Il lavoratore può scegliere il periodo ferie?

Il lavoratore può scegliere il periodo ferie?

di Enrica Tedeschi. Il nostro avvocato affronta il problema ferie secondo il diritto. Può il datore di lavoro imporre un periodo ferie al dipendente?

Mi chiamo Giovanna e ho 29 anni. Ho un lavoro fisso, poco pagato (come accade alla maggior parte dei miei coetanei: ma sono contenta perché molti miei amici hanno lavori saltuari non garantiti). Il mio datore di lavoro mi impone le ferie come più gli fa comodo, anche dividendole in due periodi, che mi obbligano a tornare a casa magari per pochi giorni o in mesi per me scomodi che non mi permettono di partire. Mi sembra un sopruso. Può farlo? (lettera firmata)

Può un datore di lavoro imporre le ferie ad un lavoratore?
Come si stabilisce il periodo delle ferie? Secondo la normativa che regola le ferie, al dipendente spettano:
*un giorno di riposo settimanale;
*un periodo annuale di ferie retribuite, possibilmente continuativo, per una durata stabilita dalla legge, dai contratti collettivi e dagli usi.

Abitualmente (ma è una norma più dettata dall’uso che non dalla legge) il dipendente decide quando fare la metà del suo monte ferie, mentre l’altra metà la decide l’azienda in base alle esigenze lavorative.

I riferimenti normativi sono l'art. 2109 c.c. :
"Il prestatore di lavoro ha diritto ad un periodo annuale di ferie retribuito, possibilmente continuativo, nel tempo che l'imprenditore stabilisce, tenuto conto delle esigenze dell'impresa e degli interessi del prestatore di lavoro. La durata di tale periodo è stabilita dalla legge, dagli usi o secondo equità. L'imprenditore deve preventivamente comunicare al prestatore di lavoro il periodo stabilito per il godimento delle ferie".

E l'art. 10 del d.lgs. 8.4.2003 n. 66:
"Fermo restando quanto previsto dall'art. 2019 del codice civile, il prestatore di lavoro ha diritto ad un periodo annuale di ferie retribuite non inferiore a quattro settimane. Tale periodo, salvo quanto previsto dalla contrattazione collettiva, va goduto per almeno due settimane, consecutive in caso di richiesta del lavoratore, nel corso dell'anno di maturazione e, per le restanti due settimane, nei 18 mesi successivi al termine dell'anno di maturazione. Il predetto periodo minimo di quattro settimane non può essere sostituito dalla relativa indennità per ferie non godute, salvo il caso di risoluzione del rapporto".

I limiti del datore di lavoro
Alla luce della citata normativa, il potere di determinazione unilaterale del datore di lavoro incontra alcuni limiti.
Il primo limite è quello che il periodo di ferie deve essere goduto per almeno due settimane (consecutive nel caso di richiesta del lavoratore) nel corso dell'anno di maturazione ( cd. principio della introannualità), che mira a garantire l'assolvimento effettivo della funzione delle ferie ovvero il recupero delle energie psicofisiche.
Il secondo limite è quello in cui il datore deve tenere conto delle esigenze manifestate dal dipendente e adottare decisioni secondo i principî generali di buona fede e correttezza.

Il datore di lavoro , quindi, può rifiutare la richiesta del lavoratore di godere delle ferie in un determinato periodo solo per compravate esigenze aziendali così come conferma anche la Suprema Corte laddove stabilisce che "l'imprenditore deve organizzare il periodo del riposo annuale in modo utile per le esigenze dell'impresa, ma non ingiustificatamente vessatorio nei confronti del lavoratore e dimentico delle legittime esigenze di questi" (Cass. 24.10.2000 n. 13980).

Va però evidenziato che di fronte alla comparazione degli interessi delle parti in materia di organizzazione delle ferie, l'interesse aziendale prevale su quello del lavoratore. Una volta determinato il piano ferie poi il datore di lavoro ha l’obbligo di comunicarlo al lavoratore con un anticipo tale da consentire al lavoratore di poter utilmente organizzare il proprio tempo (Trib. Milano 24.4.1996, Riv. critica dir. lav., 1996, 684)

L’imprenditore può anche modificare il periodo di ferie già comunicato in base soltanto a una riconsiderazione delle esigenze aziendali purchè tali modifiche siano ispirate ai già invocati principî di buona fede e correttezza e comunicate con preavviso(Cass. 30.8.2000 n. 11403).

Qualora il lavoratore ritenga che il piano predisposto dal datore sia in contrasto con i propri interessi, deve comunicare al datore di lavoro le proprie divergenti esigenze senza dilazione e ciò sulla base dei principi dei principî generali di buona fede, correttezza e diligenza (Cass. 11.2.00 n. 1557).

Si segnala che la mancata o intempestiva contestazione del piano ferie aziendale configura un difetto di collaborazione, in quanto impedisce al datore qualsiasi armonizzazione, e quindi il lavoratore non potrà pretendere il risarcimento dei danni per non aver potuto godere i giorni di ferie in un periodo diverso.

Si consiglia al lavoratore di contestare al datore il piano ferie predisposto unilateralmente da quest’ultimo predisposto senza preventiva consultazione con il lavoratore