” dei fumi di fabbrica, dell’inquinamento che uccide e del riscaldamento globale stanno passando di moda. Qualcosa sta cambiando: un nuovo paradigma si sta delineando. Nascono nuove idee, le consuetudini si sgretolano, i ragionamenti si capovolgono e sbocciano maestri bambini, che ci stanno spiegando che la Terra è l’unico Pianeta su cui possiamo vivere: non abbiamo alternative, se non salvarlo. Il loro messaggio non può rimanere inascoltato.

Ognuno di noi può fare la differenza

Giovani manifestanti a Berlino.

No, non si può liquidare la loro protesta sorridendo con aria di sufficienza. Lo sciopero della scuola è una cosa seria, realizzata da persone coscienziose e consapevoli, fanciulli costretti a farsi adulti prima del tempo, decisi a combattere l’inerzia delle masse e l’avidità dei potenti.
L’onda verde si batte contro l’onda d’urto di errori passati e presenti, tragici errori che piomberanno su ognuno di noi con la forza di uno tsunami. Noi tutti ne pagheremo le conseguenze e dovremo autoaccusarci di complicità per quel disastro annunciato.
Nonostante invertire la rotta costi fatica, cambiare non solo si può ma è un atto dovuto. Lo si deve fare pensando a loro, a Greta, a Maja, ad Alexandria, ad Ivan e a Marianna, che sono tutti figli nostri e ci stanno chiedendo un aiuto. Non ci domandano di andare in trincea a combattere insieme a loro, ma di sostenerli, semplicemente, con piccoli gesti quotidiani. La raccolta differenziata, la riduzione dell’uso dell’automobile, l’acquisto di prodotti ecosostenibili, tutte azioni da eroi. Ce lo insegnano loro: ognuno di noi, nel suo piccolo, può fare la differenza. Ci chiedono solo questo, i nostri ragazzi. Allora facciamola la differenza, per noi stessi, per loro! Non lasciamoli soli.