Il potere del Labirinto

Il potere del Labirinto

di Paola Rossi. Grandi emozioni e trasformazioni interiori camminando su un labirinto in stoffa, che riproduce quello di Chartres

Valenza (Al). Paola Rossi sul suo labirinto.

Domenica 13 maggio ho avuto il piacere di partecipare, assieme ad altri operatori olistici, alla manifestazione Ben-essere tenutasi nel suggestivo parco del Castello di Piovera, vicino a Valenza (in Piemonte), organizzata da Piera Migliore.

Nel programma della manifestazione era prevista, fra le altre, la mia conferenza Il potere del Labirinto, che consisteva in una prima introduzione riferita ad alcune tematiche ricollegabili al labirinto (storiche, mitologiche, religiose), per poi accedere alla seconda parte, protrattasi fino al tardo pomeriggio, di accompagnamento dei visitatori ad un momento esperienziale con un labirinto di stoffa che ho costruito per questo evento, unico esistente in queste dimensioni.

Si fa presto a dire labirinto
Si fa presto a dire labirinto, ma pensarlo e realizzarlo è un’operazione alquanto complessa. Per questo mi permetto una breve digressione sul lavoro svolto per realizzare il manufatto che ho messo a disposizione dei visitatori della manifestazione.

Il labirinto di Cnosso.

Prima di tutto è necessaria qualche spiegazione tecnica. Il labirinto è sia una costruzione architettonica, ideata in modo che chi la percorre trova con molta fatica la via d'uscita, sia  un simbolo archetipale, che esiste da sempre e di cui sono state trovate tracce in parecchie zone del pianeta.

Famoso, tanto per citarne uno, è il labirinto di Cnosso, un intrico di strade, stanze e gallerie, fatto costruire dal re Minosse sull'isola di Creta per rinchiudervi il mostruoso Minotauro, nato dall'unione di sua moglie con un toro.

Il labirinto rappresenta il cammino simbolico dell'uomo verso Dio ed è un simbolo del pellegrinaggio o del cammino di espiazione: spesso veniva percorso durante la preghiera e nel mondo cristiano veniva usato da coloro che, non potendo recarsi in Terra Santa, lo percorrevano in ginocchio per chiedere una grazia. Ma il labirinto è soprattutto uno strumento di meditazione e di riequilibrio delle energie: spesso le persone che lo percorrono ritrovano il proprio centro e i propri talenti.

Un'impresa difficile e complessa
Negli scorsi anni avevo realizzato labirinti di varie dimensioni (da 3 a 6 metri di diametro). Alcuni mesi fa ho pensato che fosse arrivato il momento di fare un salto in avanti, o meglio ancora di donare a chi fosse interessato uno strumento di ricerca interiore ancora più consistente.

Il labirinto di Chartres.

Quindi mi sono gettata anima e corpo in un’impresa estremamente difficile e complessa: realizzare su stoffa e a grandezza naturale il Labirinto di Chartres, il cui diametro di 12,87 metri riproduce in scala il diametro della Terra.

Ho iniziato questo lavoro a fine gennaio con l’acquisto della necessaria metratura di stoffa color verde e l’ho concluso tre mesi dopo, vivendo stati d’animo intensi e contraddittori. A momenti d’incertezza, durante i quali mi sembrava impossibile riuscire a finire tutto, se ne sono alternati altri di consapevole fiducia nelle mie capacità operative e di calcolo, nei quali mi ricaricavo di energia. Essere in grado di entrare in relazione con i numeri e con la geometria sacra mi ha consentito di non smarrire la strada.

Cucire il labirinto per ricucire la mia storia
I miti mi hanno dato la forza di volontà per non arrendermi di fronte alle difficoltà. L’antiquata macchina da cucire di mia madre, infine, mi ha consentito non solo di cucire le cinque parti di stoffa necessari a formare il labirinto ma anche di ri-cucire la mia storia familiare, spesso sfilacciata e poco leggibile.

Il lavoro, quasi interamente compiuto nelle ore serali e durante il fine settimana, è stato realizzato sul tavolo di casa mia che un tempo apparteneva ad una zia che lavorava come sarta del paese dove abito attualmente. Man mano che il labirinto prendeva una sua definizione, dovevo calcolare continuamente con precisione i percorsi interni, dato che non possedevo un luogo adeguato all’ampiezza del lavoro. e quindi ero costretta ad operare su piccole porzioni di stoffa.

Arrivata alla composizione dell’orlo finale - e quindi al rafforzamento dei confini della mia creazione - cominciavo non solo a rendermi conto delle reali dimensioni del labirinto, ma anche della conclusione di un progetto che era nella mia testa da tanto tempo.

Un percorso che suscita emozioni e trasformazioni interiori
Finalmente ho disteso il labirinto sull’erba umida del Castello di Piovera.
Durante la giornata più di cinquanta persone lo hanno percorso, provando emozioni che non riuscivano a descrivere o subendo delle trasformazioni di pensiero che hanno aperto nuovi spazi mentali.

Un’altra persona mi ha detto che l’energia usata per la costruzione del labirinto l’ha tonificata. E lo hanno percorso anche alcuni bambini, fra cui Iside e Sophia (due nomi che richiamano la sapienza e la conoscenza); mi sono detta “è un ottimo inizio”.

A fine della giornata ero soddisfatta per la ricchezza che mi donava quel momento, ma non era ancora finita.

Una traccia psichica... sull'erba
Ripiegando le stoffe, con l’aiuto di alcune persone presenti, ci siamo accorti che coloro che avevano camminato sul Labirinto avevano lasciato una traccia considerevole sul terreno rimasto umido per tutta la giornata (foto). È stato il momento più emozionante.

Come nel viaggio dell’Eroe, ho pensato che il Labirinto, attraverso il suo uso appropriato, ha mappato il suolo sottostante, a testimonianza, per chi ancora poteva essere dubbioso che quella traccia non era stata realizzata solo dal passaggio (peso) dei corpi delle persone ma anche dai loro pensieri “pesanti” che il Labirinto ha preso su di sé restituendo loro leggerezza di pensiero.