Spiritual Business: l’anima dell’azienda

AZIENDE ETICHE

Spiritual Business: l’anima dell’azienda

di Laura Teruzzi. Un corso per scoprire quanto è necessario ribaltare i valori correnti, legati a profitto e successo, per scoprire come vivere la spiritualità in azienda

Possiamo dire che l'azienda ha un'anima? Si può parlare oggi, nell'era della virtualizzazione, dell'industry 4.0 e della robotica, di Spiritual Business?
Di primo acchito dovremmo rispondere in modo negativo a questa domanda. L'azienda infatti oggi è dominata da due valori: il denaro e la produttività. Invece, proprio in quest'epoca dove tutti corriamo dietro a qualcosa, dove non esistono più punti di riferimento fisso ma tutto è in cambiamento, sta emergendo una profonda necessità nel management di trovare un "centro" che caratterizzi l'azienda, dei valori che possano unire persone a volte distanti tra loro, a volte vicine fisicamente ma che non comunicano in modo ideale. Una risposta ci viene dal corso di Spiritual Business Training di Steve Benedettini, psicoterapeuta, coach e formatore, dove più di 30 manager cercavano proprio questo: la spiritualità in azienda.

Quanto la spiritualità è collegata al business?
Steve Benedettini, formatore, psicoterapeuta e coach, presidente di Alpha Center, pone domande dirette agli imprenditori partendo proprio dalla spiritualità: «Quanto la tua spiritualità è collegata al tuo business?». Domanda di difficile risposta perché il Management è sempre più impegnato nel fare che nell'essere.
Ma che cos'è l'azienda senza la parte di essenza, quella valoriale che tiene insieme le persone, che le fa sognare tutte lo stesso sogno? Sarebbe solo un contenitore vuoto. Immaginatevi di andare in ufficio un giorno e non trovare nessuno, proprio nessuno. Alla reception nessuno vi riceve, negli uffici non ci sono impiegati, nella fabbrica non ci sono operai. Rimarrebbe solo una scatola vuota, un contenitore di "cose" e non di "essenze".

Esprimere la propria anima anche in azienda
L'anima dell'azienda parte dal management, è per questo che Steve pone loro una seconda domanda: «Quanto credo personale esprimi nel tuo lavoro? Quanto ci credo in quello che faccio? Sto indossando il mio vestito o quello di un altro? Quanto uso la parola Io devo piuttosto che Io voglio?». Se abbiamo aspettative non realizzate, se non trasformiamo il "Io devo" in "Io voglio" vi appiatterete in situazioni ripetitive che non vi soddisfano, forse andrete addirittura in burn out, forse invece risponderete con la famosa frase: "Tiro avanti". Dire "Tiro avanti" non è felicità, non è espressione della propria anima e dei propri talenti, non è tirare fuori i propri valori e i propri talenti per metterli nel business.

Ideali, valori e principi
Ed è da qui che parte la terza domanda di Steve: «Quanti ideali, valori e principi riesci a rappresentare nel tuo business?». È chiaro che per esprimere valori profondi bisogna aver fatto un lavoro di sviluppo personale su sé stessi, aver trovato la propria missione nella vita che si esprime attraverso l'azienda e attraverso le persone che il proprietario o il management assume per esprimere un sogno comune, etico e di valore per la società.
Questo atteggiamento presuppone una particolare attenzione alla persona umana, che non è un numero ma parte essenziale del successo dell'azienda.

Kaizen, un metodo di miglioramento continuo
E proprio perché  ogni singola persona è parte essenziale, nell'azienda spirituale ha più responsabilità. Benedettini propone un chiaro modello di business per condividere la responsabilità dall'operaio al manager, il metodo Kaizen, che significa miglioramento continuo, Kai vuol dire cambiamento e Zen in meglio.

Inventato dai Giapponesi per ricostruire il Paese nel dopoguerra, è stato usato da Toyota che le ha permesso di diventare una delle prime case automobilistiche al mondo. Si basa sulla fiducia che viene data al singolo dipendente di risolvere le problematiche e prendere una decisione importante senza fare escalation sul management. Ogni singolo operaio può anche fermare la catena di montaggio se lo ritiene opportuno perché nel suo ruolo che svolge quotidianamente può rendersi conto dell'errore da modificare. Questo permette al lavoro di andare avanti anche se il leader non c'è e non crea situazioni allarmanti in azienda dove poi è il leader che deve, come si suol dire, fare il pompiere.

La valorizzazione della persona umana
Se non ci sono valori questo modello non funziona. Ritorniamo dunque al punto fondamentale, la spiritualità, la valorizzazione della persona umana che lavora in azienda, un piano di formazione e crescita di carriera per ogni individuo in modo che possa sentirsi valorizzato nell'azienda e prendere le proprie responsabilità. È una piramide al contrario.
Da cosa parte dunque il processo produttivo dell'azienda spirituale? Dalla fiducia. Prendere in considerazione la fiducia in un processo produttivo è un valore, non un oggetto. I dipendenti devono dunque essere responsabilizzati sui valori per poi lavorare bene. È finito dunque il tempo del leader accentratore ed è iniziato quello del leader motivatore.

La trasmissione della motivazione
Il veicolo fondamentale del manager è la trasmissione della motivazione. La motivazione crea e richiama le condizioni essenziali della leadership: cioè il pionierismo, la ritualità e il simbolismo, l'emozione catalizzatrice, il senso di appartenenza e un'identificazione del singolo con il gruppo: cioè la master-mind. Essa favorisce affetto ed entusiasmo per il sogno che si concretizza e di cui ci si sente parte integrante.
È questo desiderio condiviso, questa motivazione, questo insieme di persone che permettono di attivare la fisica quantistica e la legge di attrazione a supporto del business.

12 regole fondamentali in controtendenza
Quali sono però le regole perché funzioni? La regola numero uno si basa su desiderio, credenza, attesa. Nel pensiero quantico, ogni volta che progetti, devi desiderare che accada! Devi credere che sia possibile! Devi aspettarti che succeda! Il Dott. Benedettini elenca 12 regole per far funzionare questa energia a supporto del business, dodici regole che vanno in controtendenza rispetto alla situazione economico/sociale degli ultimi 10 anni, impregnata da pessimismo, conformismo, apparenza, arroganza, egoismo e materialismo. Regole che vanno contro il realismo ed invitano a guardasi nel profondo, a trovare una motivazione etica per far vivere il sogno di quell'azienda in cui lavoriamo e passiamo gran parte del nostro tempo. La regola che più mi ha colpito è: Decidi sentitamente cosa vuoi: giuralo! Giuralo a te stesso. Chiediti: quanto lo senti? quanto ne sei convinto? Quanto lo desideri? Quanto lo vuoi? Se noi per primi non ci crediamo le persone non ci crederanno.

Condividere per cambiare
Se ci credi, se fai a te stesso un giuramento interno, allora quando parlerai ai tuoi dipendenti lo sentiranno, sentiranno l'energia che è in moto dentro di te. Da solo non puoi cambiare un'azienda, solo se condividi con gli altri allora si crea collaborazione in ogni singolo reparto. Tutti noi abbiamo dei modelli comportamentali di riferimento, dei software che funzionano in modo automatico e a volte anche dei sabotatori interni che non ci permettono di raggiungere gli obiettivi. Lavorare sui valori aziendali vuol dire lavorare sui nostri valori e superare i nostri limiti. È una grande opportunità non solo di business ma di crescita personale.

I principi del mentalismo
Il leader è il primo che deve saper lavorare sulle proprie dinamiche mentali. Il leader unisce lo spirito con la materia, adotta perciò delle dinamiche mentali che gli consentono di arrivare al successo. Anche in questo caso Steve Benedettini ha individuato 10 principi fondamentali che ha chiamato: I principi del mentalismo.
Voglio citare il primo che trovo veramente innovativo in azienda: Ragiona per causa, effetto e causatività. Non esistono colpevoli ed innocenti: elimina rancori, odio, permalosità ed orgoglio.
È chiaro che in un'azienda dove esiste il giudizio e non l'accoglienza, le persone si chiudono e questo clima non favorisce la crescita. Questi principi includono dunque valori quali: non giudicare, perdonare, non essere superiori e supponenti, essere umili ed avere una mentalità aperta. E' solo in questo modo che tutti sentiranno il loro valore riconosciuto e il Kaizen potrà compiersi perchè parte del DNA dell'azienda, un processo interiore ai dipendenti, non un metodo calato dall'alto dal capo.

Le quattro biopsicotipologie
Benedettini ricorda le quattro biopsicotipologie di persone presenti in azienda che il leader deve coordinare:

il collaborativo,
il fobico,
l'oppositore,
l'idealista.

Per ognuno c'è una diversa azione da fare ed un diverso modo di comunicare per far emergere il loro talento. Indubbiamente siamo tutti diversi e le competenze comportamentali per gestire un team non sono poche. I cossiddetti soft skills sono oggi fondamentali in un manager.

Comportamenti e neuroscienze
A supporto dell'evoluzione comportamentale arrivano le neuroscienze che oggi spiegano in modo fisiologico il perché di alcuni comportamenti e anche come attraverso comportamenti aziendali valorizzanti l'individuo può stare meglio in azienda e produrre meglio proprio perché è più felice, ha un livello di salute migliore, è in grado di avere un buon equilibrio tra famiglia e lavoro.
Le endorfine, l'adrenalina e la serotonina vengono prodotte da azioni ben precise. Quanto la nostra vita in azienda ci permette di tenere in equilibrio questi ormoni lavorando bene e di buonumore e quanto invece produciamo l'ormone dello stress? Questa è la domanda che tutti noi dovremmo farci e su cui i titolari di azienda dovrebbero porre attenzione per creare l'azienda del futuro, l'azienda spirituale!