Il giardino che guarisce

Ritrovare il contatto con Madre Terra

Il giardino che guarisce

Da sempre la Natura è stata considerata un elemento risanante: e ora la "Garden Therapy" è in costante sviluppo in molti Paesi del mondo. E si sta ritrovando sempre più il piacere di curare orti e giardini

I mesi verdi per eccellenza, aprile e maggio, vedono un susseguirsi di iniziative, di corsi e mostre, per gli appassionati del giardinaggio e del vivere green: il “Fuori Salone” nell'ambito della Design Week di Milano dall'8 al 13 aprile propone di sjardinbotaniqueognare una città vegetale con Green Utopia (alla Fabbrica del Vapore) mentre è alle porte l'evento floreale più atteso dell'anno, L'Orticola, che dall'8 all'11 maggio nel cuore di Milano propone piante insolite e un'insuperabile effervescenza di colori e profumi.
A Roma avrà luogo il Festival del Verde e del Paesaggio (16-18 maggio); il 24-25 maggio, presso la Fondazione Minoprio a Vertemate con Minoprio (Co) si potrà partecipare al Festival delle erbe. E in tutte le città italiane mostre e mercati all'insegna del verde stanno conquistando un pubblico sempre più esteso. Se è evidente che la bellezza di fiori e piante è una gioia per gli occhi, non è banale chiedersi perchè la ricerca della cura del verde e l'entrare in relazione con il mondo vegetale ci porti benessere, un vero elisir di guarigione.

La "Garden therapy"
“Natura è un altro nome per salute”, diceva già alla metà dell'800 H.D.Thoreau. Quando parliamo di guarigione non parliamo ovviamente di gravi patologie, ma di quel sottile malessere che ci fa sentire inspiegabilmente svuotati e inappagati, sino a creare un terreno fertile per ansia, problemi relazionali, depressione, un'esperienza assai comune per l'individuo moderno, in particolar modo se vive in contesti fortementeurbanizzati e tecnologizzati.
5.12 133Di derivazione anglo-sassone, la Garden Therapy è in costante sviluppo in Europa, Stati Uniti, Giappone e in molti altri Paesi come strumento per migliorare la vita delle persone colpite da stress, disabilità varie, malati cronici, anziani, ma anche come programma riabilitativo per giovani e adolescenti e detenuti.
“La psiche umana è indissolubilmente allacciata al mondo della natura. Il soggetto umano è composto della stessa natura del mondo. Il genere umano è parte del più esteso mondo della natura” svela Hillman, allievo di Freud e fondatore della psicologia archetipica, riscoprendo quell'inconscio ecologico ove risiedono le più profonde radici della natura umana e la fonte più autentica del benessere.
La “sindrome da deficit di natura”, coniata da Richard Louv nel suo libro L'ultimo bambino nei boschi, è stata accolta a pieno titolo dalla psicologia e inserita dal 2009 nel Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali. Del resto le numerose ricerche condotte dalla psicologia ambientale, successivamente ampliate dall'ecopsicologia, che affronta il malessere esistenziale congiuntamente al problema dell'ambiente, hanno messo in evidenza il bisogno vitale di riallacciare il nostro legame con la Madre Terra, un legame profondo che dall'avvento del razionalismo, attraverso positivismo e materialismo si è è fortemente incrinato o si è addirittura spezzato.
E' proprio questo recupero con il mondo naturale, tenacemente cercato e vissuto sovente più come status symbol che come ricerca di benessere, che ha creato negli ultimi decenni il ben noto fenomeno dei forzati del week-end, folle di persone che si spostano dalle città a luoghi ameni spesso iperturistici, e che intrappolati in code, caos e surmenage, vedono aumentare esponenzialmente i loro livelli di stress piuttosto che ritrovare un salutare equilibrio psicofisico.

Ritrovare la calma emotiva: la magia del giardino
Eppure per ritrovare la calma emotiva, un rapporto più distaccato con le turbolenze della vita e un vero senso di benessere, basta un giardino, un orto o semplicemente un balcone.

DSCN0762

La magia del verde (foto Pompas)

 Un luogo dove trascorrere qualche ora in osservazione della natura, del suo manifestarsi attraverso le stagioni e entrare in partecipazione coi processi vitali. Perchè è proprio questo che è terapeutico e che ci permette di riallacciare quelle connessioni perdute nella frenesia del vivere quotidiano. Ed è pure quello di cui abbiamo bisogno per ritrovare il nostro senso dell'io, così sovente lacerato e frantumato in molte parti, che sembra ricomporsi spontaneamente nell'attenzione al momento presente, nell'intuire e provvedere alle necessità di una pianta: se non è correttamente esposta o ha bisogno di più acqua, se rincalzarla con terra fresca, o semplicemente nell'accogliere con stupore la vita che si rigenera ad ogni primavera.
Nella mia esperienza di giardiniera, questa è la magia del giardino, quella serenità sottile che è fatta di silenzio, che conduce sommessamente a uno stato di calma, a lasciar scivolare via le inquietudini e le ansie, per provvedere alle necessità di questi esseri viventi che sono le piante. Non si tratta certo del superamento di ogni movimento mentale come nella meditazione yoga, piuttosto di un rilassamento della mente che non deve più comparare, interpretare, competere o stare sulla difensiva - come è solita fare costantemente nelle interazioni con gli altri esseri umani - ed entra in uno stato di ascolto neutro con ciò che la circonda. Ecco allora sopraggiungere un'onda di energia fresca, da un serbatoio che neppure sospettavamo di avere.

Il giardino è una metafora del nostro mondo interiore.
Esterno ed interno si rispecchiano in un gioco di corrispondenze senza sosta. Il giardiniere è un “facilitatore” di processi vitali nel rispetto dei ritmi della natura. Questo è molto importante: in giardino si impara ad aspettare, non si può forzare, ma si procede nella ciclicità del tempo della natura, ciclicità che appartiene a tutto ciò che vive: si esce dal tempo jardins-meninamarotabloglineare degli orologi per entrare nel tempo circolare di eventi che ci sovrastano quali le stagioni e le maree, la germogliazione e la crescita, la fioritura e la fruttificazione. In giardino come nell'orto non solo si è in contatto incessante con il mistero della vita ma, per così dire, si collabora con la vita, e come afferma la moderna scienza dell'ecoterapia, quello che “guarisce” è una sorta di transizione metaforica e nel tempo l'accettare i processi naturali così come sono si trasferisce al sé della persona.
Mi sono resa conto che, se in giardino ero propensa a rapportarmi ai cicli vitali della natura, consideravo al contrario ben poco gli stessi cicli dentro di me. La vita a cui siamo abituati dal lavoro e dalle quotidiane attività e impegni sembra avere ben poco a che fare con le stagioni e il riflettersi di influssi che provengono dal cosmo, tutto è programmato e deve scorrere nei consueti binari, secondo le necessità pratiche, e così sacrifichiamo abitualmente un nostro più profondo sentire. Essere in ascolto di quello che ci accade dentro è invece basilare per riuscire a rispettarci davvero e arricchire la nostra vita di preziose informazioni. Ho cominciato così a essere attenta alle fasi della vitalità e dell'esuberanza, della contemplazione e del raccoglimento, della germogliazione e della fioritura dentro di me, non più come eventi da arginare ed eludere ma da accogliere come un dono. Allo stesso modo ogni pratica di giardinaggio ha un sua valenza metaforica che può divenire catalizzatrice di processi intrapsichici. Come non considerare ad esempio che la potatura è una pratica non solo necessaria in un giardino ma anche nella nostra vita, dove siamo riluttanti a tagliare i rami secchi, a capire che cosa è davvero importante e va salvato e cosa sacrificato, a fare scelte che realmente corrispondano alle nostre necessità di crescita e di realizzazione.

Biofilia, uno stato di grazia
Trovarsi a contatto con habitat e specie viventi sembra dunque essere il modo più diretto di ritrovare un equilibrio perduto e prendersi cura di sé. Edward O. Wilson, il maggior entomologo vivente, ha coniato la parola biofilia per definire l'innata tendenza comune a tutti gli esseri umani a essere attrati dalle forme di vita e di tutto ciò che le ricorda. Balcony-Design-with-Fresh-Flowers
Farsi incuriosire ed emozionare dalle forme viventi vegetali e animali e dai prodotti naturali è dunque un istinto che affonda nelle radici stesse dell'essere umano e che porta con sè, almeno se si trova in adeguate condizioni di ricettività, un immediato sentimento di affiliazione e connessione con la Madre Terra. Su questa ipotesi si basano le ricerche di un nuovo campo di indagine, quello della Ecologia Affettiva, portate avanti dal Prof. G. Barbiero dell'Università della Valle d'Aosta (Ecologia e Bioscienze), secondo cui la fascinazione della natura attiva le configurazioni neurali presenti nei due settori del lobo parietale e frontale del cervello che presiedono alle forme evoluzionistiche più adattive dell'attenzione e dell'empatia, chiamate propriamente da Barbiero attenzione diretta e contagio emotivo.
Anche la semplice cura del giardino o dell'orto, richiamando il nostro istinto biofilico, ci permette di entrare in questo stato affettivo di fascinazione e di consapevolezza, da cui promana spontaneamente un senso di partecipazione al mondo naturale nel suo insieme. Quello che ne consegue nei soggetti più predisposti è una sorta di stato di grazia da cui scaturisce la capacità di affinare oltre ai nostri sensi anche le capacità mentali: quella che viene definita complessivamente intelligenza naturalistica, che rappresenta l'ottavo tipo di intelligenza umana, secondo la teoria delle intelligenze multiple di H.Gardner (2009).

Approfondimenti:
www.orticola.org
www.fuorisalone.it
www.festivaldelverdeedelpaesaggio.it
www.verdisegni.org
www.ecologiaffettiva.org (Prof. G.Barbiero)
* Richard Louv: L'ultimo bambino nei boschi (Rizzoli, 2006); The nature principle (2011)
* E.O. Wilson: La Creazione (Adelphi ed., 2006)
* Cristina Borghi: Un giardino per star bene (Feltrinelli, 2010)
* Lorenza Zambon: Lezioni di giardinaggio planetario (Ponte alle Grazie ed.).
* Marina Ferrara L'orto sinergico (Ed. Età dell'Acquario)