Economia circolare: riciclare conviene

AMBIENTE: UNA RIVOLUZIONE IN ATTO

Economia circolare: riciclare conviene

di Cristina Penco. Ai resti della produzione industriale viene data nuova vita. Un valore che li trasforma in risorse. Lo fa l’economia circolare, che rivoluziona produzione e consumo, crea indotto e posti di lavoro, fa bene all’ambiente

Un capo con tessuto creato con le bucce d'arancia da Orange Fiber per Ferragamo.

Avete presente la buccia delle arance? A partire dalla loro lavorazione e da quella degli scarti di altri agrumi, l’azienda italiana Orange Fiber ha brevettato e produce tessuti di lusso, simili alla seta.
Oltretutto il “pastazzo d’arancia”, come viene chiamato in gergo questo tipo di sottoprodotto, potrebbe essere usato non solo nel tessile, ma anche per la trasformazione di oggetti di uso comune e per la produzione di polimeri tratti da materie vegetali, molto meno inquinanti di quelli che provengono dall’industria del petrolio.

Dalla canapa la startup Kanèsis ricava bioplastiche per la stampa 3D. E, a proposito della stessa pianta, da pochi anni, a Crispiano (Taranto) è attivo South Hemp Tecno, impianto pionieristico di prima trasformazione della paglia di canapa.
Dalle alghe infestanti della Laguna di Venezia negli anni Novanta è nata Shiro Alga Carta, che ora utilizza alghe in eccesso provenienti da ambienti lagunari a rischio.
E poi, fondi di lattine “convertiti” in una linea di design: li ha adoperati Carmina Campus per creare una linea di borse, utilizzando le linguette per fare bracciali, anelli, orecchini e collane.

Non scarto, ma risorsa

Una serie di borse di Carmina Campus ricavate da fondi di lattine.

Quelli citati sono solo alcuni dei casi virtuosi made in Italy basati sul riutilizzo, sulla riduzione degli sprechi, sulla diminuzione dei rifiuti e sulla reimmissione nel ciclo produttivo di materie prime di recupero (dette, per questo, materie prime seconde).
Sempre di più negli ultimi anni, nel nostro Paese, grandi e storiche imprese, ma anche realtà piccole e medie più o meno giovani, istituzioni, associazioni e cooperative, hanno adottato processi industriali che puntano sulla valorizzazione degli scarti organici: li fanno diventare un vero e proprio bene per produttori, distributori e consumatori, e tutelano, al contempo, l’ambiente.

In tal modo, la sostenibilità e le performance dei processi produttivi crescono di pari passo, favorendo lo sviluppo di nuovi prodotti e tecnologie, a beneficio anche delle future generazioni.
Benvenuti dunque nell’era dell’economia circolare, in cui il valore dei prodotti, delle materie prime e delle risorse si mantiene lungo il loro di ciclo di vita il più a lungo possibile. Gli sprechi sono ridotti al massimo.

In questo campo l'Italia è all'avanguardia
Secondo i dati Eurostat nel Vecchio Continente l’Italia è il Paese con la quota maggiore di materia circolare impiegata dal sistema produttivo: quasi un quinto del totale (18,5%), una proporzione che ci colloca davanti alla Germania (10,7%). Con 256,3 tonnellate per milione di euro, siamo i più efficienti nel consumo di materia dopo i britannici, secondi ai tedeschi per riciclo industriale con 48,5 milioni di tonnellate di rifiuti non pericolosi avviati a riciclo, ma comunque migliori, in questo, di francesi, britannici, spagnoli. Il tutto per un risparmio di energia primaria per oltre 17 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio all’anno, ed emissioni per circa 60 milioni di tonnellate di CO2.

Dalla culla alla culla

La Funghi Espresso insegna alle persone come coltivare in casa funghi commestibili a partire dai fondi del caffè.

Analisti, esperti e operatori sottolineano che un fattore chiave per il successo di tali iniziative green 4.0 risegga, innanzitutto, in un cambio radicale di prospettiva e nell’adozione di un nuovo approccio, che punta a considerare risorsa – attribuendole un valore – ciò che prima veniva considerato un mero residuo di produzione.

Il che, tradotto nella pratica, comporta un modo innovativo e differente di concepire prodotti e processi. Una visione che viene definita Cradle to Cradle (abbreviato C2C, in italiano “dalla culla alla culla”) e che coinvolge tutte le fasi, dalla progettazione, alla produzione fino alla distribuzione all’uso e all’eventuale riuso per concludere con il riciclo, il recupero di materie “prime”, la creazione di materie “seconde”, all’insegna della sostenibilità e dell’interconnessione.
Qualche altro esempio significativo? Il CLT – Centro di Lombricoltura Toscano, con sede in provincia di Pisa - ha messo a punto un sistema che usa i lombrichi per trasformare lo scarto in fertilizzante naturale per l’agricoltura e per il giardinaggio urbano, andando così a chiudere il ciclo produttivo.

Efficienza e sostenibilità

Bimora ha realizzato la macchina per la raccolta differenziata dei vuoti a rendere.

Riutilizzo per conservare al massimo il valore dei prodotti, riciclo a circuito chiuso, per usare i rifiuti e realizzare nuovi prodotti senza snaturare il materiale di partenza (plastica e vetro, per esempio), riciclo a circuito aperto (downcycling), che utilizza materiali recuperati per creare prodotti che hanno un valore inferiore rispetto a quelle prodotte in un circuito chiuso; bio-raffinazione, per trasformare prodotti esausti in nuova materia prima in grado di avere alti potenziali energetici; riparazione e rigenerazione dei prodotti, che porta al loro ricondizionamento (rispetto al riutilizzo, c’è una conservazione ancora maggiore del valore iniziale del prodotto).
Sono alcune tra le numerose attività che danno modo di utilizzare in modo più efficiente e sostenibile le risorse energetiche. Varie esperienze, in tal senso, sono state maturate in settori differenti: Bimora ha realizzato la macchina dei vuoti a rendere per la raccolta differenziata; Tyrebirth ricicla gli pneumatici fuori uso in 30 minuti, avvalendosi di microonde.

Riconversione, noleggio, sharing
Quando si parla di riconversione di impianti maturi o dismessi – un piano che rientra a pieno titolo nella circular economy – un caso emblematico viene dall’industria energetica italiana, nello specifico da Eni. Le bio-raffinerie di Marghera e Gela sono esempi di “circolarità” dove vecchi impianti, un tempo semplicemente “rottamati”, sono stati trasformati e convertiti: i lavoratori continuano a essere occupati, gli stabilimenti non sono destinati all’abbandono e l’indotto continua a essere tale con qualche variazione.
Sul piano ambientale il vantaggio della riconversione corrisponde a una forte riduzione delle emissioni dell’impianto, senza ulteriore consumo di suolo, con investimenti monetari più contenuti rispetto alla costruzione ex-novo di un analogo impianto.

Car sharing, bike sharing, travel sharing, bookCrossing

Il BookCrossing è la distribuzione gratuita di libri, dotati di un codice, attraverso cui è possibile seguire la traversata del libro.

Ma la circolarità può concretizzarsi anche con il cambio di proprietà, attuato tramite consumatori-utenti, più che proprietari, e aziende sempre più fornitrici di servizi, non tanto di “beni” in senso tradizionale: accade col “noleggio” di un prodotto, sia esso un elettrodomestico, un cellulare, un’auto. Risultato? I costi sono ridotti per entrambe le parti, si assicura il riciclo dei materiali e viene raggiunto un alto livello di efficienza e di sostenibilità ambientale. Car sharing, bike sharing, travel sharing, bookcrossing: ci sono numerosi esempi di successo in questi settori.

Le prossime frontiere
Giri di affari a più zeri, crescite a doppia cifra, ambiente più pulito, benessere, ma anche più lavoro a livello collettivo: l’economia circolare può creare nuove opportunità occupazionali sia per lavoratori con una bassa o media specializzazione, sia per professionalità con qualifiche elevate. «L’economia circolare rappresenta un obiettivo importante e un cambio di approccio necessario visto che le risorse del pianeta sono sempre più scarse. In Italia i rifiuti valgono 10 miliardi l’anno, ma solo 1 entra nel circuito dell’economia circolare, secondo il Waste Strategy Annual Report 2017», ha dichiarato Giorgio Arienti, direttore generale di Ecodom, Consorzio Italiano per il Recupero e Riciclaggio Elettrodomestici.

Questo è il primo impianto al mondo per il riciclo dei pannolini, presso il “Centro Riciclo Vedelago”.

Negli ultimi anni sia la società che l’imprenditoria in Italia sono sempre più consapevoli che per uno sviluppo economico sostenibile sia fondamentale ricorrere a modalità combinate che comprendano simultaneamente tecnologia, produttività, risorse efficienti. In parallelo, tuttavia, resta da lavorare sulle coordinate normative che regolino il cosiddetto end of waste (la fase in cui un rifiuto smette di essere tale) e sullo snellimento della burocrazia.

Due nodi, questi ultimi, che oggi impediscono, per esempio, alla Fater, joint venture tra Procter & Gamble e gruppo Angelini a cui fanno capo le linee Pampers, Lines e Tampax, di mettere in produzione a Treviso il primo impianto al mondo per riciclare al 100 per cento i pannolini, trasformandoli in utensili di plastica, arredi urbani e cavi sottomarini. Secondo alcune stime interne all’azienda, se questa tecnologia di riciclo fosse operativa in tutta la Penisola ci sarebbero considerevoli vantaggi: 300 milioni di euro di investimenti, un indotto di circa un miliardo all’anno e mille nuovi posti di lavoro considerando solo gli operatori. A livello ambientale si risparmierebbero emissioni di CO2 pari a quelle prodotte annualmente da 115 mila auto. Varrebbe la pena, insomma, “chiudere il cerchio”.