Tintoretto: un ribelle a Venezia

Un film biografico sul famoso pittore veneziano

Tintoretto: un ribelle a Venezia

Il film narra la storia del famoso pittore veneziano, ricca di aneddoti curiosi

di Sergio Ragaini. Il film su Tintoretto narra la storia del famoso pittore veneziano, ricca di aneddoti curiosi

Regia: Giuseppedomingo Romano (detto “Pepsy Romanoff”)
Scritto e ideato da: Melania Mazzucco
Produzione: SKY Art Producion Hub.
Voce narrante: Stefano Accorsi

Se si sfogliano molti siti d’arte, e si cercano informazioni su Tintoretto, si troveranno quasi sempre due elementi per identificarlo: pittore manierista e pittore controriformista.
Tintoretto quindi viene subito identificato come un pittore decisamente conservatore, portato a copiare le opere del passato, senza innovare.

Quando la storia viene manipolata
Come spesso accade, la storia ufficiale non è scritta con la giusta imparzialità. Infatti, come ben sappiamo, viene troppo spesso scritta dal vincitore che voleva fare apparire quello che desiderava.

Autoritratto, 1548

Sfruttando anche il fatto che, in determinate epoche storiche, non era tutto accessibile come oggi, e quindi molte fonti cadevano facilmente nel dimenticatoio, o venivano consegnate al mito e alla leggenda. Anche per Tintoretto era successo questo: la storia ufficiale ha, sotto molti aspetti, addirittura stravolto quello che davvero questo pittore era e ha dato al mondo dell’arte e in generale della cultura.

Il Cinema eterna finzione
Il Cinema, eterna finzione verosimile, talvolta è utilizzato per portare la verità dove dominava solo la finzione, restituendo il giusto valore ai personaggi che ci hanno preceduto e che spesso non sono stati tenuti nella giusta considerazione. E così, anche per Tintoretto, è stato il Cinema a ridare a questo artista il suo giusto valore. Il titolo del film Tintoretto, un ribelle a Venezia appare già molto esplicito in proposito: Tintoretto viene subito prospettato come un ribelle, un pittore controtendenza, sia nello stile che nelle modalità di portare la sua arte alle persone e alle strutture per le quali dipingeva.

La bellezza di questo film
La bellezza di questo film è stata proprio quella di entrare nelle pieghe della vita di questo artista, di scandagliare in profondità non solo la sua opera, ma la sua esistenza. Con la mano decisa e precisa del documentario, che descrive, racconta e nello stesso tempo apre la porta all’immaginazione. E così, durante la visione di questo film, si aprivano scenari sulla Venezia del XVI secolo, con le sue caratteristiche e i suoi fermenti culturali e sulla vita di Tintoretto e le sue aspirazioni. In particolare il film rivela la sua voglia di fare arte sempre e comunque “senza scopo di lucro”. Infatti sin dall’inizio emergono tre elementi che sempre caratterizzato la sua arte: velocità, quantità e prezzi bassi.

Tintoretto un vero rivoluzionario
Questo ne faceva di per sé un rivoluzionario: infatti i grandi pittori del passato suoi contemporanei, come Tiziano, chiedevano cifre altissime per i loro lavori. Tintoretto no: era disposto addirittura a lavorare gratis.
Un episodio citato dimostra tutto questo: era stato indetto un concorso per un dipinto in una famosa Scuola Veneziana, quella di san Rocco. Le Scuole, nella Venezia del sedicesimo secolo, come viene anche sottolineato nel film, erano centri di cultura, ma anche di potere di una certa rilevanza.

Tintoretto-Crocefissione-1565

Ma Tintoretto era così: il suo scopo non era il denaro, ma l’arte in sé. E per fare arte, per mettersi alla prova, era anche disposto a lavorare gratis, come infatti accade, quando in un’occasione propose a dei monaci di affrescare un convento, dietro pagamento dei soli materiali.

Il dipinto della Chiesa di San Rocco
Per il concorso veniva richiesto uno schizzo, un disegno di quello che avrebbe poi dovuto essere il dipinto. Ebbene: Tintoretto si presentò direttamente con il dipinto eseguito. La cosa fu contestata, ma il pittore disse che, se non avessero voluto pagargli il lavoro, l’avrebbe volentieri donato. In questo, sapeva bene che la Scuola di San Rocco non avrebbe mai potuto rifiutare il dono. E così, il dipinto troneggia ancora sulle volte della Chiesa di questa Scuola.

La peste a Venezia
Il film documentario segue una linea sostanzialmente diacronica, ripercorrendo la vita dell’artista. Inizia però con la peste a Venezia: quella peste che si abbatté sulla città nel triennio 1575-1577 e che, solo il 13 luglio del 1577, fu dichiarata del tutto estinta.

Melania Mazzucco

Una peste che, come mostrato nel film, e come sottolineato poi dalla scrittrice Melania Mazzucco ideatrice del film, è stata terribile, mietendo quasi 50.000 vittime, oltre un terzo della popolazione di Venezia di quell’epoca. La peste, dovuta anche alla precarietà delle condizioni igieniche, era un vero e proprio flagello in Europa, nel Medioevo e nel Rinascimento. Passava quasi periodicamente, innescata dalla scarse condizioni igieniche e mieteva tantissime vittime, sino a quasi i ¾ della popolazione, come era successo in Europa con la peste del 1375. Queste scarse condizioni igieniche vengono subito mostrate, inquadrando le calli veneziane, allora molto spesso con igiene estremamente precaria, e quindi ottimi focolai di peste.

La ricerca di Melania Mazzucco
Successivamente Melania Mazzucco fa notare come Venezia abbia dichiarato questa epidemia solo dopo la sua insorgenza: infatti, dichiarare la peste in un luogo voleva dire chiudere porti e accessi.
E per una città come Venezia, Repubblica Marinara che viveva sui commerci, voleva dire la rovina. Ma alla fine non fu possibile nascondere questo evento, che venne ufficializzato.

Gli archivi della peste
Qui, il salto indietro nel tempo viene mostrato attraverso un “giro” negli archivi di Venezia, dove la stessa Melania Mazzucco mostra i libri di allora, nei quali veniva tenuta nota dei morti per peste, divisi per rioni della città. È stato impressionante vedere che i morti di un solo giorno occupavano un intero libro!
Tintoretto in quegli anni era a Venezia, mentre la peste che mieteva continuamente vittime, pareva non toccarlo: la sua arte continuava anche in quegli anni, senza di fatto rallentare mai; in fondo, come si diceva, la quantità era una delle sue caratteristiche principali!
Da quel momento si entra nel vivo dell’arte di questo grande artista, e la sua vita passa in primo piano, divenendo parte del momento presente.

La magia del cinema
In fondo la magia del cinema è anche quella di riportare il passato al presente. Il regista portoghese Manoel De Oliveira diceva che il cinema riporta in vita fantasmi del passato, in quanto, quando vediamo un film, quello che era lì allora non lo è più oggi. Un film, quindi, può essere davvero una bellissima “macchina del tempo”.
Questo documentario, e in generale i documentari, forse vanno addirittura oltre: fanno sì che, attraverso suggestion

Jacopo Tintoretto La deposizione, 1557-59

i e documentazioni, il passato si accenda dentro di noi, segnando una continuità, ma anche una sovrapposizione con il presente e di fatto annullando il tempo.
Qui accade proprio questo: il passato vive ancora. E il passato che rivive non è, ora, quello della storia ufficiale, e spesso delle sue finzioni, ma quello della storia vera che prende la forma che già aveva allora, e che diventa parte del presente.

Jacopo Robusti: il Tintoretto
E così, il viaggio artistico inizia. E protagonista è solo l’arte, che parla oltre le cose stesse, che sublima le parole, che dona capacità di andare oltre a chi la osserva.
E la vita del grande artista viene delineata: Jacopo Robusti, questo il suo nome all’anagrafe, è tra noi che sta dipingendo, esprimendo la sua meravigliosa passione.
Sul nome del pittore si è parlato nel dibattito seguito alla presentazione del film, dove è stato fatto notare che, probabilmente, il suo vero nome era “Jacomo” con cui si firmava nei dipinti. Infatti, Jacopo era un nome di chiara origine toscana e Tintoretto era veneziano. Durante la sua vita, almeno così appare, Tintoretto non lasciò mai Venezia, affittò una casa nel rione di Cannareggio, e vi rimase tutta la vita, senza mai spostarsi, a differenza di altri artisti, come Tiziano, che viaggiavano per l’Europa.

Tintoretto a scuola da Tiziano
Il padre era tintore, e quindi il giovane artista, sin da fanciullo, si trovò tra tinte e colori. Poi il padre, riconoscendone il talento artistico, lo portò da Tiziano.

Tiziano, Autoritratto, 1560

Su questo incontro sono nate diverse leggende: ma pare che Tiziano, forse invidioso, lo mandasse via. Quella tra Tintoretto e Tiziano fu una vera e propria avversione: come se fossero due mondi che non potevano coesistere in alcun modo, e che non potessero fare altro che cozzare tra di loro.
Due mondi antitetici: Tiziano teneva molto al denaro e chiedeva tariffe altissime per i suoi lavori, mentre Tintoretto era disposto a dipingere gratis. Tanto che accumulò nel corso della sua esistenza svariati debiti.

Il sostegno di Pietro Aretino
Gli esordi di Tintoretto sono mostrati come difficili: a Venezia era impossibile fare qualsiasi cosa, in campo artistico e non solo, senza i giusti appoggi e le giuste conoscenze. Fu solo grazie all'influenza di Pietro Aretino, scrittore e drammaturgo suo contemporaneo, che Tintoretto poté finalmente iniziare una vera e propria attività artistica; così, affrescò due soffitti della casa veneziana di Vettor Pisani, nobile titolare di una banca, al quale Aretino aveva parlato di Tintoretto in maniera molto lusinghiera.

Jacopo Tintoretto, le metamorfosi di Ovidio, 1541

Pisani gli affidò poi, nel 1541 (Tintoretto aveva solo 23 anni), la realizzazione di 14 tele, che illustravano le Metamorfosi di Ovidio. Questi dipinti possono essere probabilmente considerati l'inizio della sua vera attività.

Un'arte cinematografica
La sua arte appare davvero rivoluzionaria sotto molti aspetti. Infatti la sua visione è stata sotto diversi aspetti “cinematografica”: la sua gestione dello spazio è tipica del Cinema, così come il suo senso della profondità di campo, che veniva data non solo attraverso l’uso della prospettiva, ma anche attraverso un uso particolare dei materiali con cui dipingeva.

Jacopo Tintoretto-Le Jacopo Tintoretto-Le nozze di Cana-1561

Un quadro mi ha decisamente colpito: le Nozze di Cana. Qui il pittore appare davvero rompere completamente con gli schemi: la tavola, infatti, non è longitudinale, come ci si potrebbe aspettare, ma trasversale. Inoltre il suo scopo non era di rappresentare tutti i personaggi, ma di dare risalto solo ad alcuni di essi, in particolare a due, tra cui una servitrice, che da altri artisti sarebbe stata verosimilmente considerata marginale.

Il trittico dei pittori veneziani
Il lavoro viene poi messo a confronto con lo stesso soggetto dipinto da Paolo Veronese, pseudonimo di Paolo Caliari, un pittore nato a Verona e trasferitosi a Venezia nel 1553 che, assieme a Tiziano e Tintoretto apparteneva a quello che venne definito il “trittico” dei pittori più rappresentativi della Venezia del sedicesimo secolo.

I rapporti di Tintoretto con Paolo Veronese non furono forse di amicizia, ma sempre comunque di reciproca stima: ben diversi, quindi dalla vera e propria avversione tra Tintoretto e Tiziano. Anche se Veronese espresse diverse critiche sull’atteggiamento di Tintoretto di regalare l’arte, affermando che è giusto che un artista ottenga il giusto riconoscimento anche monetario per il suo lavoro.

I soggetti popolari
Nel film sono presentate anche le tecniche usate dall’artista, che stendeva prima uno strato di nero e poi vi dipingeva sopra le figure appena abbozzate.
Un’altra caratteristiche che emerge è la predilezione di Tintoretto per soggetti provenienti dal popolo. Nella sua Ultima Cena si vedono persone con abiti trasandati, rattoppati; un'Ultima Cena suggestiva e di impatto popolare, che contrasta con altre dove invece emergono abiti sgargianti.

Tintoretto, Ultima cena, 1592-94

E poi la peste, che torna nel film, come una sorta di circolarità narrativa. Nel film vengono mostrati i due lazzaretti: quello vecchio e quello nuovo. Il primo era dove venivano portate le persone già infettata, mentre il secondo era dove venivano portate le persone in quarantena, comprese quelle che sbarcavano a Venezia, prima di poter raggiungere la città.
Una peste che non risparmiò Tiziano, ma lasciò indenne Tintoretto. E che divenne parte anche di suoi dipinti, con la sua solita immagine diretta.

Marietta, detta la Tintoretta e Domenico
Il lfilm parla anche dei nove figli di questo grande artista. Tra di essi due mostrarono talento per la pittura: il figlio Domenico, al quale il pittore lasciò l’incarico di amministrare la sua bottega, e forse ancor di più la figlia Marietta, detta la Tintoretta, un’ottima ritrattista, molto apprezzata dal padre, che putrtroppo morì precocemente, nel 1590, a soli 36 anni.

Autoritratto della Tintoretta, 1580

Il film mostra molto bene lo sconforto del pittore a causa della morte della figlia. Uno sconforto dal quale, di fatto, non si riprese più, tanto che alcuni fanno risalire a questo espisodio l'inizio del "viale del tramonto". Dopo la morte del pittore, avvenuta nel 1594, la sua bottega passò al figlio Domenico. Nel 1986, la bottega ha ripreso, vicino a quella originaria, nuova vita grazie ad un gruppo di artisti.

Il dibattito
Dopo la proiezione, è stato bello ascoltare la viva voce dei protagonisti del film. Tra essi Melania Mazzucco, scrittrice appassionata d’arte, che ha fatto ricerche circostanziatenegli archivi, alla ricerca di tracce e documenti, come il film mostra molto bene.

Presente anche la voce narrante del film: Stefano Accorsi, che ha raccontato episodi della sua vita di artista, mettendoli in relazione con lo stesso Tintoretto.

Il film è stato realizzato grazie a Sky Arte, per la cui struttura era presente anche Roberto Pisoni, suo Direttore. Presenti anche Franco di Sarro, Amministratore Delegato Nexo Digital, e Maurizio Vassallo, fondatore e CEO di Except.

Forse, la cosa più bella che emerge è proprio che l’arte può trovare soddisfazione in sé stessa per quello che è. Ed il puro atto artistico è già la cosa più gratificante che ci possa essere.
Tintoretto l’ha dimostrato. E noi, attraverso questo film, l’abbiamo pienamente recepito.

Per saperne di più:
Il film è, almeno in parte, ispirato al libro di Melania Mazzucco: La lunga attesa dell'angelo, di Melania Mazucco. Lo si trova in libreria e sugli store online.

• La peste a Venezia:
http://historiaveneto.blogspot.com/2009/12/la-peste-venezia-nel-xvi-secolo.html
• Una particolare biografia di Tintoretto:
https://libreriamo.it/arte/il-tintoretto-artista-furioso-tra-rinascimento-e-barocco-3/
• La Bottega del Tintoretto, iniziativa di un gruppo di artisti, del tutto ispirata a quella originale del pittore, anche per la collocazione a Venezia:
http://www.tintorettovenezia.it