Pensieri e parole: un nuovo codice

COMUNICAZIONE E PSICHE

Pensieri e parole: un nuovo codice

di Barbara Michienzi. Il potere positivo e distruttivo di parole e credenze. Impariamo a superare gli automatismi e a vivere più consapevolmente da attori della nostra vita

Solo l'individuo umano si esprime a parole, mentre l'animale ha emozioni e sentimenti, ma non parla.

Nella nostra esistenza ciò che ci caratterizza rispetto agli altri esseri viventi è l’uso e la capacità di esprimerci attraverso la parola. Questa capacità, al momento destinata solo agli umani, non è un elemento di superiorità, ma un mezzo che ci permette di usare il potere implicito in esso contenuto, ovvero la capacità di creare convinzioni e credenze. Ciò significa che siamo stati dotati di un codice per mezzo del quale noi possiamo decidere di essere felici o infelici.
Attraverso il linguaggio veniamo formati, le nostre menti vengono plasmate e indirizzate verso una strada o verso l’altra. La parola e il linguaggio portano dentro di sé la magia di farci sentire esseri meritevoli oppure no. Il linguaggio che rivolgiamo verso noi stessi e che prima di noi i nostri genitori hanno usato, ci permette di sbocciare o di affossarci completamente.

Il potere magico delle parole
Ogni parola detta, ogni pensiero generato ha il potere magico di renderci persone realizzate o vittime di noi stessi. Spesso parliamo in modo automatico, a volte senza renderci di quanto male (o quanto bene, più raro) infliggiamo a noi stessi o agli altri.
Portare l’attenzione al codice abituale che usiamo quando ci esprimiamo è un primo passo per focalizzare di cosa ci stiamo nutrendo. Ogni volta che parliamo male di noi stessi, degli altri o delle situazioni in generale, ci depotenziamo a favore di dolore, tristezza, malessere, frustrazione.... La via per la realizzazione parte da noi e nessuno ha il potere di impedircelo a meno di non essere noi a concederlo. 

La comunicazione tra bambini e adulti: che tipo di conseguenza ha?
Fin da bambini siamo stati abituati a credere che gli adulti ne sapessero più di noi sul nostro bene (cosa vera da un punto di vista di ruoli e regole). Questo è implicito nella gerarchia sociale umana: gli adulti sono superiori ai bambini, spesso anche agli anziani, il voto del capofamiglia ha un peso maggiore rispetto agli altri membri della famiglia e così via. Questa autorità esiste (esisteva in realtà) per la salvaguardia della specie e della famiglia. Ciò che un adulto comunica al bambino diventa per quest'ultimo legge e su queste leggi il bambino fonda la propria immagine di sé e delle proprie certezze.
Con lo sviluppo dell'adolescenza l'individuo comincia ad esperire il mondo con meno filtri genitoriali rispetto a prima, sviluppando un senso critico personale, compatibilmente con il proprio bisogno e la propria esperienza. Ma questo non cancella quella serie di convinzioni che si sono radicate all'interno della coscienza: quel pacchetto ce lo portiamo dietro e sarà la nostra guida volontaria e involontaria. Ci vuole un grande atto di consapevolezza per capire e verificare di cosa ci siamo liberati e che cosa ci sta facendo da faro.

Robert Dils, trainer PNL.

Le parole giuste al momento giusto
Come afferma Robert B. Dilts, studioso, autore, trainer e consulente in Programmazione Neurolinguistica “le parole giuste al momento giusto possono creare effetti importanti e positivi. Sfortunatamente, le parole possono anche confonderci e limitarci con la stessa facilità con cui possono renderci più capaci. Le parole sbagliate al momento sbagliato possono rivelarsi dannose e possono ferire”
Quindi possiamo renderci conto di quanti condizionamenti e quante credenze abbiamo incamerato e fatto nostre.

Il potere delle parola
Ciò che caratterizza il potere delle parola è l’emozione e l’intenzione che c’è dietro. Quando comunichiamo con gli altri può capitare di non essere capiti o compresi fino in fondo, può succedere di essere anche ignorati (ad esempio quando chiediamo a qualcuno di non fare qualcosa perché ci fa soffrire e la cosa sembra cadere nel vuoto): questo non dipende dagli altri, ma da noi! Prima di catalogare l’altro come incapace di ascoltare e capire guardiamoci dentro e cerchiamo dentro di noi quanto crediamo a ciò che stiamo dicendo. Spesso ciò che comunichiamo è ciò che vogliamo solo in apparenza, dato che ciò che abbiamo elaborato con la mente può non corrispondere a ciò che vogliamo o crediamo intimamente; quindi il pensiero non è supportato dalla sfera emozionale creando un'incoerenza che l’altro coglie come un segnale di debolezza del messaggio. Più i messaggi che vogliamo mandare sono forti (non urlati), maggiormente gli altri dovranno prenderli in seria considerazione.
Un altro fattore è pretendere che tutti seguano i nostri intenti, pretendere che il destinatario del nostro messaggio sia in linea e in accordo con noi (ma di questo ne parleremo un’altra volta).

L'automatismo del pensiero quotidiano
Ciò che spesso ci sfugge è proprio ciò che pensiamo quotidianamente, su noi e sugli altri. Abbiamo avviato il pilota automatico e non facciamo più caso a ciò che ci raccontiamo. Una delle tendenze della società attuale è quella di rimandare e proiettare all’esterno ciò che ci brucia dentro, solo che non siamo abituati ad attribuirci le critiche e le sconfitte, ma è più facile dare la responsabilità all’esterno dei nostri fallimenti, della nostra rabbia e della nostra paura. Sono sempre gli altri quelli che ci ledono, sono sempre gli altri quelli che ci trattano senza rispetto e considerazione, sono sempre gli altri quelli che si comportano male. Questo è un modo per spostare l’attenzione da dentro a fuori, per non assumerci il compito fondamentale di essere consapevoli del nostro potere interiore e della nostra responsabilità nei confronti della vita e dell’esistenza.

Tutto ciò che accade fuori è il riflesso di ciò che accade dentro: se lo accettiamo possiamo cambiare e trasformarci in maghi potenti. Se la nostra vita è bella e piena di successi, appagante e felice allora vuol dire che ce la stiamo “raccontando bene”, in altri termini vuol dire che abbiamo delle buone convinzioni che ci permettono di realizzare i nostri sogni e una realtà meravigliosa. Vuol dire che i nostri pensieri e le nostre emozioni sono in stato di coerenza tra loro. Se viceversa la nostra vita non ci piace, è piena di frustrazioni, difficoltà e dolore vuol dire che il nostro sistema di credenze ci sta allontanando dal meglio che possiamo avere e dal nostro vero potenziale.

Attori e non spettatori
Le credenze sono dei mattoncini che hanno determinato il nostro mondo interiore, la nostra struttura mentale che va a supportare e foraggiare le nostre emozioni. Se crediamo che una cosa sia possibile, nessuno potrà impedirci di raggiungere ciò che vogliamo, ma se non ci riusciamo dobbiamo cercare di capire quale sia il nodo che sta rendendo la nostra strada impervia, difficile o addirittura impossibile da percorrere. Spesso il sistema di credenze è inconscio, anche se possiamo già intravedere da alcuni indizi (ben visibili, ad un occhio allenato) cosa potrebbe esserci sotto.
Prendere confidenza con i propri pensieri ed emozioni è alla portata di tutti, basta porre attenzione, focus interno e soprattutto la volontà, o meglio la voglia e il desiderio di rivolgere a se stessi le giuste attenzioni per migliorare ed evolvere. Individuare i blocchi e gli ostacoli dipende solo da noi: possiamo farci aiutare in una fase iniziale, ma poi è importante comprendere se stessi in modo autonomo, per poter decidere consapevolmente quale direzione vogliamo prendere nella nostra vita. Imparare un nuovo codice inizialmente potrebbe sembrare faticoso e difficile, ma come tutte le cose della sfera umana si apprende e diventa parte integrante del sistema. Diventare consapevoli che possiamo imparare per noi stessi un linguaggio (emozionale e non) all'altezza del nostro potenziale può solo renderci padroni del nostro potere intrinseco, può trasformarci in attori e non più spettatori della nostra vita, senza lasciare agli altri il potere di influenzare la nostra esistenza.

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