Guarire con le fiabe

Guarire con le fiabe

di Cristina Penco. La "fiabazione", una tecnica illustrata dalla d.ssa Paola Santagostino, per rielaborare - e spesso risolvere -i propri problemi in modo creativo.

Inventare una storia fantastica per dare un’espressione simbolica al nostro mondo interiore. Comunicare attraverso personaggi, simboli e immagini – gli “archetipi” junghiani – il nostro stato d’animo, il nostro stato fisico e le nostre relazioni. È il metodo della “fiabazione”, illustrato dalla dottoressa Paola Santagostino.

Rielaborare i problemi in modo creativo, attingendo al nostro mondo interiore, dando vita a un gioco di personaggi ed eventi, tra immagini e simboli, che delineano soluzioni impensabili e ci aiutano a trovare nuove vie, differenti equilibri. Una tecnica, quella della “fiabazione”, utilizzata da oltre vent’anni, in sedute private e nell’ambito di corsi e seminari, dalla dottoressa Paola Santagostino, Psicologa e Psicoterapeuta specializzata in Medicina Psicosomatica. Un metodo semplice quanto efficace, il suo: far raccontare ai pazienti o consultanti una fiaba. Senza nemmeno rendersene conto, inizialmente, le persone “caricano” il racconto delle loro difficoltà, esprimendo il loro immaginario. E quasi mai, in prima battuta, riescono a concludere la fiaba: si bloccano. Il loro compito, sotto la guida dell’esperta, è quello di ripensarci e di trovare il finale, che può condurre a un superamento di blocchi e ostacoli.

Percorsi interiori già prefigurati dentro di noi
foto Santagostino

Com’è possibile tutto ciò? «Nella fiaba inventata è condensato il tempo: passato-presente-futuro», spiega la dottoressa Santagostino, autrice del libro Guarire con una fiaba (Urra/Apogeo). E aggiunge: «C’è la traccia degli eventi passati che ci hanno segnato, della situazione presente in cui ci muoviamo e degli sviluppi futuri che sono pronti a scaturire dai processi in corso».
Non è questione di “preveggenza”. Si tratta, invece, come afferma l’autrice, di «espressione di percorsi interiori che sono già prefigurati dentro di noi e che si andranno a realizzare nel futuro prossimo». E si resta affascinati, quando si prova a rileggere le proprie fiabe a distanza di qualche anno, «perché si scopre che “era tutto già scritto” quanto a significato simbolico, anche eventi che non avremmo pensato accadessero».

Riconoscere nella fiaba la nostra anima
Ma perché proprio la fiaba? Pensiamo a quel che avviene in tutti i processi creativi: dalla musica alla pittura, esprimiamo noi stessi e in quella manifestazione artistica è possibile riconoscere la nostra anima e la nostra unicità. «Questo vale anche per le fiabe», afferma la dottoressa Santagostino. «I personaggi possono essere simili, o lo sviluppo della vicenda, ma nello stile narrativo e nella dinamica degli eventi emerge tutta quella particolarità che è solo nostra, e che raffigura la nostra storia personale e il nostro modo di viverla. Soprattutto, indica le chiavi di soluzione verso il lieto fine: modalità che valgono solo per noi e che sono specifiche per la nostra situazione».

Dalla fiaba alla fiabaterapia
Rispetto ad altre narrazioni e modalità di espressione creativa, la fiaba è caratterizzata da una struttura particolare.
1) C'era una volta
L’incipit rappresenta un equilibrio che di lì a poco andrà a cambiare. “C’era una volta un vecchio re che aveva tre figli...”: il vecchio, presumibilmente, morirà e occorrerà trovare un successore tra i suoi eredi; “C’era una volta una Principessa in età da marito...”, di lì a poco avrà da trovare uno sposo alla sua altezza; “C’era una volta una famiglia molto povera...”, uno dei suoi membri, dopo mille peripezie, farà fortuna.
2) La fase di crisi
La storia prosegue con quella che l’autrice Santagostino definisce “la fase di crisi”, in cui emerge chi è il protagonista, qual è l’opera che deve compiere, chi sono i suoi nemici e chi gli aiutanti magici che contribuiranno al successo dell’impresa. In tale ambito succede di tutto: si definiscono gli equilibri tra risorse e difficoltà, i pericoli da evitare e le opportunità da cogliere, si elabora la strategia della soluzione e si individuano le chiavi di volta per il successo.
3) Il lieto fine
Il racconto termina con il classico lieto fine, "E vissero tutti felici e contenti...", che è sì una frase di rito, ma raffigura anche un nuovo equilibrio raggiunto: diverso e più soddisfacente di quello dell’inizio. Confrontando l’inizio della fiaba con la fine si comprende il senso della storia e il percorso compiuto dai protagonisti.

Come si svolge la fiabaterapia
Ma come si traduce tutto ciò nella “fiabaterapia” della dottoressa Santagostino?
1) «Il cliente arriva ed espone il suo problema e l’argomento su cui desidera ricevere aiuto. Decidiamo insieme quale strada percorrere a secondo delle sue necessità e delle alternative più efficienti».
2) «Se abbiamo deciso di usare la fiabaterapia teniamo una sessione specifica dedicata solo a questo, in cui lo guido verso uno stato di rilassamento da cui può inventare la sua fiaba personale».
3) «Ne parliamo insieme. Evito con cura di dare una "interpretazione fissa della fiaba" perché penso che questo sia molto riduttivo e ben poco rispettoso delle profondità a cui la fiaba riesce ad accedere. Ma la fiaba propone dei temi e delle vie di soluzione, dei percorsi archetipici e delle immagini-guida: indicazioni e degli spunti di comprensione su cui ci muoviamo, per cogliere il senso di quanto sta accadendo e i suggerimenti emersi, basandosi su una saggezza antica che sa bene come condurre a buon fine i cambiamenti e come portare a termine con successo anche le imprese più difficili».

Disturbi fisici, emotivi, relazionali e lavorativi
Inizialmente la dottoressa Santagostino ha messo a punto il suo metodo di fiabazione per il trattamento dei disturbi fisici. Successivamente la psicologa e psicoterapeuta lo ha sviluppato in diversi campi, per fornire una soluzione a problemi emotivi, relazionali e lavorativi, nell’ambito dell’infanzia e della scuola, nel problem solving aziendale e nella formazione manageriale.

La dottrina di Jung e la Von Franz
La teoria psicoanalitica ha indotto numerosi studiosi e teorici a individuare nella fiaba la risoluzione catartica dei problemi del bambino in crescita. A ben pensarci, gli eroi delle fiabe sono frequentemente dei giovani che devono trovare la loro strada nel mondo, combattendo contro orchi, draghi e forze oscure e malvagie di varia natura. Il loro fallimento, almeno quello iniziale, viene interpretato alla luce della dottrina psicoanalitica: avrebbe a che vedere con l'incapacità degli stessi di emanciparsi dall'influenza dei genitori che non lo supportano nel processo di formazione.

Nella psicologia di Carl Gustav Jung e della sua scuola troviamo un’altra interessante direzione che si colloca in questo solco. Jung sostiene che ogni essere umano desidera sviluppare le sue potenzialità e che a questo scopo l'inconscio e la coscienza devono cooperare. Se questo processo non si sviluppa in modo armonico, si verifica una reazione tale per cui l'inconscio si esprime nei sogni, nelle fantasie e nelle fiabe. Racconti che, a vario titolo, mostrano profonde affinità presso i popoli di tutto il mondo e che presentano degli archetipi, delle immagini in cui si esprime l’inconscio collettivo.

Altrettanto significativi sono, in questo senso, gli studi di Marie-Louise Von Franz, allieva di C. G. Jung, la quale ha dedicato numerosi suoi scritti sull'argomento fiabesco, tra cui Il femminile nella fiaba (Bollati Boringhieri): dagli archetipi fiabeschi prende le mosse una psicologia contemporanea del femminile (inteso come un ambito relativo alla donna, ma anche ciò che ha a che fare con l’elemento “yin” nell'uomo), capace di dare risposte autentiche a molte domande che l'epoca attuale si pone. Le avventure dell'eroe e dell’eroina, in fondo, non raccontano altro che la lotta interiore per diventare se stessi, come emerge anche da un altro testo della stessa Von Franz, La gatta. Una fiaba sulla redenzione del femminile (Magi E.).

Donne che corrono coi lupi
C’è chi sostiene che i testi di Marie-Louise Von Franz siano stati illuminanti affinché anche un altro celebre volume vedesse la luce, quello di Clarissa Pinkola Estés, psicanalista junghiana a sua volta, autrice dello splendido Donne che corrono coi lupi (Pickwick/Sperling & Kupfer). Nella visione della Pinkola Estès, la psicanalisi del femminile si sviluppa attorno all’intuizione chiave della Donna Selvaggia: una forza psichica potente, istintuale e creatrice, ferina e materna allo stesso tempo, ma prigioniera di paure, insicurezze, pregiudizi e stereotipi.
Attraverso un lavoro di ricerca ventennale, la studiosa ha attinto alle fiabe e ai miti delle più diverse tradizioni culturali trasmesse durante l’infanzia (Barbablù, La Piccola Fiammiferaia, Vassilissa, Il Brutto Anatroccolo...), un patrimonio culturale attraverso cui il lettore è guidato e incoraggiato a scoprire chi è veramente, a liberarsi dalle catene di un'esistenza non aderente ai suoi bisogni più autentici. L’invito è quello di riprendere a «correre» con il proprio Sé.

Per quanto riguarda le donne, in particolare, la Lupa simboleggia quell’istinto primordiale che molte hanno dimenticato, allontanato o regalato, ma che può riemergere in tutta la sua forza e incitare a essere libere. Nonostante la nostra apparente civilizzazione che ci illude di essere emancipate e sofisticate, siamo e rimaniamo creature selvagge che in realtà desiderano recuperare la loro libertà ancestrale per sentirsi vitali, per raggiungere il proprio posto nel mondo.
"Essere noi stesse ci allontana da molti altri. Tuttavia, compiere quello che gli altri vogliono ci allontana da noi stesse", scrive l’autrice: serve coraggio per tornare alla propria essenza, ma anche per "trovare la propria luce senza fuggire".
Alzi la mano chi freme quando, ancora oggi, sente parlare di femminile come di “sesso debole”. La nostra cultura abusa molto di termini come “debolezza” e “forza” finendo per fare una grande confusione. Forte è chi affronta se stesso, il proprio intimo, consapevole di ferite e lacerazioni, ma senza arrendersi, accogliendo la vita con entusiasmo, gioia, curiosità. Solo allora si torna “a casa”: quel luogo nel tempo dove lo spirito delle donne e lo spirito dei lupi entrano in contatto. "È il punto nel quale l’Io e il Tu si baciano il luogo nel quale le donne corrono coi lupi". Accanto a uomini che hanno imparato a correre con le Lupe.

Per saperne di più:
Paola Santagostino: "Guarire con le fiabe" (Urra-Apogeo)
Paola Santagostino: "Che cos'è la medicina psicosomatica" (Urra-Apogeo)