La percezione delle realtà possibili

La percezione delle realtà possibili

di Maurizio Falcioni. Da un punto di vista biologico esse riguardano il contatto dei sensi con il mondo esterno. Ma poi c'è anche il pensiero magico...

Molte persone dimenticano  oppure non sanno che il loro comportamento, che si plasma sulla mappa del carattere, è conseguente ad una elaborata condizione organica che riguarda il funzionamento cerebrale.

Ovviamente, quando parliamo del cervello ci troviamo di fronte un mondo per lo più inesplorato, ma in piccolissima parte quello che è stato scoperto è sufficiente per confermare l'importanza di quest'ultimo sul nostro modo di percepire la realtà.

Gli stati di percezione
Da un punto di vista biologico e psicologico esse riguardano il contatto dei sensi con il mondo esterno e il relativo effetto che si produce nel cervello. Meglio ancora potremmo dire che il cervello è responsabile della differenziazione delle percezioni a seconda del tipo di frequenza che esso produce. La percezione sensoriale, di cui facciamo esperienza nella fase di veglia, è in costante mutamento, che in sé rappresenta l'origine dell'elemento vitale e contemporaneamente il carattere dominante della percezione.

Gli stati di percezione sono quindi catalogabili in base alle differenti fasi biografiche di un individuo e allo sviluppo organico del cervello. Per capire ciò basta osservare il comportamento cerebrale di un feto al terzo-quarto mese di vita e quello di un soggetto adulto di circa quarant'anni di età. Nel primo caso saranno predominanti un certo tipo di frequenze, nel secondo caso invece l'attività cerebrale dimostrerà una radicale differenza rispetto al primo caso osservato. Queste frequenze sono responsabili del tipo di percezione, quindi la storia biografica di ognuno di noi è segnata da una lunga lista di esperienze percettive, responsabili non solo di numerosi impatti gratificanti ma anche di altrettanti impatti traumatici.

Percezioni: oggettive o soggettive?
Quello che noi percepiamo ad un livello superficiale è assolutamente soggettivo. Coscientemente abbiamo modo di definire la percezione come qualcosa di reale e allo stesso tempo possiamo agganciaci ad un sentire intuitivo che genera un depistaggio dalla realtà effettiva di ciò che stiamo osservando.
Di conseguenza viene naturale porsi la domanda su cosa realmente fare affidamento: perché indagando profondamente ci accorgiamo che la realtà percepita attraverso i sensi si mostra oggettivamente fino al momento in cui la struttura portante che percepisce non viene manomessa o alterata. Le percezioni sentite in un stato cosciente, non posseggono un valore oggettivo per il semplice fatto che esse vengono manipolate strategicamente dal cervello. In questo senso ogni individuo vede e sente quello che vuole sentire e vedere in misura proporzionale alla sua particolare storia biografica, quindi alla sua specifica mappa dei traumi.

Più sensibili, più manipolabili
Il trauma (dal greco τραῦμα -ατος- ferita) è quel particolare evento o condizione che assimiliamo nella memoria in un preciso stato di percezione. Ciò significa che ancora una volta è il cervello a decidere come e in che modo assimileremo un particolare evento. Le persone più sensibili sono maggiormente soggette ad assimilare l'ambiente circostante incamerandolo attraverso frequenze cerebrali più basse. Sono per così dire assorte da un sentire eccessivo rispetto alla norma dei loro simili, come un modello sequenziale di corde di differente grandezza e resistenza che risuonano con sensibilità differente quando vengono sollecitate. Da questo punto di vista si dimentica che l'essere umano è provvisto di estrema sensibilità e quindi facilmente influenzabile e manipolabile oltre che soggetto all'impatto di profondi traumi capaci di deviarne la percezione.

Le cause profonde e generatrici del trauma
A questo punto, le ricerche che l'uomo ha condotto proprio come conseguenza della sua stessa sensibilità e alla ricerca delle cause profonde e generatrici del trauma, hanno fatto emergere un'importante scoperta che ha segnato definitivamente un punto di congiunzione tra la psicologia e la scienza. Si tratta di quel sottile diaframma di cui gli alchimisti si sono occupati nel secolo scorso proprio perché vedevano un'interconnessione tra differenti correnti di pensiero.

La ricerca di Joaquin Grau

Joaquin Grau, padre della Anateoresi.

Tra questi esperti e ricercatori troviamo lo spagnolo Joaquìn Grau, padre della terapia regressiva Anateoresi. La sua insolita esperienza di vita lo portò a conoscere principalmente i legami umani tra modelli comportamentali profondamente differenti; ad esempio lo studio sulla popolazione indigena degli Waorani Aucas, un piccolo gruppo nomade che tra la fine degli anni 60' e verso l'inizio degli anni 80' vivevano nella foresta lungo il Rio Cononaco che scorre nell'Amazzonia tra Equador e Perù.

Ritenuti pericolosissimi dal governo degli Stati Uniti d'America vennero, per così dire, perseguitati dopo uno straziante fatto di sangue accaduto alla metà degli anni 60' ad un gruppo di missionari evangelici che cercarono di contattarli e convertirli al cristianesimo. Al contrario di quanto in quegli anni stava accadendo e le campagne diffamatorie nei confronti delle popolazioni indigene, Grau si spinse nelle profondità della foresta pluviale riuscendo a contattare e farsi accettare dagli stessi Aucas così temuti dall'uomo civilizzato. Successivamente a questo incontro nacque in primo luogo l'ipotesi e successivamente, attraverso studi più approfonditi, la realtà di una condizione opposta riguardante principalmente il modo di percepire l'ambiente circostante, quindi il comportamento cerebrale.

Una mappa in sei fasi
Joaquin Grau espose una mappa delle percezioni dividendole in sei fasi specifiche. Ognuna di queste fasi è ricollegabile ad un particolare flusso di frequenze cerebrali che diventano centrali durante i processi di regressione.
Per capire come il cervello si comporta nel processo di formazione sono stati condotti numerosi esperimenti, questo fu possibile grazie all'invenzione che segnò un definitivo passo evolutivo. Quest'ultima fu portata a compimento dal medico tedesco Hans Berger (1873 – 1941), il quale nei primi anni del '900 riuscì a registrare le onde cerebrali con uno strumento che lui stesso chiamò elettroencefalogramma EEG.

Successivamente a questa invenzione, i ricercatori cominciarono un accurato processo d'indagine fino a scoprire un sistema di frequenze che rappresentano il nostro diagramma di percezione. Scopriamo quindi che il nostro modo di percepire il mondo è strettamente connesso ad una scala di frequenze in hertz (Hz); soprattutto ci accorgiamo che la produzione di queste frequenze è strettamente connessa con gli emisferi cerebrali.

Come nasce il pensiero magico
Possiamo dunque affermare che il cervello, ancora per lo più sconosciuto alla scienza, ci svela un segreto che solo grazie alla tecnologia abbiamo potuto misurare; un segreto che riguarda il potere determinante che questo ha sulla nostra vita. Questo potere, che sembra riflettersi nel mondo sotto forma di “potere dell'uomo”, ci imprigiona all'interno di una limitata gamma di frequenze, dando vita in questo modo a quello che abbiamo imparato a definire, piano di realtà.

Il pensiero magico non è necessariamente patologico
Il piano di realtà è spesso foriero di pensiero magico (che non riguarda la realtà ordinaria) e una delle mete fondamentale della psicoanalisi è quella di gestire umanamente senso e non senso per permettere di maneggiare la deriva verso il magico, accedere alla legge e ancor prima al desiderio, aspetti fondamentali della figura del padre. Credo però che ci sia non poca presunzione nel propagandare che ogni attaccamento eccessivo ad un qualche tipo di pensiero magico sia per forza una deriva psicologica di ordine patologico.

È molto più rischioso restare imprigionati nei confini del pensiero analitico piuttosto che accogliere la possibilità che questo possa assumere forme di tipo analogico, ricordiamo ad esempio i casi di emergenza spirituale studiati dallo psichiatra ceco Stanislav Grof. Il punto centrale, confermato attraverso molteplici esperimenti è che il cervello governa la nostra percezione attraverso una strutturata gamma di frequenze.

La realtà come viene vista dagli Aucas
Quando ci troviamo di fronte un abitante della foresta, un indios Aucas, allora tutto viene messo in discussione. Di fatto il loro modo di percepire la realtà non potrebbe essere analizzato da uno psicanalista, o meglio, per farlo lo psicanalista dovrebbe lasciar cadere l'intera sovrastruttura che lo sorregge.

Da un punto di vista cerebrale egli dovrebbe essere in grado di abbassare le proprie frequenze e riuscire in questo modo a vedere ciò che vede un Aucas. Ad esempio un Aucas sa che la foresta è sua madre perché lo ha partorito attraverso la propria madre biologica per poi lasciarlo naturalmente all'acqua del fiume. Così egli si prodiga per ritualizzare questa unine e rafforzare ancora più il legame vitale che lo unisce alla foresta.

Questo ha sul cervello un effetto che noi non possiamo neppure immaginare perché a differenza loro, noi occidentali siamo stati partoriti dentro fredde stanze di ospedale e allontanati dalle braccia di nostra madre per non si sa quale strano motivo.
Il cervello è un sistema complesso di frequenze in continuo cambiamento, generando quello che definiamo realtà. Ma queste frequenze vengo influenzate da molteplici fattori, quindi è l'esperienza la vera responsabile di come percepiamo il mondo.

Castaneda e gli stati modificati di coscienza

L'antropologo Carlos Castaneda.

Un esempio chiaro viene dalle numerose esperienze che Carlos Castaneda fa con il suo benefattore, lo sciamano Don Juan Matus. Forse ricorderete che l'unico modo che Don Juan aveva per modificare lo stato di percezione di Castaneda e aprirlo alla conoscenza del Nagual quindi del mistero, era quello di sottoporlo a degli shock psicologici più o meno intensi. L'obiettivo da raggiungere veniva definito attraverso lo spostamento del punto di unione.

Da una certa prospettiva questo punto di unione che si trovava proprio all'altezza della corona quindi a livello degli emisferi, non poteva forse trattarsi di frequenze cerebrali?
Per rispondere a questa domanda dobbiamo capire l'esatto funzionamento di queste frequenze e come queste agiscono su di noi.
Prima di tutto esse sono divise in cinque tipi ben definiti, ma in realtà ne esistono molte di più. L'analisi di questi cinque tipi però ci permette di capire grossolanamente la loro importanza.

Quali sono le onde cerebrali
Vediamole insieme, nell'ordine.

Le onde Delta che vanno da 0,1 a 3,9 hertz, sono quelle più basse e caratterizzano le fasi del sonno profondo anche conosciuto come “sonno senza sogni”, in questa fase ci troviamo in una completa amnesia, nel profondo abisso dell'ignoto.

Le onde Theta, importantissime nel contesto terapeutico e caratterizzanti gli stati in ISRA (induzione allo stato regressivo anateoretico), vanno da 4 a 7,9 hertz e ci permettono di percepire la realtà coscientemente ma attraverso l'influenza dell'emisfero cerebrale destro. In questa gamma di frequenza siamo capaci di sviluppare intuizione profonda e accedere a memorie rimosse di natura intrauterina. Oltremodo è plausibile che lo sciamano Don Juan attraverso lo spostamento del punto di unione di Castaneda stesse tentando di far raggiungere al suo apprendista proprio questo tipo di frequenza per indurlo ad elaborare traumi profondi e liberarlo da quella sovrastruttura o corazza come intendeva definirla Wilhelm Reich.

Le onde Alfa vanno dagli 8 ai 13,9 hertz anch'esse sono caratterizzanti nei processi meditativi e di rilassamento ma non ci permettono di accedere alle profonde memorie legate al cumulo traumatico. La loro utilità si manifesta soprattutto quando la nostra necessità è quella di raggiungere un obbiettivo immediato, alcune persone affermano che grazie a tali frequenze possono individuare destinazioni e luoghi con grande precisione.

Imprigionati nelle onde Beta
Le onde Beta vanno dai 14 ai 30 hertz, caratterizzano il mondo degli opposti, quello strategico e separativo, sono responsabili della nostra percezione limitata e del bisogno ossessivo di ottenere risultati e raggiungere obbiettivi materiali. Il mondo Beta così come viene definito da Joaquin Grau è governato dall'emisfero cerebrale sinistro; il Demiurgo malvagio che governa la materia, Sabaoth Adamas del Pistis Sophia con i suo fedeli Arcorti.È questo il mondo dove passiamo la maggior parte del nostro tempo, un mondo governato da frequenze alte, dotato di una coscienza ordinaria in un continuo scambio tra dare e ricevere tra colpa e innocenza. Imprigionati in questa porzione di frequenza è solo durante alcuni sfuggenti attimi che riusciamo a cambiare marcia e percepire l'universo infinito del non manifestato, per poi subito tornare alle nostre piccole vite separate e smisuratamente lontane dalla realtà. Se ci fermassimo a pensare che tutto questo movimento accade nel nostro cervello, allora forse saremmo costretti a rivedere tutta una lista di credenze che attraverso una raffinata strategia ci imprigionano nuovamente nel dogma religioso e spirituale. Forse sarebbe meglio ricominciare dalla consapevolezza oggettiva che siamo macchine biologiche, né animale, né macchina con un potenziale infinito e sconosciuto.
Le onde Gamma, le meno conosciute, che vanno dai 30 ai 42 hertz, possiamo associarle agli stati di alta tensione, riguardano sempre il mondo sensoriale cosciente, anche se ci permettono di raggiungere condizioni elevate di percezione.

Conoscere il mondo materiale per accedere allo spirito
Questa spiegazione conclusiva sulle onde di frequenza cerebrale ci aiuta a comprendere che non possiamo affidarci ad un mondo spirituale se prima non abbiamo compreso l'aspetto biologico del nostro corpo. Delegare completamente ad un'entità immateriale è un passaggio che de-naturalizza un processo che, per natura, deve seguire passaggi di maturazione prima di accedere al mondo spirituale. Infatti il nostro corpo segue delle leggi fisiche e biologiche che gli permettono, se correttamente assecondate - e in questo trova spazio la volontà intellettuale del soggetto - di accedere ad un equilibrio energetico capace di sviluppare quel particolare ambiente utile alla concentrazione e quindi alla comprensione di ciò che è numinoso. Percepire la realtà intorno a noi è la conseguenza di una lunga catena di processi biologici e biochimici che si intersecano a quella che è la nostra storia biografica e ancor prima alle profonde memorie che caratterizzano il genere umano.