La cristalloterapia: guarire con le pietre

Una pratica antichissima

La cristalloterapia: guarire con le pietre

di Paola Biondi. Intervista a Gabriella Cella sull'uso dei cristalli a scopo di guarigione una tecnica antichissima, usata dagli shamani e dalle medicine tradizionali

Estate. È tempo di indossare vestiti ampi e leggeri, e sopra di questi monili tintinnanti. Al collo ci fa piacere tenere lunghe collane di pietre dure, colorate e divertenti, quelle che d'inverno sarebbero inadeguate o troppo ingombranti.
Ma le pietre dure, a contatto con il corpo, possono essere ancora più preziose. La possibilità di curare con i cristalli è nota fin da tempi remoti e fra le popolazioni più diverse: ce lo racconta Maria Grazia Cella, appassionata di cristalli, che da anni ne studia le proprietà terapeutiche e di prevenzione. Per lei, gemmologa e cristalloterapeuta, il mondo minerale sembra non avere segreti.
«I cristalli hanno colori brillanti, forme strane, bellezza», racconta. «Grazie alla loro struttura perfetta trasmettono vibrazioni luminose capaci di ricondurre il nostro organismo sulla frequenza del benessere. La prevenzione è l'arte della salute e le caratteristiche di un cristallo ne determinano le proprietà sia preventive, sia terapeutiche».

In che cosa consiste la cristalloterapia, le chiedo.
«È un mezzo che si utilizza per molti scopi. Ad esempio per curare malesseri psicosomatici e modificare tratti del carattere che inducono alla somatizzazione di disagi emotivi, ma è utile anche come coadiuvante nella terapia del dolore o in caso di malattie gravi».

Da quale fonte sappiamo che le pietre abbiano queste proprietà?
«Grazie alla storia. Gli antichi conoscevano le pietre, per esempio l’Ayurveda ne fa uso da secoli. In passato la cristalloterapia era riservata ai ricchi, perché venivano utilizzati anche rubini da 5 carati senza inclusioni, pestati fino diventare polvere! (le inclusioni sono parti non omogenee della gemma, ad esempio un altro tipo di minerale “intrappolato” all’interno, ndr). Il cristallo laser, invece, è caratterizzato da una base più larga e una punta.
All'inizio della mia attività sono stata diversi anni in Sri Lanka, dove i medici ayurvedici, detti Vaidya, si fanno costruire gioielli speciali in cui la foggia e le quantità di metallo sono molto rigorose; ho fatto esperienza presso un gioielliere che montava pietre meravigliose con l'oro puro e che mi ha insegnato molti segreti preziosi. Quando sono tornata in Italia ho continuato la mia ricerca e mi sono diplomata all’Istituto Gemmologico Italiano, anche se, a quell’epoca, non aveva ancora alcun senso parlare di cristalloterapia».

Come si utilizzano le pietre?
«Si possono effettuare trattamenti energetici, che predispongono la persona a comprendere quali sono i comportamenti e le situazioni che possono migliorare la sua esistenza, per il mantenimento o la riconquista di un equilibrio psicofisico».

Qual è la funzione del cristalloterapeuta?
«Va premesso che se confondiamo quello che vorremmo essere con quello che siamo sbagliamo e stiamo male, invece se impariamo a seguire la nostra natura essenziale e trarne il meglio, ritroviamo l'armonia. La ripetizione di un pensiero negativo oppure una relazione disturbata con se stessi o con gli altri crea un blocco energetico che porta malessere e poi può far insorgere la malattia.
Chi utilizza la medicina energetica-naturale è una persona che diventa sempre più consapevole di se stessa e può auto-guarirsi. Dopo qualche trattamento il 'paziente' comincia a riconoscere la situazione che gli porta quel determinato disagio, e capisce che è lì che deve lavorare: in quel punto non c’è equilibrio».

E lei come lavora?
«Con i cristalli vado a stimolare le energie necessarie a superare traumi, eliminare abitudini, atteggiamenti e modi di pensare, che impediscono la libera espressione delle capacità individuali e di conseguenza una vita serena e soddisfacente. Le pietre si 'assumono' attraverso la pelle sotto forma di vibrazioni energetiche che variano a seconda delle loro componenti chimiche e del loro sistema di cristallizzazione.
Faccio sdraiare la persona e dispongo le pietre sui suoi 7 chakra. Dopo averle posizionate induco il rilassamento con musiche adatte, dopodiché, con le mani e con altri cristalli, lavoro sul corpo senza toccarlo, ma con movimenti particolari. I cristalli agiscono contemporaneamente sul corpo fisico, emotivo, psichico e spirituale».

Facciamo un rapido ripasso sui chakra
«Sono centri di energia. Quando le varie energie che alimentano il corpo e la mente scorrono fra un chakra e l'altro in modo armonico ed equilibrato, l'individuo riesce a percorrere in perfetta salute le varie tappe del proprio processo evolutivo. Se a causa di qualche forma di limitazione i chakra funzionano male, può essere compromesso il funzionamento degli apparati fisici e mentali ad essi correlati.
Il primo chakra, collocato all'estremità della colonna vertebrale, permette all'individuo di ottenere la corretta acquisizione dei mezzi che garantiscono la sopravvivenza e il controllo della realtà; il secondo, posto nell'area dei genitali, facilita i rapporti sociali; il terzo, posizionato vicino al cuore, favorisce l'affermazione di sé; il quarto, vicino al cuore, l'amore disinteressato; il quinto, nella fossetta giugulare, la libera espressione; il sesto, fra le sopracciglia, la ricerca interiore; infine il settimo, alla sommità del capo, la spiritualità».

Quali pietre le piacciono di più?
«Quelle particolari, come la rodocrosite, rosa e ricca di manganese, oppure l’occhio dello sciamano, che è un opale iridescente con dentro una parte di matrice».

Quindi ciascuno di noi può scegliere un gioiello o una pietra per la propria salute?
«Teoricamente sì, Quando una pietra è veramente adatta a quella persona, entra in risonanza tanto che per curarla potrebbe bastare una collana… In pratica è un po’ più complesso. Il primo passo però è purificarlo: si utilizza un getto di acqua corrente, acqua e sale, quindi esponendoli per qualche ora alla luce del sole evitando le ore più calde del giorno. In alcuni casi però bisogna fare attenzione perché certi tipi di minerali, ad immergerli direttamente possono opacizzarsi. La ricetta allora è questa: prendere del sale marino, fare un buco al centro come quando si prepara la pasta con la farina “a fontana”; nel buco si mette una ciotola piena d’acqua e vi si immerge la pietra per almeno un'ora. Il sale, che verrà buttato via a fine operazione, avrà assorbito le vibrazioni negative dell’oggetto».

Per saperne di più:
Paola Biondi
“Interviste col Mistero”, Bastogi Libri editore.