Tre volti

Tre volti

Regia: Jafar Panahi
Protagonisti: , Jafar Panahi, Marziyeh Rezaei, Maedeh Erteghaei, Narges Delaram.
Anno: 2018, Iran.

Una celebre attrice iraniana, Behnaz Jafari (interprete di se stessa) riceve sul cellulare un video inquietante, in cui la giovane Marziyeh la implora di aiutarla a fuggire dal suo paese, dove è prigioniera del fratello, che non la lascia libera di seguire le sue aspirazioni. Allieva del conservatorio a Teheran, vuole fare l’attrice a tutti i costi e minaccia di suicidarsi, anzi il video s’interrompe come se avesse già compiuto il tragico gesto.
Accompagnata dal suo amico regista (Jafar Panahi nei panni di se stesso), l’attrice si mette in viaggio per raggiungere il paesino di montagna al confine con il Turkmenistan dove vigono ancora rigide regole tradizionali, per scoprire la verità su Marziyeh. In questo luogo (paese di origine del regista) nella casa della ragazza incontrano il fratello, aggressivo e intemperante, che solo la madre riesce a dominare.

Lo stile del film, premiato al Festival di Cannes (dove lui non è potuto intervenire), mi ha ricordato per molti versi Antonioni e il nostro cinema anni ‘50, in cui la cinepresa spiava lentamente volti, case, animali, con uno stile da documentario.

Behnaz Jafari e il regista Jafar Panaji.

La trama non è poi così importante: ovviamente i due ritroveranno la ragazza con i suoi sogni. Interessanti sono i piccoli personaggi che si affacciano nella storia, contadini, commercianti e anche una vecchia stella dello schermo che vive isolata, emarginata dalla società. Ma ciò che forse conta di più è ciò che la storia vuole rappresentare, una metafora della realtà di un Paese dove non c’è libertà, dove vige il conformismo e dove la donna non è libera di seguire le sue aspirazioni. Un film introspettivo e soprattutto di denuncia politica e sociale.

Panahi stesso è realmente prigioniero del suo Paese: arrestato una prima volta nel 2010 per aver partecipato a una manifestazione contro il regime iraniano, è stato condannato a non girare più film fino al 2030. Ma lui ha trovato un espediente per continuare il suo lavoro, nascondendo – come un altro famoso regista iraniano, Abbas Kiarostami - una piccola telecamera in macchina o in un pacchetto di sigarette, che riprendeva insieme alle scene recitate altre reali, come quando i contadini riconoscono la popolare attrice e vogliono il suo autografo, delusi quando scoprono che non è venuta per aiutarli.

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