Giovani che sognano un pianeta green

Giovani che sognano un pianeta green

di Franco Bianchi. Le storie di successo di alcuni giovani che hanno rivelato spunti di genio, atti a rivoluzionare il futuro del nostro pianeta

Ormai è di dominio pubblico l’esistenza nel Pacifico di un’enorme isola di pattume che la corrente ha compattato. Essa è composta principalmente da imballaggi di plastica, ma non solo: reti da pesca perdute, pezzi di plastica di grandi dimensioni. Si tratta di una enorme bomba ad orologeria di grande pericolosità per le sue straordinarie dimensioni formatasi negli ultimi sessant’anni e che ormai ha raggiunto una superficie superiore a quelle di Germania, Francia e Spagna unite. Ma tali residui, oltre ad uccidere già adesso una grande quantità di pesci e mammiferi marini, in previsione nei prossimi decenni tenderanno a disgregarsi in minuscoli frammenti che andranno a creare un’incredibile inquinamento di difficile immaginazione. Sembrava una situazione senza apparente soluzione e con un peggioramento giornaliero continuo, incessante, macroscopico.

Il sogno di un 19enne: ripulire l'oceano
Poi è arrivato Boyan Slat, un ragazzo diciannovenne olandese con un sogno: pulire gli oceani dalla plastica. Le difficoltà enormi erano duplici: come raccogliere l’enorme quantità di pattume e come riciclarlo in maniera utile e produttiva.
Sono passati cinque anni da quando Slat lasciò gli studi in ingegneria aerospaziale per fondare la ONG Ocean Cleanup progettando una macchina per raccogliere rifiuti plastici dal mare sfruttando le correnti oceaniche.

Dopo uno studio di fattibilità e una campagna di raccolta fondi conclusasi con grande successo, il macchinario - chiamato Ocean Array Cleanup - è pronto per essere testato sul campo. Così tra poche settimane salperà da San Francisco diretto verso il Pacific Trash Vortex, la grande isola di plastica che galleggia nell’oceano Pacifico, tra la California e le Hawaii. «La pulizia degli oceani del mondo è dietro l’angolo», ha commentato euforico Slat, pronosticando il dimezzamento dell'inquinamento marino in soli 5 anni. Le proiezioni dei dati di raccolta dei rifiuti sono stupefacenti e lasciano ben sperare gli addetti ai lavori e il mondo intero.

Pronto a salpare l’Ocean Array Cleanup
Si tratta di una struttura tubolare lunga 600 metri a forma di U, costituito da una barriera galleggiante e una fascia di tessuto che trattiene i rifiuti alta 3 metri, posizionata al di sotto dei galleggianti.

È stata progettata in modo da essere trasportata dal vento e dalle onde del mare per tutto il suo tragitto autonomo, alla ricerca dei componenti inquinanti presenti nell'oceano. L’idea alla base dell’Ocean Array Cleanup è semplice e geniale: la macchina sfrutta le correnti del mare, le stesse che hanno portato alla creazione dell’isola di plastica, per far sì che i rifiuti si accumulino nelle piattaforme e il mare si pulisca da solo.

Il sistema è composto da una catena di barriere galleggianti della lunghezza di due chilometri e poste in favore di corrente, senza reti, che convogliano la plastica verso piattaforme che fungono da imbuto.

5 anni per dimezzare la plastica
Una volta al mese circa una barca andrà a raccogliere i rifiuti convogliati verso la parte centrale della macchina. L’obiettivo è di dimezzare la quantità di plastica in cinque anni, arrivando a realizzare sessanta Ocean Array Cleanup da dislocare in carie parti del pianeta, così da ridurre del 90% la plastica contenuta negli oceani entro il 2040.

La Ocean Cleanup prevede di autofinanziarsi grazie alla vendita della plastica oceanica che alcuni brand, come Adidas, hanno iniziato a sfruttare, comprendendone l’appeal sui consumatori. La pulizia degli oceani, per quanto efficace, da sola non può però bastare, è necessario combattere alla fonte l’inquinamento che sta uccidendo lentamente i nostri mari.

Creare energia sfruttando i fanghi di depurazione
Dario Presezzi, ora CEO della startup, assieme a Marco Mosciarello e Stefano Pessina, all’epoca studenti di Biotecnologie industriali e Ingegneria energetica, ebbero l’intuizione di creare energia attraverso lo sfruttamento dei fanghi di depurazione, le acqua nere.

Con tanto entusiasmo e poche conoscenze specifiche sul tema, i tre si concentrano su di un’idea per loro stessa ammissione "pazza ma geniale": trattare i fanghi di depurazione utilizzando il calore prodotto dai loro stessi batteri, in modo da essiccarli e generare energia tramite pirolisi.

Un’ipotesi che si è risultata valida e corretta: i batteri presenti nei fanghi, mantenuti in vita per continuare a produrre calore, riescono infatti a far raggiungere alla sostanza una temperatura di 65°C, riducendo l’umidità del 70%.

Una giovanissima start up tutta italiana
A questo punto Mosciarello e Pessina coinvolgono altri tre amici, Valentino Villa, esperto di gestione aziendale, Mattia Bonfanti, programmatore industriale, e Matteo Longo, per la parte di acquisti e comunicazione: una giovanissima start up tutta italiana e lombarda (Presezzi, Villa e Longo sono di Vimercate, gli altri vengono da Trezzo, Brescia e Lecco).
Questa giovane azienda, per crescere, aveva bisogno di un investitore.

«In Italia non siamo riusciti a trovare nessuno di abbastanza coraggioso da investire su questo progetto, che certo era complesso», ricorda Longo. «Così siamo andati a proporre la nostra idea in California, presso le aziende della mitica Silicon Valley, il luogo al mondo più adatto allo sviluppo di nuove tecnologie». Era il 2013.

Dall'Italia, alla Silicon Valley e ritorno
Il progetto dei sei italiani viene subito accolto con grande interesse da tutti. Così i ragazzi , che hanno un’età media di 25 anni, fondano la Bioforcetech e stringono accordi, perfezionando il sistema di essiccazione (Biodryer) e di pirolisi per la produzione di energia (P-FIVE), il primo processo del genere al mondo. Di più, il gruppo si è concentrato nella riduzione complessiva dei costi, diminuendo in modo drastico i viaggi di camion e realizzando con gli scarti di processo un fertilizzante totalmente naturale, privo di sostanze nocive e ricco di nutrienti al punto che le piante, nutrite con tali sostanze, crescono tre volte più velocemente. Così il sistema permette di risparmiare molto in termini economici ed aiuta a mantenere l’equilibrio ecologico nell’ambiente.
Come trasformare un sogno in realtà.

Laura Marchesan, Professore Associato in chimica organica.

Tra i 500 migliori giovani ricercatori del mondo, due sono italiani 
La prestigiosa rivista Nature ha stilato un elenco dei cinquecento migliori giovani ricercatori che si stanno distinguendo per le loro capacità, genialità ed intuito. Con sorpresa, due sono italiani e si sono posizionati al sesto ed all’undicesimo posto. Certo non è una gara, tuttavia sembra un importante riconoscimento per due grandi giovani e promettenti menti.

Silvia Marchesan, dell'Università di Trieste, dopo la laurea con lode in Chimica e Tecnologia Farmaceutica nel 2004, ha conseguito un dottorato in chimica all'Università di Edimburgo in Scozia e proseguito con la ricerca in Finlandia e in Australia. Dal 2012 è rientrata a Trieste dove lavora tutt’ora. Professore Associato in chimica organica, è stata segnalata per uno studio sul quale si sta concentrando da tempo: lo sviluppo di un idrogel, poco costoso ed efficace, composto da proteine che si auto-assemblano, molto utile per riparare i tessuti del corpo e rilasciare farmaci.

Molecole come mattoncini
In pratica cosa consiste la sua ricerca? «Lavoro su molecole e le super strutture. Immaginiamo di avere mattoncini da costruzione per bambini come fossero molecole che, se composte, possono dare vita a una super struttura, per esempio una grande cattedrale.

Essa potrebbe essere ad esempio un materiale antibatterico a basso costo o qualcosa d’altro di utilizzo medicale, oppure anche nelle costruzioni. Ma questi mattoncini bioattivi, nel momento in cui sono scomposti o ricomposti, possono avere proprietà differenti. Noi lavoriamo per esempio sulla possibilità di bloccare i loro principi bioattivi una volta scomposti, ma di ripristinarli se rimessi in composizione. È un modo per avere materiali sostenibili on-demand.

Come ottimizzare la gestione forestale
Giorgio Vacchiano, ricercatore del Dipartimento di Scienze agrarie e ambientali della Statale di Milano, con i suoi studi si è distinto per aver aperto la strada all’uso dei modelli matematici per la gestione forestale e su come ottimizzare tale gestione al fine di mitigare i cambiamenti climatici.

Per primo Vacchiano è stupito per il riconoscimento, poichè l’argomento sul quale sta lavorando non appare di primissimo piano, come la cura per il cancro. Il suo desiderio è impegnarsi per l'ambiente del suo Paese, sottolineando l’urgenza e la non procrastinabilità della lotta al global warming, il riscaldamento del pianeta.
Dopo un approfondimento di studi all’estero ora lavora come ricercatore in Italia.

«Io credo nel lavoro in team e nella necessità di confrontarmi con i colleghi, all'estero e in Italia, di fare rete. Sono molto felice di aver ottenuto un riconoscimento per gli studi sulle foreste. È un bel segnale. Le foreste hanno un’enorme importanza per l’equilibrio ecologico.
Esse assorbono circa il 30 degli inquinanti prodotti. Se non ci fossero, il riscaldamento globale crescerebbe ad un ritmo di un terzo superiore a quanto sta facendo ora. In Italia, per questioni cicliche, certamente non per qualche lungimirante o avveduto politico, le zone di foreste sono in aumento e sono pari a quelle coltivabili.

Realizzare i sogni che salvano il nostro pianeta
Occorre preservarle e gestirle al meglio. L’attuale cambiamento climatico è colpa nostra, non è un problema per la Terra in sé. Le catastrofi per il pianeta hanno sempre rappresentato una rinascita conseguente. Ma ora ci siamo noi ed è un problema che ci riguarda. Inondazioni, pericoli per la salute, riscaldamento globale. Si sta tentando di fare qualcosa, l'accordo di Parigi è un bel passo avanti, ma bisognerà monitorare i progressi e vedere se saranno sufficienti».
Queste sono solo alcune storie che, fortunatamente, sono molto più numerose. La cosa che le accomuna è vivere un sogno, il loro sogno. Esso diventa una molla incredibile perché la sua forza diventa feroce determinazione che polverizza ogni ostacolo attraverso l’entusiasmo. Grazie ragazzi.

Per saperne di più:
Boyan Slat (in inglese): https://www.youtube.com/watch?v=du5d5PUrH0I
Come funziona il sistema (in inglese): https://www.youtube.com/watch?reload=9&v=O1EAeNdTFHU

Video sulla Bioforcetech: http://www.bioforcetech.com/
video in inglese
https://www.facebook.com/bioforcetech/videos/1209290125856848/

Giorgio Vecchiano: https://www.repubblica.it/scienze/2018/09/21/news/giorgio_vecchiano_il_ricercatore_italiano_su_nature_il_mio_e_un_premio_alle_foreste_-207019944/

Silvia Marchesan: https://www.repubblica.it/scienze/2018/09/21/news/silvia_marchesan_tra_i_10_ricercatori_emergenti_secondo_nature-207016395/